Deliri imperfetti

1. Ci sono dei giorni in cui l’attività autoconsolatoria del redattore ordinario si consuma nel voyeurismo telematico. Subito, voialtri mal pensanti state mal pensando. Come dicono i dodo dell’Era Glaciale (che non è un libro, ma un film): ”Sciagura a voi!”. Il fatto è che questo mestieraccio riserva talvolta delle grandi soddisfazioni. Mettiamo che uno soffra di insonnia e alle quattro di notte stia leggendo un manoscritto seduto in un luogo non citabile… secondo voi, mentre viene folgorato da una correzione urgente, cosa dovrebbe fare? Anni or sono, quando ero ancora un giovane entusiasta, telefonai alle due della notte a casa di un autore, per comunicargli il mio apprezzamento. Con il trascorrere degli anni ho moderato gli entusiasmi e riesco a trattenermi. Questa mattina, gli appunti infilati nel manoscritto erano di carta leggera e a fiorellini. Un poco impresentabili.

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2. Quale più grande e appagante realizzazione, per una persona che ama i libri e la cultura, del vivere in mezzo a scaffali ricolmi di pagine scritte e potersi guadagnare il pane vendendo queste perle di saggezza alle persone che entrano nel negozio? Ah, i librai, questi esseri benedetti da Buddha e anche da Odifreddi, che possono elargire tomi come se fossero ostie consacrate a fedeli rispettosi e timorosi. Una casta sacerdotale, in fondo, fra l’altro in estinzione. Due blog eccezionali, questa mattina, ci hanno fatto comprendere che nulla è il sacrificio di intrattenersi con gli scrittori rispetto al sublime piacere estetico del rapporto diretto con i lettori.

Ecco una testimonianza di Stefano Amato, autore del blog l’Apprendista Libraio:

Se ti parlo un po’ del mio fidanzato — ti racconto la sua vita, come ci siamo conosciuti, qual è il suo colore preferito eccetera — tu poi sapresti consigliarmi un romanzo da regalargli?

Dialoghi surreali ce li riporta invece Marino Buzzi, nelle sue splendide Cronache dalla libreria:

“Buongiorno vorrei il libro scritto da Manuela Arcuri.”
“Signora non mi risulta che Manuela Arcuri abbia scritto un libro. Non ancora almeno.”
“Ma come no! Lo pubblicizza in TV.”
“Sì, signora, ma non è suo. Lei lo pubblicizza e basta.”
“Ma cosa dice? L’ho sentito io con le mie orecchie che lo ha scritto lei. Ma è sicuro di essere un libraio?”
Signora ci sono giorni in cui non sono neanche sicuro di essere un essere umano, figuriamoci se sono sicuro di essere un libraio.

Forte di Fenestrelle

 

3. Sono un sadico. Lo ammetto. Questa mattina, ancora una volta, ho manipolato strumentalmente le “Postille al Nome della rosa” per indurre uno scrittore a compiere un pellegrinaggio. Perché se vuoi descrivere come un personaggio ha trascorso gli ultimi anni di prigionia nella fortezza di Fenestrelle, mica puoi fartelo raccontare dalle cartoline. Devi salire faticosamente, magari in una giornata gelida, i sentieri interni alla struttura monumentale, e contare i passi, ascoltare il fiato pesante, il gocciolio dei sotterranei, il gelo che ti entra nella schiena. Sarà sicuramente un ottimo lavoro, per ora è un buon racconto, ma il redattore ordinario non si accontenta di un buon racconto. Vuole un romanzo da pubblicare. E lo avrà, a costo di rinchiudere di nascosto lo scrittore nelle segrete del forte…

Questo articolo è stato pubblicato in Diario di un redattore ordinario ed etichettato come , il da .

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