Diario postumo della Fiera del Libro di Torino 2006

Mercoledì 14 maggio 2006

Ottima notizia in vista. Anche il redattore oscuro, cioé il sottoscritto, avrà l’onore di recarsi in Fiera. La notizia mi viene trasmessa alla vigilia del grande evento. Mi preparo a svolgere il ruolo culturale che mi è stato finalmente riconosciuto.

Giovedì 15 maggio 2006

Non mi avevano spiegato bene, anzi, come mi è stato detto, non avevo capito io. In Fiera mi ci hanno portato, sì, ma a spostare gli scatoloni di libri. Loro la chiamano logistica. A me sembra che rispetto al solito facchinaggio quotidiano non ci siano differenze sostanziali. In compenso lo stand è davvero molto bello. Dimensione loculo, ma almeno non è nero come quello di Edizioni di Ar, da cui ci guardano arcigni. Con la scusa di controllare la concorrenza fuggo dai saggi gnostici e mi barcameno fra lo stand di Stampa Alternativa e quello di Scipioni. Ho le ideologie confuse, lo so, ma che ci volete fare, sempre meglio dei colleghi che continuano a sostenere di lavorare per Einaudi quando il loro datore di lavoro si chiama Mondadori.

Ebbene sì, lo confesso. Odio la Fiera del Libro di Torino. La odio profondamente. Non è colpa di nessuno, ci mancherebbe altro. E’ che se per voi la Fiera è una festa e per gli autori una passerella, per il redattore del sottoscala corrisponde alla discesa negli inferi.

Il redattore del sottoscala non fa passerella in Fiera. Al massimo ha l’onore di poter partecipare al montaggio e allo smistamento dei pacchi in partenza. La sua vigilia è di notti insonni, per terminare schede, cartelline stampa, locandine, offerte, selezionare foto, ma anche occuparsi dei problemi logistici degli autori, anzi degli Autori, che piombano a Torino pensando di essere a Rimini. E invece a Rimini non sono. Gli alberghi costano come a Dubai ma sembrano quelli di Islamabad…

Avete provato a pranzare in Fiera? Negli autogrill d’autostrada, quelli veri, almeno c’è il gusto del viaggio. Uno ingoia pane scongelato con salame scongelato, bevendo aranciata scongelata e caffé scongelato, ma almeno guarda fuori e pensa a Easy Rider. Invece al Lingotto uno guarda fuori e vede passare Bruno Gambarotta che, beato lui, è andato a mangiare il bollito. Come minimo viene voglia di lanciargli addosso una copia del Devoto Oli…

Venerdì 16 maggio 2006

Il redattore oscuro è per definizione tonto. C’è tuttavia una cosa che non capisco: se si escludessero dalla Fiera le istituzioni pubbliche, i Ministeri, le Regioni, gli autogrill, i venditori di quadri di velluto (credetemi, ci sono anche loro) e gli editori di APS (se non avete letto Il pendolo di Foucault e non sapete chi sono gli APS non siete degni di leggermi), in questa Fiera chi resterebbe? Il PDCS, presidente del comitato scientifico, altrimenti noto in casa editrice con un epiteto non ripetibile, sostiene l’abolizione degli scrittori e dei librai come soluzione salvifica per la cultura. Per i prossimi quattrocento anni – sostiene il PDCS – non abbiamo bisogno di nuovi libri. Bastano quelli che sono già stati scritti. A patto che qualcuno sia disposto a leggere.

Sabato 17 maggio 2006

Il mangialibro non sarà una grande iniziativa culturale, ma almeno il pranzo per oggi lo rimedio. Vissani, di fronte ai libri commestibili ha storto il naso. Poi si è divorato quattro razioni di cassata siciliana. Per salvarsi dall’abbiocco biblico, anzi bibliofilo, non resta che passeggiare fino allo stand della Regione Campania. In fondo negli ultimi mesi abbiamo pubblicato più autori napoletani noi che il grande Guida… Il caffettuccio rinfranca lo spirito e risveglia il cervello. In sala stampa evidentemente non mangiano cassata e non prendono caffé. In compenso bevono tutte le panzane che la Fiera propina: il salone del libro di Kuala Lumpur sta andando davvero a gonfie vele. Ma perché i giornalisti sono venuti a Torino per farne il resoconto?

Domenica 18 maggio 2006

Una signora protesta perché una traduzione non è firmata. Il libro griffato potrebbe diventare una tendenza. Devo proporla alle alte sfere, chissà che non mi riconoscano finalmente, se non l’aumento, almeno il diritto a sedermi mezz’ora sullo sgabello.
Arrivano i romanzieri. Me li immaginavo diversi, confesso. Io non firmo le traduzioni e loro, gli Autori, firmano invece le copie vendute. Quasi quasi cerco la signora di questa mattina e le offro il mio insulso autografo. Magari le scrivo anche il mio numero di telefono…

Lunedì 19 maggio 2006

Lento e inesorabile declino. Il primo corridoio del padiglione 2, che dalla Regione Piemonte conduce allo spazio autori A, sarebbe una landa desolata se non fosse per Lastrego e Testa e per noi. Loro offrono sogni a disegni animati. Noi filosofi impazziti, che parlano di ermeneutica come se fosse una cosa seria. Lucio Saviani ci prende tutti di sorpresa: durante il suo intervento non solo gli spettatori restano svegli, ma prendono addirittura appunti. Scopriremo il giorno dopo che è stato merito di tre boccali di birra piazzati sotto il suo naso al momento giusto. Mentre fuggo dall’ermeneutica vado a sbattere contro Younis Tawfik e gli rifilo una copia di Sheol. Non credo che il suo punto di vista sulla guerra sia lo stesso dei professori pacifisti americani. Me lo fa educatamente osservare con il suo sguardo pacato. Senza parole inutili. Non mi resta che rifugiarmi nel minuscolo stand del Premio Cenacolo. Regalano premi agli editori anziché agli autori, ma visto che di editori veri in Fiera ce ne sono pochi, la splendida e solitaria studentessa che occupa lo stand mi accoglie come se fossi Richard Gere. Le regalo un’idea per una collana. Editoriale naturalmente. Quelle di perle sono assolutamente fuori dalla mia portata.

Martedì 20 maggio 2006

Ho avuto l’onore di occuparmi ancora di logistica. Poche scatole, ad essere onesti. Per fortuna non lavoro per Simonelli, nostro dirimpettaio. Si ostina a voler vendere ebook e printing on demand, con il suo 365giorniinfiera, ma tutti i libri che aveva portato a Torino se li è  riportati a Milano. Come la maggior parte dei vicini di stand. L’ottimismo dei capi è inversamente proporzionale ai resi e direttamente proporzionale al numero di editori stranieri con i quali hanno fatto affari. Se va avanti di questo passo, oltre alla pasta con il sugo, forse dalla prossima settimana a pranzo potrò permettermi anche un secondo. Gambarotta sei avvertito: l’anno prossimo il bollito lo mangio anch’io…

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