LA
A goccia a goccia si scava la pietra
Al villano la zappa in mano
Altro è la pratica, altro è la grammatica
Anche le pulci hanno la tosse
Aprile cava (o esce) la vecchia dal covile
Avuta la grazia (o passata la festa) gabbato lo santo
Bisogna fare il passo secondo la gamba
Carnevale o quaresima, per me è la medesima
Che colpa ci ha la gatta se la massaia è matta?
Chi cavalca la notte, convien che posi il giorno
Chi dell'altrui prende, la sua libertà vende
Chi fa il Ceppo al sole, fa la Pasqua al fuoco
Chi fa l'altrui mestiere (o chi esce fuor del suo mestiere) fa la zuppa nel paniere (oppure chi vuol far l'altrui mestiere)
Chi ha fatto il peccato faccia la penitenza
Chi ha la farina (o il grano) non ha le sacca, e chi ha il sacco non ha la farina
Chi ha la mestola in mano, si fa la minestra a suo modo
Chi ha la sanità è ricco e non lo sa
Chi la dura la vince
Chi la fa l'aspetti
Chi la vuol calda e chi la vuol fredda
Chi la vuole allesso, chi la vuole arrosto
Chi lascia la via vecchia per la nuova, sa quel che lascia e non sa quel che trova (oppure spesse volte ingannato si ritrova)
Chi non sa leggere la sua scrittura è un asino per natura
Chi parla per udita, aspetti la mentita
Chi pecora si fa, il lupo se la mangia
Chi per la patria muor, vissuto è assai
Chi sfugge la mola, scansa la farina
Chi si ripara sotto la frasca, ha quella che piove e quella che casca
Chi vince la prima, perde il sacco e la farina
Chi vuol la casa monda, non tenga mai colomba
Chiudere la stalla quando i buoi sono scappati
Cogli la rosa e lascia star la spina
Cogliere la rosa e lasciare la speranza
Col tempo e con la paglia si maturan le sorbe (o le nespole) e la canaglia
Con la volpe convien volpeggiare
Contro la forza la ragion non vale
Gettare il sasso e nascondere la mano
Gettare la tonaca alle ortiche
Gli dai un dito e ti prende la mano
Gli errori dei medici li ricopre la terra, quelli dei ricchi il denaro
Gli occhi sono la finestra dell'anima
Il bisognino fa trottar la vecchia
Il caldo dei lenzuoli non fa bollir la pentola
Il giusto porta la pena per il peccatore
Il medico pietoso fa la piaga verminosa
Il vecchio pianta la vigna, e il giovine la vendemmia
Il vino è la poppa (o il latte) dei vecchi
L'inferno (o la via dell'inferno) è lastricato di buone intenzioni
L'unione fa la forza
La bocca gli puzza ancora di latte
La botte dà del vino che ha
La buona greppia fa la buona bestia
La carestia fa buona masseria
La coda è la più dura (o cattiva) a scorticare
La colpa morì fanciulla
La coscienza vale per mille accusatori e per mille testimoni
La fame caccia il lupo dal bosco
La farina del diavolo va tutta in crusca
La fatica promette il premio, e la perseveranza lo porge
La gatta frettolosa (o presciolosa) fece i gattini ciechi
La gioventù vuole il suo sfogo
La goccia che fa traboccare il vaso
La goccia scava la pietra
La guerra non è fatta per i poltroni
La lingua batte dove il dente duole
La lingua non ha osso ma fa rompere il dosso
La luna non cura l'abbaiar dei cani
La mano sinistra non sappia quel che fa la destra
La meraviglia è figlia dell'ignoranza (e madre del sapere)
La miglior vendetta è il perdono
La morte non guarda in faccia a nessuno
La nebbia lascia il tempo che trova
La notte porta consiglio
La parola è d'argento, il silenzio è d'oro
La paura fa novanta
La paura è fatta di niente
La pazienza è la virtù degli asini
La pazienza è una buon'erba ma non cresce (o nasce) in tutti gli orti
La peggior ruota del carro è quella che stride (o cigola)
La perfezione dell'arte consiste nel nasconder l'arte
La poesia non dà pane
La prim'acqua d'agosto, il caldo s'è riposto
La santa Epifania tutte le feste si porta via
La scheggia ritrae dal ceppo
La speranza è l'ultima a morire
La superbia andò a cavallo e tornò a piedi
La superbia è figlia dell'ignoranza
La treggèa non è da porci
La verità si fa strada da sé
La verità viene sempre a galla
La verità è come l'olio, torna sempre a galla
La vita è bella perché è varia
La volpe si conosce alla coda
Ne uccide (o ne ammazza) più la gola che la spada
Non bisogna fasciarsi la testa prima d'essersela rotta
Non c'è regola senza eccezione (o l'eccezione conferma la regola)
Non conosce la pace e non la stima chi provato non ha la guerra prima
Non nevica e non diaccia che il sol non la disfaccia
Non nominare la fune in casa dell'impiccato
Non ride sempre la moglie del ladro
Non si può cantare e portar la croce
Non ti mettere in cammino, se la bocca non sa di vino
Nutri la serpe in seno, ti renderà veleno
Ogni grano ha la sua semola
Ogni mulino vuole la sua acqua
Per la santa Candelora O che nevichi o che plora, Dell'inverno siamo fuora; S'egli è sole o solicello, Siamo ancora a mezzo il verno
Per un punto Martin perse la cappa
Quando Dio dà la farina il diavolo ci leva il sacco
Quando brucia la casa, tutti si scaldano
Quando la gallina (o gallina che canta, o che schiamazza) canta ha fatto l'uovo
Quando la montagna ride, il piano piange
Quando la pera è matura, casca da sé (opp., convien che caschi)
Quando manca la gatta (o quando la gatta non è in paese) i topi ballano
Quando vien la Candelora, De l'inverno semo fora; ma se piove o tira vento, De l'inverno semo drento
Quando viene la comare, di riffe o di raffe bisogna andare
San Benedetto, la rondine sotto il tetto
Sotto la neve pane e sotto l'acqua fame
Stare in un luogo come la serpe all'incanto
Taglia (o ne uccide) più la lingua che la spada
Tal ti guarda la coppa, che non ti vede la borsa
Tante volte al pozzo va la secchia, ch'ella vi lascia il manico o l'orecchia
Tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino
Tempra la lingua quando sei turbato, acciò che non ti ponga in malo stato
Troppi cuochi guastano la cucina
Un bel morir tutta la vita onora
Un bel vestito rifà la persona
Una volta corre il cane e un'altra la lepre
Val più la pratica che la grammatica
Vale più la cornice che il quadro
Volere la botte piena e la moglie ubriaca
È la illuminazion di prete Cuio che con di molti lumi facea buio
È più la spesa che l'impresa