I programmi del 1888

Relazione a S M. sulla riforma dei programmi per le scuole elementari

Pregando V. M. di approvare il decreto, che promulga i nuovi programmi per le scuole elementari, mi sento in dovere di dire le ragioni, che cosi' al mio predecessore, come a me,
consigliarono questa riforma. Essa non e' che una parte di un disegno compiuto, che ne abbraccia parecchie altre e mira nel suo insieme a un assetto meno rudimentale, e in pari tempo
piu' pratico e piu' efficace, dell'istruzione popolare. E forse, a rigore di logica, questa avrebbe dovuto piuttosto seguire che precederne alcune d'altro genere, dall'aiuto delle quali
soltanto attende il suo pieno effetto. E' chiaro infatti che a riformar le scuole, connesse come sono al modo di pensare, ai costumi, alla vita giornaliera di un popolo, i programmi
non bastano, e tutto un sistema di ordini sagacemente trascelti a un fine non e' soverchio per conferirvi. Un congegno amministrativo piu' poderoso, maestri preparati meglio e quindi
meglio retribuiti, locali piu' salubri, maggior copia e sceltezza di arredi, libri via via piu' eletti, devono contribuire insieme coi buoni metodi al miglioramento dell'istruzione. Se
non che ne', quando si potesse, darebbero cosi' improvvisate intero il loro frutto. Di qui la necessita' di non indugiare a un tempo, che vogliamo sperare non lontano, ma che pure rimane
indeterminato, quelle che per intanto, senza apportare tutto il beneficio di cui sarebbero capaci, promettono nondimeno di essere utili. Tale senza dubbio e' quella dei programmi,
raccomandata da valide ragioni, delle quali non mi permettero' di accennare che due sole. Le legge del 13 novembre 1859, prendendo consiglio piu' dai bisogni, che dalla possibilita', e
con piuttosto ardito, che animoso presagio dell'avvenire, aveva assegnato all'istruzione elementare, pure costipandola e condensandola in quattro anni, cosi' larga e variata copia di
insegnamenti, che il loro numero apparisce soverchio ancora al presente. Percio' nelle molteplici difficolta' di quei primi tempi e in un paese in parte non preparato, necessita' impose
di trascegliere e introdurre nelle scuole, che di mano in mano si venivano istituendo, soltanto gl'indispensabili, lasciando per allora da parte gli altri. Di qui e' che soltanto di
quelli fanno parola anche i programmi del 1867. Ma trascorsi da quella legge, e non indarno, poco meno di trent'anni, e assunta la scuola, nelle istituzioni, come nell'opinione
popolare, ad auspicata dignita' di valore civile, pareva tempo di accrescerne l'efficacia dando ordine e forma a taluno degli insegnamenti prematuramente assegnatile nel suo nascere.
Cio' appariva tanto piu' ragionevole in quanto, allargato il corso degli studi da quattro a cinque anni, era dato spazio da adagiarsi a un'istruzione meno superficiale e cominciava a
sapere di timidezza il confinare la feconda eta' non piu' infantile negli esercizi del leggere, dello scrivere e far di conto. Aggiungendo poi qualche materia, ne veniva per
conseguenza, non solo di determinarne, per dir cosi', l'entita' segnando i confini, entro i quali si sarebbe dovuto contenere l'insegnamento di questa, ma di metterlo in armonia con
quelli delle altre, cio' che importava manifestamente la revisione dei programmi di tutte. D'altro lato gli ultimi programmi delle scuole elementari risalgono, fu gia' accennato, al
1867, epoca lontana molto e per la rapidita' con cui nel nostro tempo procede mutando ogni cosa, e perche' da allora una vera rivoluzione pedagogica avvenne nell'arte di insegnare.
Posto il duplice impulso di scienze, che aiutate dalla pazienza osservatrice, sotto i nostri occhi rinnovarono il mondo, e di una vita sociale irrequietamente operosa che ne seconda i
miracoli volgendosi sempre piu' al fare, non poteva essere che la scuola seguitasse a campare d'un solitario e sterile dogmatismo. Trascinata con se' dalla vita che l'attornia e, per
poco non direi, che l'assedia, ne segue il moto, ne interpreta i bisogni e si studia di soddisfarvi. Negli ultimi venti anni si propago' e divento' popolare un principio, propugnato
indarno nel giro dei secoli da alcuni non fortunati precursori, che cioe' il solo insegnamento veramente proficuo e' quello, che raccogliamo noi stessi dalla nostra esperienza. Di qui
la scuola che si tramuta, nei limiti del possibile, in un esercizio di osservazione, che eccita e sostiene la curiosita' dell'alunno, lo avvezza a trar profitto da se' del mondo che lo
circonda, lo avvia a diventare il maestro di se medesimo. Meno regole, meno dottrine, meno teorie e piu' fatti, e fatti esaminati con attenzione, con sollecitudine, con amore, tanto
che si comprenda che prezioso frutto di cognizioni si possa trarre anche dalle cose piu' semplici e piu' trascurate, purche' la nostra mente ci si fermi intorno con desiderio vivo di
formarsene un'idea chiara; e in pari tempo avvezzarsi a fare, tentare di aprirsi la via con fiducia non presuntuosa, ne' audace nel proprio ingegno, agguerrirsi contro le difficolta' a
forza di prove, sentire la compiacenza rimuneratrice del superarle, addestrarsi in conclusione fino dalla fanciullezza a quel tirocinio intellettuale, che piu' giovera' nelle eta'
successive; tale, secondo il concetto d'oggi, vuol essere l'intendimento e il proposito della scuola, se essa deve veramente preparare alla vita. E questo concetto, differentissimo da
quello di un tempo, in cui lo spirito dell'alunno si lasciava passivo ed inerte abbandonando a una tardiva e quindi spesso infruttuosa esperienza la parte piu' vitale dell'istruzione,
voleva essere rappresentato nei programmi, sotto pena ch'essi si trovassero in aperta contraddizione coll'andamento del tempo e coi bisogni del paese. Ed ora, se V. M. mi concede,
diro' due parole circa una materia, che fu oggetto di lunga discussione, tanto nel seno della Commissione, che propose i programmi, quanto presso la Giunta del Consiglio superiore.
Intendo di parlare dell'insegnamento religioso, che nei programmi non e' compreso. Convinto, come io sono, che contenuto in giusti limiti, esso costituisce un potente mezzo di
educazione e una guarentigia di pace e di prosperita' sociale, io non avrei acconsentito ad escluderlo dalle scuole. Non vi avrei acconsentito anche, perche' la sua soppressione mi
sarebbe sembrata un'imprudenza, tenuto conto dei molti che lo desiderano. Mi affretto quindi a dichiarare ch'esso e' mantenuto qual e' oggi dal Regolamento 16 febbraio 1888 e nulla si
muta dalle presenti condizioni. Solamente non se ne da' il programma, perche' tanto la Commissione, quanto il Consiglio ritennero che lo Stato non abbia competenza per fare un programma
di questo genere. Col rispetto che i tempi e le leggi impongono per la liberta' di coscienza, colla tolleranza che tutti raccomandano e invocano come la piu' doverosa e la piu' sicura
guarentigia di pace, lo Stato non puo' fare, ne' direttamente, ne' indirettamente, una professione di fede, che manchevole per alcuni, sarebbe soverchia per altri. Tenuto a eguali
riguardi verso di tutti, pure soddisfacendo anche colla scuola a un nobile bisogno sentito dai piu', non puo' pero' prescrivere a se stesso un'azione tanto precisa e determinata, da
correr pericolo di offendere l'opinione cosi' dei favorevoli, come dei contrari. Domandando che nessuno pretenda di imporsi ne' in un modo ne' in un altro all'opinione dei propri simili,
ha il dovere di cominciare dal non imporsi esso per il primo. Cosi' pensa la nazione a tutti maestra di ordinata liberta', l'Inghilterra, che anche professando per la religione il
rispetto piu' sincero e riconoscendone la potenza moderatrice, tanto da mantenerne l'insegnamento nelle sue leggi sull'istruzione popolare, tuttavia nei programmi non ne parla, appunto
per non entrare in determinazioni non accettabili dalle varie credenze. Tanto alla Commissione, quanto alla Giunta del Consiglio Superiore e' parso consentaneo e a giustizia, e a
saggezza di seguire quest'esempio, ed io ho accettato e fatto mio il voto cosi' dell'una, come dell'altra. Oggetto di dubbio e di controversia fu pure l'insegnamento delle frazioni
ordinarie, soppresso dalla maggioranza della Commissione, ma ristabilito dalla Giunta del Consiglio Superiore. Senza entrare in particolari, che sarebbero qui fuori di luogo, diro'
soltanto che le ragioni della Giunta del Consiglio Superiore mi indussero a mantenerlo. Oltreche' la frazione ordinaria e' la frazione data dalla natura, e non si puo' in tutti i casi
sostituirle la decimale, nata da una convenzione, l'insegnamento dell'aritmetica non e' compiuto senza il calcolo delle frazioni ordinarie. Il quale c'e' nei programmi di tutte le
scuole elementari d'Europa e non si vedrebbe perche' cio' che si fa dalle altre nazioni, che non lasciano di dar lodi alla naturale svegliatezza della nostra, non si potesse o dovesse
far tra noi. D'altro lato, poiche' il corso elementare fu esteso da quattro a cinque anni e il calcolo delle frazioni ordinarie e' riservato all'ultimo, i fanciulli a cui viene
insegnato, si trovano gia' nell'undicesimo anno di eta'; e quando il maestro non manchi delle doti necessarie e insegni con metodo appropriato, non appariscono insuperabili le
difficolta', da cui si traggono le obiezioni. Del resto poi, fervido propugnatore di tutto cio' che aiuta e facilita l'insegnamento, tale non sono al punto da sopprimerne parti
integranti ed essenziali, soltanto perche' nel farle intendere possa occorrere qualche difficolta', stimando che gli aiuti e le facilitazioni non debbano trascorrere ogni misura, e una
temperata fatica di riflessione, in eta' non precoce, costituisca un sano esercizio e una ginnastica del pensiero proficua in tutta la vita. Ne' a questo proposito posso astenermi
dall'avvertire, che probabilmente non mancheranno obiezioni e doglianze per l'aumento delle materie d'insegnamento. Ma senza notare che il loro numero rimane ancora di molto inferiore
a quello prestabilito, sono quasi 30 anni, dalla legge fondamentale, senza considerare che causa principalissima del tardo e stentato procedere dell'istruzione, e' l'usanza, a cui
converra' metter fine, di accettare nelle scuole alunni che non raggiungono l'eta' legale, diro' che le materie sono a un bel circa quelle di prima, in quanto s'insegnavano e si
insegneranno con poco divario le stesse cose. Solo che ora certe materie ricevettero una denominazione e istruzioni e limiti, tanto che tutto non rimanesse commesso al beneplacito di
chi insegna, a scapito di quel tanto di uniformita' e di unita', che e' pur forza di esigere dalle scuole. Aggiungero' poi che un insegnamento, che mira ad effetti pratici, non puo' essere
nutrito soltanto di parole, e i fatti che l'alimentano, dando varieta' e attrattiva di freschezza all'istruzione, appartengono al dominio di qualche scienza, il cui semplice nome non
dev'essere di sgomento, sempreche' la materia sia ristretta in giusti confini e porta e spiegata con metodo adatto. Percio' la novita' piu' osservabile dei nuovi programmi e' riposta
appunto nel metodo. Questa pero', preparata dall'indirizzo piu' recente degli studi pedagogici ed avviata dall'esempio di molte scuole, e' penetrata a fondo nelle opinioni, se non del
pari ancora nelle abitudini, e non giungendo ne' tardiva, ne' immatura, consente di attenderne il frutto negato assai raramente a cio' che arriva opportuno e desiderato. Son questi
gl'intendimenti ed i propositi e questi i criteri, coi quali si procedette nella riforma dei programmi. Nella quale noi veniamo, sto per dire, gli ultimi, essendo precorse le altre
nazioni. Era pero' naturale che arrivati gli ultimi nel far le scuole, non presumessimo di giungere i primi nel riformarle. Tutto e' che la riforma tramutandosi in abitudine, diventi
lievito del modo di pensare del paese effetto ultimo dell'istruzione. A sperarlo mi affidano le sollecitudini delle autorita' governative, e l'operosa diligenza dei maestri. Mentre
l'una e gli altri attenderanno con cura all'esecuzione piu' esatta di questa parte, io dal mio canto non lasciero' di porre assiduo studio alle altre che migliorando tutti i fattori
della scuola, devono dare a questa stessa maggior efficacia e valore. Istruzioni

I. ISTRUZIONI GENERALI Il maestro deve tener presente, che la scuola ha da servire a tre fini, a dar vigore al corpo, penetrazione all'intelligenza e rettitudine all'animo, e
governarsi in ogni cosa per modo, in quanto e' fattibile da conseguirli. Non e' molto tempo, il primo di questi fini pareva alla scuola cosi' estraneo ed indifferente, che non di rado,
badando a ottenere, alla maniera allora in uso, il massimo frutto dall'istruzione, si lasciava inconsiderato il pericolo di sciupare il corpo. Ora tutti comprendono che la salute e' il
primo dei beni, in quanto e' la condizione senza la quale, prescindendo da casi eccezionali, diventano talvolta inutili, tal altra dannosi gli altri. Dalla salute derivano di regola,
oltreche' la forza fisica e la resistenza alla fatica, anche l'energia della volonta', il coraggio di intraprendere, la costanza del proseguire, e la laboriosita' e il valore, qualita' e
doti indispensabili a un popolo che vuol essere rispettato. La scuola deve quindi, non solo fare attenzione a non indebolirla con uno sforzo intellettuale prematuro e disadatto
all'eta', ma ancora procurare di porre in pratica tutti gli avvenimenti e tutte le diligenze, che possono contribuire ad accrescerne la floridezza. Percio' il maestro, oltreche' aver
cura di alternare e variare gli esercizi, procacciando alla mente con questa varieta' stessa un certo riposo, deve interromperli a brevi intervalli, p. e. nei primi due corsi di
mezz'ora in mezz'ora e nei successivi di tre in tre quarti, lasciando agli alunni alcuni minuti di non sguaiata ricreazione. Con cio' gli riuscira' facile di ricuperare da un'attenzione
piu' vogliosa e piu' fida quel po' di tempo che par perduto. Questo pero' non basta, potendosi cosi' evitare gli inconvenienti di un'occupazione imposta a forza e protratta troppo a lungo,
ma non conseguire quei benefici, che anche per lo sviluppo fisico si aspettano dalla scuola. Anche per questa parte, come fu accennato, essa deve, non solo non nuocere, ma giovare.
Per cio' il maestro deve badare, che l'aula in cui insegna sia mantenuta per quanto e' da lui, in condizioni salubri, non senta di chiuso, il che nelle scuole occorre assai di
frequente; e deve inoltre con assidua e minuta pazienza vegliare, affinche' i suoi alunni vengano alla scuola puliti, poiche' non c'e' poverta' che impedisca l'uso dell'acqua, non
omettendo di ripeter loro, che la sporcizia e' una delle cause piu' pericolose di certe malattie. Ne', ove bisogni, lasciera' di avvertire o fare avvertire dal direttore i parenti; i
quali sara' pure un gran bene se, soprattutto nelle campagne e nei borghi piu' remoti e piu' miseri delle citta', potranno essere tanto o quanto educati indirettamente dai figli e dalla
scuola. Non e' poi necessario far parola del partito, che il maestro deve saper trarre dalla ginnastica e dal canto corale, due esercizi aggiunti alla scuola non ha molto appunto in
riguardo alla salute, e che soprattutto dall'intendimento di conferire a questa devono essere regolati. Non hanno infatti un fine di ornamento o di lusso, ne' meno ancora un fine
tecnico, talche' servano a fare dei saltatori, o dei cantanti, ma giovano mirabilmente come sollievo dell'occupazione mentale, sviluppano gli organi della respirazione e danno vigore,
e quindi sicurezza e leggiadria di movimenti, al corpo; cose per verita' che si sanno e si ripetono da tutti, ma nondimeno non produssero fra noi fino a qui l'effetto, che la
ginnastica e il canto fossero tenuti nelle scuole in tutto il conto che meritano e si eseguissero dovunque regolarmente, con puntualita' ed esattezza. Ne' si vede che entrassero nei
costumi e nella vita, rallegrando le feste e i convegni pubblici e associando i giovani in sani e allegri esercizi, come avviene presso altre nazioni, imitatrici degli antichi, piu'
studiose e sollecite di noi, che pure ce ne vantiamo eredi. Il sentimento della forte personalita' individuale dev'essere congiunto con quello della collettiva, e il veder gli uomini
unificati in una volonta' che ne costituisce un tutto operosamente concorde a un fine, non e' privo d'un certo diletto virile e di utilita'. Quanto all'istruzione intellettuale, e' da
avvertire per prima cosa che, le scuole devono somministrare un certo numero di cognizioni, tuttavia la mira ultima di tutto l'insegnamento non e' risposta tanto nelle cognizioni
stesse, quanto nelle abitudini che il pensiero acquista dal modo in cui vengono somministrate. A persuadersene basta considerare, che le cognizioni non poche volte, e forse il piu'
delle volte, dopo un po' di tempo di desuetudine dagli studi, vengono in molta parte dimenticate, quando invece il modo di pensare dura tutta la vita, entra in tutte le azioni umane ed
e' causa, secondo la dirittura o stortura sua, di effetti benefici, o di errori e di disinganni. La cosa penetra cosi' a fondo negli uffici della scuola considerati in riguardo ai
bisogni del nostro paese, che giova spiegarla un po' meglio. Noi operiamo assai di frequente, anche in cose molto importanti, dietro a idee fisse, che passano con facilita' sotto il
pomposo nome di principii, attribuendo poco valore agli insegnamenti dell'esperienza. Sia effetto del predominio dell'immaginazione, o di avere avuto alle mani negli ultimi secoli
poche faccende, o di certe tradizioni retoriche e scolastiche, o del metodo ereditato dal passato o come e' probabile, di tutte queste cause insieme, noi seguitiamo ad almanaccare coi
nostri sentimenti prendendoli per fonti di verita', ragioniamo volentieri dietro a loro, e intanto troppo poco raccogliamo dal mondo e dalla vita, che dovrebbero essere i nostri
maestri. In questa specie di sonnambulismo, nel quale si guarda, ma non si vede, i fatti anche piu' frequenti e piu' comuni ci passano e ripassano sotto gli occhi senza fermare la
nostra attenzione, e quindi senza che la mente ne raccolga frutto di ammaestramento, o almeno ne raccolga tutto il frutto che pur potrebbe. Di qui e' che, malgrado il crescere
dell'istruzione, non si vede crescere proporzionalmente quel senso della verita' e quell'amore della chiarezza, quella sobria nitidezza del pensiero, quell'accorgimento sagace,
quell'attitudine al fare, senza la quale, dalle cose grandi alle piccole, si fa tutto come viene, senza attenzione e senza esattezza, salvo a consolarci dell'esito infelice
coll'attribuirlo alla malignita' della fortuna. Cio' premesso, se la scuola ha da servire ai bisogni nostri, ne viene di conseguenza che essa deve anche cercar di rimediare a questo
difetto, impartendo l'insegnamento in maniera, che l'alunno acquisti certe abitudini intellettuali piu' feconde, ossia ne tragga un modo di pensare piu' chiaro, piu' pratico, piu'
proficuo, che non sia quello ch'egli vi acquista ordinariamente. La scuola non deve sviare dalla vita con un formalismo ambizioso, per cui pare che tutti quei poveri fanciulli sieno
destinati a campar di regole e a diventar professori; al contrario deve prepararvi, e prepararvi non soltanto coll'utilita' applicativa diretta e immediata delle cognizioni che
somministra, ma anche e principalmente col porre nelle mani dell'alunno, per mezzo di queste cognizioni stesse, lo strumento, col quale egli possa coll'esperienza giornaliera
acquistarne via via delle altre e diventare il maestro di se' medesimo. Soltanto allora, quando l'istruzione sia tale che serva a formar la testa, potra' farsi sangue che si trasfonda
nella vita del paese e la rinnovi di vigore giovanile, mentre invece, prescindendo da questo supremo fine, quei tre o quei cinque annetti di scuola resteranno sempre cosi' povera e
scarsa cosa, che molti continueranno a chiedere, quale sia il frutto che se ne aspetta. Ma percio' e' necessario che il maestro si premunisca bene contro una grande illusione, ed e'
quella di abbreviare la strada a' suoi alunni, somministrando loro l'idea generale, senza passare pei fatti particolari che ne spiegano la genesi, o da cui e' nata. Certo l'idea
generale dice qualche cosa e dice molto per chi se l'e' formata in mente da se' colla sua esperienza e colla sua osservazione; ma non dice nulla per quelli, nei quali precorre l'una e
l'altra. Essa si riduce a una sintesi prematura estranea al pensiero dell'alunno ed imposta a forza, donde viene di necessita', che egli, non comprendendo l'idea, si attacchi alle
parole. Ed ecco quella scuola dogmatica e quell'istruzione parolaia, vuota, composta di suoni, infeconda e stucchevole insieme, che disamora dallo studio, sciupa i cervelli, e
contribuisce tanto a far nascere e a mantenere la funesta abitudine di attribuire tanta importanza alle parole, quanto poca alle idee e alle cose. Volendo ovviare a questo pericolo,
il maestro deve avvezzar gli alunni a osservare appunto le cose in mezzo alle quali vivono, facendo loro comprendere quanto frutto di ammaestramento possano trarre colla loro testa da
tutto quello che li circonda. In altri termini esso deve continuare in luogo d'interrompere, come il piu' spesso accade, l'istruzione che ricevettero dalla natura prima di metter piede
nella scuola, l'istruzione cioe' dei sensi, studiandosi pero' di renderla piu' chiara, compiuta e consapevole di se' stessa. La forma degli oggetti, il loro colore, la loro genesi, l'uso
a cui servono, si tratti di un pezzo di legno, o di carbon fossile, o di ferro, o di tela, o di seta, o di carta, o di pane, o simili, aprono innanzi a loro i campi della natura e
dell'industria e porgono occasione di portare la loro mente avida di sapere nel mondo reale. Beninteso, che in uno spazio cosi' sterminato il maestro deve saper muovere soltanto alcuni
passi, inoltrarsi non piu' di quello che valgono a seguirlo gli alunni trovando insieme profitto e piacere; di che egli s'accorgera' facilmente dall'attenzione che gli presteranno. Ma
quando il maestro sappia serbar misura e adattare il suo insegnamento all'eta', il mondo dei fatti gli porgera' il modo di eccitare la loro curiosita' e di tener desta e alacre la loro
attenzione stessa imprimeranno incancellabilmente nella loro memoria; cio' che in ultimo dara' un frutto molto piu' grande che non ne sia l'apparenza, quando invece di un insegnamento
appoggiato alle parole, generico e pei bambini sbiadito e insulso, sara' sempre piu' grande l'apparenza che la sostanza. Se nella scuola ci sara' una collezione di oggetti, naturalmente
il maestro non omettera' di giovarsene. Ma se no, puo' supplire a tutto colla sua diligenza e col suo ingegno. Trattandosi di porre l'alunno, per cosi' dire, a contatto col mondo delle
cose, i mezzi non possono mancargli, dacche' questo mondo c'e' da per tutto e in esso viviamo. Oltreche' egli puo' portare in classe, e giovera' che lo faccia, insetti, pianticelle, fiori,
frutta, prodotti industriali di poco o nessuno costo e che si trovano da per tutto; i banchi, le invetriate, la bottiglia dell'acqua, l'inchiostro, la lavagna su cui scrive, il gesso,
la matita, la spugna, la carta che tiene in mano gli offrono il modo di dare una dilettevole varieta' al suo insegnamento, somministrando a' suoi alunni varie ed utili cognizioni.
Forse anzi, poiche' il mondo reale e', per cosi' dire, infinito e comprende tutto quello di cui s'accorgono i nostri sensi, puo' non essere sempre di grandissima opportunita' il far
parere, che esso si trovi rannicchiato in tre o quattro cassettine, le quali poi col tempo vengono a perdere di novita' e di freschezza per gli alunni e possono diventare un nuovo
strumento di pedanteria per il maestro. S'egli ha ingegno e coltura, sara' meglio forse che quest'insegnamento sia di solito occasionale, come fu occasionale, per non dire accidentale,
quello che porse la prima istruzione al fanciullo, prima ch'egli entrasse nella scuola, e come sara' quasi sempre occasionale ed accidentale quello che continuera' ad allargare la sua
mente poi. Cio' apparisce segnatamente raccomandabile, in quanto, piu' che di un insegnamento speciale, si tratta qui di un metodo che deve penetrare possibilmente in tutti. Se il
metodo infatti deve generare un'abitudine intellettuale e un modo di pensare, nel qual caso soltanto puo' essere veramente proficuo, e' forza che esso entri in tutto cio' che ha
attinenza col mondo reale. Quindi l'occasione dev'essere offerta, non solo dalla lingua, il che e' chiaro, perche' le parole non si intendono se non si conoscono le cose, ma dalla
geografia che verra' illustrata colla pianta della citta' o del comune, dall'aritmetica, che giovera' di dedurre dai conti piu' semplici dell'azienda domestica, dalla fisica, che partira'
dalla spiegazione dei fenomeni naturali piu' comuni e piu' conosciuti, dal disegno, che appreso il meccanismo, si esercitera' sul vero, procurando, che tutto cooperi a un fine e la
scienza non abbia nulla di astratto, nulla di convenzionale, ma nasca semplice, schietta e spontanea quasi sotto gli occhi degli alunni; i quali, a forza di essere richiamati a
osservare le cose e i fatti, arrivino alle generalizzazioni senza accorgersi e da se medesimi. Avvezzi dalla scuola in tutto e sempre a procedere cosi', procederanno cosi' anche nella
vita; si educheranno a guardarsi intorno e a farsi carico dell'esperienza, e stara' in questo una parte grandissima de' suoi benefici. Venendo alla formazione dell'animo, sarebbe da
avvertire per prima cosa, che in questa dovrebb'essere riposto principalmente l'ufficio della scuola, se non fosse che da un lato, date le poche ore che l'alunno passa fra le sue
mura, essa di frequente non basta contro la dannosa influenza di molte famiglie, e dall'altro che l'intelligenza stessa, meglio e' istruita, e piu' vi conduce. La mente piu' e'
illuminata, piu' comprende l'utilita' del vivere onesto e del retto operare. Siccome pero' il lume, che si puo' porgere coll'istruzione elementare non e' molto, non gioverebbe affidarsi a
questo, come dall'altra parte sarebbe improvvido lasciarsi distogliere dalle difficolta', che all'opera della scuola fanno contro dal di fuori. Anzi, sotto un certo aspetto, maggiori
sono gli ostacoli, maggiore vuol essere lo sforzo di superarli. Il potere educativo della scuola e' proporzionato alle disposizioni d'animo e al contegno del maestro. Egli fara'
ottimamente scegliendo un libro di lettura, in cui non manchino i racconti morali, commentandoli e facendoli ripetere agli alunni. Ma quest'esercizio non produrra' grandi effetti,
ch'egli non avra' dentro di se' i sentimenti che vuole inspirare agli altri. Se lodera' la bonta' e si mostrera' maligno, se raccomandera' la mansuetudine e sara' stizzoso, o la gentilezza
diportandosi sgarbatamente, o la puntualita' mancando o giungendo tardi alla scuola, e' certissimo che nessun effetto produrranno i suoi discorsi, per le ragioni del metodo obiettivo,
perche' i fatti penetrano nella memoria molto piu' a fondo delle parole. Quando invece il maestro sia veramente esatto nell'adempimento dei suoi doveri; giusto, tranquillo, benevolo,
sincero, leale, e di cuor gentile, puo' esser sicuro che queste disposizioni del suo animo traspariranno perfino suo malgrado da tutto quello ch'egli dira' e fara' innanzi a' suoi
alunni, e servira', per quanto e' fattibile, a formarli a sua somiglianza. Nella legge del 15 luglio 1877, fra le materie d'insegnamento sono comprese le nozioni dei doveri dell'uomo e
del cittadino. Pero' e' chiaro, che queste parole vanno interpretate con discrezione, essendo troppo difficile far intendere i doveri degli uomini a fanciulli, che non hanno ne'
potrebbero avere alcuna idea della vita sociale e politica. D'altra parte e' ben noto, che introducendo quell'insegnamento si volle rimediare a un difetto della scuola, alla quale
rimproveravasi da ogni parte di non essere educativa. L'intento quindi ne determina l'indole e i confini. Non trattasi tanto di conoscere i doveri, quanto di assuefarsi ad adempierli.
In altri termini, piu' che il conoscere, importa il fare; anche questo secondo l'idea moderna, che la scuola dev'essere principalmente un esercizio. Come dev'essere un esercizio
dell'intelligenza, cosi' anche della volonta'. In questo veramente consiste l'educazione; perche', se si manca al dovere, e' caso rarissimo che vi si manchi per non aver saputo che
esistesse. Quali sieno i doveri s'impara da tutta la vita che ci attornia; quello che la vita non ci da' e' la forza di soddisfarvi. Ora e' appunto questa forza che bisogna far
acquistare al fanciullo, esigendo senza mollezze e senza transazioni l'adempimento esatto dei doveri relativi alla sua eta' e alla sua condizione. Quando egli abbia acquistato questa
preziosa abitudine nella cerchia ristretta dei doveri della sua eta' e della sua condizione, la portera' molto probabilmente con se' nelle eta' e nelle condizioni successive, estendendola
quasi senza avvedersene ai doveri piu' importanti propri di queste. Non giovera' quindi insegnargli, suppongasi, che non dovra' mancare all'appello in caserma, se non lo si avvezza per
intanto a non mancare alla scuola, ne' parlargli del rispetto dovuto al Re, se innanzi tutto non saluta il maestro. Importa moltissimo che i fanciulli non si credano uomini e si
avvezzino alla sommissione e alla deferenza verso i parenti, verso i maestri, verso i maggiori di eta'. L'adempimento esatto dei doveri, ch'essi hanno come figli, come scolari e come
fanciulli e' la guarentigia meno incerta che si possa avere del rispetto con cui considereranno a suo tempo quelli di uomo, di padre e di cittadino. Tutto cio' viene a dire che la
disciplina scolastica e' lo strumento piu' poderoso che stia in mano del maestro, per formare nell'alunno l'abitudine di adempiere a' suoi doveri. Soprattutto a una disciplina
tradizionale, forte e costante, che va dalla reggia al tugurio, si devono gl'invidiati miracoli di altre nazioni e antichi e recenti fatti, che piu' valsero a rendere un di' gloriosa e
ora rispettata la nostra. Bisogna pero' che il maestro faccia attenzione a non lasciarsi illudere da certe apparenze, potendo accadere che un cert'ordine materiale, una certa
tranquillita', certi segni di subordinazione e di deferenza non rispondano del tutto alle disposizioni dell'animo, come spesso accadeva nella vecchia scuola. Dovra' quindi mostrare in
ogni occasione il piu' gran disprezzo della simulazione, dell'ipocrisia, della menzogna, e una stima grandissima della sincerita' e della lealta', lodando sommamente tutti gli atti che
rivelano queste virtu', e non omettendo di far intendere quanto sia inutile, oltreche' degradante, la furberia, e come l'inganno ricada sempre, piu' presto o piu' tardi, in testa
all'ingannatore. Quando questa semplicissima verita' si potesse far penetrare a fondo nelle nostre popolazioni, basterebbe essa sola, tanto e' feconda, a irrorare di sangue giovanile
tutta la vita del paese, ad accrescere la fiducia vicendevole, lo spirito di associazione, il credito, i lavoro, e la scuola renderebbe un servigio assai piu' prezioso, che col
propagare la conoscenza delle lettere dell'alfabeto. Dare a ognuno il suo, rispettare i diritti del prossimo, astenersi da soperchierie, da malignita', da invidie, e nei limiti della
propria possibilita', cercare di essere utili e di giovare, ecco i sentimenti che il maestro deve studiarsi di inspirare a' suoi alunni, prevalendosi della convivenza scolastica
simulacro della civile, e prendendo occasione delle relazioni ch'essi hanno fra loro, colle famiglie e verso di lui; tutto cio' pacatamente, senza esaltamenti fantastici, e soprattutto
senza mai rappresentare, cio' che purtroppo accade spesso, l'adempimento del dovere come un atto di generosita' o di virtu'. Formar della gente retta, tranquilla, solida e seria, ecco il
fine, che per quanto e' possibile alla scuola, deve proporsi di conseguire. Ma il buon uomo puo' non essere un buon cittadino, benche' in vero abbia il primo e l'indispensabile
fondamento per essere anche questo. Il maestro dovra' quindi cogliere tutte le occasioni per infondere ne' suoi alunni i sentimenti che piu' conferiscono al benessere civile, l'amore
dell'ordine, della concordia, della tranquillita' laboriosa e della socialita' umana, distogliendoli, ove bisogni, da gare e da odi municipali, e facendo che il nome d'Italia e la
compiacenza di appartenere a una gran nazione valida e stimata campeggi nel loro pensiero e nel loro cuore. Senza vanti improvvidi e senza insulsi retoricumi, non omettera' di far
capire, per quanta parte e in quanti modi il nostro paese abbia contribuito alla civilta' del mondo, per trarne motivo di giusta soddisfazione, ma non senza avvertire che lo splendido
passato non varra' che a rendere piu' oscuro il presente, ove la crescente generazione non sorga agguerrita ai nuovi destini da un vigile e forte sentimento del dovere, cosi' verso la
famiglia e i propri simili, come verso la patria e lo Stato.

II. ISTRUZIONI SPECIALI I. Lingua Italiana L'insegnamento dell'italiano nelle scuole elementari deve condurre gli alunni a parlare e scrivere correttamente. Non e' tempo che il maestro
si occupi di eleganze, ne' di fioriture; cio' che importa e' la chiarezza del pensiero e quindi come fondamento della chiarezza, la proprieta' della parola, ossia il chiamar pane il pane,
senza perifrasi e senza quel linguaggio figurato che, trasportando le parole a un senso che non hanno, mette la confusione, non solo nella lingua, ma nella testa. La via pero' e' lunga
e bisogna rassegnarsi a percorrerla intera. Innanzitutto, come raccomandavano i programmi del 1867, il maestro deve badare a correggere, fino dalle prime letture e anzi fino dalla
sillabazione, i difetti di pronuncia propri di ciascuna provincia, e cio' tanto per l'importanza che la precisione e l'esattezza del suono hanno nella lingua parlata, quanto perche'
questo serve moltissimo di lume nello scriverla. Chi comincia dal pronunciare una parola male, dovra' adoperare doppia fatica per avvezzarsi a scriverla correttamente. E qui badisi,
chi chi commette anche un solo errore di ortografia, e' senza piu' tenuto per uno che non sa ne' lingua, ne' altro, e gli si fa carico poco meno che di un delitto. Non sara' quindi mai
soverchia in questa parte la diligenza del maestro, il quale dovra' aiutarsi per insegnarla, oltreche' della retta pronuncia, della correzione dei compiti, giungendo a scrivere e far
scrivere sulla lavagna a lettere cubitali le parole, nelle quali occorrono piu' ripetuti e frequenti errori e lasciandole a lungo sotto gli occhi degli alunni. Quanto a grammatica
invece e' da fare assai poco; non per vero che non importi, ma perche' giova assai meglio insegnarla praticamente. A quanto la pratica serva, puo' vederla ognuno nel fatto, che un
bambino di 6 anni la osserva discretamente nel suo discorso, senza averne neppure sentito il nome. Quando il maestro parli la lingua, e non il dialetto, come e' suo dovere, e la parli
correttamente, senza pensarvi insegna grammatica, come senza pensarvi il bambino l'impara. Certo qualche poco di analisi grammaticale, via via che gli alunni procedono, non si puo'
omettere, e cosi' pure qualche po' di esercizi sui verbi, che pero' non giovera' mai far coniugare da soli, anziche' comprendendoli in una proposizione. Ma l'analisi logica va
assolutamente sbandita, essendo certissimo che gli alunni, nulla intendendone, non ne traggono altro frutto che quello di perdere l'amore allo studio. Cosa di capitale importanza e' di
assicurarsi, ch'essi capiscano bene quello che leggono. Il maestro dovra' quindi esigere, che gli alunni ne rendano conto chiaramente e, ove bisogni, spiegar loro le parole meno
comuni. Quando abbiano inteso bene, rileggera' il brano egli stesso, accentuando le proposizioni e il periodo in modo che n'esca lucido il senso, e poi fara' che tornino a leggere
un'altra volta gli alunni. Soltanto dopo aver chiarito il senso del brano e averlo letto egli e fattolo rileggere, potra' passare alle osservazioni grammaticali. Grandissimo uso e' da
fare della dettatura, esercizio prezioso, in quanto avvezza l'alunno a interpretare il suono della parola e a trovare i segni per riprodurla in iscritto. Esso e' raccomandabile in
tutte le classi, ma specialmente nelle inferiori, a patto pero', che dettato un brano, sulle prime di proposizioni staccate, poi d'un periodo o due, il maestro esamini alcuni dei
quaderni correggendo gli errori. Senza la cura del correggere, il dettare torna peggio che inutile, come mostra il fatto, che non di rado alunni perfino della classe IV, di due parole
ne fanno una, e di una due, ossia scrivono suoni privi di senso. Ne' giovera' trascurare, come non pochi usano, gli esercizi di memoria, una facolta' che e' necessario di coltivare al
pari delle altre e senza l'aiuto della quale e' vana ogni fatica per imparare. Converra' quindi che gli alunni apprendano a memoria non solo alcune poesie semplicissime e fatte per loro
(non gl'inni sacri del Manzoni, ne' il Cinque Maggio, ne' le odi del Giusti, o del Parini, ne' i canti del Leopardi, o cose simili) ma anche qualche po' di prosa, come brevi sentenze e
massime, che riguardino la fanciullezza e che i bambini possano capire. Quando, per via di proposizioni e poi di brevi periodi, dei quali il maestro abbia suggerito il senso, si
arrivi alla composizione, non converra' ne' dettare la traccia, cio' che avvezza l'alunno a non pensare colla propria testa, ne' abbandonarlo a se' solo pretendendo da lui pensieri che non
puo' avere. Dettato il tema, il maestro potra' illustrarlo e spiegarlo a voce o meglio, lasciato agli alunni qualche minuto di riflessione, potra' successivamente invitare quelli che
hanno in mente qualche idea che potrebbe entrarvi, a dirla impegnando in questa gara di pensiero e di invenzione tutta la scuola. L'operosita' intellettuale che si desta con questo
lavoro in comune e' grandissima e il futuro proporzionato. Somma cura pero' e' da porre nella scelta dei temi, per guisa che gli alunni non siano mai obbligati a scrivere di cose che non
conoscono per esperienza loro propria. Nulla e' piu' ripugnante al metodo che si raccomanda in questi programmi, di una descrizione del mare fatta da chi e' vissuto sempre sulle
montagne, o di una delle montagne da chi crebbe sulla spiaggia del mare. E pazienza, se si peccasse soltanto contro la logica. Si pecca infatti anche contro i principii piu' elementari
dell'educazione, in quanto si avvezza l'alunno a parlare, come se fosse la cosa piu' naturale, di quello che non sa, insinuandogli una vanita' e una presunzione, non solo spiacevole, ma
pericolosa per lui o per gli altri in tutta la vita. Invece giova grandemente il costringerlo ad osservare con attenzione le cose note, ma delle quali non si rese conto bestantemente.
Diasi, supponiamo, per tema: somiglianze e differenze fra il bue e il cavallo, fra la rosa e il garofano, fra un arancio e una mela, fra il gelso e la vite, ecco la sua testa in moto
per trovare qualche cosa, perche' e' consapevole di poter fare; eccolo stimolato dall'amor proprio alla fatica di un certo scoprire, che in fine si riduce a vedere, e accresce il suo
ingegno, senza cimentare la sua modestia. Nell'insegnamento della lingua piu' ancora che non negli altri, conviene infatti tener presente il fine indiretto, ma supremo della scuola, il
quale e' che l'alunno n'esca di mente e d'animo migliore che non c'e' entrato. Il libro di lettura, quand'e' fatto bene, puo' e deve porgere materia ad osservazioni e nozioni varie delle
quali nelle scuole elementari sarebbe improvvido formare insegnamenti speciali. Alcune semplicissime nozioni relative alla fisica e alla storia naturale devono essere somministrate
prendendone occasione. Cosi' pure dicasi almeno d'una parte delle lezioni di cose. Beninteso pero' che il maestro, come non deve fare una misura del leggere e dello spiegare il brano
letto colle osservazioni grammaticali, per fare digressioni inopportune nel mondo reale. Lo stesso brano letto deve servire a diversi fini, ma successivamente, in modo che negli
alunni non si generi confusione, e in ultimo veggano chiaro, quanta materia di studio si trovi raccolta in pochi periodi e quanto profitto possano trarre dalla lettura. Quando
giungano ad avvedersi di questo, l'insegnamento ha gia' conseguito un gran fine.

II. Scrittura e Calligrafia A che debba mirare e in quali termini essere contenuto questo insegnamento, e' detto nei programmi. Ma non si raccomandera' mai abbastanza di far servire la
calligrafia all'intento di formare la mano a un modo di scrivere chiaro e facilmente intelligibile. Il carattere inglese, obbligando la mano, per la soverchia sua obliquita', a una
posizione non naturale, non e' giudicato da molti degli esperti servire a questo. Sia detto cio' almeno per mettere in guardia i maestri contri i pericoli di certe esagerazioni; le
quali appariscono oggi riuscite a quest'effetto che molto di rado accade di trovare una scrittura leggibile facilmente. Ma a qualunque forma di appiglino, badino che gli esercizi
siano eseguiti lentamente, con esattezza, mantenendo i quaderni puliti, senza sgorbi, senza interruzioni, poiche' la calligrafia ha insieme col disegno la mira indiretta di educare
all'attenzione, alla precisione, alla pazienza e all'amore dell'ordine, qualita' tanto utili nella vita giornaliera, nelle arti e nei mestieri, in casa, all'officina, in qualsivoglia
ufficio, sempre e dovunque, ma purtroppo non comuni al nostro paese e che appunto percio' bisogna proporsi di afforzare colla scuola. Da esse dipende infatti l'esito di molte cose in
apparenza piccole, che pero' sommate preparano inavvertitamente quello delle grandi.

III. Geografia Prescindendo da qualche nozione sui punti cardinali e sulla forma della terra, che il maestro puo' dare in via di discorso e a spiegazione del libro di lettura anche
nelle due prime classi, l'insegnamento della geografia non comincia che nella III. In questa la cosa piu' importante e' di condur l'alunno per via di esercizi pratici a comprendere, che
cosa sia una carta geografica e farne uso. I bambini capiscono infatti il disegno in prospettiva, perche' rappresenta loro le cose come le vedono, ma non capiscono il disegno in
pianta. A spiegarlo loro il maestro deve disegnare sulla lavagna l'area della scuola o del cortile, e poi via via di una delle strade principali della citta' o del comune, indicando i
punti in cui si trovano la chiesa, il municipio, la piazza del mercato, e altri luoghi noti, che si rallegrano infantilmente di sentir ricordare. Di mano in mano che egli disegna
sulla lavagna puo' farsi seguire dagli alunni con un disegno simile per via di bastoncini, che posino sul loro banco o di linee che segnino sul loro quaderno. Cio' fino a che
avvezzatili a comprendere la corrispondenza del disegno alle cose, possa presentar loro la pianta della citta' o del comune. Da questa, sulla quale esercitera' gli alunni per qualche
tempo, facendo loro trovare le strade e le piazze piu' conosciute, passera' con lo stesso metodo a disegnare sulla lavagna le strade dei dintorni e poi i fiumi o i laghi o i monti e i
paesi vicini fino a poter fare uso della carta della provincia. Ne' metodo differente e' da seguire nel passare dalla provincia all'Italia; con questo pero' che il maestro, a non
generare confusione tratterra' per qualche tempo i suoi alunni, soltanto, suppongasi, sui monti dell'Italia, poi soltanto sui fiumi e sui laghi, poi sulle citta', rinnovando il disegno
dell'Italia intera o di una parte di essa per ciascuno di questi insegnamenti. Quando poi gli alunni si siano per tal modo impratichiti dell'uso delle carte, potra' procedere piu'
spedito parlando dell'Europa e delle altre parti del mondo. Via via che il discorso ne porga l'opportunita', il maestro non omettera' di somministrare ai suoi alunni qualche nozione di
geografia fisica. Cosi', per esempio, fara' osservare come, anche quando fa caldo nella pianura, si mantenga la neve sulle alte montagne, giungendo quindi a parlare della diminuzione
della temperatura dipendente dall'elevazione dei luoghi sul livello del mare. Similmente potra' parlare dei climi e delle molte ragioni di cui dipendono, illustrando occasionalmente le
nozioni topografiche. Tutto questo pero' con grandissima parsimonia e senza mai dimenticare, che gli alunni non sanno fisica, e servendosi, quanto piu' e' possibile, dell'osservazione di
fenomeni comuni. Per questa via arrivera' in ultimo alla forma della terra, ai suoi rapporti col sole, al movimento di rotazione e a quello di rivoluzione, all'asse terrestre, ai poli,
all'equatore e ai meridiani e alla spiegazione della latitudine e della longitudine.

IV. Storia Nelle prime due classi, come non si parla di geografia, cosi' nemmeno di storia. Il maestro potra' solo raccontare qualche fatto staccato della storia degli Ebrei, dei Greci
e dei Romani, che eccitando la fantasia dei bambini, venga ascoltato con piu' viva curiosita' e compreso piu' facilmente. Nel 3° anno, col quale finisce l'obbligo e dopo del quale i piu'
lasciano la scuola, il maestro raccontera' alcuni fatti riguardanti la unificazione d'Italia. Ma nel IV e nel V, narrando un certo numero di avvenimenti principali in ordine
cronologico, potra' curare di connetterli fra loro con qualche idea generale. I programmi indicano in modo sommario su quali gli converra' fermarsi. Con questo pero' non s'intende di
togliergli ogni liberta' di scelta. Solo converra' che nell'insegnare tenga presenti i criteri che seguono. Innanzitutto il maestro deve essere persuaso che la storia nelle scuole
elementari non puo' consistere che in racconti vivaci e atti a parlare alla fantasia. Nella classe IV egli dovra' incominciare a distinguere i tempi e accennare ad alcune date. Ma dovra'
farlo con grandissima parsimonia, essendo fuori di dubbio che una filza di nomi e di date, oltreche' non destera' mai l'attenzione dei bambini, non serve a mettere loro in testa nessuna
idea ed e' priva di qualunque valore educativo. Piuttosto, a fermare i fatti nella loro memoria, cerchera' di appigliarsi a qualche particolarita' sulle fogge del vestire, le bardature
dei cavalli, la qualita' delle armi, ecc., servendosi, se ne ha la possibilita', anche di immagini a stampa. Ma inoltre la storia, come tutto cio' che s'insegna nelle scuole, vuol essere
posta in connessione, per quanto e' fattibile, col mondo in cui l'alunno vive. Percio' in riva al mare, a Genova p. e., a Napoli o a Venezia, il maestro si fermera' di preferenza sulle
battaglie navali e sui viaggi e sulle scoperte marittime. Che se il comune in cui e' posta la scuola sara' adorno di monumenti storici, avra' dato i natali a qualche uomo illustre, o
sara' stato sede di avvenimenti memorabili, il maestro non lasciera' di ricordarli, non dimenticando pero' soprattutto che, nelle classi elementari, l'insegnamento della storia ha per
fine principalmente di inspirare coll'esempio ai fanciulli il sentimento del dovere, la devozione al bene pubblico e l'amore di patria.

V. Fisica e Scienze Naturali L'insegnamento di fisica e scienze naturali non deve fornire al maestro che il mezzo di attirare l'attenzione degli alunni sul mondo reale. La materia gli
e' offerta, si puo' dire, dai fenomeni e dai fatti, che gli alunni videro tante volte, ma non osservarono. Percio' questo insegnamento deve essere la continuazione di quell'analisi
oggettiva, che serve di esercizio nei primi tre anni, con questo solo per giunta, che converra' sia piu' particolareggiato, piu' determinato e piu' pratico. Fatto a dovere, nulla puo'
servire al maestro quanto questo per dare varieta', vivacita' e freschezza alla sua istruzione, liberandola da quelle forme convenzionali e pedantesche, donde vengono agli alunni
stanchezza e noia. Ne', quantunque sia desiderabile che si trovino nella scuola il termometro, il barometro, una bilancia ecc., gli bisognano gabinetti, collezioni, od altri sussidi.
La natura e' in ogni luogo ed opera da per tutto secondo le stesse leggi. Quando il maestro non manchi di ingegno e di coltura, tutto puo' servirgli per dimostrarle. Un pezzo di carta,
per dirlo con un esempio fra i tanti possibili, che abbruci dentro un bicchiere rovesciato sopra un piatto in cui vi sia dell'acqua, dimostra la pressione dell'aria; una finestra
socchiusa, quando la temperatura esterna non sia la stessa di quella della scuola, la rotazione dei venti. Cio' che importa e' che il maestro non si metta in mente di fare delle
classificazioni o di usare denominazioni scientifiche per vanita' di parer dotto. Quando si prescinda da forme ambizione e da generalizzazioni anticipate, non c'e' cosa, si puo' dire,
che non possa essere insegnata.

VI. Aritmetica e Geometria Se c'e' insegnamento che richieda chiarezza e precisione, e' proprio questo, in quanto le cognizioni, qui piu' che mai, ove non sieno nette e sicure, anziche'
un aiuto diventano un impedimento e una causa di errore. In ogni cosa, ma in questa anche piu', meglio e' senza paragone insegnar poco e bene, che molto e male. Diligentissima cura il
maestro dovra' quindi mettere nel farsi capire e nell'accertarsi di essere capito. Nell'insegnar la numerazione partira' da oggetti, e le frazioni dalla partizione di cose intere fatta
sotto gli occhi degli alunni. Nelle operazioni poi prendera' le mosse sempre da casi particolari, da piccoli quesiti tolti dall'azienda domestica e dalla vita, lasciando che l'idea
generale si formi a poco a poco da se' nella mente degli scolari, o almeno non somministrandola loro, se non quando e' gia' preparata nella loro testa. Cosi' dicasi anche della geometria.
Deve precedere il disegno della figura. Poi come si misuri il quadrato, si vede a occhio una volta che lo si divida in parti eguali con delle linee equidistanti perpendicolari ai
lati. Tirata la diagonale il quadrato resta diviso in due parti eguali, donde la regola per la misurazione del triangolo. In conclusione esempi pratici che conducano direttamente al
fine. Dopo avere imparato a fare, verra' il dire come si faccia.

VII. Nozioni dei Doveri dell'uomo e del cittadino In qual senso si debba intendere questo insegnamento e' detto nelle istruzioni generali. L'importante e' di fare acquistare all'alunno
l'abitudine di adempiere esattamente i doveri propri della sua eta' e della sua condizione. Cio' pero' non vuol dire, che senza fare di questa materia soggetto di esame, il maestro non
abbia a cogliere l'occasione di mettere in chiaro anche col discorso i doveri particolari di gratitudine e di devozione verso Dio, di rispetto e di ubbidienza verso i parenti, di
lealta' e di giustizia verso di tutti. Quanto ai doveri del cittadino giovera' che gli alunni comprendano i benefici, che ricevono dalla convivenza civile e dalle istituzioni del nostro
paese, imparino a sentirsi onorati di appartenere a un paese ricco di memorie e di gloria, e si penetrino del sentimento sincero di essere tenuti a contribuire non a parole, e ove
porga il bisogno, con patriottico sacrificio di se stessi, alla sua conservazione e al suo miglioramento.

ISTRUZIONI SPECIALI PER LA SCUOLA UNICA Nella scuola unica non si puo' a meno di tener conto delle difficolta' che il maestro incontra, oltreche' nella qualita' degli alunni
ordinariamente meno svegli e meno disposti alla riflessione e allo studio, anche nell'obbligo di attendere contemporaneamente all'istruzione di tre sezioni. I programmi che precedono,
fatti per le scuole urbane, devono quindi necessariamente subire qualche restrizione nelle rurali, principalmente se sono a una sola classe. In queste scuole il maestro dovra' badare
prima di tutto all'igiene, al pericolo che la scuola diventi il mezzo di propagazione di certe malattie, agli odori nauseanti ecc. Poi dovra' fare ogni diligenza, affinche' la frequenza
degli alunni diventi regolare, sia riconosciuta da loro e dalle famiglie come un dovere e non dipenda, non solo dalle intemperie delle stagioni e dalle distanze, da strade disagiate,
impedimenti insuperabili, ma anche dall'avida inclinazione ad adoperare i bambini i piccoli servigi, o peggio, dalla svogliatezza e dall'incuria delle famiglie, che a forza di
pazienza diligente si possono vincere. Inoltre dovra' proporsi di far nascere ne' suoi alunni abitudini meno rozze di quelle che abbiano sotto gli occhi il piu' delle volte, mostrando
disprezzo, come di una grandissima incivilta', della bestemmia, quanto sia ributtante un uomo ubriaco e simili. In poche parole egli avra' in mente, che la scuola deve contribuire a
migliorare i costumi e regolarsi in modo che serva a questo, prendendo consiglio dai bisogni particolari del paese in cui si trova. Quanto all'istruzione, il fine da conseguire
dev'essere questo, che l'alunno acquisti l'abitudine di osservare e apprenda a scrivere una letterina relativa, non a sentimenti squisiti, o a complimenti, ma alle faccende usuali
della vita e inoltre a eseguire le quattro operazioni anche colle frazioni decimali e a impratichirsi del sistema metrico, segnatamente in quanto e' in pratica negli usi della vita.
Quando l'alunno, passati i tre anni d'obbligo, esca dalla scuola con queste cognizioni, si potra' contentarsi, a condizione pero' che sieno chiare, sicure e facilmente applicabili. Il
maestro potra' quindi restringere la grammatica alle cose essenzialissime, come alle concordanze e ai verbi ausiliari, omettere del tutto la storia, salvo gli avvenimenti principali,
che riguardano il risorgimento nazionale, e quanto alla geografia, star pago e ripetere col disegno sulla lavagna la forma dell'Italia, distinguendo le regioni e segnando i punti
delle citta' principali. Di questo insegnamento si servira' per destare negli alunni una ragionevole compiacenza di appartenere a una gran nazione, che li protegge colle sue
istituzioni, ma la cui sicurezza e forza dipendono dal loro sentimento dal dovere, dal loro coraggio e dalla loro laboriosita'.

Programmi

CORSO ELEMENTARE INFERIORE

Classe I Lingua Italiana Esercizi di lettura e Scrittura simultanea. Insegnamento oggettivo. - Nomi e qualita' degli oggetti che trovansi nella scuola e dei principali della casa. - Le
parti del corpo umano. - Gli animali domestici. - Divisione del tempo: ore, giorni, settimane, mesi, anno. Fenomeni naturali piu' appariscenti nelle varie stagioni. Recitazione di
brevi poesie imparate a memoria. Racconti Storici Racconti tratti dalla storia ebraica, greca e romana.

Aritmetica Scrittura delle cifre. - Numerazione. - Addizione e sottrazione, mentali fino a 10, scritte fino a 100.

Classe II Lingua Italiana Esercizi di lettura spiegando i vocaboli e le proposizioni lette. - Scrittura per imitazione e sotto dettatura. - Poesie a memoria. Nel secondo semestre
formazione di parole e semplici proposizioni, che possibilmente contengano un'osservazione fatta dall'alunno come: l'inchiostro e' nero, la neve e' bianca, ecc. Parimenti nel secondo
semestre, trovare nel brano letto i nomi, i verbi, distinguendo il presente, il passato, il futuro, e gli aggettivi. Insegnamento oggettivo. - Qualita' e nomi delle frutta piu' comuni,
degli ortaggi e delle biade. - Parti delle piante. - Le piu' comuni piante alimentari, tessili e medicinali. - Arti e mestieri di maggiore utilita' nella vita. - Qualita' e nomi delle
vesti.

Scrittura Esercizi di scrittura accurata per imitazione, in quaderno apposito, per formare la mano a un modo di scrivere semplice e facilmente intelligibile.

Racconti Storici Racconti tratti dalla storia ebraica, greca e romana.

Aritmetica Le prime quattro operazioni. - Esercizi di calcolo mentale sulle cifre da 1 a 9 e in iscritto fino a 1000. - Concetto intuitivo e scrittura delle frazioni ordinarie.

Classe III Lingua Italiana Lettura spedita e a senso, ossia colle debite pause e con giusta accentuazione delle proposizioni e del periodo. Spiegazione delle parole meno usate e
ripetizione a voce di cio' che si contiene nel brano letto. - Esercizi di dettatura, con particolare cura dell'interpunzione e dell'ortografia. - Esercizi di memoria. Brevi e facili
componimenti per imitazione, o dietro spiegazioni del maestro (letterine, favole, somiglianze e differenze fra cose ben note ecc). Genere e numero dei nomi. - Pronomi personali. -
Gradi degli aggettivi. - Coniugazione dei verbi ausiliari e dei regolari per via di proposizioni. Insegnamento oggettivo. - Legni, metalli e pietre di maggiore uso nella vita. - Fatti
comunemente osservabili che rivelano alcune proprieta' dei corpi. - Fenomeni naturali: il vento, la pioggia, la rugiada, la brina, la neve. - Misurazione della temperatura fatta vedere
col termometro.

Scrittura Esercizi progressivi, in quaderno apposito, come nella classe precedente.

Geografia I punti cardinali; orientazione nella classe e nel cortile della scuola. - Piano topografico della citta' o del comune con esercizi sulla lavagna per indicare la direzione di
alcune vie e la posizione di alcuni luoghi piu' conosciuti. - Carta della provincia; fiumi; laghi; monti e paesi principali. - Idea generale dell'Italia e delle regioni in cui si
divide.

Storia Narrazione di alcuni fatti principali riguardanti la formazione del regno d'Italia.

Aritmetica Esercizi sulle prime quattro operazioni con interpretazione di quesiti, che non richiedano se non una operazione. - Le quattro operazioni con numeri decimali insegnate
praticamente. - Metodo pratico per trasformare le frazioni ordinarie in decimali. - Pesi e misure metriche di maggiore uso nella vita, con qualche riguardo ai pesi e alle misure che
si adoperassero ancora nel comune.

CORSO SUPERIORE Classe IV Lingua Italiana Lettura e spiegazione delle cose lette. (Il maestro dovra' sempre far leggere e spiegare il brano dall'alunno, poi leggerlo egli, richiamando
l'attenzione sulla pronuncia, sulle pause, sull'accentuazione, e quindi farlo rileggere). Esercizi di memoria (poesie e qualche brano di prosa). Brevi e facili componimenti intorno a
cose note agli alunni, in forma di racconti e lettere, previa spiegazione del tema fatto in classe possibilmente dagli stessi alunni. Coniugazione, per via di proposizioni, dei
principali verbi irregolari; - coniugazione del verbo passivo; - coniugazione preposizione e avverbio; esercizi di analisi grammaticale a voce; - regola di punteggiatura.

Calligrafia Esercizi di bella scrittura diretta pero' sempre al fine pratico indicato innanzi.

Geografia Col metodo seguito nella classe precedente per il comune e la provincia, il maestro disegnera' sulla lavagna l'Italia, tracciando i fiumi, i laghi, la direzione delle catene
di montagne, e segnando i punti delle citta', seguito dagli alunni che terranno la carta sotto gli occhi. Contemporaneamente cerchera' di far uso della nomenclatura geografica spiegando
le parole, di cui dovra' servirsi via via, come penisola, isola, continente, mare, golfo, stretto, porto, rada, ecc.

Storia (Primo semestre). Fondazione di Roma. - I sette re. - Bruto. - Orazio Coclite. - Clelia. - Menenio Agrippa. - Coriolano. - Cincinnato. - Camillo e i Galli. - Guerre puniche. -
I Gracchi. - Decadenza della repubblica. - Pompeo e Cesare. - Augusto imperatore. (Secondo semestre) Invasione dei barbari. - Odoacre e Teodorico. - Carlo Magno. - Federico
Barbarossa. - Le Crociate. - Federico II. - Dante. - Giotto. - Vittorio Pisani. - Cristoforo Colombo.

Fisica e Storia Naturale Piante piu' comuni della flora del paese in relazione all'agricoltura e all'economia domestica. - I piu' importanti e piu' comuni minerali e loro utilita' negli
usi della vita. - Effetti del calore sui corpi.

Aritmetica Ripetizione delle quattro operazioni con numeri decimali ed esercizi con quesiti, che richiedano al piu' due operazioni - Sistema metrico decimale - Misure metriche di
lunghezza, di superficie, di volume, di capacita', di peso ed esercizi relativi. Disegno a mano libera, delle figure geometriche e definizione delle piu' importanti e regole pratiche di
misurazione del quadrato e del rettangolo.

Classe V Lingua Italiana Lettura ed esercizi di memoria come per la classe precedente, coll'avvertenza di scegliere brani e poesie meno facili. Alla fine dell'anno l'alunno dovra'
saper spiegare qualunque brano del libro di lettura. Composizioni di vario genere, racconti di storia patria, brevi descrizioni di cose vedute e ben note, lettere di argomento tratto
dai fatti piu' ordinari della vita, ora con qualche svolgimento preparatorio sul tema fatto dagli alunni a voce e ora senza. In fin d'anno l'alunno dovra' saper scrivere di suo sul tema
dato con chiarezza e abbastanza correttamente. Regole intorno all'uso dell'articolo. - Il che congiunzione e il che pronome. - Dei participii attivo e passivo e del gerundio. -
Analisi del periodo. - Distinzione della proposizione principale dalle dipendenti. - Riassunto delle principali regole grammaticali.

Calligrafia Esercizi progressivi sopra un quaderno con una sola riga per modo che l'alunno si abitui a misurare coll'occhio la lunghezza da dare alle lettere.

Geografia (Primo semestre) Rapporti della terra col sole. - Movimento di rotazione e di rivoluzione e fenomeni che derivano dall'uno e dall'altro (giorno e notte - stagioni) - Asse
terrestre. - Poli. - Equatore. - Meridiani. - Latitudine e longitudine. - L'Europa. - Confini. - Mari, monti, fiumi, laghi. - Stati. - Citta' principali. (Nel secondo semestre) Le
altre parti del mondo. - Loro posizione rispetto all'Europa. - Confini. - Mari e alcune delle principali citta'.

Storia Carlo VIII e Pier Capponi. - Emanuele Filiberto e la casa Savoia. - Masaniello e l'Italia sotto il dominio spagnuolo. - Carlo Emanuele I e Vittorio Amedeo II. - Napoleone I. -
Vittorio Emanuele II, Cavour e Garibaldi.

Fisica e Storia Naturale Principali organi del corpo umano con applicazioni all'igiene. - Peso dei corpi. - Peso dell'aria e spiegazione dei fenomeni comunemente osservabili che ne
dipendono. - Il barometro; la pompa. - I tre stati dei corpi e in particolare dell'acqua e fenomeni che derivano dal suo passaggio da uno stato all'altro.

Aritmetica e Geometria Spiegazione ragionata delle quattro operazioni sui numeri interi. - Concetto generale della frazione ordinaria. - Riduzione delle frazioni allo stesso
denominatore e delle frazioni miste in improprie. - Semplificazione delle frazioni. - Le quattro operazioni colle frazioni ordinarie. - Trasformazione di una frazione ordinaria in
decimale. - Esercizi alternati sulle quattro operazioni, tanto colle frazioni ordinarie, quanto colle decimali. - Ripetizioni sul sistema metrico. - Rapporti e proporzioni. - Regola
del tre semplice col metodo di riduzione all'unita'. - Applicazioni ai conti di interesse e di societa'. Regole pratiche di misurazione del quadrilatero, del triangolo, del trapezio. -
Trovare l'area di un poligono regolare. - Regola pratica per la misurazione del circolo. - Definizione della perpendicolare a un piano e di linee paralleli. - Disegno a mano libera e
definizione dei solidi (cubo, prisma, piramide, cilindro, cono, sfera).

PROGRAMMA DELLA SCUOLA UNICA Nella sezione I e II della scuola unica (rurale) le materie di insegnamento e gli esercizi sono gli stessi, che nelle due classi corrispondenti delle
scuole urbane. Solo il maestro omettera', di regola, e tolti per avventura gli alunni piu' svegli e meglio disposti, la recitazione di poesie a memoria. Inoltre nella sezione seconda
lasciera' da parte del tutto l'insegnamento grammaticale, cercando di supplire a qualunque nozione teorica coll'esercizio del parlare e dello scrivere. Premessa quest'avvertenza per le
due prime sezioni, si da' qui il solo programma della III.



SEZIONE III Lingua Italiana Lettura spedita, facendo le debite pause secondo i segni di interpunzione. - Richiamo continuo dell'alunno a spiegare brevemente cio' che ha letto. Esercizi
di dettatura, dettando anche i segni di interpunzione e con cura dell'ortografia. Poi correzione di alcuni scritti coll'uso della lavagna, e quindi lettura degli scritti corretti da
parte degli alunni. Brevi e facili componimenti nel primo semestre per imitazione, e nel secondo, dettato il tema, dietro spiegazioni e suggerimenti del maestro. - Nel secondo
semestre il maestro preferira' pei componimenti la forma di lettera e temi riguardanti faccende domestiche, e delle quali gli alunni senta in famiglia. Quanto a grammatica il maestro
si limitera' a spiegare e ad avvezzare gli alunni a distinguere nel brano letto i nomi, gli aggettivi e i verbi. L'insegnamento oggettivo e gli esercizi di osservazione saranno quanto
al metodo i medesimi che nella scuola urbana, con questo pero' che, per la scelta delle cose, il maestro cerchera' di adattarlo ai bisogni della campagna e agli usi locali.

Geografia Punti cardinali e orientazione nel cortile e nella scuola. - Disegno alla lavagna delle vie del comune coll'indicazione dei punti, in cui si trovano gli edifici piu' noti. -
Disegno dell'Italia coll'indicazione successiva dei fiumi principali, delle regioni, della provincia, in cui ha sede la scuola, e di alcune citta' maggiori.

Storia Brevi cenni sui fatti principalissimi della storia antica e su quelli che prepararono l'unificazione d'Italia.

Aritmetica Facili esercizi sulle prime quattro operazioni con interi e decimali. - Nozioni pratiche sul sistema metrico, evitando di parlare dei multipli e dei sommultipli, che non si
usano comunemente nella vita, e possibilmente esercitando gli alunni a pesare e a misurare coll'aiuto del campionario dei pesi e delle misure. - Concetto per via di esempi della
frazione ordinaria e modo di scriverla e di trasformarla in decimale.

Doveri Senza far dei doveri una materia particolare di studio e di esame, il maestro non trascurera' occasione di far sentire a' suoi alunni i doveri ch'essi hanno verso Dio, verso i
loro simili e verso se stessi, cercando di inspirar loro soprattutto il rispetto per la giustizia e le disposizioni di animo, che costituiscono il patrimonio piu' prezioso della
civilta' e piu' conferiscono a una ordinata, pacifica e progressiva convivenza sociale. Non c'e', si puo' dire, insegnamento che non sia suscettibile di questo indirizzo. In particolare
poi non omettera' di prevalersi della geografia e della storia, per far intendere quanti sacrifizi sia costata la costituzione dell'Italia qual e' oggi, e come gl'Italiani non possano
sperar sicurezza se non nel mantenimento della sua unita'.