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2012, bilancio e rilancio

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Con la fine del 2011 si chiude per Marco Valerio edizioni un ciclo di profonda riorganizzazione e progettazione culturale. Da un lato, il fisiologico riassetto di maturità per un’azienda nata poco più di un decennio or sono, un lasso di tempo che nel campo specifico dell’editoria rappresenta la fase della prima infanzia; dall’altro, alla luce della pesantissima crisi del settore librario, che nell’ultimo quinquennio ha falciato decine di aziende dai marchi storici e consolidati e ridotto molte altre a relitti vaganti senza meta e pressoché senza equipaggio, un prudente approdo in rada per fare una verifica dello stato delle strutture e delle necessità di nuove dotazioni per poter nuovamente sfidare i tempestosi mari della concorrenza.

Questi cinque anni hanno visto un profondo e traumatico riassetto del modus operandi. Nulla di inatteso, in realtà, se vogliamo ricordare che il “Manifesto dell’Editore del XXI secolo” di Sara Lloyd, citatissimo e naturalmente ignorato documento lanciato in rete alla vigilia del cambio di data, dodici anni or sono, previde chiaramente e lucidamente il passaggio del ruolo dell’editore da mero venditore di carta a organizzatore e promotore di contenuti.

CartaCon tono volutamente provocatorio, un nostro autorevole collaboratore ricorda spesso agli studenti universitari che seguono le sue conferenze come l’editore sia un simpatico gaglioffo il cui lavoro consiste nell’acquistare carta a un euro il chilo, sporcarla di inchiostro, confezionarla in pacchi incollati e rivenderla a venti euro il chilo.
La semplificazione è volutamente irriverente e riduttiva, ma riassume in modo brutale ed efficace quello che, fino ad alcuni anni or sono, è stato concepito come il lavoro dell’editore, non solo dagli operatori economici del settore, ma anche dalle istituzioni, cui sempre più spesso si sono rivolti gli editori per chiedere a gran voce denaro e sovvenzioni sotto la forma edulcorata di sostegno alla libertà di espressione o sotto la forma truffaldina di leggi sullo sconto, il cui unico scopo reale era fissare al venti per cento quello massimo per le biblioteche pubbliche, traducendosi in questo modo nell’ennesimo sostegno pubblico mascherato.
A dimostrarlo, basti l’elenco dei contributi pubblici, statali, regionali e comunali, a pubblicazioni privi di qualsiasi reale contenuto storico, documentaristico, didattico, spacciate come attività culturali quando altro non erano che espressioni cromatiche o monocromatiche su supporti di cellulosa. Macchie di inchiostro su carta.
Scelte peraltro condivise dallo stesso pubblico degli acquirenti di libri, che, si badi bene, non sono i lettori.

Scagli la prima pietra chi, nel nord Italia, non ha mai ricevuto in dono, regalato o riciclato un magnifico e coloratissimo, nonché patinatissimo volume elegantemente rilegato, con una raccolta di fotografie dei panorami delle Alpi, a 30. 40, 180 o 360 gradi, a seconda dell’editore. Magnifici panorami da sfogliare, ma che incredibilmente il “lettore” avrebbe potuto godere, con ben altro piacere del cuore, semplicemente alzando gli occhi e guardando…le Alpi. Se abitate nel Mezzogiorno potete sostituire le Alpi con la Sila o altra catena montuosa a piacere.
Scagli la prima pietra chi non ha depositato su un tavolo di salotto, che sia il proprio o più spesso altrui, un grazioso, patinato e colorato libriccino con raccolte di foto di gatti, di cani o di fiori, atti a celebrare la passione del destinatario per il suo ben più avvenente gatto, cane o vaso di fiori.
Non esiste Comune nel nostro Paese che, pur nelle ristrettezze di bilancio, non abbia trovato spiccioli sufficienti a celebrare il fondamentale contributo alla Resistenza di qualche cascina sperduta, l’elenco degli emigrati, la storia di una pieve diroccata. Materiali che avrebbero anche un profondo significato storico se scritti in modo accettabile, da penne almeno grammaticate, con sufficiente apparato documentaristico e, nel caso, fotografico. Un diluvio di carta patinata, plastificata, cartonata, mai letta da nessuno, che infinitamente copia e ripete se stessa e, nel diluvio dell’offerta pseudoculturale, ha strangolato la vera ricerca storica.
Da questa apparente digressione torniamo al tema centrale, a quel passaggio dell’editoria dalla mera produzione di carta sporca e quella di contenuti.

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Il feroce taglio del capitolo culturale nei bilanci pubblici italiani ha avuto una salutare e benefica conseguenza: la drastica riduzione di sostegno all’autopubblicazione memorialistica e pseudostorica di insegnanti di paese in pensione, così come alle ricerchine universitarie di baldi giovanotti di campagna il cui grande merito culturale era od è l’aver scoperto una lontana parentela con imbianchini improvvisati pittori o marmisti funerari improvvisati scultori in secoli e decenni trascorsi.

Le piattaforme di autopubblicazione hanno rapidamente colmato questo vuoto, apportando un ulteriore contributo alla chiarezza, nella distinzione fra il ruolo dell’editore, sempre più rivolto alla produzione di contenuti, e il ruolo dello stampatore, anche se ora si chiama in modo diverso, rivolto alla stampa e vendita allo scrittore-consumatore, di carta inchiostrata.

Dove è finito, potreste chiedervi a questo punto, il lettore?
In realtà, con buona pace di voi lettori, perché se in questo momento siete davanti a uno schermo o alla sua trasposizione su carta, tali siete, a noi editori tradizionali, del “lettore” non importa assolutamente nulla.
L’articolo che avete di fronte, lo state leggendo gratuitamente. Non avete corrisposto nulla per fruirne. Non contribuite al bilancio societario, non pagate la cartiera né il magro stipendio del redattore che ha approntato queste righe e le ha sottoposte al direttore editoriale. Dal punto di vista aziendale, cari lettori, siete una voce passiva. Peggio di un inutile peso morto, una iattura.
A noi, editori tradizionali, voi lettori non servite a niente. A noi servono clienti, acquirenti di libri. Poco ci importa di quali libri. Volete panorami colorati e patinati del paesaggio che potete vedere dal vostro balcone? Volete fotografie del vostro gatto? Pagate e acquistate. Volete libri dal dorso elegantemente rilegato, possibilmente di misura standard, tali da riempire adeguatamente gli scaffali della libreria? Tranquilli, le nostre collane “arredofacile” e “iclassiciametraggio” sono progettate esattamente sulle misure Ikea.
Se poi siete emuli del protagonista di Farenheit 451, vi amiamo perdutamente. Per chi brucia i libri abbiamo la tessera fedeltà. Ogni quintale di libri che bruciate ve ne regaliamo altri dieci chili. Purché passiate prima dalla cassa.

Cari “acquirenti di libri”, siamo qui per soddisfare ogni vostro desiderio e richiesta. Cosa state dicendo? Che voi siete “lettori”, gente che dentro i libri vuole trovare cose interessanti da leggere, possibilmente contenuti che apportino nuova conoscenza, o sufficiente piacere per la mente, nutrimento spirituale o polemica attuale? Siete ovviamente “lettori evoluti”, che desiderano ricevere questi contenuti su strumenti tecnologici innovativi, come il tablet su cui questo articolo è stato scritto, o attraverso piattaforme di blogging opensource e social netoworking, come sicuramente sono il sito che sta ospitando queste righe o la pagina Facebook che ne rilancia lo streaming? Volete magari scaricare il pdf o l’epub di questo articolo sul tablet o sullo smartphone in modo da poterlo approfondire con calma. Giusto, giustissimo, cari lettori. Per favore, vorreste a questo punto, valutata la qualità del contributo, cliccare su questo link finale e immettere gentilmente il numero della vostra carta di credito? Oppure farci un bel bonifico Paypal, Moneybookers? Ci bastano un euro e 99 centesimi, al loro delle commissioni di transazione. Noi attendiamo fiduciosi.

Se invece volete acquistare un vecchio libro cartaceo, con lo sconto del 15 per cento, pagando al postino in contrassegno, abbiamo ancora il vecchio sito internet in funzione. Sappiamo che non serve più a nulla… il nostro conto Paypal sta rapidamente crescendo. In pochi minuti abbiamo raggiunto un euro e 99 centesimi. Due ore fa eravamo a un euro e 99 centesimi. Promettiamo di aggiornare questo articolo e di avvisarvi quando arriveremo a millenovecentonovanta centesimi…

 

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