I programmi del 1894
Relazione a S.M. il Re Sire, Quando ebbi occasione di esporre alla Camera dei deputati i criteri e i metodi che avrei seguito nella riforma delle scuole elementari, e di raccogliere
tutto il mio pensiero entro la formula "Istruire il popolo quanto basta, educarlo piu' che si puo'", questo concetto ottenne manifesti segni di approvazione dalla Rappresentanza
nazionale. Accoglienza non meno favorevole merito' piu' tardi nel paese il proponimento da me espresso di voler togliere il troppo e il vano dai programmi ed introdurre nel regolamento
16 febbraio 1888 le modificazioni riconosciute indispensabili al duplice fine di rendere piu' sicuro e decoroso lo stato dei maestri e rimuovere le cause dei dissensi che insorgono
frequenti tra i municipi e l'amministrazione scolastica. Ma se in tutte le operazioni umane la maturita' dei concepimenti e la prudenza degli atti sono guarentigia di successo, cio'
accade principalmente nella difficile prova del riformare Istituti, a cui altri e piu' volte abbiano tentato dare aspetto e carattere meglio rispondenti alla ragione dei tempi ed ai
bisogni della societa' civile. Giacche', per una parte, si deve premurosamente conservare quello che dall'esperienza fu dimostrato buono, e d'altro canto, prima di recidere quanto
sembri infruttuoso o cattivo, occorre molta circospezione per discernere le opinioni sagge e i desideri ragionevoli fra le tendenze e i pareri discordanti di novatori troppo audaci e
di persone ciecamente devote alle tradizioni. Il legislatore non puo' fare violenza alla naturale evoluzione degli ordinamenti scolastici e risolvere con un decreto questioni
controverse fra i cultori della scienza ed ancora incerte nel campo sperimentale della scuola; esso ha da restringersi al compito di sgomberare la via dalle difficolta', per le quali
si attenua o si distrugge la salutare influenza che l'istruzione e l'educazione hanno diritto di esercitare la' dove si da' impronta incancellabile all'intelligenza ed all'animo del
cittadino. Ad evitare ogni pericolo di errore generato da precipitazione, volli associare alle investigazioni ed agli studi che andavo facendo tutti coloro che per dovere di ufficio o
per generosa elezione intendono in piu' maniere a restaurare la scuola del popolo ed a renderla strumento di redenzione morale e civile. Si raccolsero adunque in dodici fra le
principali citta' educatori volenterosi ed esperti per disputare ordinatamente sopra gravi argomenti che io avevo sottoposto all'esame ed al giudizio loro. E da tutte le province del
regno i provveditori agli studi, chiamati a consulta funzionari pubblici ed insegnanti, e messi insieme i risultati delle osservazioni e degli esperimenti di ciascuno, mi presentarono
considerazioni e proposte sopra ogni punto del desiderato rinnovamento scolastico. Nel tempo stesso che per invito del Governo tanti e valorosi uomini venivano apparecchiando gli
elementi della riforma, in seno a liberi congressi vivamente si discuteva intorno alle tesi che io avevo proposto a tutti gli amici della scuola. Sicche' e' lecito affermare che negli
ultimi mesi, in modo pacato e modesto, ma coll'autorita' che procede dal sapere e dall'esperienza, fu pronunziato un vero plebiscito di educatori sul programma che da oltre dieci anni
e' l'oggetto delle maggiori mie sollecitudini. A confermarmi nell'idea che alla scuola elementare convenga imprimere figura e carattere proprio, e sia tempo di considerarla, non piu'
come vestibolo agli studi classici, ai tecnici ed ai professionali, ma come palestra di preparazione per tutti al vivere civile (onde non si esclude che possa giovare anche ai pochi
destinati a spingersi innanzi nel sapere), valse l'osservazione che potei fare direttamente in alcune classi elementari di Roma durante il periodo degli esami di licenza. Allorche' poi
a Ripatransone vidi con quale disinteresse, con quanto amore e profitto egregi maestri, ivi convenuti da tutte le regioni d'Italia, si affaticavano per risolvere sperimentalmente il
problema della scuola popolare, ed ebbi la consolazione di persuadermi che anche fra noi l'iniziativa privata seconda, e talvolta precorre, l'azione dello Stato, sentii ancor piu'
chiaro e preciso l'ammonimento del tempo e delle occasioni propizie a sostanziali miglioramenti. Avuta una cosi' larga e preziosa contribuzione di studio e di lavoro, a me basto' la
diligenza di raccogliere e ordinare sotto giuste categorie le proposte che avevano meritato la maggiorita' dei suffragi, separandole da quelle che rappresentavano aspirazioni verso
idealita' troppo lontane, per trovarmi dinanzi ad un ben delineato e colorito disegno di riordinamento. Per i voti espressi da tante persone competenti, come fui confortato e
rassicurato nelle mie convinzioni, cosi' ebbi notizia del grado d'urgenza da assegnare a ciascuna parte della riforma nell'ordine di esecuzione. E' mirabile la concordia delle Province
nel domandare che prima di ogni altra cosa sia levato dai programmi quanto dissente dai principii e dalle norme giustamente sanciti nelle istruzioni generali e in alcune speciali che
li precedono e illustrano; che i medesimi siano alleggeriti del gravame di studi e di esercitazioni sproporzionato all'eta', difforme dai bisogni della vita, onde le facolta' sono
debilitate a tal segno, che gli alunni escono dalle classi elementari poco validi a studi superiori, poco preparati agli uffici che per la civilta' e per la patria dovranno esercitare
in avvenire; che l'ingegno e l'opera dei maestri, per il sopraccarico d'insegnamenti o precoci o eccessivi, non siano distratti dalla missione principalissima dell'educare; che infine
la scuola del popolo sia ricondotta entro i naturali confini determinati dalle ragioni del suo essere e dal dovere che ha lo Stato di vigilare, affinche' non fallisca agli scopi suoi
di utilita' nazionale. Ne' meno giusta e' l'opinione da taluno manifestata, essere diretta conseguenza e generazione dei programmi la colluvie di quei libri mal pensati e peggio scritti
che, dedicati alla tenera eta', infestano le famiglie e le scuole; sicche', allontanata la causa, o almeno il pretesto, di cosi' fatte composizioni inorganiche, v'e' luogo a confidare che
la letteratura scolastica raggiunga anche fra noi quel grado di eccellenza che merito' da tempo presso altre nazioni. Ecco i motivi per cui la riforma dei programmi didattici precede
di poco quella del regolamento. La legge del 13 novembre 1859, come assennatamente accennava uno de' miei onorevoli antecessori, prendendo consiglio piu' dai bisogni che dalla
possibilita' e con piuttosto ardito che animoso presagio dell'avvenire, aveva assegnato all'istruzione elementare, pure condensandola in quattro classi, cosi' larga e variata copia
d'insegnamenti, che il loro numero appare soverchio anche al presente. Nelle inevitabili difficolta' di un affrettato ordinamento di scuole, in mezzo a citta' e villaggi disugualmente
preparati, fu necessario trascegliere gl'insegnamenti indispensabili e solo questi ospitare nelle classi che di mano in mano si venivano istituendo. I programmi del 1867 rappresentano
appunto la somma degli espedienti trovati per adattare alcune disposizioni della legge Casati alle province che si erano, per fortunati eventi, riunite in un grande corpo politico.
Piu' tardi, essendo stato prolungato di un anno il corso elementare, essi parvero ancora meno conciliabili colle sanzioni della legge e colle necessita' della vita moderna. Talche' nel
1888 si studio' di nuovo e nella sua integrita' la questione dell'istituto elementare, e si volle scioglierla in guisa da tutelare l'autorita' di una legge fondamentale ponendola
d'accordo coi suggerimenti della progredita scienza pedagogica. Il fine di svecchiare i metodi e di far penetrare nella scuola la luce e il moto della scienza e della vita fu per
buona parte conseguito. Conquista grande fu pure la condanna del dogmatismo nell'insegnamento per sostituirvi, nei principii e nella pratica, il sistema di far derivare il sapere
dall'osservazione e dall'esperienza degli alunni, opportunamente promosse e dirette a proficuo scopo dell'educatore. Ma, per il desiderio di aggiungere forza ed importanza alla
scuola, fu smarrita la visione precisa dell'indole sua; per la preoccupazione di non perdere di vista molteplici finalita', soprattutto quella di preparare i fanciulli all'istruzione
media, si accrebbe fuor di misura, non tanto il numero, quanto l'estensione delle discipline da studiare e la quantita' degli esercizi da compiere nella scuola ed a casa per l'acquisto
della coltura e delle attitudini desiderate dal legislatore. E, deviandosi a poco dalle norme che campeggiano nelle Istruzioni generali, vero modello di sapienza pedagogica, divennero
materia di studio e di esami il disegno, la ginnastica, la morale; trovarono loro sede nei programmi e nei libri di testo le pompose intitolazioni di Fisica e di Storia naturale; non
parve strano che qualcuno degl'istitutori dissertasse di anatomia e di fisiologia in cospetto di fanciulli attoniti o distratti; l'aritmetica trascorse ad astrusi ragionamenti ed alle
difficili operazioni sulle frazioni ordinarie; e non si volle per gli esami rinunziare alla prova scritta, che pure e' riconosciuta fallace per la matematica nella licenza liceale; la
storia degli Ebrei, dei Greci e dei Romani, con singolare inversione di criteri pedagogici, fu assegnata ai bambini di sei o sette anni, inabili del tutto a procedere col pensiero e
col sentimento sino alla remota antichita'. Onde perdita irreparabile di tempo, e, quel ch'e' peggio, depressione fisica e morale, impotenza dei maestri e dei discepoli di fronte ai
fini essenziali dell'istruzione e dell'educazione voluti dalla scuola. A rimuovere per sempre le cause di cosi' fatti danni, ho creduto necessario restringere le materie dei programmi
e le prove di esame a quel minimo di cognizioni utili e di attitudini sicure, che ogni fanciullo deve gradualmente acquistare nella scuola elementare. "Leggere, scrivere, far di
conto, diventare un galantuomo operoso" fu ed e' ancora il programma vivo del buon senso italiano; tornare ad esso animosamente e', per consiglio di quanti ho interrogato, un progredire
spedito e infallibile. Cosi' ho conservato il posto principale alla lingua italiana, cioe' agli studi ed agli esercizi che, svolgendo e disciplinando le facolta' inventive e le
riflessive, educano il fanciullo ad esprimere pensieri ed affetti in modo semplice, schietto, efficace, nelle forme convenienti al carattere nazionale che sinceramente si rispecchia
nella lingua. Ma ho posto altresi' molta cura nel toglier via quanto potesse ritardare o impedire questo supremo tra i benefizi della scuola. Ho sfrondato il programma di aritmetica di
tutte quelle parti che sembrano e sono usurpazione del compito riserbato alle scuole mezzane e l'ho rivolta piu' direttamente alla pratica, cioe' all'acquisto dell'abilita' preziosa di
applicare il calcolo, anche senza aiuto di operazioni scritte, ai casi della vita domestica e delle piccole aziende industriali e commerciali. Ne' ho trascurato di restituire alla
calligrafia il suo vero carattere nelle scuole elementari, quello cioe' di avvezzare la mano ad un modo di scrivere semplice e nitido; ne ho quindi ristretto l'obbligo al solo corsivo,
per lasciare agli istituti superiori le varieta' di forme e di ornamenti della scrittura. Della storia, della geografia, dei diritti e dei doveri del cittadino ho fatto un solo gruppo
per indicare, anche in maniera visibile, che i tre insegnamenti debbono in bella armonia concorrere allo scopo di far conoscere ed amare la patria, di svegliare la coscienza e
scaldare il sentimento dell'italianita'. Per non disperdere in vani e perniciosi conati il vigore degli alunni, ho abolito nel corso inferiore i racconti tratti dalla storia dei popoli
antichi. La storia d'Italia e' stata ridotta a questo: dalla conoscenza di uomini e fatti del risorgimento nazionale il fanciullo e' avviato a risalire verso le eta' precedenti, a
conoscerne le vicende piu' notevoli e gli uomini piu' benemeriti dell'incivilimento umano, ad imparare come, per non interrotta successione di pensieri e di opere, ci fu trasmessa
l'eredita' di una patria grande con Roma capitale. Le nozioni geografiche vennero coordinate a questo fine medesimo e liberate dal fardello delle teorie scientifiche che per la tenera
eta' sono vuote astruserie. La somma dei diritti e dei doveri, come argomento di esame, ho ristretto alle nozioni che procedono dalla spiegazione dello Statuto costituzionale, legge
positiva; e cio' coll'intendimento di precludere l'adito ai catechismi di etica ed all'esposizione di pretenziose dottrine. Non una parola, nei programmi, intorno all'insegnamento
della morale; nessun obbligo per questa di un esperimento di esame. La morale puo' essere appresa innanzitutto per virtu' dell'esempio dei parenti e dei maestri: deve poi risultare da
ogni e singolo insegnamento, specie da quelli che si propongono di agire direttamente sull'intelligenza e sul sentimento; dell'educazione morale, come delle buone maniere che ne sono
l'ornamento, rendera' testimonianza, non l'esame, si' bene la migliorata condotta del fanciullo nella famiglia e nella scuola, unico tirocinio suo alla vita sociale. Al principio
enunciato, che non puo' essere oggetto di programma e di esame il complesso di mezzi e di risultamenti che sono propri dell'educazione morale, rese omaggio il mio predecessore che,
sottoponendo alla sanzione di V. M. le istruzioni e i programmi del 1888, giustificava il silenzio tenuto in riguardo all'educazione religiosa, guarentigia di pace sociale. Ed ora mi
sovvengo del dovere di spiegare anche la risoluzione per la quale, nell'ambito dei programmi e degli esami, circoscritti con pensata parsimonia alla lingua italiana, all'aritmetica
pratica, alla calligrafia, alla storia ed alla geografia d'Italia, ai diritti e doveri del cittadino, non trovarono luogo il canto, la ginnastica, il disegno, le particolarita'
dell'insegnamento oggettivo, i lavori donneschi e le altre esercitazioni di lavoro educativo che con prudente misura sono ordinate nelle migliore scuole italiane. La ginnastica e il
canto sono mezzi d'igiene, di riposo, di ricreazione, di disciplina1. Dovevano percio' essere affidati all'educatore, accio' ne potesse far uso liberamente, senza creare, neppure in
apparenza, una nuova preoccupazione pei discenti. Dicasi altrettanto dei lavori donneschi, per i quali la scuola, senza aver l'aria di piegare a prescrizioni ufficiali, puo' di tanto
in tanto sospendere lo studio che piu' affatica la mente, e volgersi ad opere non meno utili, che meglio rendono l'immagine della vita casalinga. La solerte maestra trovera' da se' il
tempo e il modo di alternare queste occupazioni materne all'adempimento degli altri doveri. Alla buona volonta' ed alla sagacia degl'insegnanti va pure lasciata la cura di educare
l'occhio e la mano dei fanciulli alle giuste proporzioni e di avviarli alla rappresentazione grafica delle cose osservate, di mano in mano che si estende la conoscenza del mondo
esteriore e diviene determinata e precisa nel loro intelletto. Lo studio della geometria intuitiva, sussidio all'aritmetica pratica ed al sistema legale delle misure, e la riflessione
indirizzata a conoscere la struttura e le qualita' degli oggetti porgeranno molteplici occasioni, non solo al disegno, ma anche alla costruzione, alla riproduzione, con materie
diverse, di alcune fra le cose che furono soggetto di attenzione e di esame. Si desteranno pertanto i primi moti del senso estetico, si proveranno le prime gioie del lavoro, che e'
premio, non condanna, delle generazioni umane. Guidato da tali criteri, ho liberamente commesso al maestro, l'ufficio di determinare, sotto certe condizioni, i modi e l'estensione di
quell'insegnamento che fu detto oggettivo, per significare il metodo sperimentale applicato all'educazione giovanile. Da quest'atto speciale di fiducia mi riprometto il risultato
precipuo di vedere la scuola ringiovanita e fortificata dalle correnti animatrici della vita reale nei multiformi aspetti che la natura e il lavoro le danno nelle diverse regioni
d'Italia. Di giorno in giorno cresce in me la speranza che ai maestri rurali sia concesso, possibilmente vicino alla scuola, un campicello, il quale, mentre porga loro qualche
vantaggio economico, serva altresi' per insegnare, colla nozione dell'alfabeto, norme pratiche di arte agraria; e che nelle scuole urbane il lavoro educativo renda agile la mano e
prepari l'ingegno alle commozioni gentili dell'arte, alle onorate vittorie dell'industria. Ma non cosi' che l'aula scolastica diventi officina o piccola maestranza di un'arte speciale;
il lavoro, di cui discorro, illuminato dall'esempio dei giuochi e delle occupazioni geniali immaginate da Federico Fröbel per l'eta' infantile, tende a creare, non soltanto nei figli
dell'artigiano, la facolta' di dirigere l'azione ad uno scopo e a introdurre nel costume il principio di moralita' che vivere e' operare. Il non trovare menzione del canto, del disegno,
della ginnastica, del lavoro e dell'insegnamento oggettivo nei programmi e negli esperimenti di esame, non vuol significare adunque che siffatte discipline furono escluse dalla
scuola. Esse costituiscono gli strumenti didattici, i mezzi educativi che ogni istitutore, non indegno del nobile ufficio, adopera per condurre gli allievi a quel minimo di
preparazione proficua e duratura che, come meta ultima, e' indicata nei programmi. Ma, nelle istruzioni che a questi precedono, ho posto mente a rilevare l'importanza ed a precisare i
confini di un campo vasto e produttivo dischiuso all'attivita' pedagogica, perche' non rimanesse dubbio che un maestro puo' segnalarsi fra i colleghi anzitutto col valersi opportunamente
della maggiore liberta' datagli ora dal Governo. La quale giovera', insieme con altre significazioni di stima, a fare intendere a tutti che la nazione non e' ignara dei suoi obblighi e
si propone di migliorare, non appena cio' sia possibile, anche le condizioni economiche di una classe benemerita di cittadini. Dal sistema seguito di mantenere i programmi e gli esami
entro la cerchia delle cognizioni indispensabili a ciascun alunno della scuola elementare, sia essa maschile o femminile, urbana o rurale, unica o divisa in classi, credo derivera' un
altro e non tenue vantaggio. Siccome i programmi sono molto semplici ed e' lasciata al maestro la necessaria facolta' di svolgerne il contenuto ed ampliarne la comprensione, senza
deviare dal termine prefisso, cosi' ho richiamato gl'insegnanti elementari all'obbligo di formare, al principio dell'anno, il programma didattico particolareggiato, ed ho circondato
questo lavoro di tutte le cautele atte ad assicurarne la serieta' e l'efficacia. Le scuole nostre pertanto, in virtu' di quel minimo di profitto obbligatorio per tutte, avranno il
pregio fondamentale dell'unita'; ma nel tempo stesso si presenteranno varie secondo i bisogni dei luoghi, gli atteggiamenti speciali delle industrie paesane, il grado di civilta' delle
diverse province, vale a dire in conformita' dell'ambiente e, direi quasi, del clima speciale di ciascun istituto di educazione. Ma poco meno che inutile sarebbe stato il dare alla
scuola elementare una fisionomia propria, il sollevare gli alunni da un peso di studi superiore alle forze dell'eta' e dell'intelligenza, se non avessi provveduto contemporaneamente a
liberarli dai soverchianti lavori, specie per iscritto, assegnati come compito di casa, e non avessi abbreviato l'orario del corso inferiore in guisa da contenerlo entro i limiti che
la natura medesima fissa all'attenzione ed al lavoro dei fanciulli. Che la riforma debba riuscire fausta e salutare alla patria puo' argomentarsi dal fatto della sua origine. I voti di
tutti i buoni maestri, i desideri di tutti gli amici della scuola trovarono ascolto nel Decreto che sottopongo all'augusta firma della Maesta' Vostra. Se questa non sara' negata da un
Principe, cui la nazione intera riconosce l'alta benemerenza verso le classi che dalla scuola popolare traggono maggior profitto, potra' augurare al paese che questa diventi presto
convegno sano e giocondo di generazioni valide ed operose, capaci di conservare ed accrescere il patrimonio di civilta' e di gloria che ci fu tramandato dai padri nostri.
Istruzioni I. ISTRUZIONI GENERALI Il maestro deve tener presente, che la scuola ha da servire a tre fini, a dar vigore al corpo, penetrazione all'intelligenza e rettitudine all'animo,
e governarsi in ogni cosa per modo, in quanto e' fattibile da conseguirli. Non e' molto tempo, il primo di questi fini pareva alla scuola cosi' estraneo ed indifferente, che non di rado,
badando a ottenere, alla maniera allora in uso, il massimo frutto dall'istruzione, si lasciava inconsiderato il pericolo di sciupare il corpo. Ora tutti comprendono che la salute e' il
primo dei beni, in quanto e' la condizione senza la quale, prescindendo da casi eccezionali, diventano talvolta inutili, tal altra dannosi gli altri. Dalla salute derivano di regola,
oltreche' la forza fisica e la resistenza alla fatica, anche l'energia della volonta', il coraggio di intraprendere, la costanza del proseguire, e la laboriosita' e il valore, qualita' e
doti indispensabili a un popolo che vuol essere rispettato. La scuola deve quindi, non solo fare attenzione a non indebolirla con uno sforzo intellettuale prematuro e disadatto
all'eta', ma ancora procurare di porre in pratica tutti gli avvenimenti e tutte le diligenze, che possono contribuire ad accrescerne la floridezza. Percio' il maestro, oltreche' aver
cura di alternare e variare gli esercizi, procacciando alla mente con questa varieta' stessa un certo riposo, deve interromperli a brevi intervalli, p. e. nei primi due corsi di
mezz'ora in mezz'ora e nei successivi di tre in tre quarti, lasciando agli alunni alcuni minuti di non sguaiata ricreazione. Con cio' gli riuscira' facile di ricuperare da un'attenzione
piu' vogliosa e piu' fida quel po' di tempo che par perduto. Questo pero' non basta, potendosi cosi' evitare gli inconvenienti di un'occupazione imposta a forza e protratta troppo a lungo,
ma non conseguire quei benefici, che anche per lo sviluppo fisico si aspettano dalla scuola. Anche per questa parte, come fu accennato, essa deve, non solo non nuocere, ma giovare.
Per cio' il maestro deve badare, che l'aula in cui insegna sia mantenuta per quanto e' da lui, in condizioni salubri, non senta di chiuso, il che nelle scuole occorre assai di
frequente; e deve inoltre con assidua e minuta pazienza vegliare, affinche' i suoi alunni vengano alla scuola puliti, poiche' non c'e' poverta' che impedisca l'uso dell'acqua, non
omettendo di ripeter loro, che la sporcizia e' una delle cause piu' pericolose di certe malattie. Ne', ove bisogni, lasciera' di avvertire o fare avvertire dal direttore i parenti; i
quali sara' pure un gran bene se, soprattutto nelle campagne e nei borghi piu' remoti e piu' miseri delle citta', potranno essere tanto o quanto educati indirettamente dai figli e dalla
scuola. Non e' poi necessario far parola del partito, che il maestro deve saper trarre dalla ginnastica e dal canto corale, due esercizi aggiunti alla scuola non ha molto appunto in
riguardo alla salute, e che soprattutto dall'intendimento di conferire a questa devono essere regolati. Non hanno infatti un fine di ornamento o di lusso, ne' meno ancora un fine
tecnico, talche' servano a fare dei saltatori, o dei cantanti, ma giovano mirabilmente come sollievo dell'occupazione mentale, sviluppano gli organi della respirazione e danno vigore,
e quindi sicurezza e leggiadria di movimenti, al corpo; cose per verita' che si sanno e si ripetono da tutti, ma nondimeno non produssero fra noi fino a qui l'effetto, che la
ginnastica e il canto fossero tenuti nelle scuole in tutto il conto che meritano e si eseguissero dovunque regolarmente, con puntualita' ed esattezza. Ne' si vede che entrassero nei
costumi e nella vita, rallegrando le feste e i convegni pubblici e associando i giovani in sani e allegri esercizi, come avviene presso altre nazioni, imitatrici degli antichi, piu'
studiose e sollecite di noi, che pure ce ne vantiamo eredi. Il sentimento della forte personalita' individuale dev'essere congiunto con quello della collettiva, e il veder gli uomini
unificati in una volonta' che ne costituisce un tutto operosamente concorde a un fine, non e' privo d'un certo diletto virile e di utilita'. Quanto all'istruzione intellettuale, e' da
avvertire per prima cosa che, le scuole devono somministrare un certo numero di cognizioni, tuttavia la mira ultima di tutto l'insegnamento non e' risposta tanto nelle cognizioni
stesse, quanto nelle abitudini che il pensiero acquista dal modo in cui vengono somministrate. A persuadersene basta considerare, che le cognizioni non poche volte, e forse il piu'
delle volte, dopo un po' di tempo di desuetudine dagli studi, vengono in molta parte dimenticate, quando invece il modo di pensare dura tutta la vita, entra in tutte le azioni umane ed
e' causa, secondo la dirittura o stortura sua, di effetti benefici, o di errori e di disinganni. La cosa penetra cosi' a fondo negli uffici della scuola considerati in riguardo ai
bisogni del nostro paese, che giova spiegarla un po' meglio. Noi operiamo assai di frequente, anche in cose molto importanti, dietro a idee fisse, che passano con facilita' sotto il
pomposo nome di principii, attribuendo poco valore agli insegnamenti dell'esperienza. Sia effetto del predominio dell'immaginazione, o di avere avuto alle mani negli ultimi secoli
poche faccende, o di certe tradizioni retoriche e scolastiche, o del metodo ereditato dal passato o come e' probabile, di tutte queste cause insieme, noi seguitiamo ad almanaccare coi
nostri sentimenti prendendoli per fonti di verita', ragioniamo volentieri dietro a loro, e intanto troppo poco raccogliamo dal mondo e dalla vita, che dovrebbero essere i nostri
maestri. In questa specie di sonnambulismo, nel quale si guarda, ma non si vede, i fatti anche piu' frequenti e piu' comuni ci passano e ripassano sotto gli occhi senza fermare la
nostra attenzione, e quindi senza che la mente ne raccolga frutto di ammaestramento, o almeno ne raccolga tutto il frutto che pur potrebbe. Di qui e' che, malgrado il crescere
dell'istruzione, non si vede crescere proporzionalmente quel senso della verita' e quell'amore della chiarezza, quella sobria nitidezza del pensiero, quell'accorgimento sagace,
quell'attitudine al fare, senza la quale, dalle cose grandi alle piccole, si fa tutto come viene, senza attenzione e senza esattezza, salvo a consolarci dell'esito infelice
coll'attribuirlo alla malignita' della fortuna. Cio' premesso, se la scuola ha da servire ai bisogni nostri, ne viene di conseguenza che essa deve anche cercar di rimediare a questo
difetto, impartendo l'insegnamento in maniera, che l'alunno acquisti certe abitudini intellettuali piu' feconde, ossia ne tragga un modo di pensare piu' chiaro, piu' pratico, piu'
proficuo, che non sia quello ch'egli vi acquista ordinariamente. La scuola non deve sviare dalla vita con un formalismo ambizioso, per cui pare che tutti quei poveri fanciulli sieno
destinati a campar di regole e a diventar professori; al contrario deve prepararvi, e prepararvi non soltanto coll'utilita' applicativa diretta e immediata delle cognizioni che
somministra, ma anche e principalmente col porre nelle mani dell'alunno, per mezzo di queste cognizioni stesse, lo strumento, col quale egli possa coll'esperienza giornaliera
acquistarne via via delle altre e diventare il maestro di se' medesimo. Soltanto allora, quando l'istruzione sia tale che serva a formar la testa, potra' farsi sangue che si trasfonda
nella vita del paese e la rinnovi di vigore giovanile, mentre invece, prescindendo da questo supremo fine, quei tre o quei cinque annetti di scuola resteranno sempre cosi' povera e
scarsa cosa, che molti continueranno a chiedere, quale sia il frutto che se ne aspetta. Ma percio' e' necessario che il maestro si premunisca bene contro una grande illusione, ed e'
quella di abbreviare la strada a' suoi alunni, somministrando loro l'idea generale, senza passare pei fatti particolari che ne spiegano la genesi, o da cui e' nata. Certo l'idea
generale dice qualche cosa e dice molto per chi se l'e' formata in mente da se' colla sua esperienza e colla sua osservazione; ma non dice nulla per quelli, nei quali precorre l'una e
l'altra. Essa si riduce a una sintesi prematura estranea al pensiero dell'alunno ed imposta a forza, donde viene di necessita', che egli, non comprendendo l'idea, si attacchi alle
parole. Ed ecco quella scuola dogmatica e quell'istruzione parolaia, vuota, composta di suoni, infeconda e stucchevole insieme, che disamora dallo studio, sciupa i cervelli, e
contribuisce tanto a far nascere e a mantenere la funesta abitudine di attribuire tanta importanza alle parole, quanto poca alle idee e alle cose. Volendo ovviare a questo pericolo,
il maestro deve avvezzar gli alunni a osservare appunto le cose in mezzo alle quali vivono, facendo loro comprendere quanto frutto di ammaestramento possano trarre colla loro testa da
tutto quello che li circonda. In altri termini esso deve continuare in luogo d'interrompere, come il piu' spesso accade, l'istruzione che ricevettero dalla natura prima di metter piede
nella scuola, l'istruzione cioe' dei sensi, studiandosi pero' di renderla piu' chiara, compiuta e consapevole di se' stessa. La forma degli oggetti, il loro colore, la loro genesi, l'uso
a cui servono, si tratti di un pezzo di legno, o di carbon fossile, o di ferro, o di tela, o di seta, o di carta, o di pane, o simili, aprono innanzi a loro i campi della natura e
dell'industria e porgono occasione di portare la loro mente avida di sapere nel mondo reale. Beninteso, che in uno spazio cosi' sterminato il maestro deve saper muovere soltanto alcuni
passi, inoltrarsi non piu' di quello che valgono a seguirlo gli alunni trovando insieme profitto e piacere; di che egli s'accorgera' facilmente dall'attenzione che gli presteranno. Ma
quando il maestro sappia serbar misura e adattare il suo insegnamento all'eta', il mondo dei fatti gli porgera' il modo di eccitare la loro curiosita' e di tener desta e alacre la loro
attenzione stessa imprimeranno incancellabilmente nella loro memoria; cio' che in ultimo dara' un frutto molto piu' grande che non ne sia l'apparenza, quando invece di un insegnamento
appoggiato alle parole, generico e pei bambini sbiadito e insulso, sara' sempre piu' grande l'apparenza che la sostanza. Se nella scuola ci sara' una collezione di oggetti, naturalmente
il maestro non omettera' di giovarsene. Ma se no, puo' supplire a tutto colla sua diligenza e col suo ingegno. Trattandosi di porre l'alunno, per cosi' dire, a contatto col mondo delle
cose, i mezzi non possono mancargli, dacche' questo mondo c'e' da per tutto e in esso viviamo. Oltreche' egli puo' portare in classe, e giovera' che lo faccia, insetti, pianticelle, fiori,
frutta, prodotti industriali di poco o nessuno costo e che si trovano da per tutto; i banchi, le invetriate, la bottiglia dell'acqua, l'inchiostro, la lavagna su cui scrive, il gesso,
la matita, la spugna, la carta che tiene in mano gli offrono il modo di dare una dilettevole varieta' al suo insegnamento, somministrando a' suoi alunni varie ed utili cognizioni.
Forse anzi, poiche' il mondo reale e', per cosi' dire, infinito e comprende tutto quello di cui s'accorgono i nostri sensi, puo' non essere sempre di grandissima opportunita' il far
parere, che esso si trovi rannicchiato in tre o quattro cassettine, le quali poi col tempo vengono a perdere di novita' e di freschezza per gli alunni e possono diventare un nuovo
strumento di pedanteria per il maestro. S'egli ha ingegno e coltura, sara' meglio forse che quest'insegnamento sia di solito occasionale, come fu occasionale, per non dire accidentale,
quello che porse la prima istruzione al fanciullo, prima ch'egli entrasse nella scuola, e come sara' quasi sempre occasionale ed accidentale quello che continuera' ad allargare la sua
mente poi. Cio' apparisce segnatamente raccomandabile, in quanto, piu' che di un insegnamento speciale, si tratta qui di un metodo che deve penetrare possibilmente in tutti. Se il
metodo infatti deve generare un'abitudine intellettuale e un modo di pensare, nel qual caso soltanto puo' essere veramente proficuo, e' forza che esso entri in tutto cio' che ha
attinenza col mondo reale. Quindi l'occasione dev'essere offerta, non solo dalla lingua, il che e' chiaro, perche' le parole non si intendono se non si conoscono le cose, ma dalla
geografia che verra' illustrata colla pianta della citta' o del comune, dall'aritmetica, che giovera' di dedurre dai conti piu' semplici dell'azienda domestica, dalla fisica, che partira'
dalla spiegazione dei fenomeni naturali piu' comuni e piu' conosciuti, dal disegno, che appreso il meccanismo, si esercitera' sul vero, procurando, che tutto cooperi a un fine e la
scienza non abbia nulla di astratto, nulla di convenzionale, ma nasca semplice, schietta e spontanea quasi sotto gli occhi degli alunni; i quali, a forza di essere richiamati a
osservare le cose e i fatti, arrivino alle generalizzazioni senza accorgersi e da se medesimi. Avvezzi dalla scuola in tutto e sempre a procedere cosi', procederanno cosi' anche nella
vita; si educheranno a guardarsi intorno e a farsi carico dell'esperienza, e stara' in questo una parte grandissima de' suoi benefici. Venendo alla formazione dell'animo, sarebbe da
avvertire per prima cosa, che in questa dovrebb'essere riposto principalmente l'ufficio della scuola, se non fosse che da un lato, date le poche ore che l'alunno passa fra le sue
mura, essa di frequente non basta contro la dannosa influenza di molte famiglie, e dall'altro che l'intelligenza stessa, meglio e' istruita, e piu' vi conduce. La mente piu' e'
illuminata, piu' comprende l'utilita' del vivere onesto e del retto operare. Siccome pero' il lume, che si puo' porgere coll'istruzione elementare non e' molto, non gioverebbe affidarsi a
questo, come dall'altra parte sarebbe improvvido lasciarsi distogliere dalle difficolta', che all'opera della scuola fanno contro dal di fuori. Anzi, sotto un certo aspetto, maggiori
sono gli ostacoli, maggiore vuol essere lo sforzo di superarli. Il potere educativo della scuola e' proporzionato alle disposizioni d'animo e al contegno del maestro. Egli fara'
ottimamente scegliendo un libro di lettura, in cui non manchino i racconti morali, commentandoli e facendoli ripetere agli alunni. Ma quest'esercizio non produrra' grandi effetti,
ch'egli non avra' dentro di se' i sentimenti che vuole inspirare agli altri. Se lodera' la bonta' e si mostrera' maligno, se raccomandera' la mansuetudine e sara' stizzoso, o la gentilezza
diportandosi sgarbatamente, o la puntualita' mancando o giungendo tardi alla scuola, e' certissimo che nessun effetto produrranno i suoi discorsi, per le ragioni del metodo obiettivo,
perche' i fatti penetrano nella memoria molto piu' a fondo delle parole. Quando invece il maestro sia veramente esatto nell'adempimento dei suoi doveri; giusto, tranquillo, benevolo,
sincero, leale, e di cuor gentile, puo' esser sicuro che queste disposizioni del suo animo traspariranno perfino suo malgrado da tutto quello ch'egli dira' e fara' innanzi a' suoi
alunni, e servira', per quanto e' fattibile, a formarli a sua somiglianza. Nella legge del 15 luglio 1877, fra le materie d'insegnamento sono comprese le nozioni dei doveri dell'uomo e
del cittadino. Pero' e' chiaro, che queste parole vanno interpretate con discrezione, essendo troppo difficile far intendere i doveri degli uomini a fanciulli, che non hanno ne'
potrebbero avere alcuna idea della vita sociale e politica. D'altra parte e' ben noto, che introducendo quell'insegnamento si volle rimediare a un difetto della scuola, alla quale
rimproveravasi da ogni parte di non essere educativa. L'intento quindi ne determina l'indole e i confini. Non trattasi tanto di conoscere i doveri, quanto di assuefarsi ad adempierli.
In altri termini, piu' che il conoscere, importa il fare; anche questo secondo l'idea moderna, che la scuola dev'essere principalmente un esercizio. Come dev'essere un esercizio
dell'intelligenza, cosi' anche della volonta'. In questo veramente consiste l'educazione; perche', se si manca al dovere, e' caso rarissimo che vi si manchi per non aver saputo che
esistesse. Quali sieno i doveri s'impara da tutta la vita che ci attornia; quello che la vita non ci da' e' la forza di soddisfarvi. Ora e' appunto questa forza che bisogna far
acquistare al fanciullo, esigendo senza mollezze e senza transazioni l'adempimento esatto dei doveri relativi alla sua eta' e alla sua condizione. Quando egli abbia acquistato questa
preziosa abitudine nella cerchia ristretta dei doveri della sua eta' e della sua condizione, la portera' molto probabilmente con se' nelle eta' e nelle condizioni successive, estendendola
quasi senza avvedersene ai doveri piu' importanti propri di queste. Non giovera' quindi insegnargli, suppongasi, che non dovra' mancare all'appello in caserma, se non lo si avvezza per
intanto a non mancare alla scuola, ne' parlargli del rispetto dovuto al Re, se innanzi tutto non saluta il maestro. Importa moltissimo che i fanciulli non si credano uomini e si
avvezzino alla sommissione e alla deferenza verso i parenti, verso i maestri, verso i maggiori di eta'. L'adempimento esatto dei doveri, ch'essi hanno come figli, come scolari e come
fanciulli e' la guarentigia meno incerta che si possa avere del rispetto con cui considereranno a suo tempo quelli di uomo, di padre e di cittadino. Tutto cio' viene a dire che la
disciplina scolastica e' lo strumento piu' poderoso che stia in mano del maestro, per formare nell'alunno l'abitudine di adempiere a' suoi doveri. Soprattutto a una disciplina
tradizionale, forte e costante, che va dalla reggia al tugurio, si devono gl'invidiati miracoli di altre nazioni e antichi e recenti fatti, che piu' valsero a rendere un di' gloriosa e
ora rispettata la nostra. Bisogna pero' che il maestro faccia attenzione a non lasciarsi illudere da certe apparenze, potendo accadere che un cert'ordine materiale, una certa
tranquillita', certi segni di subordinazione e di deferenza non rispondano del tutto alle disposizioni dell'animo, come spesso accadeva nella vecchia scuola. Dovra' quindi mostrare in
ogni occasione il piu' gran disprezzo della simulazione, dell'ipocrisia, della menzogna, e una stima grandissima della sincerita' e della lealta', lodando sommamente tutti gli atti che
rivelano queste virtu', e non omettendo di far intendere quanto sia inutile, oltreche' degradante, la furberia, e come l'inganno ricada sempre, piu' presto o piu' tardi, in testa
all'ingannatore. Quando questa semplicissima verita' si potesse far penetrare a fondo nelle nostre popolazioni, basterebbe essa sola, tanto e' feconda, a irrorare di sangue giovanile
tutta la vita del paese, ad accrescere la fiducia vicendevole, lo spirito di associazione, il credito, i lavoro, e la scuola renderebbe un servigio assai piu' prezioso, che col
propagare la conoscenza delle lettere dell'alfabeto. Dare a ognuno il suo, rispettare i diritti del prossimo, astenersi da soperchierie, da malignita', da invidie, e nei limiti della
propria possibilita', cercare di essere utili e di giovare, ecco i sentimenti che il maestro deve studiarsi di inspirare a' suoi alunni, prevalendosi della convivenza scolastica
simulacro della civile, e prendendo occasione delle relazioni ch'essi hanno fra loro, colle famiglie e verso di lui; tutto cio' pacatamente, senza esaltamenti fantastici, e soprattutto
senza mai rappresentare, cio' che purtroppo accade spesso, l'adempimento del dovere come un atto di generosita' o di virtu'. Formar della gente retta, tranquilla, solida e seria, ecco il
fine, che per quanto e' possibile alla scuola, deve proporsi di conseguire. Ma il buon uomo puo' non essere un buon cittadino, benche' in vero abbia il primo e l'indispensabile
fondamento per essere anche questo. Il maestro dovra' quindi cogliere tutte le occasioni per infondere ne' suoi alunni i sentimenti che piu' conferiscono al benessere civile, l'amore
dell'ordine, della concordia, della tranquillita' laboriosa e della socialita' umana, distogliendoli, ove bisogni, da gare e da odi municipali, e facendo che il nome d'Italia e la
compiacenza di appartenere a una gran nazione valida e stimata campeggi nel loro pensiero e nel loro cuore. Senza vanti improvvidi e senza insulsi retoricumi, non omettera' di far
capire, per quanta parte e in quanti modi il nostro paese abbia contribuito alla civilta' del mondo, per trarne motivo di giusta soddisfazione, ma non senza avvertire che lo splendido
passato non varra' che a rendere piu' oscuro il presente, ove la crescente generazione non sorga agguerrita ai nuovi destini da un vigile e forte sentimento del dovere, cosi' verso la
famiglia e i propri simili, come verso la patria e lo Stato.
II. ISTRUZIONI SPECIALI I. Educazione Morale - Disciplina L'educatore non puo' attendere lo svolgimento di tutte le facolta' e la luce chiara e piena della esperienza, prima di
adempiere all'obbligo che ha di dominare e volgere a meta nobile ed alta i moti dell'istinto e della passione. Intanto cominci ad osservare predisposizioni e tendenze di ciascun
allievo; con amore e dolcezza incoraggi ognuno a manifestare sinceramente affetti, desideri e speranze, a fare uso franco ed aperto della liberta' di pensiero e di azione. In tal guisa
acquistera' la conoscenza precisa di quanto il fanciullo ha portato con se' dalla famiglia, sia nelle abitudini, sia nel linguaggio, che si dimostri contrario alle norme di onesta' e
gentilezza, e potra' iniziare con modi paterni un'opera di correzione lenta, ma perseverante e sicura. Quest'analisi individuale proceda cosi' discreta e prudente, che i discepoli ed i
genitori loro non abbiano a dolersi di essere sottoposti ad esame ed a cura speciale: i risultati delle singole osservazioni, fin dai primi giorni di scuola, vengano coordinati in
maniera da formare, per tutta la classe, un disegno generale di riforma immancabile. Il sentimento religioso si desta assai di buon'ora nell'animo del bambino per le tradizioni, gli
esempi e gli ammaestramenti della famiglia, e insieme con altre manifestazioni di affetti puri e soavi. Il maestro trova dunque, nell'intelletto e nel cuore de' suoi alunni, uno dei
fondamenti di moralita', cioe' la parte piu' nobile dell'educazione domestica. Di siffatta preparazione egli deve sentire profondo rispetto, non dimenticando mai che sarebbe azione
riprovevole il portare nelle coscienze qualsiasi turbamento. Non giova ripetere quanto intorno all'educazione fu detto nelle Istruzioni generali; ma non e' vano aggiungere che sarebbe
del tutto infruttuoso il tentativo d'influire, con precetti e dimostrazioni, sulla intelligenza, quando urge muovere la volonta', far nascere abitudini e costumi conformi all'onore ed
alla dignita' della vita, svegliare nell'animo il sentimento del dovere e della responsabilita', ottenere che le buone aspirazioni si tramutino in atti di amore, di sincerita' e di
giustizia. E' da notare poi che il miglioramento morale si rende visibile e certo nella condotta degli allievi, anche fuori di classe. Taluno, e non sempre a torto, vuole giudicar
male della scuola e del maestro, quando s'imbatte in fanciulli, nei quali l'educazione non lascio' impronta alcuna di costumatezza. Ne' rimanga ignorato il codice delle buone maniere
che sono vincolo di benevolenza e manifestazione di animo disposto a virtu'. Strumento prezioso di educazione dobbiamo ritenere altresi' la disciplina, vale a dire l'esercizio calmo e
sereno dell'autorita' che, per obbligare tutti all'adempimento del dovere, non ha bisogno di ricorrere a minacce e castighi. Solo l'insegnante inetto o svogliato, che lascia penetrare
nella classe l'ozio e la disattenzione, suole abusare dei mezzi repressivi, che dovrebbero essere riservati ai casi, non molto frequenti, in cui necessiti raffrenare senza indugio il
disordine, perocche', nella maggior parte delle circostanze, la forza della persuasione e' sufficiente a ricondurre chi manca sulla via del ravvedimento. Ad ogni modo, quando si
riconosca inevitabile un castigo, il maestro si astenga da ogni forma di pena che offenda la dignita' morale, o sia capace di produrre qualunque specie di sofferenza fisica. Degno di
biasimo e', per analogia, il sistema dei compiti straordinari, i quali, intesi a punire la negligenza, inducono l'abitudine di associare insieme lavoro e fastidio, e l'avversione ad
esercizi che dovrebbero essere godimento intellettuale. Non alieno dalla materia e' il raccomandare tutte le precauzioni e la massima diligenza per ottenere che l'aula scolastica sia
decorosa e gioconda, e ne siano rimosse le cause che sogliono favorire il nascere ed il propagarsi di certe malattie. Meno facilmente si mantiene la disciplina, quando, per difetto
d'aria e di luce, per le incomodita' che provengono da arredi o banchi disadatti, sorge presto il desiderio di uscire da un luogo molesto e sgradito. Si dovra' pure, con riprensioni
agli alunni e consigli ai parenti, promuovere la regolare frequenza alle lezioni. Quando il mancare alla scuola non dipenda da ostacoli insuperabili, come sarebbero la eccessiva
distanza, le vie disagiate, le intemperie delle stagioni, un educatore vigile e premuroso facilmente vincera' la svogliatezza dei fanciulli e l'incuria delle famiglie. L'autorita', cioe'
la pianezza del potere disciplinare, si genera dal consentire di tutti nell'idea che il maestro e' fornito di coltura sufficiente, ama la scuola, e' cittadino irreprensibile, da' prove
assidue d'imparzialita' e di giustizia. Se non manca l'autorita', diviene agevole e semplicissimo quello che ad insegnanti inesperti sembra fortuna e abilita' singolare. Basta non
esigere quello che la puerizia non puo' dare, cioe' un'attenzione troppo prolungata: conviene alternare la ricreazione, il canto, la ginnastica, il lavoro alle occupazioni che domandano
maggiore intensita' di studio. E' inutile aggiungere che nella buona scuola non allignano mai lo spionaggio, la dissimulazione, l'ipocrisia, la menzogna; ma domina quello spirito di
lealta' e di fiducia reciproca, che e' preparazione alla vita ed ai civili uffici in libera patria.
II. Lingua Italiana Tra gli uffici del maestro e' specialmente arduo quello di condurre un fanciullo, povero d'idee e timido ancora nell'uso dell'idioma materno, a parlare e scrivere
correttamente nella lingua ch'e' simbolo di concordia e di amor patrio a tutte le genti italiane. Cosa piu' difficile e meritoria e' l'educarlo in modo, che il suo discorso riveli,
insieme con la gentilezza del sentimento, l'ordine dei pensieri e la rettitudine dei giudizi. Col determinare in queste linee generali il fine proposto all'insegnamento di lingua
italiana, non si vuol pretendere una fioritura precoce di arte letteraria in mezzo alla scuola del popolo. Viene indicata soltanto una meta assai lontana per ricordare a tutti
gl'insegnanti che non potrebbero conseguire vantaggi, ancorche' modesti, di utilita' pratica, se non tenessero di continuo rivolto lo sguardo al termine ultimo dell'educazione
intellettuale. Come ognun vede, questa disciplina prevale per importanza su tutte le altre, perche', a voler parlare correttamente e bene, non basta conoscere la struttura e i modi di
una lingua, ma conviene che le facolta' dello spirito, nell'atto di manifestarsi, possano prendere dalla parola la forza, il colorito, l'evidenza delle forme sensibili. Tutti sono
d'accordo nel raccomandare al maestro di correggere, fino dai primi esercizi di sillabazione, i difetti di pronunzia, che sono propri di ciascuna provincia. Ove non siano tolti via
con sollecitudine, passano dalla lingua parlata nella scritta e diventano errori abituali di ortografia. Lo scrivere sotto dettatura, quando il maestro adoperi ogni diligenza, specie
nel pronunziar bene egli stesso e poi nel correggere le prove degli alunni, rendera' facile e pronto il trovare esatta corrispondenza tra i suoni e i segni che li rappresentano. Nelle
istruzioni del 1888 era detto: "Quanto a grammatica e' da fare assai poco; non per vero che non importi, ma perche' giova assai meglio insegnarla praticamente. A quanto la pratica
serva, puo' vederlo ognuno nel fatto, che un bambino di sei anni la osserva discretamente nel suo discorso senza neppure averne inteso il nome. Quando il maestro parli la lingua com'e'
suo dovere, non il dialetto, e la parli correttamente, senza pensarvi insegna grammatica, come senza pensarvi insegna grammatica, come senza pensarvi il bambino la impara". Queste
raccomandazioni movevano dall'intendimento di bandire dalla scuola abusi gravi, come quello di fare imparare a memoria ad una ad una le pagine del testo e ridurre tutta la grammatica
a studio di definizioni e di regole, a fastidiosi esercizi sui vocaboli e sulle proposizioni separate, quasi che si trattasse di cose inorganiche e morte. Ma in alcune scuole
fraintesero il concetto e lo svisarono a segno da credere che la grammatica non dovesse aver parte alcuna nell'istruzione elementare: di questo pregiudizio i cattivi effetti durano
ancora. La via giusta e' nel mezzo. Non grammatica, quale insegnamento sistematico di precetti, ma istruzione grammaticale accurata e non interrotta, per mezzo di razionali esercizi e
di un'osservazione diretta, sopra i caratteri e le movenze del discorso; non definizioni e ammaestramenti dogmatici, ma regole ben definite e sicure, desunte dalla pratica, per
apprendere l'ufficio e il retto uso delle parole nella proposizione e nel periodo. Non meno conveniente al fine di una perfetta educazione intellettuale e' l'esercizio della lettura,
fatto col duplice intendimento di migliorare l'animo per virtu' degli esempi contenuti nel libro, e di avviare gli alunni, con l'imitazione del discorso altrui, a parlare e scrivere
bene per impulso ed abitudine propria. L'uno e l'altro scopo potranno essere raggiunti, se il fanciullo sapra' superare la prova del leggere speditamente ed a senso, dando cioe' alle
parole e alle frasi giusto rilievo ed accento, ma senza cantilene o declamazioni; se mostrera' di aver educato l'orecchio e la voce al giusto tono che si addice al discorso
nell'espressione dei sentimenti; se infine, spiegando le cose lette, fara' conoscere di avere derivato in se' nuovi pensieri ed affetti. Da riprovare affatto e' il sistema d'interrompere
spesso la lettura che gli alunni fanno, per chiedere e dare spiegazione di vocaboli e di cose, e per frammettere a questo esercizi di grammatica, ovvero ammaestramenti morali. Le
lettura ha un fine proprio ed essenziale, che non puo' essere subordinato ad altri; le molte occasioni che ne nascono d'insegnamenti diversi non debbono sopraffarla, sibbene attendere
che ciascun esercizio sia compiuto per aver luogo e modo d'illustrare la pagina che fu letta. Molto biasimevole e' pure il vezzo in alcune tra le prime classi elementari di far leggere
sui cartelloni o sul sillabario piu' scolari all'unisono; onde l'esercizio diviene per molti una finzione, e per tutti abitudine di leggere con pause e cadenze viziose, che
difficilmente cessano poi nelle classi superiori. Fu altrove accennato quanto conferisca la dettatura a dare abilita' e prontezza nell'interpretare il suono della parola e nel trovare
i segni per riprodurla in iscritto. Essa e' divenuta obbligatoria in tutte le classi e in tutti gli esperimenti di esame. Ma senza la correzione paziente del maestro, lo scrivere sotto
dettatura e' peggio che inutile. Si raccomanda percio' vivamente che alla pratica del dettare e del correggere sia data nella scuola quell'importanza che ha ricevuto nei nuovi
programmi. L'esercizio del comporre puo' cominciare prima ancora che un bambino abbia imparato a leggere ed a scrivere. L'industria amorevole del maestro deve anzi esercitarsi, fin
dalle prime lezioni, affinche' gli alunni si avvezzino, anche senza aiuto di carta e di penna, a parlare ordinatamente, e, per quanto e' possibile, con purezza e precisione di
linguaggio, sopra argomenti per essi familiari. Il lavoro del riflettere, del meditare, del mettere in azione tutte le facolta' per aprirsi la via ad un'espressione semplice e giusta
del pensiero non ha bisogno di essere associato sempre allo scrivere. Purtroppo quest'associazione, ove diventi necessita' dello spirito, fa in parte mancare allo scopo l'esercizio
stesso del comporre, perche' nella vita si presentano di continuo l'occasione e il bisogno di parlare assennatamente e con efficacia, e molto minori per numero sono i casi, ne' quali
alla maggior parte dei cittadini convenga, per ottenere intenti di privata o pubblica utilita', far ricorso a meditate scritture. Dalle considerazioni esposte si deduce la conseguenza
che la scuola elementare deve muovere anzitutto dal metodo dei brevi e facili componimenti orali, poi da questi passare agli scritti, avvicendando sempre i due generi di esercizio,
affinche' si aiutino e compiano scambievolmente. Fra i componimenti, per gli effetti che producono, sono da annoverare i sunti delle letture fatte a casa. Questa pratica si raccomanda
con premura speciale a tutti i buoni maestri, cui l'amore della scuola consigliera' espedienti diversi per far entrare il buon libro anche nelle case piu' povere. "Quando, per via di
proposizioni, e poi di brevi periodi, dei quali il maestro abbia suggerito il senso, si arrivi alla composizione, non converra' ne' dettare la traccia, cio' che avvezza l'alunno a non
pensare colla propria testa, ne' abbandonarlo a se' solo pretendendo da lui pensieri che non puo' avere. Dettato il tema, il maestro potra' illustrarlo e spiegarlo a voce, o meglio,
lasciato agli alunni qualche minuti di riflessione, potra' successivamente invitare quelli che hanno in mente qualche idea che potrebbe entrarvi, a dirla, impegnando a questa gara il
pensiero e d'invenzione tutta la scuola. L'operosita' intellettuale che si desta con questo lavoro in comune, e' grandissima e il frutto proporzionato". "Somma cura pero' e' da porre
nella scelta dei temi per guisa che gli alunni non siano mai obbligati a scrivere di cose che non conoscono per esperienza loro propria. Nulla e' piu' ripugnante al metodo che si
raccomanda in questi programmi, di una descrizione del mare fatta da chi e' vissuto sempre sulle montagne, o di una delle montagne da chi crebbe sulla spiaggia del mare. E pazienza, se
si peccasse soltanto contro la logica. Si pecca infatti anche contro i principii piu' elementari dell'educazione, in quanto si avvezza l'alunno a parlare, come se fosse la cosa piu'
naturale, di quello che non sa, insinuandogli una vanita' e una presunzione, non solo spiacevole, ma pericolosa per lui e per gli altri in tutta la vita". "Invece giova grandemente il
costringerlo ad osservare con attenzione le cose note, ma delle quali non si rese conto bastantemente. Diasi, supponiamo, per tema: somiglianze e differenze fra il bue e il cavallo,
fra la rosa e il garofano, fra un'arancia e una mela, fra il gelso e la vite; ecco la sua testa in moto per trovare qualche cosa, perche' e' consapevole di poter fare; eccolo stimolato
dall'amor proprio alla fatica di un certo scoprire, che in fine si riduce a vedere, e accresce il suo ingegno, senza cimentare la sua modestia. Nell'insegnamento della lingua, piu'
ancora che negli altri, conviene infatti tener presente il fine indiretto, ma supremo della scuola, il quale e' che l'alunno ne esca di mente e d'animo migliore che non c'e' entrato"1.
Come il sistema della traccia e' da condannare quello del comporre per imitazione, che giova solo a rendere pigre le facolta' inventive e a indebolire la volonta', inducendo pure la
triste consuetudine di parlare in maniera diversa dal pensiero e dal sentimento proprio. Reca invece non piccolo giovamento l'uso di leggere, da un buon autore, dopo che sia finito il
lavoro degli alunni, il racconto, la descrizione o la lettera che abbia stretta affinita' coll'argomento gia' trattato. Allora ciascuno, per l'osservazione propria e pei confronti fatti
dal maestro, sara' guidato a rilevare come e perche' il suo componimento sia riuscito manchevole e nei pensieri e nell'ordine, e ad accendersi nel desiderio, non di emulare quelli che
sanno l'arte, ma di tenersi non troppo lontano da un certo grado di perfezione. La memoria e' una facolta' preziosa dello spirito, senza l'aiuto della quale sarebbe vana ogni fatica per
imparare. Ma giustamente furono riprovati quegli esercizi mnemonici che avevano per iscopo di far ripetere a parola definizioni e precetti. Sono invece da lodar molto i maestri che
fanno studiare a memoria e recitare con bel garbo poesie e prose facili e brevi, scelte dai libri migliori, piu' frequentemente tra quelle dettate e corrette. Non occorre dire che
quando la memoria fosse costretta a ritenere quanto non fu bene inteso, tutto si ridurrebbe a sovrapposizione di parole e di frasi, a pervertimento di una facolta' sino a renderla
strumento di vaniloquio. Se invece gli atti della memoria sono preceduti e seguiti da riflessione e da morale compiacimento, le cose imparate passano nel cuore e nella coscienza per
elevarli verso il cielo sereno delle virtu' domestiche e civili.
III. Aritmetica Pratica Se nella scuola elementare tutte le cognizioni sono impartite con tale metodo, che possano produrre vantaggio pratico e immediato, l'insegnamento
dell'aritmetica deve giungere al fine stesso in modo ancor piu' diretto e positivo. Ogni diligenza si adoperi per ottenere che ciascun alunno divenga pronto e sicuro nel calcolo, sia a
voce, sia per iscritto, e sollecitamente lo applichi ai casi vari dell'economia domestica e delle piccole aziende industriali e commerciali. Giovera' a tale oggetto valersi, anche in
questa occorrenza, del metodo intuitivo, e muovere da cose concrete per insegnare la numerazione e da esempi familiari per fare intendere lo scopo e gli usi delle quattro operazioni
fondamentali. Per restringere l'osservazione ad un caso particolare, tornerebbe assai difficile dare un'idea generale della frazione ordinaria e della decimale, quando il maestro non
avesse fatto precedere l'esperimento della partizione di cose intere eseguita sotto gli occhi dei fanciulli e da questi ripetuta. I nuovi programmi esigono che in ogni classe vi sia,
riguardo ai numeri, un'istruzione per se stessa completa, affinche' gli alunni abbandonando la scuola, in qualunque de' suoi stadi, portino con se' un piccolo ma non dimezzato corredo
di nozioni utili. Oltre a cio', essi danno importanza maggiore al calcolo che suol dirsi mentale. Ed a ragione, perche' spiace vedere fanciulli, che alla lavagna o sul quaderno sanno
risolvere problemi ingegnosamente complicati, e poi non riescono a trarsi d'impaccio quando siano chiamati a fare un calcolo semplice dinanzi a necessita' reali della vita e senza
aiuto di matita o penna. L'abuso dei sussidi grafici fa si' che la mente ne divenga schiava e sia lenta e impedita nell'operare da sola. Non mancano all'incontro contadini ed operai
illetterati, che, appunto per difetto di siffatti aiuti, hanno dovuto fare grande sforzo mentale par calcoli relativi alle loro faccende, ed hanno percio' acquistato singolare abilita'
a far di conto, come essi dicono, con la testa. Conviene adunque che gl'insegnanti procurino di contemperare in giusta misura l'esercizio del calcolo mentale con le operazioni per
iscritto, ma sempre cercando applicazioni ai fatti della vita. Riprovevole e' il costume di suggerire, nel calcolo mentale, espedienti e mezzi meccanici, i quali, anziche' aiutare,
sopprimono la riflessione e il ragionamento. Il lavoro dell'intelletto dev'essere indipendente e sicuro vale a dire procedere secondo le ragioni della composizione e della
decomposizione de' numeri. L'essersi abolita, negli esami, la prova scritta di aritmetica non vuol significare che debbano essere trascurati i problemi da risolvere per iscritto a
scuola e a casa. Ma siano quesiti semplici e sempre diretti a far prova d'ingegno e di abilita', non di sottigliezza nell'indovinare come si sciolga una questione intricata. Fu
pertanto legittimamente respinto dalle scuole elementari il sistema di far servire l'aritmetica a curiosita' scientifiche od a combinazioni di storia e di cronologia, avendo
l'esperienza dimostrato che con siffatti indovinelli non si giova al calcolo e non si ottiene di far apprendere cose troppo lontane dall'uso pratico delle nozioni aritmetiche. Anche
per il sistema metrico decimale e per la geometria, che tanto spesso vanno associati alle operazioni sui numeri, e' indispensabile l'aiuto del metodo intuitivo. Ogni scuola dovrebbe
dunque avere la serie completa delle unita' di misura effettive, non disegnate sui cartelloni, ma di materia e di forma quali sono prescritte dalla legge. L'osservazione dei modelli
renderebbe assai facile il conoscere e il ritenere come sono fatte e in che modo si devono adoperare. Altrettanto utile sarebbe una raccolta di solidi geometrici, in legno o in
cartone, abbastanza grandi per essere bene esaminati durante la lezione, anche dagli alunni che sono piu' lontani dal maestro. Non e' possibile dare a fanciulli, per via di definizioni
e di figure segnate sulla lavagna, una giusta idea di linea, superficie, volume se non si presenta loro un cubo, una sfera, un cilindro, ecc., perche' osservino gli spigoli, le facce,
la grandezza di ciascun corpo e ne traggono la conoscenza de' primi elementi di geometria. L'osservazione sara' poi rinfrancata dal disegno e questo acuira' l'ingegno e rendera' abile la
mano accio' possano riprodurre con mezzi diversi le figure ed i corpi che furono attentamente esaminati. Nell'insegnamento geometrico si ha piu' che in altri la riprova di questa
verita': alla sensazione ed alla percezione si associa l'idea dell'oggetto; il segno rappresentativo della idea, cioe' la parola, vien dopo per determinarla e renderla manifesta.
Aritmetica, geometria, sistema metrico debbono formare un complesso di cognizioni e di attitudini cosi' disposte, che, oltre all'effetto di abituare a precisione assoluta di
linguaggio, porgano subito alle famiglie, alle officine, ai traffici, ai campi una contribuzione indispensabile di ordine e di previdenza.
IV. Storia d'Italia; Geografia; Diritti e Doveri del cittadino Questo insegnamento si propone di dare a tutta l'istruzione quel compimento e quel carattere che meglio si convengono ai
bisogni ed alle aspirazioni della nazione italiana; intende a far conoscere ed amare la patria, divenuta libera e grande per virtu' dei pensatori e dei martiri che ne prepararono il
riscatto da lungo servaggio; vuole indurre il convincimento che l'onore e la ricchezza del Paese dipendono dalla probita', dall'ingegno, dal lavoro e dal coraggio dei cittadini.
Risultato supremo deve essere dunque la coscienza del diritto nata ed afforzatasi col sentimento del dovere, e il compiacersi spontaneo del fanciullo sentendo di appartenere ad una
nazione stimata e potente, che da Roma trasse auspicii di unita' e grandezza. Perche' mai non si perda di vista il concetto che le tre discipline qui aggruppate ne devono formare una
sola nel metodo, nelle applicazioni e negli effetti, e' d'uopo considerare che dalla loro coordinazione dipende di poter dare la prima forma, cioe' la piu' durevole, di un'educazione
civile. Ma ognuna di esse, pur concorrendo ad uno stesso fine, ha bisogno di seguire talvolta un sentiero suo proprio e valersi di metodi particolari, e percio' piu' convenienti al
profitto. E' indispensabile adunque che l'educatore si faccia guidare da norme ben definite e sicure, se dagl'insegnamenti speciali si ripromette materia ed occasioni di richiami e di
confronti, che servano a dare pregio di unita' e di evidenza a tutto l'insegnamento. La storia nelle scuole elementari non puo' essere una esposizione continua di nomi, di fatti e di
date; ma consistera' principalmente in racconti che stiano da se' e valgano a dare un'idea degli uomini e degli eventi che piu' contribuirono all'opera del rinnovamento d'Italia. Sebbene
queste narrazioni si propongano di muovere la fantasia ed il cuore e di suscitare entusiasmi di amor patrio, non debbono tuttavia essere destituite delle qualita' che sono essenziali
alla storia, cioe' della veridicita' e dell'esattezza nelle circostanze di luogo e di tempo. L'ordine cronologico varra' a collegarle ed a renderle stabili nella memoria e negli affetti
della puerizia. Ragione voleva che i fanciulli della terza classe elementare, ai quali una specie di esame di Stato accorda il diritto elettorale, fossero istruiti sulle vicende che
nei tempi a noi piu' vicini fecero di province divise ed oppresse un solo e grande paese. Senza di questo non avrebbero potuto comprendere appieno il significato e l'importanza dei
nuovi diritti, ne' dall'esempio storico far emergere il dovere che hanno di servire la patria con disinteresse ed amore. Cosi' fin dal corso elementare inferiore, rimarra' impressa nella
mente e nel cuore quella parte di storia nazionale, che puo' essere piu' facilmente intesa, perche' viva ancora nei ricordi domestici. Nella quarta e nella quinta classe gli alunni, gia'
preparati a considerare le presenti condizioni d'Italia come continuazione ed effetto di quanto i padri operarono, sapranno senza difficolta' procedere verso eta' ancora piu' remote e
intendere come ne' secoli trascorsi il concetto della patria e l'idea liberatrice di Roma informarono tutto il pensiero, tutta l'arte, tutta l'azione del popolo italiano, e condussero
questo, uscito appena dalle recenti battaglie nazionali, a comporsi pacificamente sotto la tutela di civilta' gia' matura. Anche in questa parte piu' complessa del programma par
necessario che gli avvenimenti siano collegati insieme, nel loro ordine cronologico, da qualche idea generale, cosi' che i nomi, le date, le circostanze tutte concorrano all'intento di
rendere chiare ed aperte le vicende piu' notevoli della nazione italiana. Sarebbe ozioso rammentare ai maestri la naturale e intima connessione fra la storia e la geografia d'Italia e
spiegar loro le ragioni, per cui sembro' savio partito trascorrere alquanto nei programmi, oltre i confini del nostro paese. Non infruttuoso all'incontro sara' il confermare qui le
istruzioni del 1888, che dall'esperienza furono dimostrate buone per l'insegnamento della geografia. "Qualche nozione sui punti cardinali e sulla forma della terra puo' essere data
anche nelle prime classi. La cosa piu' importante e' di condurre l'alunno per via di esercizi pratici a comprendere che cosa sia una carta geografica e farne uso. I bambini capiscono
infatti il disegno in prospettiva, perche' rappresenta loro le cose come le vedono, ma non capiscono il disegno in pianta. A spiegarlo loro, il maestro deve disegnare sulla lavagna
l'area della scuola o del cortile, e poi via via di una delle strade principali della citta' o del comune, indicando i punti in cui si trovano la chiesa, il municipio, la piazza del
mercato e altri luoghi noti, che si rallegrano infantilmente di sentir ricordare. Di mano in mano che egli disegna sulla lavagna, puo' farsi seguire dagli alunni con un disegno simile
per via di bastoncini, che posino sul loro banco o di linee che segnino sul loro quaderno. Cio' fino a che, avvezzatili a comprendere la corrispondenza del disegno alle cose, possa
presentar loro la pianta della citta' o del comune. Da questa, sulla quale esercitera' gli alunni per qualche tempo, facendo loro trovare le strade e le piazze piu' conosciute, passera'
con lo stesso metodo a disegnare sulla lavagna le strade dei dintorni, e poi i fiumi o i laghi o i monti e i paesi vicini fino a poter far uso della carta della provincia. Ne' metodo
differente e' da seguire nel passare dalla provincia all'Italia; con questo pero' che il maestro, a non generare confusione, tratterra' per qualche tempo i suoi alunni soltanto,
suppongasi, sui monti dell'Italia, poi soltanto sui fiumi e sui laghi, poi sulle citta', rinnovando il disegno dell'Italia intera o di una parte di essa per ciascuno di questi
insegnamenti. Quando poi gli alunni si siano per tal modo impratichiti dell'uso delle carte, potra' procedere piu' spedito, parlando dell'Europa e delle altre parti del mondo". "Via via
che il discorso ne porga l'opportunita', il maestro non omettera' di somministrare ai suoi alunni qualche nozione di geografia fisica. Tutto questo pero' con grandissima parsimonia e
senza mai dimenticare, che gli alunni non sanno fisica, e servendosi, quanto piu' e' possibile, dell'osservazione dei fenomeni comuni. Per questa via arrivera' in ultimo alla forma della
terra ed a' suoi rapporti col sole". Dei diritti e dei doveri del cittadino, desunti dallo Statuto del Regno, si fara' menzione fin dalla terza classe elementare con accorgimento e
discrezione tale, che gli alunni non siano forzati a ritenere quello che va oltre il loro intendimento ed e' troppo diverso dalla nozione dei doveri propri alla loro eta' e condizione.
Ove sia stato posto ben solido il fondamento della educazione morale, diverra' agevole far procedere il rispetto alle leggi ed ai magistrati dal sentimento di riconoscenza e di
ossequio verso i parenti che ben governano la famiglia: dall'obbligo di lealta' e di giustizia verso tutti, il diritto e il dovere di cooperare alla prosperita' e al decoro della
patria. Nella quinta classe e' possibile spiegare piu' ampiamente quegli articoli dello Statuto che determinano in modo positivo i diritti e i doveri del cittadino, e illustrarli col
far conoscere le funzioni dei grandi poteri dello Stato e gli attributi particolari delle pubbliche amministrazioni. Cosi' non parra' troppo difficile intendere la differenza che passa
fra la legge morale e la scritta, e notare come la prima comandi a ciascuno, nel segreto della coscienza, l'adempimento del dovere, lasciandogli la responsabilita' degli atti dinanzi a
Dio, a se' stesso ed agli altri uomini; laddove l'altra impone a tutti i componenti la societa', e sotto pene determinate, un certo numero di prescrizioni inviolabili, che valgono ad
assicurare l'ordine e la pace nella civile convivenza. Nell'esporre la legge fondamentale dello Stato bisogna insistere soprattutto nel principio che il voto e' un diritto, ma e' pure
moralmente obbligatorio; che dev'essere libero, coscienzioso, disinteressato, volto unicamente al bene generale del paese. Riguardo alle imposte, non si trascuri di persuadere che
ogni frode, per sottrarsi a quest'obbligo, e' colpa uguale, anzi maggiore, del nuocere ai privati nella loro proprieta'. Si ponga mente in modo particolare a non disgiungere mai l'idea
del diritto da quella necessaria e corrispondente del dovere. Per tal modo, ad esempio, il diritto della liberta' individuale e del domicilio inviolabile deve richiamare al rispetto
della persona e degli averi altrui; al principio della liberta' di coscienza deve associarsi il dovere di non offendere in alcun modo le opinioni e la fede di un altro cittadino; alla
facolta' di lavorare e di associarsi ad un fine onesto, l'obbligo di non impedire alcuno nell'esercizio della sua attivita'. Escano dunque dalla scuola elementare generazioni moralmente
rinnovate, per le quali l'ossequio alla legge sia forte e invincibile come il sentimento di liberta', e l'amore di patria si trasformi in atti quotidiani di onesta', di lavoro, di
sacrifizio. L'avere assegnato la storia, la geografia, i diritti e i doveri del cittadino alle tre ultime classi, non vuol significare che i maestri delle prime due debbano astenersi
dal prendere occasione da letture fatte, da feste nazionali, da monumenti visitati per dare un certo avviamento a quella educazione morale e civile che alla fine del corso elementare
sara' ben salda e compiuta. Nelle tre ultime classi non possono mancare, oltre alle carte della provincia, dell'Italia e dell'Europa, alcuni quadri che rappresentino i fatti piu'
importanti della storia italiana; come nelle prime debbonsi raccomandare i quadri che raffigurano fatti ed esempi della vita reale. Questi e quelli offrono ai maestri un valido
sussidio didattico anche per gli esercizi del comporre a voce.
V. Calligrafia La necessita' di condurre, nel primo insegnamento, di egual passo lettura e scrittura e di affrettare la nozione fondamentale dell'alfabeto, toglie al maestro la
possibilita' di curare che i fanciulli scrivano subito con una certa precisione di forme. A riparare sollecitamente il danno, egli deve, innanzi che lo scrivere grossolano e rozzo
diventi abitudine, rifarsi indietro e tornare ai primi esercizi grafici, col proponimento di far servire il metodo e l'arte all'acquisto di una scrittura nitida e bella. Non sono cose
indifferenti e da lasciare al caso od al capriccio la positura della persona, la distanza fra l'occhio ed il quaderno, il modo di tenere la penna ed altre simiglianti. Anzi dipende da
esse per la maggior parte lo scrivere bene o male, l'assuefarsi o no all'accuratezza in una delle operazioni piu' utili e frequenti della vita. La negligenza del maestro in questo
genere di esercizi, oltre al creare un impedimento forse insuperabile all'arte calligrafia, produce guasti ancora piu' gravi nella salute degli alunni; perche' l'atteggiamento vizioso
della persona tende a sformare il corpo, ad offendere l'organo della vista, a impedire la libera respirazione; dispone insomma, col riprodursi continuo di certe cause funeste, a
difetti e malattie insanabili. Gli esercizi di calligrafia, movendo dalla prima classe, ove comincia l'obbligo dell'insegnamento e dell'esame, guidino lentamente, ma con giudiziosa
progressione, gli alunni a scrivere il corsivo ordinario nel modo chiaro e spedito. Le varieta' di forme e di ornamenti nella scrittura sono da lasciare alle scuole mezzane. Ogni cura
si ponga nel mantenere i quaderni puliti e senza sgorbi, nel far si' che ogni pagina di scritto palesi con la sua nitidezza doti migliori dell'animo; giacche' la calligrafia concorre,
insieme col disegno, all'intento di educare all'attenzione ed all'ordine, all'esattezza ed al buon gusto, qualita' di grande valore nell'economia domestica, nelle arti e nelle
industrie, come nell'esercizio di pubbliche funzioni.
VI. Nozioni Varie L'educazione intellettuale del fanciullo si rende manifesta col semplice ed ordinato discorso, che lascia trasparire buon senso e retto giudizio mentre dalla
vivacita' del sentimento acquista moto e calore. Quindi avviene che l'esame di lingua nelle scuole elementari, anziche' richiedere all'alunno qualita' artistiche e pregi di elocuzione e
di stile, si contenta di forme precise e corrette e di una giusta misura del grado di vigore e d'intensita', cui l'intelligenza pervenne dopo lunghi e ben diretti esercizi di
riflessione. Chi e' avvezzo ad osservare le cose come sono e i fatti come avvengono, a risalire alle cause, a scoprire, mediante l'osservazione e l'esperienza, i rapporti fra la natura
esteriore e le necessita' fisiche e morali dell'uomo, riesce a parlare saviamente e a trarre dalla retta coscienza la virtu' del convincere e del persuadere. Vi e' dunque al di fuori,
anzi al di sopra, dei programmi una scienza nuova, che, sdegnando i freni di minuziose prescrizioni, ama spargere liberamente i suoi benefizi, secondo che la solerzia dell'educatore e
i bisogni particolari della scuola ne richiedano luce e conforto. E' la scienza della vita, cui non furono dati termini certi di tempo e di spazio, perche' appare molteplice e varia,
come vario di aspetto e di forza si presenta l'uomo nelle eta' e nei luoghi differenti e lungo il cammino che percorre verso l'incivilimento. Da questa fonte di sapere anche un bambino
puo' attingere qualche alimento vitale dell'intelletto, come accade nel giardino infantile, prima palestra al senso ed allo spirito. Uscito di la', vede allargarsi di continuo
l'orizzonte, ma non mutarsi la materia e l'obbietto delle conoscenze. Il lavoro si fa di giorno in giorno piu' attivo e difficile, solo perche' le cose, gia' osservate nei caratteri che
piu' colpiscono i sensi, rivelano qualita' e relazioni nuove, senza cangiare essenza e figura, e vengono intrecciandosi per formare di tanti anelli una sola e forte catena. La curiosita'
ingenita del fanciullo obbliga cosi' la madre come il maestro a iniziare ed a proseguire senza interruzione l'insegnamento delle cose, e nel tempo stesso addita loro il solo metodo che
puo' dare buon frutto, quello che costringe a vedere, a toccare ed a fare per apprendere. Dallo studio che insegnanti e pedagogisti hanno fatto intorno all'indole, agli scopi, ai
risultati di siffatto ammaestramento sperimentale, fu desunto come uno schema di cognizioni assolutamente necessarie a chiunque non debba avere altra scuola se non quella aperta a
tutto il popolo. Il disegno concepito e formato a guisa di cerchi concentrici, e' tutto compreso nelle seguenti linee generali:
1. Nome ed uso degli oggetti piu' comuni;
2. Divisione del tempo;
3. Corpo umano e cure igieniche;
4. Alimenti, vestiario, abitazione e norme igieniche;
5. Animali, piante e minerali;
6. Proprieta' fisiche dei corpi; 7. Fenomeni piu' comuni riguardanti l'aria, l'acqua, la luce,
il calorico, il suono;
8. Arti, industrie, strumenti da lavoro;
9. Mezzi di comunicazione e di trasporto;
10. Principali invenzioni e scoperte. Siccome nella comprensione di questo disegno stanno racchiusi proporzionalmente il minimo e il massimo delle conoscenze pratiche ed utili che la
scuola elementare deve impartire, cosi' e' sembrato inopportuno il vecchio sistema di ripartire le categorie predette e assegnarne un certo numero a ciascuna delle cinque classi. Oltre
a cio', pareva assurdo il prevedere in un insegnamento, che e' oggettivo ed occasionale, come e quando un maestro sara' posto in grado di richiamare l'attenzione degli alunni sopra cose
determinate; donde sarebbe pure venuto il solito pregiudizio di lasciare un fanciullo, che interrompa il corso elementare, sfornito affatto di certe nozioni, estese piu' o meno, ma
sempre e tutte indispensabili. Sarebbe fare ingiuria alla perspicacia del maestro il dimostrare che in ciascuna classe le dieci categorie enunciate debbono avere il loro adatto
svolgimento, e lo spiegare come taluna meriti di essere fecondata e svolta con maggior cura ed estensione, secondo l'ambiente che circonda la scuola. Dal programma didattico su queste
nozioni varie, per le quali fu lasciata al maestro liberta' maggiore, si giudichera' piu' sicuramente che mai della sua abilita' ed esperienza. E' certo che la scuola non puo' largire
tutto il sapere; ma e' pur vero che fallirebbe allo scopo, se le cose insegnate non divenissero durevole acquisto. L'istruzione sia ristretta, ma non superficiale; poca, ma solida e
capace di produrre buoni effetti per tutta la vita. E' insufficiente a questo proposito l'aiuto dei consueti libri di testo che recano con se' la pesantezza ed il tedio delle
enciclopedie. Piu' del libro, giovano la bonta' e l'industria del maestro, che sa cogliere le occasioni, e spesso crearle, per fare richiamo all'attenzione, al giudizio, all'attivita'
spirituale del fanciullo, tanto piu' gagliarda quanto meno se ne disperse in vari conati di scienza. Occorre prendere le mosse da oggetti sensibili, da fenomeni bene percepiti ed
osservati; acuire i sensi nel lavoro di conoscere le cose e di riprodurle, fin dove e' possibile, con rappresentazione plastica o grafica; mettere gli alunni in cospetto di realita'
concrete, e poi gradualmente sospingerli all'opera piu' alta del ragionare su quanto osservarono o riprodussero, anche senza la presenza e l'aiuto di oggetti materiale. Le nozioni
varie, delle quali si discorre, saranno dunque diretta conseguenza di un insegnamento intuitivo e pratico, fondato sul buon senso, sulla forza dell'evidenza, sulla facolta' originaria
dello spirito umano di afferrare a prima vista la parte piu' semplice e importante di un oggetto. Diverra' praticamente vantaggioso quando il maestro sia convinto che bambini e
fanciulli, sospinti dalla curiosita' e dalla bramosia del conoscere, non hanno da perdere tempo e da logorare il cervello intorno a questioni che trascendono la loro eta' e il loro
grado d'intelligenza. Del museo scolastico e degli altri mezzi adatti all'insegnamento oggettivo si e' parlato nelle Istruzioni generali. Giovera' grandemente che talora l'intera
scolaresca sia condotta fuori di classe a riconoscere quanto nelle produzioni naturali, nelle arti, nelle industrie, nei monumenti e' piu' meritevole di osservazione e di studio.
Nessun'opera letteraria ha potente il linguaggio come lo spettacolo della natura; nessuna poesia parla vivamente alla immaginazione ed al cuore come quella che spontanea si desta dai
monumenti e ridice le sofferenze e le glorie degli antenati.
VII. Disegno. Canto. Ginnastica. Lavoro Il disegno e' uno dei mezzi che piu' frequentemente soccorre il maestro nello sforzo che deve fare ogni giorno per rendere intuitivo e pratico il
suo insegnamento. Dalla necessita' deriva l'esperienza, e da questa il metodo piu' conveniente per ottenere che l'alunno sia educato all'intuizione della verita' nello spazio, alla
rispondenza proporzionale tra l'oggetto e la sua figura, a quella recondita armonia di linee e di forme, onde nasce e si rivela il buon gusto. In Italia, la cui storia e' prima nel
mondo per le glorie dell'arte, l'insegnamento del disegno deve penetrare benefico e fruttuoso tra le altre discipline; prendere, piu' spesso che ora non fa, le veci del linguaggio per
rappresentare le immagini che furono impresse nella mente dalle cose osservate. Se dunque non v'e' un programma particolare di disegno, l'obbligo di farne uso continuamente e con
giusta misura, dai primi saggi di calligrafia sino allo studio delle forme geometriche, dalle semplici linee che circoscrivono sulla carta il paesello nativo sino ai contorni dei
paesi piu' grandi, e' scritto fra i doveri di una bene intesa educazione. Le presenti istruzioni si restringono pertanto a consigliare che, abbandonando la pretensione di formare
piccoli artisti, ciascun maestro usi diligenza nel dare agli esercizi di disegno cosi' fatto avviamento, che, oltre a rendere facili ed evidenti le diverse materie insegnate, valga a
diffondere anche al di fuori le abitudini di esattezza e il buon gusto, che concorrono al rinnovamento morale ed economico delle classi lavoratrici (*). Quello che fu detto intorno al
disegno si applica compiutamente al canto, che puo' e deve entrare nella scuola, non tanto come ricreazione, quanto come mezzo educativo. E' dolorosa l'interruzione che per questo
riguardo si nota tra il giardino d'infanzia e la scuola. Ivi la preghiera e l'inno che parla soavemente di virtu' e di patria, sollevano gli animi; qui troppo spesso il silenzio non e'
interrotto che dal suono della lezione consueta. Sicche' manca uno degli esercizi, che piu' si accorda con gl'intendimenti di una savia disciplina, e si respinge quello che piu' vale a
ingentilire gli animi e meglio li dispone a ricevere forma ed abito di educazione morale. E' da augurarsi pertanto che d'ora in poi nella scuola italiana, come accade tra i popoli piu'
civili, il canto abbia posto e dignita' ragguardevole e sia conforto a desiderii, speranze ed opere generose. Per la legge 7 luglio 1878 la ginnastica educativa fu resa obbligatoria in
tutte le scuole. I maestri elementari osservando, per questa parte, le istruzioni e i programmi speciali non falliranno allo scopo di dare robustezza ed agilita' alle membra, nel tempo
stesso che, rendendo lo spirito degli alunni piu' agile e pronto, sapranno ispirare il sentimento dell'ordine e il coraggio che deriva dalla fiducia nella sanita' e nella forza, di
fronte a qualsiasi ostacolo, e sempre a tutela della propria e dell'altrui liberta'. La scuola dev'essere posta in corrispondenza piu' intima coi bisogni del popolo e cogli atti piu'
importanti della vita. A darle carattere e movimento conformi alle aspirazioni moderne, conferisce direttamente il lavoro, che innalza e nobilita chiunque senta dignita' di uomo e di
cittadino. Anche per questo riguardo i principii e le tradizioni della pedagogia fröbeliana non vanno interrotte nel passaggio dall'asilo alla scuola; debbono anzi essere estese e
fecondate mediante nuove e piu' utili applicazioni, secondo che l'abilita' del maestro e la buona disposizione degli alunni diano lume e consiglio. Le occasioni sovrabbondano; solo e' da
badare che la scuola non diventi un laboratorio e che gli esercizi manuali non usurpino il luogo di occupazioni volte piu' direttamente ad educare l'intelletto ed il cuore. Il metodo
non puo' essere che questo: secondare la curiosita' naturale dei fanciulli, destare in essi lo spirito di osservazione e dirigerlo a fare, piuttosto che a dire come una cosa si faccia.
E' chiaro che quasi tutte le materie d'insegnamento possono aver qualche aiuto da queste esercitazioni di lavoro educativo, che tendono, insieme col disegno, con la plastica e con
altri mezzi di riproduzione, ad associare la mano e l'ingegno, il senso e lo spirito nell'opera concorde di pensare e di agire. Altrettanto dicasi per le scuole femminili d'ogni
ordine e grado, nelle quali di tanto in tanto, con opportuna successione, la maestra prende ufficio di madre e di buona massaia. Alla maestra non si prescrive l'ordine, il numero e la
qualita' dei lavori donneschi; dira' essa nel suo programma didattico con quali mezzi vuole ottenere che le sue allieve si rendano esperte nei lavori che occorrono piu' frequenti in una
famiglia; dira' essa di quali industrie si varra' perche' la scuola sia apprezzata ed amata in proporzione dei vantaggi che ne provengono all'economia domestica.
VIII. Programma Didattico. Orario. Esercizi per iscritto nella scuola ed a casa. Registri. Esami. La regolarita' negli atti che costituiscono, per cosi' dire, il buon governo della
scuola e' condizione non ultima di ordine, disciplina e profitto. Onde generalmente sono poco apprezzati i maestri, che, sebbene forniti di cultura e di abilita' didattica, non
osservano l'obbligo di dare a tutte le operazioni scolastiche le maniere e l'aspetto che si riscontrano nelle famiglie e negli istituti saviamente diretti. Allorche' piu' scuole di un
comune o di un mandamento sono affidate a un direttore didattico, questo adopera tutti i mezzi di cui dispone per ottenere che i maestri adempiano sollecitamente e bene i loro doveri,
ed e' largo di consiglio e di aiuto ai meno volonterosi ed esperti. Ma i piu' degli insegnanti, liberi come sono da una vigilanza immediata, debbono provvedere direttamente e da soli a
tutti i lavori prescritti dal regolamento e da speciali ordinanze ministeriali, e procurare che la scuola renda immagine di un'amministrazione previdente e incensurabile. Torneranno
dunque utili a tutti consigli e norme per l'esecuzione di atti che sono assai importanti, perche' rivestono carattere d'interesse generale. Gli insegnanti conservino in classe, oltre
al calendario pubblicato ogni anno dal R. Provveditore agli studi della provincia, un esemplare delle Istruzioni e programmi vigenti per le scuole elementari. Nel periodo delle
vacanze annuali il maestro formera' per la sua scuola il programma didattico, dal quale apparisca, non solo lo sviluppo che sara' dato alle materie d'insegnamento soggette ad esame, ma
pure l'estensione che prenderanno le altre, di cui si fa parola in particolari istruzioni. Esporra' succintamente le ragioni che gli consigliarono di dare ai singoli insegnamenti un
ordine ed una estensione particolare secondo i bisogni della scuola, e indichera' altresi' i libri di testo prescelti. Nei comuni che contino piu' scuole elementari, il direttore
didattico o l'insegnante piu' anziano delle classi superiori, alcuni giorni prima che cominci il corso delle lezioni, convochera' e presiedera' un'adunanza de' suoi colleghi per la
lettura e per la coordinazione dei programmi didattici. Di tale seduta si fara' processo verbale, e questo, insieme coi programmi approvati, verra' subito trasmesso al R. Ispettore
scolastico del circondario, il quale, nel piu' breve termine possibile, esaminera' ciascun programma, e quando lo abbia riconosciuto esatto e regolare, vi apporra' la propria firma con
parole di approvazione o di lode, e lo restituira' al maestro, al quale appartiene: trovatone alcuno irregolare, lo rimandera' suggerendo le opportune correzioni. Quando manchino in un
luogo le condizioni per l'esame collegiale dei programmi, ciascun insegnante inviera' il proprio direttamente al R. Ispettore. E' fatto obbligo di conservare nelle classi il programma
approvato. Nel regolamento e' stabilito a quali autorita' spetti di fissare il principio e la fine dell'anno scolastico. Alle medesime e' commesso di determinare se l'orario sara' unito o
diviso per tutto l'anno o solamente in alcune stagioni. Dopo che siasi deliberato su tale oggetto, l'insegnante formera' per la sua scuola, nei limiti della tabella governativa, un
orario particolareggiato, distribuendo fra i giorni della settimana gl'insegnamenti e gli esercizi diversi. Anche questo orario verra' tenuto nella classe per tutto l'anno scolastico.
Direttori, maestri, presidenti di commissioni esaminatrici debbono, coadiuvati all'uopo dalle autorita' governative, ottenere in tempo dalle amministrazioni comunali i registri
indispensabili e secondo i modelli prescritti; ognuno, per la parte che lo riguarda, provvedera' a segnarvi le indicazioni necessarie. Riprova delle votazioni contenute nei registri
sono i lavori eseguiti durante l'anno o nel tempo degli esami. Gli uni e gli altri, diligentemente corretti, si conserveranno nella scuola. I primi si restituiranno, in fin d'anno,
agli scolari; i secondi saranno tenuti a disposizione delle autorita' che rilasciano o autenticano i certificati di esame. L'efficacia dei lavori scritti crescera' di molto se gli
insegnanti, come ragion vuole, cesseranno dall'assegnarne di troppo lunghi e difficili. A questo proposito e' raccomandata nelle scuole elementari la pratica degli esercizi per
iscritto da farsi non di rado nella scuola, in luogo degli eccessivi compiti domestici che sogliono aggravare i fanciulli e costringerli allo scrittoio anche quando, in mezzo ai loro
cari, potrebbero nei giuochi e nella conversazione rinfrancare le forze morali e le fisiche. Il maestro diventi spesso collaboratore de' suoi allievi; chiami l'intera classe a una
sobria contribuzione d'idee; raffreni opportunamente i frettolosi e sospinga i timidi con amorevoli suggerimenti; aiuti tutti nella fatica del trovare la via piu' spedita che conduce
alla meta. Componimenti da fare in casa non si prescrivano che pei giorni di vacanza; negli altri basti ordinare ripetizioni di cose studiate, esercizi di memoria, applicazioni
pratiche degli elementi di aritmetica e di geometria, soprattutto letture che, eccitando la curiosita', servano, dilettando, alla buona educazione. Nella legge 13 novembre 1859 e' fatta
parola di un esame a meta' d'anno. Questa disposizione non va interpretata in modo che, cessate le lezioni e mutato l'orario, il corso della scuola rimanga interrotto. Al principio del
sesto mese puo' farsi invece una ripetizione seguita da esperimenti orali e scritti, che valgono ad accertare il merito dei singoli allievi; i risultati concorreranno a formare la
media del mese. Gli esami della fine dell'anno sono di promozione, di proscioglimento dall'obbligo dell'istruzione e di licenza dal corso superiore. La composizione di ciascuna Giunta
esaminatrice e' determinata dal regolamento. Questo pero' s'intende fin d'ora modificato in riguardo al numero delle prove ed al modo di valutarle, a termini dei nuovi programmi. A tal
uopo si stabilisca quanto appresso: 1. L'alunno che non abbia ottenuto la media annuale di sei decimi nella condotta ovvero nel profitto, o sia mancato, giustificando o no le assenze,
a meta' del numero totale delle lezioni (calcolandone due per ogni giorno di scuola) non sara' ammesso agli esami della prima sessione. 2. Non puo' conseguire l'approvazione un candidato
che in ciascuna delle prove orali e delle scritte non abbia meritato sei punti su dieci. 3. La prova scritta di lingua italiana consta della dettatura del componimento. Si fara' la
media dei punti ottenuti nell'una e nell'altra, e si concedera' l'approvazione nel solo caso che in ciascun esperimento il candidato abbia meritato i sei decimi. 4. Quando nel fare le
medie dei voti conseguiti entro l'anno e nella duplice prova scritta di lingua italiana risulti una frazione di punto non inferiore a 0,50, sara' calcolata come un intero. 5. Nella
prima classe le prove scritte di esame si faranno in un solo giorno, al mattino. 6. La dettatura e il componimento, nelle altre classi, verranno eseguiti in due giorni distinti, al
mattino. 7. Al componimento sono assegnate tre ore. 8. Negli esami di proscioglimento e di licenza i candidati scriveranno tanto la minuta quanto la buona copia su fogli firmati dal
presidente della Commissione esaminatrice. 9. L'ordine delle prove orali sara' determinato in modo che un candidato le sostenga in due volte con l'intervallo di almeno due ore fra i
due esperimenti. 10. Le prove orali di lingua italiana e di aritmetica pratica dureranno quindici minuti ciascuna; quella di storia, geografia, diritti e doveri del cittadino, venti
minuti. In quest'ultima non sara' data l'approvazione ove risulti l'insufficienza in una delle materie che costituiscono il gruppo. 11. L'alunno riprovato nella prima sessione ripetera'
nella seconda le sole prove fallite.
Programmi I. Lingua Italiana (Corso inferiore) Classe I. - Lettura e scrittura simultanea. Dettatura di parole e di proposizioni. Conversazioni dirette a condurre gli alunni ad
esprimere i loro pensieri. Esercizi di memoria. Esame. Prova scritta: Facili proposizioni sotto dettatura. Prova orale: Saggio di lettura con risposta a qualche domanda sulle cose
lette.
Classe II. - Lettura con spiegazione dei vocaboli e delle proposizioni lette. Scrittura per imitazione. Esercizi graduati di dettatura. Conversazioni dirette a condurre gli alunni ad
esprimere convenientemente i loro pensieri ed a formare facili componimenti orari. Esperimenti di comporre per iscritto. Esercizi di memoria. Esame. Prove scritte: a) brevi periodi
sotto dettatura; b) saggio di comporre intorno ad oggetti o a fatti tra i meglio conosciuti dagli alunni. Prova orale: Lettura con spiegazione delle cose lette.
Classe III. - Lettura corrente con spiegazione delle cose lette. Esercizi graduati di dettatura con speciale riguardo all'ortografia ed all'interpunzione. Avviamento allo studio della
grammatica; coniugazione, per via di adatte proposizioni, dei verbi ausiliari e dei regolari piu' comuni. Esercizi di memoria. Componimenti a voce e per iscritto, preferibilmente su
argomenti svolti nella scuola; scritture di uso piu' comune. Esame. Prove scritte: a) saggio di dettatura; b) componimento su facile tema. Prova orale: Lettura con riassunto delle cose
lette.
(Corso superiore) Classe IV. - Lettura con spiegazione delle cose lette; riassunto di letture fatte a casa. Esercizi graduati di dettatura. Coniugazione, per via di adatte
proposizioni, dei verbi regolari, ed esercizi pratici per distinguere quelle parti variabili del discorso che nella proposizione accompagnano il verbo. Studio a memoria di scelte
prose e poesie fra quelle dettate e corrette. Componimenti a voce e per iscritto. Esame. Prove scritte: a) saggio di dettatura; b) componimento in forma di racconto o di lettera.
Prova orale: Lettura con riassunto delle cose lette; richiamo a qualcuna fra le nozioni grammaticali insegnate.
Classe V. - Lettura con spiegazione delle cose lette; riassunto di letture fatte a casa. Esercizi graduati di dettatura. Coniugazione, per via di adatte proposizioni, dei verbi
irregolari, ed esercizi pratici per distinguere quelle parti variabili ed invariabili del discorso che nella proposizione accompagnano il verbo. Elementi della proposizione. Idea
generale del periodo; distinzione della proposizione principale dalle altre. Riepilogo delle nozioni grammaticali. Uso del dizionario. Studio a memoria di prose scelte e poesie fra
quelle dettate e corrette. Componimenti a voce e per iscritto. Esame. Prova scritta: a) saggio di dettatura; b) componimento. Prova orale: Lettura con riassunto delle cose lette:
richiamo alle nozioni grammaticali insegnate.
II. Aritmetica Pratica (Corso inferiore) Classe I. - Numerazione parlata e scritta sino a 100. Esercizi orali sulle quattro operazioni sino al 20. Esame. Prova orale.
Classe II. - Numerazione parlata e scritta fino a 1000. Esercizi orali sulle quattro operazioni sino al 100 e scritti sino al 1000, applicati alla soluzione di facili problemi. (Uno
dei fattori della moltiplicazione e il divisore nella divisione debbono avere una sola cifra). Concetto intuitivo della frazione ordinaria. Esame. Prova orale.
Classe III. - Numerazione parlata e scritta oltre il 1000. Progressivi esercizi orali sulle quattro operazioni. Esercizi scritti sulle quattro operazioni dei numeri interi e decimali
con relative applicazioni. (Il divisore non deve avere oltre le tre cifre). Scrittura delle frazioni ordinarie, e metodo pratico per ridurle in decimali. Conoscenza pratica dei pesi e
delle misure metriche di uso piu' comune. Disegno a mano libera e definizione delle linee e degli angoli. Esame. Prova orale.
(Corso superiore) Classe IV. - Esercizi di calcolo mentale. Ripetizioni delle quattro operazioni sui numeri interi e decimali con relative applicazioni. Misure metriche di lunghezza e
di superficie. Disegno a mano libera e definizione delle figure geometriche piane; regole pratiche per misurarle. Esame. Prova orale.
Classe V. - Esercizi di calcolo mentale. Rapporti e proposizioni; esempi di proporzionalita'. Regola del tre semplice col metodo della riduzione all'unita', e applicazioni diverse.
Misure metriche di volume, di capacita', di peso e di valore. Disegno a mano libera e definizione dei solidi: cubo, prisma, cilindro, piramide, cono, sfera; regole pratiche per
misurarli. Numerazione romana. Esame. Prova orale.
III. Storia d'Italia, Geografia, Diritti e Doveri del cittadino (Corso inferiore) Classe III. - Racconti educativi che riguardino i fatti e gli uomini piu' notevoli del risorgimento
italiano, dal 1848 al 1870. Punti cardinali e modo di orientarsi. Nozioni ed esercizi, per cui, dalla conoscenza del luogo ove trovarsi la scuola, si passi gradatamente a quella del
Comune, della Provincia e dell'Italia. Principali prodotti naturali e industriali. Cenni sui diritti e doveri del cittadino. Esame. Prova orale.
(Corso superiore) Classe IV. - Idea generale dei grandi periodi della storia d'Italia. Racconti educativi che riguardino alcuni dei fatti e degli uomini piu' notevoli della storia
romana e della storia medioevale. Descrizione sommaria delle parti in cui viene divisa la terra. Nozioni generali sugli Stati d'Europa. Cenni relativi alla famiglia, alla societa',
alla nazione, al governo. Esame. Prova orale.
Classe V. - Racconti educativi che riguardino alcuni dei fatti e degli uomini piu' notevoli della storia moderna. Breve storia del risorgimento italiano. Ripetizione delle nozioni di
geografia gia' insegnate. Il regno d'Italia studiato in particolare. Elementi di cosmografia: stelle fisse, pianeti, satelliti, comete; moto di rotazione e di rivoluzione della terra,
e fenomeni che ne derivano; la luna e le sue fasi. Diritti e doveri del cittadino, desunti dallo Statuto. Cenni sull'ordinamento politico e amministrativo del Regno. Esame. Prova
orale.
IV. Calligrafia Per tutte le classi. - Esercizi metodici di scrittura, i quali, cominciando dalla prima classe, conducano l'alunno a scrivere il corsivo ordinario in modo nitido e
spedito. Esame. Saggio di calligrafia, in ciascuna classe, corrispondente agli esercizi fatti.
V. Nozioni Varie 1. Nome ed uso degli oggetti piu' comuni. 2. Divisione del tempo. 3. Corpo umano e cure igieniche. 4. Alimenti, vestiario, abitazione e norme igieniche. 5. Animali,
piante e minerali. 6. Proprieta' fisiche dei corpi. 4. Fenomeni piu' comuni riguardanti l'aria, l'acqua, la luce,
il calorico, il suono. 8. Arti, industrie, strumenti da lavoro. 9. Mezzi di comunicazione e di trasporto. 10. Principali invenzioni e scoperte. NB. - L'estensione da dare a questa
parte speciale del programma in ciascuna classe, nei limiti fissati dalle Istruzioni, e' riservata al maestro, nella formulazione del programma didattico.