I programmi del 1955

PREMESSA I presenti programmi comprendono l'indicazione del fine assegnato alla istruzione primaria; la descrizione della via da seguire per raggiungere il fine stesso; un complesso
di suggerimenti, desunti dalla migliore esperienza didattica e scolastica. Sotto il primo riguardo (indicazione del fine dell'istruzione primaria), i programmi hanno carattere
normativo e prescrivono il grado di preparazione che l'alunno deve raggiungere: cio' per assicurare alla totalita' dei cittadini quella formazione basilare della intelligenza e del
carattere, che e' condizione per una effettiva e consapevole partecipazione alla vita della societa' e dello Stato. Questa formazione, anteriore a qualunque finalita' professionale, fa
si' che la scuola primaria sia elementare non solo in quanto fornisce gli elementi della cultura, ma soprattutto in quanto educa le capacita' fondamentali dell'uomo: essa ha per dettato
esplicito della legge, come suo fondamento e coronamento l'insegnamento della dottrina cristiana secondo la forma ricevuta dalla tradizione cattolica. Le indicazioni attinenti al
secondo aspetto dei programmi (la via o metodo da seguire per il raggiungimento degli scopi dell'istruzione primaria) non hanno il medesimo carattere normativo delle precedenti;
poiche' lo Stato, se ha il diritto e il dovere di richiedere l'istruzione obbligatoria, non ha una propria metodologia educativa. Va tuttavia osservato che le indicazioni di questo
secondo gruppo sorgono come sintesi concorde e spontanea dalla meditazione sui problemi attuali dell'educazione e dell'insegnamento. Esse si riconducono anzitutto alla nostra
tradizione educativa umanistica e cristiana: cioe' al riconoscimento della dignita' della persona umana; al rispetto dei valori che la fondano: spiritualita' e liberta'; alla istanza di
una formazione integrale. Da qui derivano: la necessita' di muovere dal mondo concreto del fanciullo, tutto intuizione, fantasia, sentimento; la sollecitudine di fare scaturire
dall'alunno stesso l'interesse all'apprendere; la cura di svolgere gradualmente le attitudini all'osservazione, alla riflessione, all'espressione; la costante preoccupazione di
aiutare in tutti i modi il processo formativo dell'alunno senza interventi che ne soffochino o ne forzino la spontanea fioritura e maturazione; la consapevolezza, finalmente, che
scopo essenziale della scuola non e' quanto quello di impartire un complesso determinato di nozioni, quanto di comunicare al fanciullo la gioia ed il gusto di imparare e di fare da se',
perche' ne conservi l'abito oltre i confini della scuola, per tutta la vita. Queste esigenze capitali del processo educativo acquistano un accento di piu' diretta attualita', se vengono
riconosciute in due istanze particolarmente vive nella scuola contemporanea: la globalita' e l'aderenza all'ambiente dell'alunno. Nella psicologia concreta del fanciullo l'intuizione
del tutto e' anteriore alla ricognizione analitica delle parti; cosi' la scuola ha il compito di agevolare questo processo naturale partendo dalle prime intuizioni globali per snodarle
via via nelle articolazioni di un discorso riflesso. Il fanciullo scopre a poco a poco il significato delle proprie esperienze e percio' conviene hce con lenta gradualita' scopra
l'esistenza delle materie nelle quali il sapere scolastico tanto piu' variamente si diversifica, quanto piu' progredisce verso il sistema e la scienza. Il criterio della globalita' piu'
accentuato nei primi anni di scuola viene via via attenuato e superato; tuttavia il progressivo affiorare delle materie di insegnamento non significa che esse possano sussistere
isolate e indifferenti le une rispetto alle altre. Tutte, ancorche' in misura di volta in volta diversa, si prestano sempre a scambievoli richiami e integrazioni che sorgono dalle loro
molteplici correlazioni sul piano dell'unita' della cultura. D'altra parte, la consapevolezza delle fondamentali caratteristiche dell'animo infantile pone la scuola su una linea di
naturale continuita' con quanto l'alunno ha gia' imparato, inteso e sentito nel cerchio della famiglia, del suo ambiente naturale e sociale, delle istituzioni educative che abbia
frequentato; percio', l'insegnante non puo' dimenticare l'aderenza e la partecipazione alla vita dell'ambiente nella varieta' delle sue manifestazioni e nella ispirazione morale e
religiosa che l'anima. In tal modo il principio della liberta' trova una reale attuazione; come il maestro non deve mai dimenticare che l'educazione dell'alunno non comincia dalla
scuola e non si esaurisce in essa, cosi' i presenti programmi non intendono creare l'istruzione dal nulla o dal vuoto, bensi' intendono stimolare il costume scolastico gia' in atto,
perche' dia una misura sempre piu' piena delle proprie energie interiori, orientandolo al conseguimento delle finalita' civili e sociali dell'istruzione pubblica. Anche il terzo aspetto
dei programmi (suggerimenti piu' particolari desunti dalla migliore esperienza scolastica e didattica) va considerato nello spirito della liberta' e nel rispetto della funzione autonoma
della scuola. Non si e' seguita nella elaborazione dei presenti programmi la distinzione tradizionale tra le prescrizioni programmatiche e le avvertenze, poiche' le une e le altre
vengono ricondotte al processo della ricerca pedagogica e didattica e all'atto vivo dell'insegnamento. Dopo il rinnovamento operato dai programmi del 1923 e da quelli del 1945, la
formulazione di questi nuovi programmi e' stata sollecitata piu' direttamente da due esigenze: fare aderire maggiormente il piano didattico alla struttura psicologica del fanciullo e
tenere conto che per precetto della Costituzione l'istruzione inferiore obbligatoria ha per tutti la durata di almeno otto anni. Per rendere questi intenti praticamente attuabili, e'
stato alleggerito il carico delle nozioni rispetto ai programmi quinquennali precedenti e sono stati elaborati programmi graduati per cicli didattici. Tali cicli rispettano per la
loro durata le fasi dello sviluppo dell'alunno e rendono meglio possibile un insegnamento individualizzato in relazione alle capacita' di ciascuno, cosi' che in un periodo di tempo a
piu' largo respiro ogni alunno possa giungere, maturando secondo le proprie possibilita', al comune traguardo. D'altra parte, cio' consente che vengano adottati quei procedimenti
saggiamente attivi che spronano il fanciullo nell'operosa ricerca e nell'approfondimento della consapevolezza di quanto viene imparando. Spetta naturalmente all'insegnante, in base
alle accertate possibilita' dei singoli alunni di formulare un suo personale piano di lavoro, distribuito nel tempo, che egli potra' eventualmente aggiornare alla luce di una sempre piu'
approfondita conoscenza della scolaresca. Una vecchia opinione popolare considerava la scuola elementare come la scuola del leggere, dello scrivere e del far di conto. Si puo'
intenderla ancor oggi cosi', salvo un'accurata determinazione del significato di queste parole. Nell'auspicare una scuola che insegni per davvero a leggere si esige che da essa escano
ragazzi che ragionino con la propria testa, giacche' saper leggere e' ben anche aver imparato a misurare i limiti del proprio sapere e ad esercitare l'arte di documentarsi. Analogamente
saper scrivere vale saper mettere ordine nelle proprie idee, saper esporre correttamente le proprie ragioni. Quanto a far di conto, nel nostro secolo, che e' il secolo
dell'organizzazione e delle statistiche, e' chiaro che una persona e' tanto piu' libera quanto piu' sa misurare e commisurarsi. Non ci si dissimula l'importanza e la gravita' del compito
affidato al maestro. Nessuno, dopo di lui, potra' forse riparare ad una mancata formazione essenziale, e, in questo senso, elementare, degli alunni che le famiglie e la Patria gli
affidano. Ed e' pur vero che il grado di civilta' di una Nazione si misura soprattutto dalla cultura di base del suo popolo.

PER LA PRIMA E SECONDA CLASSE L'insegnante, fin dall'inizio, orienti la sua azione educativa a promuovere la formazione integrale della personalita' dell'alunno attraverso l'educazione
religiosa, morale, civile, fisica e le altre forme di attivita' spirituali e pratiche corrispondenti agli interessi, ai gradi, ai modi dell'apprendere e del conoscere propri dell'eta'.
Nell'assolvere questo compito, l'insegnante faccia leva sulle tendenze costitutive dell'alunno, guidandolo ad osservare, riflettere, esprimersi, senza alcuna preoccupazione di
ripartire nelle tradizionali materie le attivita' scolastiche e il contenuto dell'insegnamento. Si proporra' invece di ottenere dall'alunno la partecipazione quanto piu' possibile
spontanea e impegnativa alla ricerca e alla conquista individuale di quelle esperienze, cognizioni, abilita', che nel loro complesso concorrono appunto alla formazione integrale della
personalita' in questo stadio dello sviluppo. Anche l'accenno alla distinzione fra attivita' di osservazione, riflessione, espressione, va tenuto presente, a titolo puramente indicativo
e pratico, in quanto nessuna di esse si compie isolatamente. Cosi', dopo aver stimolato lo spirito di osservazione del fanciullo, dirigendo la sua attenzione su oggetti e fatti della
piu' elementare esperienza e dell'ambiente locale, l'insegnante lo condurra', mediante conversazioni, indagini personali, osservazioni piu' attente, a riflettere su quei medesimi oggetti
e fatti, perche' parlino piu' suggestivamente alla sua naturale sete di conoscere e lo avviera' ad esprimere nelle piu' varie forme con spontaneo processo spirituale, i risultati delle
sue personali conquiste. L'insegnamento religioso sia considerato come fondamento e coronamento di tutta l'opera educativa. La vita scolastica abbia quotidianamente inizio con la
preghiera che e' elevazione dell'anima a Dio, seguita dalla esecuzione di un breve canto religioso o dall'ascolto di un semplice brano di musica sacra. Nel corso del ciclo l'insegnante
terra' facili conversazioni sul Segno della Croce, sulle principali preghiere apprese ("Padre nostro, Ave Maria, Gloria al Padre, Preghiera all'Angelo Custode, Preghiera per i
Defunti"), su fatti del Vecchio Testamento ed episodi della vita di Gesu' desunti dal Vangelo. Nello svolgimento di tale programma si tenga presente la "Guida di insegnamento religioso
per le scuole elementari", pubblicata dalla Commissione Superiore Ecclesiastica per la revisione dei testi di religione. Contemporaneamente si avvii il fanciullo alla pratica
acquisizione delle fondamentali abitudini in rapporto alla vita morale, al comportamento civile e sociale e all'igiene, nella famiglia, nella scuola, in pubblico; si colgano tutte le
occasioni per l'educazione del sentimento, degli affetti e della volonta', anche a mezzo di incarichi di fiducia e di piccoli servigi, per educare al senso della responsabilita'
personale e della solidarieta' umana. In ogni giornata scolastica trovino adeguato ed opportuno posto, possibilmente all'aperto, giochi ed esercizi che, mentre giovano ai fini
dell'educazione alla socievolezza, valgano a svletire ed a correggere i movimenti e consentano al fanciullo di esprimersi gioiosamente in canti e ritmi rivolti all'armonico sviluppo
delle attitudini fisiche e morali. L'esplorazione dell'ambiente non abbia carattere nozionistico, ma muova dall'interesse occasionale spontaneo del fanciullo per sollecitarlo e
guidarlo alla diretta osservazione del mondo circostante nei suoi due inseparabili aspetti di tempo e di luogo. Si dia modo percio' all'alunno di formarsi un'ida intuitiva della
successione delle generazioni (coetanei, giovani, adulti, vecchi) tra le persone di sua conoscenza, delle divisione dell'anno (ricorrenze religiose, civili, ecc...), dei mutamenti e
delle trasformazioni delle cose (vicenda delle stagioni e suoi riflessi sulle coltivazioni e sul lavoro umano; materie e strumenti di lavoro, mezzi di trasporto, servizi pubblici,
ecc...). Si utilizzino le escursioni nei dintorni, si incoraggino raccolte e collezioni. Si guidi in particolare l'alunno ad osservare attentamente qualche animale e pianta del luogo
per fargli scoprire le caratteristiche fondamentali della vita animale e vegetale. Il fanciullo comincera' cosi' a considerare le vitali necessita' dell'uomo e il suo lavoro per
procacciarsi alimenti, indumenti, asilo nell'ordinata convivenza sociale. Con questa graduale scoperta del mondo degli uomini e delle cose, l'insegnante desti e chiarisca nel
fanciullo il senso, in lui gia' presente, della bellezza e dell'armonia del Creato. La conoscenza del numero parta dalle attivita' di gioco e dal bisogno di osservare e di fare del
fanciullo, e si svolga per lenti gradi di sviluppo. L'insegnante addestri l'alunno nella numerazione progressiva e regressiva, nella scomposizione e ricomposizione dei numeri, nei
relativi esercizi intuitivi e pratici di riunire, togliere, replicare, distribuire: attivita' che sono alla base delle quattro operazioni. E' opportuno che in un primo tempo non si
oltrepassi il 10 e che si giunga al 20 alla fine del primo anno di ciclo. I calcoli pratici sulle quattro operazioni verranno compiuti dapprima solo oralmente, poi anche per iscritto.
Soltanto nel secondo anno si passera', di decina in decina, all'ambito numerico compreso entro il 100, continuando a dare la dovuta importanza al calcolo mentale. L'apprendimento della
tavola pitagorica sia una conquista intuitiva e costruttiva; pertanto il suo spedito e sicuro uso mnemonico sara' rinviato al ciclo successivo. Si cerchi di evitare alcune operazioni
scritte meno facili, quali la sottrazione che richiede il cosiddetto prestito, l'addizione con piu' di tre addendi, la disione che lasci resto. Naturalmente nella divisione ci si
limitera' al divisore di una sola cifra. L'occasione ad eseguire operazioni verra' prevalentemente data da facilissimi quesiti tratti dalla vita pratica e dai giochi infantili: quesiti
che richiedano una sola operazione. Dall'osservazione degli oggetti piu' comuni si fara' derivare la conoscenza intuitiva di qualche solido geometrico e di qualche figura piana,
possibilmente intesa come limite del solido. L'insegnante consideri, come fonte e stimolo della progressiva conquista della lingua parlata e successivamente scritta, le intuizioni,
osservazioni, scoperte, esperienze che soprattutto nella fase iniziale del processo educativo trovano i piu' vivi elementi di sviluppo nei giochi individuali e collettivi, nel
gioco-lavoro, nelle libere attivita' creative (mimica e drammatizzazione, disegno spontaneo, manifestazioni pittoriche, plastiche, ecc.). Il disegno spontaneo sia sempre considerato la
naturale forma di scrittura per immagini, che il bambino ha gia' usato liberamente come gioco per esprimere i suoi desideri e i suoi sentimenti ancora prima di frequentare la scuola.
L'insegnante avra' cura di interpretare tale scrittura che procede e si perfeziona per gradi e che rispecchia lo sviluppo spirituale di ogni fanciullo. Egli dovra' favorire con simpatia
le spontanee manifestazioni grafiche e pittoriche degli alunni, lasciandoli liberi di esprimersi a loro modo sugli argomenti che piu' li interessano, coi mezzi a loro piu' graditi
(matite nere e colorate, pastelli, gessetti colorati, acquerelli, carte colorate, a strappo e a ritaglio, ecc.). Li invitera' di volta in volta a spiegare, con la parola e appena
possibile anche con lo scritto, il significato delle loro espressioni grafiche e pittoriche. L'eventuale correzione dei disegni si ottenga non con cancellature o rifacimenti, oppure
con suggerimenti intempestivi e inopportuni che scoraggerebbero il piccolo disegnatore, ma per processo di chiarificazione interiore, cioe' col guidare ogni alunno all'amorosa e sempre
piu' attenta osservazione, alla riflessione e all'auto-correzione in riferimento a quanto egli ha inteso esprimere. Sono da evitare i ricalchi e le copie perche' soffocano la
spontaneita' infantile e favoriscono la insincerita' e il cattivo gusto. Partendo dalle diverse attivita' finora accennate, si incoraggi al massimo la conversazione con l'insegnante e
degli alunni tra di loro per abituarli a parlare quanto piu' chiaramente e correttamente e' possibile. L'insegnante dia sempre l'esempio del corretto uso della lingua nazionale e, pur
accogliendo le prime spontanee espressioni dialettali degli alunni, si astenga dal rivolgere loro la parola in dialetto. L'acquisizione della scrittura e della lettura sia il
risultato di una personale scoperta dello scolaro. A tal fine dovranno essergli offerti in libero uso, e sotto forma di gioco, tutti quei comuni sussidi didattici (alfabetieri murali
e mobili, cartelloni con disegni, schede illustrate, ecc.), che favoriscono l'interesse per l'iniziale distinzione e il possesso degli elementi grafici essenziali. Dai primi
ideogrammi o disegni spontanei, lo scolaro passi alla formulazione di pensieri (frasi e parole) e li trascirva a integrazione e illustrazione di quanto ha voluto esprimere col
disegno. Le prime letture e le prime spontanee esercitazioni scritte concluderanno questa fase fondamentale. Non appena possibile gli alunni siano avviati alle libere letture,
all'autodettatua, all'apprendimento a recitazione di facili artistiche poesie, alla spontanea drammatizzazione di favole, raccontini, scherzi, giochi. L'insegnante accerti sempre che
ogni alunno abbia chiaramente compreso il significato delle parole e delle frasi, incoraggiando le necessarie richieste di spiegazioni. L'usuale esercizio del parlare corretto, del
leggere e dello scrivere, anche sotto dettatura, miri ad assicurare, senza esercizi artificiosi, la padronanza delle piu' comuni norme ortograifche. Sia diligentemente curata
l'ortoepia, anche per le sue naturali connessioni con la correttezza dello scrivere. La scrittura, fin da principio, non sia considerata un fatto meramente meccanico, anche se implica
talvolta l'adeguamento al modello, ma una delle espressioni della personalita'. Essa deve quindi tendere alla semplicita', alla chiarezza, all'ordine, al decoro. Si consiglia di
iniziare gli alunni anche alla lettura e scrittura dei caratteri lapidari nella loro forma piu' semplice e a fini pratici (intestazione di quaderni, cartelli e avvisi, biglietti di
augurio, ecc.). Molta importanza va data al canto corale all'unisono di facili motivi, in lingua o in dialetto, appropriati all'estensione vocale del fanciullo e accompagnati, se
possibile, da interpretazioni mimiche o ritmiche. Scopo del canto e' di contribuire alla elevazione spirituale e alla socialita'; all'educazione dell'orecchio, della voce, della retta
pronuncia; all'addestramento motorio. Puo' inserirsi in questo insegnamento l'ascolto dei brani musicali adatti all'eta'. Le bambine siano lasciate ai loro giochi preferiti (cura della
bambola, sua pulizia, vestizione, acconciatura, ecc.) e vengano addestrate alle piu' semplici e piu' facili attivita' della casa.

CLASSI TERZA, QUARTA E QUINTA Dalla globale intuzione del mondo circostanze, gia' suggerita per il primo ciclo didattico, e tenuta ancora a fondamento dell'attivita' scolastica durante
il primo anno di questo secondo ciclo, il fanciullo sara' avviato ad una prima attenta analisi soprattutto attraverso l'esperizna episodica, prima base del sapere sistematico. Sara'
dunque ancora l'ambiente, nei suoi molteplici aspetti, il punto di riferimento per ogni ulteriore attivita' di osservazione, di ricerca, di riflessione, di espressione; ma, in
progresso di tempo, l'alunno si rendera' conto delle molteplici connessioni e correlazioni esistenti tra gli argomenti di studio. Cio' gli dara' sempre maggiore consapevolezza dell'unita'
di cultura di base su cui si va formando e della possibilita' di articolarla anche attraverso lo studio di singole discipline. Tutto questo va tenuto presente per la migliore
interpretazione del programma che segue dove le materie d'insegnamento affiorano, senza peraltro essere separate dal contesto delle indicate attivita' che l'alunno dovra' svolgere, e
sulle quali fondamentalmente si deve far leva per bandire dalla scuola primaria ogni ingombrante nozionismo e ogni pretesa di prematura sistematicita' del sapere.

Religione Quanto e' detto per la religione nel precedente ciclo e' valido anche per questo secondo ciclo. L'educazione religiosa si ispiri alla vita e all'insegnamento di Gesu', esposti
nei Vangeli. La vita religiosa derivi da una sentita adesione dell'anima ai principi del Vangelo e dalla razionalita' dei rapporti fra tali principi e l'applicazione della legge morale
e civile. Alle preghiere precedentemente apprese si aggiunga la "Salve Regina" e si spieghi piu' particolarmente il significato del "Padre Nostro"; inoltre si guidi il fanciullo allo
conoscenza e all'apprendimento del "Credo". Si continui nella narrazione facile ed attraente di episodi del "Vecchio Testamento" (primo anno del ciclo) e del Vangelo. Nel secondo e
nel terzo anno del ciclo si tengano pure facili conversazioni sui "Comandamenti" e sui "Sacramenti", sulle "Opere di misericordia corporale e spirituale", sul "Santo Patrono", sulle
"tradizioni agiografiche locali", sui "Santi" la cui vita possa interessare particolarmente i fanciulli, sui "periodi dell'anno ecclesiastico" e sulla "liturgia romana"; si leggano e
si commentino "passi del Vangelo", accessibili alla mentalita' degli alunni. Non si trascuri l'eventuale riferimento a capolavori d'arte sacra. Nello svolgimento di tale programma si
tenga presente la "Guida di insegnamento religioso per le scuole elementari", pubblicata dalla Commissione Superiore Ecclesiastica per la revisione dei testi di religione. Educazione
Morale e Civile - Educazione Fisica Anche per quanto riguarda l'educazione morale, civile e fisica, ci si colleghi al programma del precedente ciclo. L'ambiente esterno, con i suoi
molteplici e frequenti episodi di vita, unitamente a quello della quodidiana convivenza scolastica, offrira' all'insegnante le migliori occasioni per conversare sugli argomenti che
rientrano nella sfera degli interessi dell'alunno, al fine di conoscerne sempre meglio le inclinazioni e le possibilita', e di avviarle alla azione secondo le norme morali e del vivere
civile. Per la conquista di una prima consapevolezza dei principi direttivi della condotta, l'insegnante abbia cura di avviare gradualmente l'alunno alla riflessione sugli atti della
vita individuale nell'ambiente scolastico, familiare, sociale. Sul piano delle abitudini ed attivita' pratiche si favoriscano, in particolare le iniziative anche modeste che possano
condurre l'alunno al dominio di se' e alla formazione del carattere. Esse trovano la loro migliore applicazione quando l'insegnante favorisce l'attivita' svolta per gruppi, aperti
sempre alla libera collaborazione di chiunque trovi congeniale il lavoro prescelto. Questa attivita' favorira' il sorgere e il rafforzarsi, nelle giuste proporzioni, del senso della
responsabilita' personale e della solidarieta' sociale. A quest'opera di formazione sono naturalmente collegate le esperienze di vita dell'alunno che l'insegnante deve vagliare con
opportune conversazioni, e libere e ordinate discussioni. Si dia particolare rilievo a tutte le esperienze dirette a ottenere il rispetto delle persone, delle cose e di lcoali
pubblici, delle norme di circolazione stradale e di quelle riguardanti la pubblica igiene. L'ambiente sociale in cui l'alunno vive offrira' occasioni a conversare sulla famiglia, sul
Comune, sulla Provincia, sulla Regione, sullo Stato, in collegamento con lo studio della storia e della geografia. L'amore per la Patria si affermi nel sentimento del fanciullo come
naturale estensione degli affetti domestici, e nella sua coscienza come attuazione dei valori nazionali, ordinati negli ideali della comprensione internazionale. L'educazione fisica
si consideri connessa all'educazione morale e civile come mezzo che induce l'alunno a rispettare e a padroneggiare il proprio corpo, a ordinare la tumultuaria esplosione delle
energie, tipica della fanciullezza, e come tirocinio all'autocontrollo, all'autodisciplina, e alla socievolezza. L'insegnante avra' cura che l'alunno esegua esercizi relativi
all'ordine e alla marcia, alla corsa, ai saltelli e ai salti. Negli esercizi di squadra sia dato conveniente posto alle forme ritmhe atte ad assicurare la scioltezza, l'espressivita' e
l'armonia dei movimenti. In questa fase del suo lavoro l'insegnante potra' far tesoro, anche in connessione col canto corale, degli elementi del folklore locale. I giochi ordinati di
movimento di gruppo continuano ad avere il loro posto anche in questo ciclo e si precisano non solo per l'aspetto ricreativo, ma anche per la loro forma di educazione alla lealta',
alla gentilezza, all'armonia del gioco sportivo. Giochi ed esercizi fisici debbono svolgersi, per quanto e' possibile, all'aperto. L'insegnante vigilera' sullo sviluppo fisico dei
singoli fanciulli e consultera' il medico nei casi di sospette alterazioni anatomiche o funzionali, e terra' presente che l'attivita' fisica comporta un impegno di energie al pari dello
studio.

Storia, Geografia, Scienze Sara' soprattutto l'ambiente con le sue molteplici occasioni di interesse storico, geografico, scientifico ad offrire all'alunno piu' ampia ed esatta
conoscenza del mondo. Nel compiere con impegno personale questo lavoro di ricognizione dei dati del sapere, il fanciullo ne scoprira', con la guida dell'insegnante, le connessioni.
Spetta quindi all'insegnante di suscitare, sceglire, coordinare, favorire le occasioni di ricerca e di studio, nel graduale trapasso della globale intuizione dell'ambiente alle prime
analisi dei contenuti culturali rilevati nell'ambiente stesso. Oggetto della ricognizione, sempre episodica, dell'ambiente non saranno soltanto gli elementi naturali del paesaggio, ma
anche e soprattutto le opere con le quali gli uomini lo hanno modificato e incessantemente lo modificano, per adeguare sempre piu' il loro ambiente ai bisogni dell'individuo, della
famiglia, della comunita'. Il motivo coordinatore sia sempre quello di dare particolare rilievo alle difficolta' superate dagli uomini nel lavoro e nelle arti, nelle scienze, nelle
invenzioni e scoperte, negli ordinamenti civili, nelle opere di fraternita' umana. Sin dal primo anno del ciclo, si guidi l'esplorazione dell'ambiente partendo dalla rilevazione degli
elementi piu' importanti del paesaggio: fisici (morfologia del terreno, idrografia, fenomeni meteorologici), biologici (fauna, flora; e, conseguentemente, allevamenti e coltivazioni),
e antropici (vie e mezzi di comunicazione, botteghe artigiane e commerciali, mercati, stabilimenti industriali, servizi pubblici, edifici pubblici, monumenti e vestigia storiche).
Saranno sempre di grande giovamento le escursioni e le visite nei dintorni della scuola, che offriranno occasione a conversazioni sulle caratteristiche del paesaggio, a esercizi di
orientamento sul terreno, a osservazioni di geografia fisica per un primo uso intuitivo della carta topografica della zona, a raccolte di storia naturale. Negli anni successivi
l'insegnante allarghera' progressivamente l'orizzone degli alunni estendendo le osservazioni dirette ad altri aspetti storico-geografici dell'ambiente, e cercando di far scoprire
sempre piu' i rapporti di interdipendenza degli elementi geografici tra di loro e con le attivita' umane. Alle gia' consigliate escursioni, visite, ricerche varie e raccolte si
aggiungera': la costruzione di facili plastici, piante, schizzi cartografici e la consultazione sempre piu' consapevole di carte geografiche; letture storiche, geografiche di andamento
narrativo, la consultazione di enciclopedie, almanacchi, guide turistiche, atlanti; la compilazione di schede per la elementarissima documentazione ordinata delle cognizioni, ecc.
L'apprendimento della storia non deve tendere alla sistematicita' sotto forma di ripartizione cronologica, ma deve soprattutto proporsi la caratterizzazione di grandi figure
dell'umanita' e di momenti rappresentativi di un'epoca (per l'antica Roma, per l'affermarsi del Cristianesimo, per la vita e i costumi del Medio Evo e del Rinascimento, per le grandi
scoperte e invenzioni che introducono alla eta' moderna, fino a dare un maggior risalto al Risorgimento nazionale, nell'ultimo anno del ciclo). L'insegnante ispirera' la sua azione
didattica all'esigenza di far quasi rivivere il passato collegandolo in forma intuitiva al presente. Il progressivo allargamento dell'orizzonte, dal Comune alla Provincia, alla
Regione, condurra' gli alunni ad avere al termine del ciclo un'idea sommaria ma chiara dell'Italia nei suoi fondamentali aspetti storici e geografici che saranno oggetto, nell'ultimo
anno del ciclo, di quella iniziale sistemazione che risultera' possibile in rapporto alla qualita' ed ai modi del lavoro compiuto nei due anni precedenti, ma dando particolare sviluppo
alle vicende piu' salienti del Risorgimento nazionale. L'insegnamento storico-geografico dovra' soprattutto giovare a far conoscere ed amare la Patria ed a far nascere sentimenti di
fraternita' per i popoli che costituiscono la grande famiglia umana. Prima che sia concluso il ciclo, l'insegnante avviera' l'alunno ad una prima conoscenza episodica ed occasionale
degli altri Paesi europei ed extra europei. L'uso che l'alunno potra' fare del globo e del planisfero offrira' l'occasione a conversazioni su l'avvicendarsi del giorno, della notte e
delle stagioni, sui fenomeni meteorologici, che condizionano la vita umana, animale e vegetale. La lettura di interessanti libri di viaggi sara' ottima fonte di concrete conoscenze in
materia, unitamente all'osservazione di suggestive illustrazioni e, se possibile, alla proiezione di filmini e di documentari cinematografici. Per quanto riguarda in particolare le
esperienze di storia naturale, si continui ad assecondare l'interesse del fanciullo per il mondo della natura, orientandolo, via via, verso l'osservazione sempre piu' analitica e
collegata di tipi vegetali, animali, minerali esistenti nel luogo, per poi passare ad esempi di tipi corrispondenti lontani, attraverso opportune correlazioni. Ci si valga, allo
scopo, della coltivazione di piante a breve ciclo, nell'aula e all'aperto, della preparazione del terrario e dell'acquario, di piccoli allevamenti di animali da cortile, ecc. Questo
studio non abbia mai premature esigenze classificatorie, ma sia invece vivificato col far intuire all'alunno che anche il mondo animale, vegetale, minerale e' legato alla storia
dell'uomo; e percio' proceda in correlazione al progredire delle conoscenze geografiche e storiche. Sia fermata l'attenzione dell'alunno sul progressivo miglioramento della vita
igienica dell'uomo e sulle relative applicazioni personali, con accenni alle fondamentali funzioni del corpo umano, particolarmente nell'ultimo anno del ciclo. L'insegnante non
manchi, infine, di avviare il fanciullo alla contemplazione della bellezza della natura, coronando cosi', anche ai fini spirituali ed estetici, lo studio dell'ambiente. Da tale
contemplazione parta per coltivare nell'alunno quel rispetto verso le piante, gli animali e quanto altro fa parte del paesaggio; rispetto che e' segno di gentilezza d'animo e di
consapevolezza civile.

Aritmetica e Geometria Anche l'insegnamento della matematica andra' in questo ciclo differenziandosi sempre piu', ma senza perdere il collegamento con gli altri insegnamenti e quindi
sempre a strettissimo contatto con la vita pratica, e in relazione agli interessi del fanciullo. Si dara' per questo massima importanza ai problemi, che andranno proposti con la
naturalezza che deriva dalle effettive occasioni pratiche, ma al tempo stesso con rigorosa costante gradualita'. Occorre soprattutto concretezza e aderenza alla realta' quotidiana,
ricorrendo anche ai casi piu' comuni della contabilita' familiare e commerciale. In questo ciclo didattico occorre fissare definitivamente il significato essenziale di ciascuna delle
quattro operazioni aritmetiche in relazione ai problemi fondamentali che esse risolvono. A tale scopo si svolgeranno ampiamente e ripetutamente problemi soprattutto orali, con dati
numerici semplicissimi; e solo gradualmente si introdurranno, nei problemi da eseguire per iscritto, dati piu' complessi usando numeri interi piu' alti o numeri decimali, e ricordando
che per tali numeri in molti casi non occorre piu' direttamente l'intuizione. Solo in un secondo momento (ad esempio, nel secondo anno del ciclo) si passera' a problemi richiedenti piu'
di una operazione, usando dapprima sistematicamente una o piu' domande ausiliarie intermedie, le quali spezzino sostanzialmente il problema nella somma di due o piu' problemi. Ad ogni
modo, non si proporranno problemi, anche alla fine del ciclo, che richiedano piu' di tre, o eccezionalmente quattro operazioni: anzi si raccomanda di giungere a tali problemi solo
nell'ultimo anno del ciclo. Cosi' l'insegnamento del sistema metrico deve appunto essere elemento di concretezza e non di astratta artificiosita'; va quindi compiuto con la massima
rispondenza alla effettiva pratica della vita. Dovranno essere banditi, ad esempio, quei multipli di unita' di misura che, come il miriametro e il miriagrammo non vengono usati mai o
quasi mai in pratica. Si dara' invece rilievo alle misure di valore, a quelle non decimali del tempo e anche a talune misure locali, pur limitandosi a semplicissime esercitazioni. Si
riduca al minimo o si sopprima del tutto l'uso per le riduzioni della famosa "scala" coi suoi gradini: e' essenziale che l'alunno sappia, per esperienza, e per ragionamento, e non per
operazione meccanica che, ad esempio, cinque metri equivalgono a cinquecento centimetri e che tre chilometri equivalgono a tremila metri. Si evitino quindi i virtuosismi inutili e, di
regola, si evitino le riduzioni dirette da multipli a sottomultipli dell'unita' di misura e viceversa. Anche in questo campo si seguira' una bene intesa gradualita', riservando, ad
esempio, al secondo anno del ciclo le misure di superficie ed all'ultimo anno le misure di volume. Alla fine del ciclo didattico, l'alunno dovra' possedere in modo organico e completo
la tecnica delle quattro operazioni sui numeri interi e decimali (non oltre i millesimi): percio' l'insegnante potra' proporre anche svariati esercizi di calcolo, pure non sostenuti da
problemi. Ricordi ad ogni modo che in mancanza di meglio e' preferibile fari eseguire operazioni a titolo di esercizio, anziche' proporre problemi artificiosi, astrusi, non rispondenti
a realta'. In particolare, si raccomanda di dare grande importanza al calcolo mentale, anche con procedimenti di approssimazione. Il possesso della tavola pitagorica dovra' essere
sicuro e completo alla fine del primo anno del ciclo. Per dare una sicura gradualita' allo studio delle operazioni aritmetiche si raccomanda di rinviare al secondo anno del ciclo la
divisione col divisore di due cifre e le operazioni sui numeri decimali. Non si dovranno in alcun modo, in questo ciclo, introdurre operazioni sulle frazioni: ci si limitera' a dare
l'intuizione di frazione a fini pratici. Per la geometria verra' condotto in via naturale a riconoscere le principali figure piane e solide: cio' attraverso il disegno e le piu' evidenti
proprieta', mai attraverso la definizione, spesso non compresa, sempre dannoso sforzo mnemonico. Non si facciano recitare a memoria regole di misura: basta che l'alunno le sappia
applicare praticamente. Ci si limiti a semplici calcoli di perimetri (poligoni, circonferenze del cerchio), di aree (rettangolo, quadrato, triangolo, cerchio, un cenno appena sui
poligoni regolari), del volume del parallelepipedo rettangolo e del cubo. Sara' bene riservare all'ultimo anno del ciclo i calcoli riguardanti il cerchio. Si evitino i problemi
inversi, quando essi non sorgano da una pratica necessita' e non presentino un'evidente eseguibilita'. Tanto nel campo dell'aritmetica quanto in quello della geometria, sara' utile
abituare gli alunni stessi a proporre e a formulare problemi pratici ricavati dalla propria esperienza.

Lingua Italiana L'apprendimento della lingua puo' in questo ciclo didattico soddisfare in modo piu' intrinseco le sue finalita' formative, nelle quali buon senso e buon gusto convergono
come esigenze dominanti. Si fa quindi esplicita raccomandazione, nella scelta delle letture, di evitare e combattere il futile, il brutto, il retorico. Per conseguire questa finalita',
l'insegnante incoraggera' i fanciulli a letture adatte a ciascuno di essi, di libri, di giornali, mirando ad ottenere che le fonti di cultura degli anni di scuola non si riducano ai
soli manuali scolastici e che nei fanciulli sorga uno schietto e durevole amore per la lettura. Di conseguenza, dovra' essere dedicato ogni sforzo a costituire ed arricchire le
biblioteche di classe. L'insegnante esercitera' i fanciulli nella lettura a prima vista ed a viva voce, nella lettura individuale silenziosa, nella lettura espressiva, nella
conversazione, nella drammatizzazione, nella recitazione a memoria di brevi prose e poesie di autentico valore, nella partecipazione a scene dialogate. L'insegnante deve curare che
gli alunni abbiano ben compreso tutte le parole dei brani che sono oggetto di lettura e di recitazione. E' anche consigliabile che l'alunno partecipi attivamente a spettacoli di
burattini e assista a rappresentazioni teatrali opportunamente scelte. Tuqueste attivita' sono strettamente connesse all'espressione scritta, per la quale si consigliano libere
composizioni, possibilmente su argomenti scelti dagli stessi alunni, relazioni su osservazioni, esperienze e ricerche personali, letture fatte. Possono rientrare in queste attivita'
espressive la corrispondenza interscolastica, la redazione del giornalino scolastico (frutto della collaborazione di tutti gli alunni, singolarmente o a gruppi), la preparazione di
brevi monografie su argomenti scelti dagli alunni stessi e la stesura di scene dialogate. E' anche necessario che l'insegnante eserciti la scolaresca nell'arte non facile di ascoltare
la parola altrui: percio' offrira' esempi di espressiva lettura, di brani antologici e, a puntate, di un'opera narrativa unitaria di riconosciuto valore e li abituera' a seguire adatte
radiotrasmissioni, previa opportuna preparazione. L'insegnante sappia cogliere sempre le occasioni di esercizio alla retta pronuncia. Affinche' i fanciulli arricchiscano e sappiano
ordinare il loro patrimonio linguistico, e' pure necessario che siano stimolati a scoprire nella lingua viva sinonimi, anologie, etimologie, famiglie di parole, frasi idiomatiche:
esercizio che puo' fornire occasione a ricerche personali e per gruppi, alla redazione e all'ordinamento di appositi schedari. Sara' curata anche la consultazione del vocabolario e di
elenchi alfabetici. Si eviti che i fanciulli confondano i modi del dialetto coi modi della lingua; percio' si cerchera' ogni occasione per disabituarli dagli idiotismi e dai solecismi.
Nella didattica della lingua, ai fini della sincerita' dell'espressione, l'insegnante tenga presente che una persona dimostra tanto meglio la sua padronanza di linguaggio, ossia di
raziocinio e di gusto, quanto piu' scrive come parla e parla come scriverebbe. La revisione dei compiti deve risolversi in un appello alla capacita' di autocorrezione dei fanciulli in
forma di collaborazione. Un insegnamento grammaticale che sia fine a se stesso, con regole, definizioni, appositi e artificiosi esercizi di analisi, e' assolutamente da bandire in
questo ciclo di ancora episodiche scoperte e acquisizioni. Anche in questo campo occorre procedere con naturalezza, avviando nei primi due anni del ciclo al concreto e pratico
riconoscimento delle parti del discorso e delle loro flessioni o funzioni, ma fissando in modo piu' particolare l'attenzione sulla flessione dei verbi nell'ultimo anno del ciclo. Tali
esperienze devono sempre scaturire dal vivo della lingua e non devono mai turbare i felici momenti estetici offertici dalla lettura di prose e poesie. Al termine del ciclo l'alunno
dovra' essere in grado di esprimersi correttamente, a voce e per iscritto, senza errori di ortografia e di morfologia e con sintassi corretta.

Disegno e Scrittura Il disegno a matita, a penna, a pastelli, ad acquarello, a tempera, a strappo e ritaglio di carta colorata, ecc. sia considerato nei tre aspetti relativi alle
tendenze del fanciullo in questa fase dell'eta' evolutiva: disegno spontaneo, disegno dal vero, disegno ornamentale. Il disegno spontaneo, inteso soprattutto come mezzo di espressione
grafica o pittorica, dei pensieri e dei sentimenti dell'alunno, continuera' la sua funzione a servizio di tutte le materie di studio e della lingua italiana in particolare. Il disegno
dal vero, inteso a risvegliare, ed esercitare lo spirito di osservazione e di riflessione sul mondo circostante che piu' interessa il fanciullo, avra' il fine non solo di esprimere con
linee e colori le personali impressioni, ma anche di guidare l'alunno a correggere, al momento opportuno, attraverso l'addestramento all'osservazione dei particolari, gli errori piu'
caratteristici del disegno spontaneo. Il disegno ornamentale tendera' invece a favorire e a sviluppare le spontanee espressioni ritmiche dei fanciulli, sia grafiche che pittoriche,
orientandole verso la composizione individuale decorativa. Questa attivita' assecondera' lo spirito inventivo del fanciullo educhera' il suo gusto estetico e sara' utilizzata anche a fini
pratici: decorazione dei quaderni, del giornalino scolastico, di avvisi, di inviti, di manifesti, di fasce ornamentali, di oggetti, ecc. con particolare riguardo soprattutto alle
tradizioni artistiche dell'ambiente locale. I motivi decorativi saranno offerti anche dalla geometria e da oggetti del mondo circostante. Anche in questo ciclo sara' evitata, perche'
contraria alla naturale spontaneita' del fanciullo, la copia di illustrazione da libri, da album, da modelli e simili. Allo scopo di favorire e perfezionare il gusto estetico, l'alunno
sara' guidato alla contemplazione di opere d'arte o di loro buone riproduzioni. La pratica della scrittura (non inclinata, ma diritta) aiutera' il fanciullo a migliorare sempre piu', con
l'affinamento del gusto estetico, le caratteristiche che debbono contraddistinguere ogni buona grafia, la quale deve essere semplice, chiara, scorrevole, leggibile, ma sempre
personale. Continuera' pure l'uso del carattere lapidario nelle sue forme piu' semplici a fini pratici, scolastici ed extra-scolastici, come per esempio: intestazione di fogli, di
quaderni, di registri, di cartelli indicatori, di avvisi, di inviti, di manifesti, ecc., al fine di promuovere negli alunni l'abitudine alla regolarita' delle forme grafiche, alle
proporzioni, all'ordine, alla simmetria, al buon gusto. Sara' bene curare particolarmente queste qualita' anche nella scritturazione di indirizzi su buste e nella compilazione di moduli
vari.

Canto Il canto corale, come espressione di sentimenti personali piu' profondi e di socievolezza, valga ad educare e ad affinare la voce, l'orecchio e lo spirito del fanciullo per mezzo
di semplici ed artistici motivi religiosi, patriottici e popolari, all'unisono e anche a due voci, per imitazione. Il testo dei canti sia sempre ben conosciuto e compreso dagli
alunni. I canti siano bene intonati, eseguiti con grazia, con dolcezza e con sentita espressione. Si dovranno pertanto evitare la pronuncia imperfetta, la monotonia, la forzatura
della voce e le grida incomposte che si manifestano quando la musica nulla dice alla mente e al cuore del fanciullo. Sara' anche curata l'ascoltazione di facili e artistici brani
musicali, preia adeguata preparazione.

Attivita' Manuali e Pratiche Il lavoro, che e' sentito bisogno dell'infanzia, offra occasioni per rendere il fanciullo gioiosamente attivo, per stimolarne lo spirito di iniziativa, per
arricchirne i poteri e i mezzi di espressione al fine di una sempre migliore formazione. Non sia considerato come disciplina d'insegnamento e quindi non assuma carattere di tecnicismo
professionale, ma neanche di dilettantismo dispersivo e inconcludente: deve essere attraente, facile, non pericoloso. I fanciulli saranno incoraggiati a costruire rilievi e plastici
geografici o di contenuto storico in relazione allo studio della geografia e della storia con l'uso di sabbia, di plastilina, di creta o di altro materiale adatto: a preparare mezzi
didattici utili per la scuola; a costruire a scopo dimostrativo figure e solidi geometrici con carta o cartone, oppure giocattoli di uso comune; a modellare figure ed oggetti del
presepio; a fabbricare e vestire marionette e burattini per il teatrino, ecc. Il lavoro potra' essere orientato anche a vantaggio della propria classe o della scuola (preparazione del
materiale per piccoli allevamenti e coltivazioni, abbellimento dell'aula; manutenzione degli arredi e dell'ambiente scolastico; preparazione del materiale del museo di classe;
foderatura e legatura di libri di proprieta' personale e della biblioteca scolastica; facili lavori di giardinaggio, ecc.).