Grammatica di base per aspiranti scrittori – Gli

Gli è una delle sillabe italiane che più si presta agli errori: sia come articolo sia come pronome ha usi formali e colloquiali divergenti e i principi che ne regolano l’uso sono sconosciuti ai più.

Partiamo dall’articolo: viene utilizzato davanti alle parole di genere maschile e numero plurale, che iniziano con una vocale, con s seguita da consonante, con i gruppi gn, ps, pn, x e z e, per eccezione, davanti a dei (plurale di dio). Nella lingua letteraria si apostrofa davanti alle parole inizianti in i, anche se è una grafia piuttosto obsoleta.

Discorso più complesso è quello che riguarda gli come pronome, che ha usi distinti nell’italiano standard (formale) ed in quello neostandard (lingua d’uso). Ha il valore di a lui, a esso, e si trova in posizione enclitica (unito alla fine della parola) o proclitica (prima della parola): digli, gli parli. Spesso accade di trovarlo al posto del complemento errato, invece che a sostituire il complemento di termine; è frequente sentir dire chiamagli al cellulare, ma chiamare regge il complemento oggetto (chiamare qualcuno), quindi bisognerebbe dire chiamalo al cellulare.

Il suo uso al posto del plurale comincia ad essere largamente accettato, come testimonia l’Accademia della Crusca:

Gli per loro è attestato nei dizionari più recenti, come il GRADIT, “Grande Dizionario Italiano dell’Uso” di Tullio de Mauro (2000, UTET), che nella definizione di gli scrive: “2 gli […] colloquiale, specialmente nella lingua parlata compare in alternativa a loro, a loro, a essi, a esse: quando me lo chiederanno, gli risponderò” [cioè risponderò (a) loro]. Il DISC; “Dizionario Italiano Sabatini Coletti” (1997, Giunti) scrive: “[…] come pl. gli (come esito del dativo latino plurale illis) è assai freq. in quanto forma più chiaramente atona (e quindi proclitica o enclitica) rispetto a loro […]”. Dunque, a parte la ragione etimologica a tale uso (loro invece deriva dal genitivo plurale illorum), esiste una giustificazione “pratica”, dovuta al fatto che per le altre persone esiste la possibilità di scegliere tra pronome enclitico e proclitico: mi dice / dice a me; ti dice / dice a te; gli dice / dice a lui; ci dice / dice a noi; vi dice / dice a voi; per la terza persona plurale questa possibilità non esiste: dice (a) loro e non *(a) loro dice: il pronome “mancante” viene, nell’uso, sostituito da gli. Tale forma è stata usata anche dal Manzoni: “Là non era altro che una, lasciatemi dire, accozzaglia di gente varia d’età e di sesso, che stava a vedere. All’intimazioni che gli venivan fatte, di sbandarsi e di dar luogo, rispondevano con un lungo e cupo mormorio; nessuno si muoveva”. (Promessi Sposi, XIII).

In ultimo moltissimi utilizzano gli al posto di le, come invariante quindi; questo è da considerare tuttora un errore grave, benché ci siano esempi anche letterari che ne attestino la diffusione.

Fonte originale dell’articolo: Liblog

Rilasciato su licenza Creative Commons

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