Pubblicare con noi
Pubblicare con Edizioni Marco Valerio non è facile. Ogni giorno decine di manoscritti non richiesti giungono nella nostra redazione e, per la quasi totalità, finiscono nel grande cesto della raccolta carta.
Hai un saggio nel cassetto? Leggi prima la premessa antipatica agli aspiranti autori della nostra casa editrice.
In ogni caso segnaliamo che non prendiamo in considerazione: romanzi, racconti, poesie, fiabe.

UNA PREMESSA ANTIPATICA PER FARVI MEDITARE
Ogni casa editrice e’ afflitta da decine di manoscritti (o dattiloscritti). Per la maggior parte sono impubblicabili per le seguenti categorie di ragioni:
1 – conoscenza dell’ortografia e della sintassi da parte dell’Autore al di sotto di ogni speranza di revisione
2 – assoluto non interesse dell’opera (in testa i libri di poesie, seguiti dalle autobiografie autocelebrative dello stile ‘la mia vita è un romanzo’
3 – quando l’opera potrebbe anche meritare la pubblicazione, non appena l’editore dice all’Autore “parliamone” ecco scattare la sindrome Dante Alighieri che si traduce in:
- a – si però mi date cento milioni di anticipo sui diritti d’autore
- b – sì però mi rifiuto categoricamente di apportare qualsiasi correzione
- c – sì però mi garantite almeno diecimila copie vendute
- d – voglio una copertina in oro zecchino con un quadro di Picasso e che apriate una nuova collana tutta per me
4 – l’opera è meritevole, l’Autore sembra sano di mente, ma ecco scattare la sindrome della “revisione infinita”. L’Autore, non appena corregge le bozze, scopre che il capitolo 1, 2, 3 e gli altri dodici seguenti vanno riscritti. Alla seconda tornata di bozze pretende di aggiungere altre ottocento pagine, quindi rivede tutte le note, alla fine blocca tutto perché sta aspettando la prefazione di Umberto Eco (il quale, senza che l’editore ne sapesse nulla, ha ricevuto cento telefonate, duemila lettere e quindici copie delle bozze con il perentorio invito a scrivere la prefazione da parte dell’Autore). Al nome di Umberto Eco potete sostituire quello del Pontefice, di George Bush jr o di altro a vostro piacimento.
Dulcis in fundo, l’Autore pretende ottocento copie in regalo da distribuire a tutti gli amici, togliendo così cento possibili acquirenti (gli altri settecento useranno comunque il libro come materia prima per scaldarsi davanti al camino). Infine telefona due volte al giorno all’editore per avere notizie del suo libro. Naturalmente alla ventesima telefonata, l’editore decide di annullare la pubblicazione o, se il libro è già stato pubblicato, di ritirarlo dal catalogo.
Caso numero 5 (rarissimo)
Viene proposto un testo dignitoso, meglio se un saggio piuttosto che un romanzo. Mai e poi mai un libro di poesie (quelle le potete pubblicare a vostre spese oppure le pubblicheranno i vostri nipoti post mortem nel caso abbiate ricevuto il Nobel).
E’ scritto bene, è interessante e non è la copia di un romanzo già pubblicato (capita otto volte su dieci, credete, anche inconsciamente). Il testo è inoltre fornito su supporto magnetico, magari con un’attenta correzione preliminare. Corredato di liberatoria e disponibilità a fare l’autore (con la a minuscola), lasciando che l’editore faccia il proprio mestiere. L’autore esordiente si accontenta di cinque copie saggio.
Magari la sua sarà un’opera unica, senza seguito. Magari da questa opera prima nascerà un vero Autore, che pubblicherà successivamente altri libri con grande soddisfazione e con grandi Editori.
Se ritenete di appartenere al caso numero 5, qualche probabilità di essere pubblicati, senza necessariamente dover fare ricorso a strani percorsi alternativi, ce l’avete. Magari il vostro libro resterà mesi sulla scrivania dell’editore, ma alla fine vedrà la luce.
In bocca al lupo, e con una preghiera. Se appartenete ai casi 1, 2, 3 e 4, dimenticatevi questo sito. Cestiniamo qualche decina di testi ogni giorno. Se ritenete di appartenere al caso 5, rileggete il vostro libro. Poi rileggetelo ancora. Quando avete finito, rileggetelo ancora una volta. Quindi chiedetevi: “io sarei disposto a spendere diecimila euro per pubblicarlo?”. Ecco, la stessa domanda se la deve porre l’editore. Con la differenza che quel libro neppure l’ha scritto. Se siete sicuri, ma proprio sicuri, che la risposta sia positiva, andate a leggere la pagina di istruzioni relativa alla proposte di pubblicazione, quindi inviate un’email così articolata:
1 – Nome cognome indirizzo telefono titolo di studio, curriculum in dieci righe tassative
2 – Presentazione dell’opera in venti righe tassative
Se la risposta è NO, mettetevi il cuore in pace, e provate con qualcun altro. Se è SI, allora sarete invitati a inviarci l’opera, per la sua valutazione, con dichiarazione allegata di questo tenore (è un esempio):
“Invio la seguente opera di cui dichiaro di essere autore (titolo, genere, caratteristiche) per una valutazione NON IMPEGNATIVA. E’ inteso che avrete il diritto di NON pubblicarla e che nessuna richiesta da parte mia potrà essere a qualsiasi titolo avanzata per la mancata pubblicazione dell’opera inviata.
Non ci impegnamo in alcun modo a garantirvi una risposta. I nostri tempi di eventuale risposta possono essere dell’ordine anche di diversi mesi.
Speriamo di non avere urtato le sensibilità di qualche Autore con la A maiuscola. Se siete autori con la a minuscola, sarete sempre i benvenuti. Ogni editore sogna di incontrare un autore almeno una volta l’anno.
Ah, dimenticavamo una cosa importante: manoscritti, dattiloscritti, floppy disk, cdrom, in ogni caso NON saranno restituiti. NON inviate raccomandate. Usate i pieghi: costano meno e sono ugualmente tracciabili e recuperabili.
Non usate lo strumenti dei “commenti” per inserire le vostre proposte. I commenti sono pubblici. Andate alla pagina della posta privata
Un’opportuna integrazione a questo testo
La nostra “premessa antipatica” ha raccolto numerosi commenti, spesso irritati, e numerosissime citazioni sul web, facendo non di rado gridare all’atteggiamento spocchioso degli editori contro gli autori. È, come dice il titolo, una premessa, per quanto antipatica e provocatoria, che come tale può suscitare una reazione negativa. Peraltro motivata.
Può apparire crudele e indisponente che un editore “maltratti” chi scrive in questo modo, prima ancora di aver letto i manoscritti che giungono in redazione. Anzitutto dovete comprendere che il flusso delle proposte, con il crescere delle dimensioni della nostra casa editrice, ha raggiunto livelli pressoché insostenibili. Leggere venti o trenta manoscritti la settimana è un carico di lavoro accettabile. Leggerne e valutarne cinquecento diventa oggettivamente impossibile. L’intera redazione dovrebbe smettere di occuparsi del proprio lavoro primario, che è e resta l’editing dei libri in corso di pubblicazione, la loro promozione, la gestione dei contatti con la stampa, l’organizzazione delle presentazioni e lo scouting.
Diventa quindi inevitabile porre dei paletti, anche molto rigidi. Paletti che, ci rendiamo conto, l’aspirante scrittore in qualche modo cerca di aggirare, proponendo una raccolta di poesia come se fosse un romanzo lirico, oppure una serie di racconti brevi come se fossero un saggio e così via. Questo, però, si traduce in un’ulteriore perdita di tempo prezioso, che viene sottratto alla lettura.
Il tempo dedicato alla prima lettura del vostro manoscritto si riduce costantemente. Questo non significa che il vostro lavoro sarà valutato nei pochi minuti della prima lettura, ma significa purtroppo che in quei pochi minuti potrà essere scartato e mai raggiungere il traguardo della seconda o della terza lettura, necessarie per valutarlo. Errori clamorosi di grammatica e sintassi nelle prime dieci righe sono mortali. Almeno la prima pagina, abbiate cura di correggerla con attenzione.
Quanto ai tempi e alle modalità di risposta, dovete avere presente che, comunque, il passaggio dalla prima frettolosa scorsa del vostro manoscritto, per capire se rientra nelle linee di interesse quanto a genere ed argomento, all’eventuale seconda o terza lettura, quando la pila dei manoscritti è nell’ordine delle decine, può richiedere giorni, settimane o, nei periodi in cui l’attività redazionale è concentrata sulle fiere, sulle preparazioni universitarie o prenatalizie, anche mesi.
Inviare manoscritti nel mese di agosto o nelle vacanze natalizie accumula centinaia, quando non addirittura migliaia, di email giacenti. Con tutta la buona volontà, smaltire tali arretrati è impossibile e il tasto di cancellazione talvolta è l’unica possibilità per sbloccare un server di posta intasato. Guardate quindi il calendario con attenzione e se avete concluso il vostro lavoro nei periodi di vacanza oppure in corrispondenza delle grandi fiere internazionali (Francoforte in testa) o in autunno, tenetevolo nel cassetto o sul disco rigido, attendendo per inviarlo il momento in cui presumibilmente in redazione ci sarà il tempo per leggerlo.
La fretta è sempre cattiva consigliera, per voi come per noi. Se anche il vostro lavoro fosse interessante e meritevole di pubblicazione, se anche fosse un vero capolavoro, le ferree leggi della distribuzione libraria impongono dei tempi di valutazione e preparazione che non possono essere disattesi. Le case editrici pianificano le pubblicazioni con mesi di anticipo. Noi sappiamo già cosa pubblicheremo in primavera e, in buona parte, anche nel prossimo autunno. Alcuni libri sono già stati programmati per il prossimo anno. Voi avete fretta, è vero, ma tre, quattro, talvolta anche sei o dodici mesi di attesa sono il tempo necessario per organizzare e gestire ogni nuova pubblicazione, almeno in una casa editrice seria. Le eccezioni esistono, è vero, ma riguardano autori consolidati o libri che vengono “progettati” in concomitanza di avvenimenti particolari. Anni fa, l’elezione dell’attuale Pontefice, ci fece realizzare, stampare e distribuire un tascabile in 24 ore. Ma si tratta di casi isolati.
Noi non correggeremo il vostro lavoro. Non è questo il compito di un editore. Vogliamo testi pronti per la pubblicazione, non bozze da rivedere. Se un lavoro viene respinto con un messaggio dettagliato, che vi spiega i punti deboli dell’opera, non chiedeteci di intervenire per correggerli. Per questo esistono agenzie qualificate, oppure l’umile lavoro dell’autore, spesso difficile perché difficile è ammettere i propri errori. Noi vi consigliamo Sul Romanzo, una struttura giovane ma estremamente qualificata nel campo della narrativa, che mantiene rapporti con svariate case editrici di buon livello, compresa la nostra.
Infine, non dimenticate mai che il nostro scopo è vendere libri. Non siamo i custodi del sapere letterario e non pretendiamo di esserlo. Il giudizio finale sulla pubblicazione è biecamente e tristemente una valutazione economica. Se un libro ha possibilità di vendere copie, allora ci interessa. Se non ha, a nostro parere, e sicuramente spesso sbaglieremo, la possibilità di vendere, quand’anche fosse un capolavoro assoluto da noi misconosciuto, non lo pubblicheremo. Per vostra fortuna, esistono anche altri editori e non è detto che un’opera da noi respinta non possa essere presa in considerazione da un nostro concorrente.
Come postilla, ripetiamo ancora una volta:
- non prendiamo in considerazione raccolte brevi di racconti
- non prendiamo in considerazione opere liriche
- non prendiamo in considerazione opere prepubblicate su piattaforme di editoria on demand o autopubblicazioni sotto ogni forma
- non prendiamo in considerazione allocchi|autori che abbiano pubblicato in precedenza con editori a pagamento
Grazie per la vostra benevola comprensione. Commenti e insulti sono sempre possibili e ben accetti. Buoni benzina, ticket restaurant, pacchi di pasta e beni non deperibili ancora di più.







Raccontatemi una storia comprensibile, vi prego. E’ cosi’ difficile raccontare storie comprensibili? I nostri lettori più qualificati svolgono mestieri che nulla hanno a che vedere con i libri. Non stupitevi. Noi siamo un po’ originali, ve ne sarete accorti, e abbiamo applicato alla lettera una vecchia regola del giornalismo: ‘se tua nonna non capisce quello che hai scritto in un articolo, gettalo via…’ Così abbiamo alcuni collaboratori, assolutamente volontari, che si prestano a leggere i manoscritti che giungono a miriagrammi ogni settimana in redazione. Non sono soli, i nostri lettori, perche’ ad essi si affianca un comitato scientifico di prim’ordine. Ma sono importanti anche loro, soprattutto per le opere divulgative, perche’ ci proteggono dal rischio di pubblicare opere incomprensibili. Ovviamente proteggiamo l’identita’ di questi lettori volontari. E la proteggiamo perche’ sono davvero preziosi. I professori, qualche volta, ci hanno fatto sbagliare. Loro, per ora, mai. Cosa dedurne? Per esempio che, prima di sottoporci un manoscritto, dovreste farlo leggere a qualche amico sincero…
Domenica, marzo 21, 2004 -- Allora, ieri sera vagando per la rete mi imbatto nel forum di Scipioni su http://www.leggendogodendo.com che ogni tanto ci capito. A parte i soliti interventi di gente che non ha letto il mio libro o che ci ha capito poco o che mi ricorda come autore di un racconto per loro così terribile intitolato ‘Il frocio’, c’era un post davvero interessante che la dice lunga sullo stile di certi editori, che chiamarli editori è farli un complimento grosso. Ve lo passo pari pari, lo ha scritto Marco Valerio, un editore semisconosciuto di Roma, introvabile inlibreria ma che si dà arie di scopritore di talenti.
Tanto per il gusto di rinfocolare le polemiche, vorrei raccontarvi quel poco che so degli autorevoli scrittori ed editori citati in interventi precedenti di questo forum. Di Gordiano Lupi, affezionato mittente di mailng list invadenti quanto poco interessanti, lessi in anteprima la proposta di pubblicazione del libro sulla Santeria cubana, ora pubblicato da Mursia. Onestamente, impiegai circa dodici minuti per decidere di inviarlo al grande cesto dei rifiuti cartacei, ne’ mi pento di averlo sottratto al catalogo della casa editrice per la quale lavoro perche’ finisse nel catalogo di un editore concorrente. L’idea narrativa, pur stimolante, era a mio parere sviluppata in modo assolutamente banale.
Allora, a parte che Marco Valerio la può pensare come gli pare sul mio libro, ma siccome lo aveva avuto come proposta editoriale e non come lettore pagante è quanto meno poco serio che vada a spiattellare il suo giudizio in un forum, per lo meno lo stile vorrebbe un comportamento diverso, ma lo stile è andato a farsi benedire mi pare. Non solo, tanto per essere precisi Marco Valerio di Cuba Magica ha letto l’indice e il primo capitolo (ché quello mi chiese) e lui da 15 pagine e in meno di 12 minuti ha capito che il libro non era da pubblicare. Tanto è vero che poi lo stesso libro ha pubblicato Mursia che lo ha letto per intero e la cosa che più ha apprezzato è stato proprio il modo in cui ho sviluppato un argomento difficile. Cuba Magica infatti è un romanzo di viaggio, scritto con stile da narratore, un reportage narrativo, chi cerca uno sviluppo scientifico non lo trova, io non sono mica un atropologo. Poi scusate se a me non me ne può fregare di meno se non lo ha pubblicato Marco Valerio, anzi sono parecchio contento che a Marco Valerio non gli sia piaciuto che così mi sono salvato dal non vedere il libro in nessuna libreria d’Italia mentre adesso è reperibile ovunque. E sono uscite pure parecchie recensioni belle su Cuba Magica con buona pace di Marco Valerio. Resta il fatto della cauduta di stile. Un editore che commenta i libri ricevuti in lettore in un forum e che invece a me a suo tempo mandò la classica comunicazione formale dove diceva che ‘il libro non rientra nella nostra linea editoriale’. Scusate se vi dico che per me il nome di questo editore va cambiato in Marco Buffone.
Ecco un ottimo esempio di autori, anzi ‘Autori’, che ci scrivono. Ne ho inserito uno noto, visto che questi contenuti sono bellamente in mostra sul suo sito http://www.quasiquasifaccio.splinder.com/archive/2004-03 e pertanto sono pubblici. Quanto alla forma grammaticale e sintattica, lascio ai lettori le valutazioni.
Cercando case editrici disposte a sprecare 10 minuti per un esordiente (appartenente al vostro gruppo 5), mi sono imbattuta in questo sito. Ho letto la vostra premessa antipatica e mentre leggevo ridevo come mi capita raramente. E prima della famigerata Nota Bene, mi sono detta: ‘Ecco la casa editrice che fa per me’ oppure ‘Ecco, io faccio per questa casa editrice’. Ma poi la Nota Bene… peccato il mio manoscritto è una specie di lungo racconto o di romanzo breve. Baci :***
Cara Laura, peccato sì. Eppure sono certo che un’autrice che ha capito questi concetti fondamentali riuscirà senz’altro a trovare un editore adatto all’opera che ha scritto. Auguri.
Sempre più spesso riceviamo allegati via email di romanzi e raccolte di racconti da parte di autori esordienti che sperano di essere in questo modo presi in considerazione.
Abbiamo verificato che molti di essi inviano a pioggia la propria opera a tutte le case editrici che trovano sui cosiddetti siti per esordienti, senza neppure degnarsi di verificare quale sia la produzione della casa editrice cui si rivolgono.
Un consiglio amichevole: questo è un ottimo modo per finire nella lista dello spam, oppure per ricevere, quando si ricevono, proposte sgradite. Prima di inviare un’opera a una casa editrice chiedetevi quale sua la produzione e se la vostra opera rientra in qualcuna delle collane già pubblicate. Mai e poi mai sprecate il vostro tempo e quello dei redattori per sottoporre opere che nulla hanno a che fare con la produzione di quella casa editrice.
brutto mestiere il vostro. accendere o spegnere sogni con l’unica logica del profitto,non vi crucciate in fondo si tratta soltanto di lavoro di macelleria
Bella presentazione. Brutale, ma chiara ed efficace, e onesta come non se ne vedono molte in giro.
Chiara e convincente, la vostra “premessa antipatica”: volevo spedirvi un mio libro, ma grazie al monito editoriale ho cambiato idea! Certo, essere sommersi da una cascata di manoscritti dev’essere angosciante. Sono capo redattore di un bisettimanale della provincia torinese, e ricevo una quantità inaudita di proposte di collaborazione: giovani e meno giovani scambiano spesso la professione del cronista con quella del commentatore, si sentono umiliati e offesi se li mando a fotografare la festa dei bimbi alla scuola materna, mentre vorrebero offrire ai lettori la loro originale opinione sulla guerra in Iraq… Il mondo va così, forse per colpa della scuola, forse della televisione, forse di noi giornalisti. Un fatto è certo: in otto anni di vita redazionale non ho mai negato un’opportunità, e sono stato ripagato. Alcuni dei miei collaboratori migliori mi avevano fatto una cattiva impressione, e soltanto la volontà di non partire da posizioni preconcette mi ha permesso di non respingere autentici talenti. Vero è che per un talento arrivano cento caproni , ma mi pare che pazienza e umiltà siano l’arma vincente per comprendere chi abbiamo di fronte. Io stesso, 24 anni fa, sono stato ascoltato da qualcuno che ha scommesso su di me e mi ha mandato in giro per Torino a intervistare gente che non aveva voglia di essere intervistata,né tantomeno fotografata. Era l’inizio di una carriera piccola rispetto a quella di una faccia da Tg1, ma grande per me. Siete stufi di gente altezzosa e antipatica, e lo capisco. Però, visto che anche la vostra premessa è antipatica, potreste correre il rischio di diventare antipatici pure voi e, alla fine, più distanti dai vostri lettori, oltre che dagli scocciatori e dai palloni gonfiati.
una casa editrice accende e spegne sogni con la logica del profitto o , piuttosto, con la logica della qualità? il suo scopo è soddisfare le vane illusioni di letterati capricciosi o , piuttosto, diffondere la cultura? su di un’unica questione concordo tuttavia con il commento soprastante: il lavoro dell’ editore presenta effettivamente una similitudine con quello del macellaio: anche quest’ultimo, infatti, se in possesso di un minimo senso morale, rifiuta di vendere gli scarti, in quanto deleteri per la salute dell’acquirente. e tale scelta fa onore ad entrambi! mi spiace non poter inviare i miei tentativi letterari alla marcovalerio, in quanto rientrano nella casistica esclusa a inizio pagina. probabilmente sarebbero finiti in villeggiatura in montagna, cioè sulla vetta dello stracolmo cesto ‘cartesio’, ma tentare sarebbe stato comunque un buon inizio. sono tuttavia contenta del fatto che molte nuove realtà editoriali si facciano più che dignitosamente spazio nel panorama torinese, in linea con la nostra migliore tradizione, e che questo stesso panorama sia tanto abbellito da un raro pullulare di librerie di qualità. è un’ottima lotta contro l’incombente morte delle parole, della cultura, dell’educazione, una lotta in prima linea, una marcia a bandiere spiegate …
Ci scrive la signora Serena (e volentieri abbiamo pubblicato il suo commento): [i]‘Una casa editrice accende e spegne sogni con la logica del profitto o , piuttosto, con la logica della qualità? Il suo scopo è soddisfare le vane illusioni di letterati capricciosi o , piuttosto, diffondere la cultura?’[i]. Le due logiche non sono affatto contrapposte. Uno dei nostri più qualificati collaboratori, nelle sue conferenze, ricorda che se, a fine anno, i bilanci di una casa editrice sono in rosso, l’anno successivo quella casa editrice non farà più cultura. Per la semplice ragione che avrà chiuso i battenti. Diffondere la cultura è lo scopo di una casa editrice. Ma la diffusione della cultura non può prescidendere dal fatto che i conti vanno pagati. Quanto al concetto di cultura, spesso il pronome ‘io’ sovrasta la parola cultura. Preferiamo il ‘noi’ e il ‘voi’. Ci dispiace per i molti scrittori di narrativa. Noi abbiamo scelto di impegnarci nel campo della saggistica.
… inutile puntualizzare, a tal proposito, che anche l’autore, o aspirante tale, pur mosso da motivazione, passione, necessità di esprimersi e comunicare, preferisce, per forza di cose, percepire una percentuale sulle vendite, piuttosto che lavorare per la mera gloria… se le due logiche che sottendono le scelte di una casa editrice non sono tra loro contrapposte, altrettanto non lo sono le logiche autore-editore … Tutti noi ‘aspiranti esordienti’ fantastichiamo di poter un giorno vivere grazie al ‘vile’ denaro procuratoci esercitando per professione quella che è la nostra passione …
Ogni tanto possiamo concederci un lusso: occuparci della passione e non dei guadagni. E’ vero, tutti gli aspiranti scrittori sognano di riuscire, un giorno, a vivere della loro arte. Ma pochi, spero, credono davvero che quel sogno diventerà realtà. Come scrivevo più sopra, sono redattore in un giornale dove i conti da pagare devono coesistere con le esigenze dei lettori da un lato e degli inserzionisti pubblicitari dall’altro. E’ una faticaccia, infatti il mio è un lavoro. Ebbene, proprio perché un lavoro ce l’ho, sebbene non molto remunerato, posso concedermi il lusso di scrivere romanzi e racconti per la “mera gloria”, come ben sintetizza la signora Parodi. Lascio il problema commerciale, per una volta, alle case editrici e mi preoccupo di scrivere ciò che mi piace. Usare la penna, per me, è bello e utile: mi diverte, mi libera, mi fa star bene. Se poi a qualcuno i miei lavori dovessero piacere, sarei felice di vederli pubblicati. Ma senza urgenza o frenesia. Infatti spedisco i miei scritti a pochi editori, e non li tempesto certamente di telefonate per sollecitare una risposta. Dalla ritrovata calma, che sempre meno governa le giornate, potrebbe arrivare un risultato atteso più che preteso. Grazie a tutti per la discussione, anche questo confronto mi diverte e m’interessa. Giorgio Bianco
Su Panorama compare un importantissimo articolo, con intervento di Ernesto Ferrero, sulla titolazione dei libri. Ve lo copiamo pari pari, invitandoVi in ogni caso a leggere l’originale sul sito: http://blog.panorama.it/libri/2008/07/20/vui-scrivere-un-best-seller-va-dove-ti-porta-il-titolo/
Vincitore del Campiello opera prima, vincitore dello Strega e vincitore più giovane in assoluto, a 25 anni: Paolo Giordano con La solitudine dei numeri primi. Che titolo… E che copertina: “Buca lo schermo con quel volto che ti guarda dritto negli occhi” commenta Ernesto Ferrero, uno che nell’editoria è stato 35 anni e ora, come direttore della Fiera del libro di Torino, non ne è molto distante. “E il titolo è stupendo” continua. Tutto lì il segreto di un successo? Titolo e copertina? E il testo? “Il testo deve supportare, è ovvio. Ma conta anche molto il personaggio. È una tendenza che si è imposta clamorosamente negli ultimi 5 anni. Lo scrittore deve prestarsi bene al gioco mediatico”. La giovinezza è un ingrediente importante, e il fatto che Giordano sia laureato in fisica calza a meraviglia. Quel titolo richiama una legge della matematica. Il cerchio si chiude, il gioco è fatto. E dire che lui c’era rimasto male. Il suo titolo, Dentro e fuori dell’acqua, gli era caro. È stato Antonio Franchini, editor della Mondadori e ideatore del titolo vincente, a convincerlo. Ma davvero il destino del libro sarebbe cambiato se si fosse seguita la volontà dell’autore? “Come si fa a dirlo?” si domanda lo stesso Franchini. “Nell’editoria non c’è alcuna legge assoluta e un titolo si dimostra centrato solo quando il libro ha avuto successo”. Dopodiché enuncia la sua formula: “Un buon titolo deve essere suggestivo, metaforico, solo un pochino oscuro, e rispettare lo spirito profondo del libro”. Chissà che effetto fa nell’originale (Nesnesitelná lehkost bytí) uno dei titoli più indovinati della storia letteraria, L’insostenibile leggerezza dell’essere. Sta di fatto che Milan Kundera con quel romanzo (ma i precedenti non erano meno belli) ha smesso di essere uno scrittore di nicchia per diventare un successo planetario. E che dire dell’Amante di Marguerite Duras? Se avesse conservato il titolo di lavoro La fotografia assoluta avrebbe avuto fortuna? “No” è la drastica risposta di Paolo Repetti, che dirige con Severino Cesari la Einaudi Stile libero. “Per questo noi mettiamo la titolazione al centro di discussioni con l’autore anche sterminate. E finché non siamo convinti, non consideriamo il testo pronto per affrontare il mondo”. Ammette però che ci sono anche migliaia di titoli grandiosi rimasti al palo. Ma di quelli ci si dimentica subito, mentre a costruire la leggenda lavorano i bei ricordi. Per esempio la discussione accesa sull’azzeccatissimo Romanzo criminale di Giancarlo De Cataldo, passato attraverso “La banda”, “Storiaccia” e innumerevoli altre proposte. E quando si fa centro, secondo un altro rinomato editor, Giorgio Pinotti, da 17 anni in Adelphi, “hai l’impressione che dal libro si sprigioni una certa effervescenza”. Ma non è solo questione di titolo bensì “di una segreta alchimia fra titolo e immagine di copertina. Non è sempre facile raggiungere quella pienezza per cui ti dici: ecco, l’immagine non può essere che questa per questo libro che s’intitola così”. Un bel rischio, per esempio, il sofisticatissimo La sovrana lettrice, traduzione più che libera dell’inglese The Uncommon Reader di Alan Bennett. Ma come resistere allo “speciale lettore” in ermellino della copertina, un’ammiccante regina Elisabetta? “Si ritiene generalmente che un titolo debba sintetizzare in una o più parole (poche, di solito) il senso di un libro, io penso invece che sia una sorta di emblema” dichiara Elisabetta Sgarbi, direttore editoriale della Bompiani. E cita l’esempio del libro-inchiesta di Marida Lombardo Pijola Ho 12 anni faccio la cubista mi chiamano Principessa. “Un’intera frase, che fissa una volta per tutte e in modo tanto chiaro da risultare quasi accecante il contenuto del volume, un’inchiesta, appunto, sui ragazzini e sullo sballo in discoteca. Il titolo anomalo e il successo strepitoso ci hanno dato ragione”. Giovane editor della narrativa italiana alla Rizzoli, Michele Rossi divide i titoli in grandi famiglie. “Quelli che si rivolgono direttamente al lettore funzionano benissimo” dice. Per esempio Va’ dove ti porta il cuore di Susanna Tamaro, Io uccido di Giorgio Faletti, Io non ho paura di Niccolò Ammaniti, Non ti muovere di Margaret Mazzantini. “Stuzzicano la curiosità, quando in libreria bisogna far innamorare il compratore indeciso in un batter d’occhio”. Poi ci sono i titoli che entrano nel linguaggio comune, nei modi di dire. Ancora Va’ dove ti porta il cuore (che pare abbia dalla sua anche la forza irresistibile della parola cuore) o La casta di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, “entrato nell’agenda politica”, tanto che ha influito sulle scelte di governo. Non va sottovalutato il potere della parolaccia. Il metodo antistronzi (titolo fortemente voluto dal suo autore, Robert I. Sutton) è stato conservato dalla Eliot come in originale e naviga oltre le 200 mila copie vendute. Ora è in arrivo dello stesso Sutton Idee strampalate che funzionano: auguri. Mentre la Sperling, nella scia, cercherà fortuna il prossimo dicembre con La banda delle stronze, spiritoso romanzo di tal Sonia Muller su quattro ragazzine modaiole alla conquista della banlieue parigina. Alla e/o l’editore Sandro Ferri ricorda un titolo di una quindicina di anni fa, In culo oggi no, che pur riecheggiando un verso del testo (ebbene sì, si trattava di una bella raccolta di poesie erotiche e altri scritti di Jana Cerná) fu una scelta scioccante. “Le vendite ci premiarono: 30 mila copie contro le 150 (senza altri zeri) previste con altri titoli”. A un congresso della Cisl ne furono acquistati 200 esemplari da regalare ai partecipanti. E gli autori hanno o no voce in capitolo? A parte qualche caso, come Melania Mazzucco, come Federico Moccia, come Massimo Carlotto, che non sbagliano un colpo, sembra proprio che farebbero meglio a desistere e ad affidarsi alle case editrici. Per quanto anche lì qualche errore si commette. Ricorda Repetti che “il titolo più bello di tutti, Chiedi alla polvere, di John Fante, calcato pari pari dall’originale Ask the Dust, non fu capito dal grande Elio Vittorini, che in prima battuta tradusse e pubblicò il romanzo come Il cammino nella polvere“. Nessuno è perfetto.
Sono un autore di numerosi testi di pedagogia e di scienze sociali; mi fa specie leggere l’introduzione sarcastico-ironica sugli autori che si propongono alla M. Valerio e poi leggere ,in apertura >? Prima di ironizzare sugli autori…
A proposito di Lulu e altre piattoforme per l’autopubblicazione
Sempre più spesso, da quando è nato questo fenomeno, ci troviamo costretti, quando ci viene proposto un manoscritto e lo troviamo interessante, ad effettuare un controllo su piattaforme di autopubblicazione quali Lulu e altri simili. Sappiamo che quanto stiamo per dirvi solleverà molte obiezioni e critiche, ma restiamo ancorati al principio della spiacevole verità che anima il lavoro della nostra casa editrice. Sappiate dunque che, qualora una vostra opera sia presente nel catalogo di Lulu o di altre piattaforme simili, non esiste alcuna possibilità che le vostre opere siano prese da noi in considerazione.
Vi chiederete la ragione di questa scelta e noi la spieghiamo senza alcun mistero. Un libro autopubblicato con Lulu o con altre piattaforme simili, pienamente legittime, sia chiaro, è a tutti gli effetti un libro già edito. Scaricato una o mille volte è per noi un libro morto. Fosse anche un capolavoro, la scelta di metterlo in rete in questo modo lo rende commercialmente privo di ogni interesse. Noi pubblichiamo libri, non siamo un’opera benefica, tantomeno un’azienda vocata all’appagamento della vanità degli scrittori. Non siete d’accordo? Possiamo comprenderlo. Potete sempre acquisire il controllo di maggioranza della società e, finanziandola adeguatamente, proporre una linea editoriale vocata non al mantenimento dei bilanci attivi ma all’inevitabile fallimento. Grazie per la comprensione
Posso chiedere cortesemente, se nella vostra pubblicazione prendete in considerazione i fanatsy con riferimente reali a filo pseudo-spirituale? Nell’eventualità opposta, chiedo se conoscete qualche serio editore, al vostro pari, che li pubblichi, al quale proporlo? Ringrazio e saluto; Giovanni
ANCORA UNA VOLTA VI PREGHIAMO VIVAMENTE DI NON SCRIVERE SOTTO FORMA DI COMMENTO LE VOSTRE PROPOSTE DI PUBBLICAZIONE! Per contattare la redazione utilizzate l’apposito menù contatti. Se inserite le vostre proposte di pubblicazione sotto forma di commento saranno rese pubbliche. Ogni giorno dobbiamo intervenire manualmente per rimuovere le vostre richieste private inserite in spazi pubblici.
Poiché sempre più spesso siamo contattati da autori che hanno già pubblicato con editori classificabili nell’arcipelago variegato della ‘vanity press’ quando non dell’editoria a pagamento nelle sue svariate forme, siamo costretti a ribadire che l’aver pubblicato con tali aziende costituisce ostacolo insormontabile all’esame preliminare di qualsiasi manoscritto.
A proposito di “vanity press”, una citazione da un interessante sito dedicato agli autori esordienti:
http://autoriesordienti.blogspot.com
“Guardatevi bene però dal far stampare nel frattempo il vostro romanzo presso uno dei siti che consentono di pubblicare un libro online. Sarebbe come condannarlo all’impubblicabilità. Sarebbe come chiedere a Steven Spielberg di mettere la sua firma sul video che avete caricato in youtube…”
Per favore, vi preghiamo di mantenere il linguaggio dei vostri interventi accettabilmente scevro da parolacce
L’articolo è davvero interessante e anche i commenti che ne derivano. Nell’articolo scrivete che non prendete in considerazione i libri di poesie, (cito letteralmente “assoluto non interesse dell’opera, in testa i libri di poesie”). La cosa è condivisibile, considerando che nel nostro paese di poeti, santi e navigatori non c’è famiglia dove non si nasconda un poetastro che crede di essere Ungaretti e che sommerge di manoscritti le case editrici.
Tuttavia leggo che nel vostro catalogo è inserita la collana “Torino poesia” con decine di volumi pubblicati. Come si spiega questa contraddizione? Questi poeti da voi pubblicati sono autori privilegiati (magari amici) oppure c’è una selezione anche per le opere poetiche? La domanda è assolutamente innocente e non polemica
Ha ragione. In realtà il nostro impegno nella poesia è attivo, ma Torino Poesia non è una collana edita da Marco Valerio, ma una vera e propria casa editrice autonoma, con autonoma redazione, gestita da Marco Valerio srl. Una cosa è la società editrice, altra sono i marchi editoriali che essa pubblica: Marcovalerio, Torino Poesia, I libri della Cooperativa L’Arca sono tutte linee editoriali culturalmente e redazionalmente autonome, con proprie linee editoriali. marcovalerio.com è il sito delle pubblicazioni Marcovalerio, non il sito corporate (peraltro al momento non esiste un sito corporate a dire il vero). Le linee di pubblicazione di Torino Poesia sono visibili sul sito della casa editrice Torino Poesia.
Sì, ma condita da una eccessiva dose di cinismo. Brutto modo di porsi..
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Ho letto con attenzione le preziose indicazioni che fornite all’aspirante scrittore; i cinque casi da voi delineati costituiscono un’efficace sintesi. Ritengo decisamente che il mio testo non possa rientrare nel tipo di romanzo che voi cercate. Vorrei dunque provare a sollevare una questione che mi sembra sia stata trascurata nella pur esauriente nota e che ritengo possa risultare di qualche interesse.
Nel caso in cui un autore che rientra nell’ideale quinta ipotesi non gradisse la notorietà e dunque fosse refrattario a partecipare a presentazioni ed eventi mondani, se, in breve, non ambisse affatto a diventare un “personaggio”, quale sarebbe la vostra condotta nei suoi riguardi? Ho l’impressione che, nel sentire comune, scrittore e personaggio pubblico siano percepiti come un’endiadi. Ebbene, se un soggetto irrimediabilmente introverso avesse oggettivamente -- o almeno a giudizio di un editore serio -- scritto un capolavoro, la sua opera meriterebbe l’oblio?
Purtroppo in parte è vero che la disponibilità a mettersi in gioco come personaggio, nell’attuale contingenza, è sicuramente un fattore visto positivamente dalla casa editrice. Nell’era della spettacolarizzazione, sicuramente la capacità di giocare anche su questo piano favorisce le vendite. Al proposito, un nostro redattore ha scritto un ironico articolo, dal titolo “La libidine di potere del borioso analfabeta“, nel quale consiglia agli scrittori desiderosi di raggiungere il successo uno spettacolare e sanguinario suicidio quale scorciatoia per la notorietà. Il nostro direttore editoriale, in un momento di sconforto, si lasciò sfuggire una battuta che abbiamo intercettato e immortalato nei detti celebri sulla nostra home page: “L’autore migliore? Quello defunto”:
Scherzi e battute a parte, e premesso quanto detto prima, in verità un lavoro viene giudicato comunque per il proprio valore intrinseco. Nella nostra casa editrice abbiamo autori del tutto alieni dalla pubblicità e dalla visibilità personale. Personaggi schivi e talvolta persino scontrosi, come Bartolomeo Di Monaco e Valentina Sardu, che tuttavia stimiamo e sosteniamo con rispetto. E, detto fra noi, i loro libri vendono molto bene comunque, anche senza la necessità di spedirli in qualche reality show.
Eccellente presentazione di una casa editrice seria . Se dovessi avere un bel libro da pubblicare Ve lo proporrei con piacere.
Uno l’ho pubblicato, gratuitamente, con una casa editrice di e-book ma la promozione è più complessa che per il cartaceo. Comunque ben vengano case editrici serie. Grazie
Io ho pubblicato il mio primo libro a pagamento, un po’ per inesperienza, un po’ per stupidità, un po’ perché ormai è andata così, e che ci osso fare? E’ stata un’esperienza talmente disastrosa che ho deciso di non ripetere. Il mio secondo libro l’ho pubblicato con una casa editrice che non chiede contributi.
Domanda: la mia prima pubblicazione, pesa così tanto sul mio curriculum da essere in ogni caso scartato a priori?
Caro Massimo, in effetti messa così, hai ragione. TUttavia, sempre più spesso, accade che autori pubblichino a pagamento e, qualche mese dopo questa esperienza, si rivolgano con lo stesso testo a una casa editrice pretendendo una “seconda” occasione, oltre tutto vantando e millantando numeri di vendita della prima edizione. È chiaro che questo tipo di menzogna indispone non poco. In ogni caso, purtroppo, come in tutte le esperienze della nostra vita, ogni errore pesa sempre sul curriculum di ciascuno. Se fossi uno sportivo, ad esempio un calciatore, e nella tua prima partita in serie A facessi un autogol, quand’anche diventassi campione del mondo, tutti ricorderebbe inesorabilmente quel primo tragico autogol. È la vita…