Giovanni Carlo Bonotto
Le città del deserto

15,00 €

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Nessuno sa esattamente quando cominciamo a muovere i primi passi lungo le piste del deserto, ma, coscienti o meno, ci spostiamo tra meridiani e paralleli visitando lungo il percorso un numero imprecisato di città sparse un po’ dovunque dentro orizzonti che si perdono lontani. Le orme che ciascuno di noi lascia dietro di sé incuriosiscono e affascinano un certo numero di viandanti.
Incuranti della fatica supplementare a cui si sottopongono, questi strani personaggi si chinano di tanto in tanto a raccogliere la sabbia calpestata e la ripongono con cura nelle bisacce appese ai loro fianchi. La sera, davanti al fuoco dei bivacchi, si soffermano a scrutarla attentamente cercando di comprendere che cosa si celi nelle tracce che segnano il deserto al nostro passaggio.

Le usanze del passato prescrivevano che i viandanti, prima di avventurarsi alla ricerca delle città che il Libro aveva loro destinato, venissero addestrati a riconoscere i vari tipi di sabbia dalla forma e dal differente colore dei granelli, a distinguere l’orma di un passo pesante da uno leggero e le impronte lasciate lungo il percorso da chi cammina facendosi guidare dai sogni o avanza sotto il peso del dolore. Prevedevano inoltre che si esercitassero con passione ed impegno a mettere in relazione un tipo di sabbia con un altro, un’orma con tutte le orme possibili, un granello di sabbia con i suoi vicini fino al limite delle relazioni prevedibili, in modo da concepire, seppure ancora vagamente, una qualche idea dell’infinito e, quindi, del deserto; non potendo naturalmente ancora sapere chi dei due contenesse l’altro o chi fosse apparso per primo, venivano alacremente sostenuti e animati nella pratica dell’immaginazione e nel libero esercizio del pensiero.

Ascolta un estratto del libro:

Giovanni Carlo Bonotto, si laurea in ingegneria al Politecnico di Torino, si specializza in Psicologia all’Università di Torino e consegue il master in Antropologia e Sociologia all’Università Americana del Cairo. Inizia, a partire dagli anni 90, una serie di ricerche sul linguaggio dei monili e degli amuleti delle donne beduine del deserto, pubblicando i risultati del suo lavoro in Egitto Magico (2007, Torino).

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HANNO SCRITTO DI QUESTO LIBRO:

Un testo visionario e attualissimo, a metà strada tra “Le città invisibili” e “Il deserto dei tartari”. Ne consiglio caldamente la lettura!  – Luisa Vigna

“Le città del deserto” non ci racconta di un viaggio fatto, ma ci spinge ad intraprendere uno noi stessi.
Nei vari racconti, che sono una metafora della società, potremo riflettere sul mistero della vita attraverso la ricerca di esperienze; di come il cammino sia a volte tortuoso e di come ci facciamo abbagliare da miraggi e illusioni. Ci chiederemo chi siamo, da dove veniamo e dove andiamo, e del perché non sappiamo più dare la giusta importanza a quello che la natura ci offre.
Vedremo punti di vista distanti, immobilismo per incapacità a prendere in considerazione nuove prospettive (“è sbagliato ma si è sempre fatto così…” ).
Chi ha dettato le regole di questa società, ha interesse che le cose rimangano come sono, evitando che qualcuno apporti sostanziali pericolose novità; ci faranno evitare di cercare nuove strade (“si sa quello che si lascia ma non si sa quello che si trova”); e ci si ritrova soli in mezzo ad un affollata città, solo l’amore può cancellare la solitudine.
Dovremmo trarre insegnamento dalle passate esperienze, invece di fare sempre gli stessi errori. Certo, è più rassicurante lasciare le cose come stanno piuttosto che intraprendere nuovi percorsi ignoti e incerti che vengono scoraggiati dai più.
Tutto deve essere sotto il controllo dell’autorità costituita, anche i desideri vengono preconfezionati in modo che sembrino propri, mentre invece sono indotti da chi ha interesse a farceli avere.
Solo di fronte alla morte ci si rende conto che la malvagità non paga e che bisognerebbe avere rispetto di tutti e di tutto.
Per rimediare ad una cosa sbagliata, a volte il rimedio che troviamo è peggiore del danno già causato. Stiamo rovinando il paesaggio anche laddove esistono gioielli architettonici, vere opere d’arte.
La guerra non può essere il mezzo per dirimere contrasti anche se viene travestita da missione di pace e non si deve accettare in nome di un bene comune al di là da venire, perché rimarrà sempre e solo violenza.
A volte si cerca ciò che non troveremo mai perché non esiste o perché cambiano le nostre prospettive.
Il razzismo viene incentivato come “tradizione” e anche la violenza viene tollerata come “male inevitabile”.
Nella città inaccessibile, per quanto si ricerchi la perfezione, la bellezza, la purezza, non si riuscirà mai a raggiungerla, rimane un miraggio.
Cambiando i parametri di alcune regole si modella il concetto di libertà che di fatto viene ristretto.
Regole faziose e inutili.
Ci si perde in desideri futili non avendo ben chiara la meta.
Troppe cose ci distolgono da un punto fermo: l’amore.
Non riusciamo a far tesoro di quello che ci viene insegnato: i nostri saperi sono buttati come sabbia al vento!

Marina Barioglio

Tanti sono i libri che vengono letti da una persona, ma pochi sono quelli che rimangono impressi nella mente e che fanno riflettere. Il libro “Le città del deserto” del professor Giovanni Carlo Bonotto ne è un esempio, in quanto appena finito di leggerlo, dopo aver scorto la fantastica atmosfera del deserto, che è così vicino ma allo stesso tempo così lontano, ho incominciato a riflettere sul significato che l’autore ha voluto trasmettermi. In esso ho potuto notare che queste città sono una metafora della vita moderna, di valori che andiamo perdendo e di emozioni che non siamo più in grado di provare. Tra i vari viaggi uno in particolare mi è rimasto impresso, quello in cui si evince che la modernità rende gli uomini schiavi della comodità a discapito delle relazioni umane e della fantasia di ognuno di noi.
Quindi consiglio a tutti questo libro emozionante, specialmente a coloro che vogliono riflettere maggiormente sul nostro presente.

Lorenzo Polidori

“… un uomo solo equivale ad una grande solutidine e solamente una grande città la può contenere”. Fantastica fotografia dei giorni nostri… purtroppo.  Ottimo libro che lascia la mente libera di immaginare e pensare. – Davide Sciancalepore

Le suggestioni di terre e tempi lontani avvolgono il lettore attraverso un delicato ritmo, sospeso tra narrazione e meditazione. Le riflessioni del viandante nel deserto si intrecciano così alle leggende degli abitanti, lasciandoci immersi in una dimensione onirica: un autentico viaggio interiore ed un profondo invito alla riflessione. – Lorenza Santa

Leggendo il titolo e la copertina mi aspettavo che il libro raccontasse di antiche città, magari di storie sentite nelle tende dei bedduini, tra le dune del deserto, e invece no. E’ un viaggio immaginario dove le città del deserto sono una metafora della vita moderna.
E’ un libro da assaporare piano piano che ti porta a soffermarti e a riflettere sui grandi temi dell’esistenza. Ognuno di noi può interrogarsi e cercare delle risposte, affinchè la sabbia del deserto non ricopra completamente “le orme che lasciamo dietro di noi”.

Manuela Gagliardino

Il sogno diventa realtà e la realtà supera il sogno. Il messaggio è forte e chiaro: non c’è futuro sul pianeta se non ci si ferma e si riconsidera il modo di procedere in tutti i settori della società umana! Soprattutto se non prendiamo coscienza di quel viaggio che è la nostra vita, cancellando gli “addetti”, i “governatori”, gli “esperti” e i “custodi” che ci vogliono succubi e passivi! Un ottimo libro dove il deserto è la metafora della nostra vita. Consiglio vivamente di adottarlo come libro di lettura nelle scuole medie superiori.

Carlo Errani

Dopo Egitto magico – Monili e amuleti del deserto e delle oasi dall’antropologo Bonotto mi sarei aspettato leggere dei racconti sulla base della sua esperienza in quei luoghi così diversi dai nostri. Invece no, in “Le città del deserto” Bonotto non parla di sé, ma di città fantasiose come metafora della nostra vita. Le città rappresentano delle tappe dove fermarsi e riflettere, dove ognuno di noi può ritrovarsi, sia individualmente che in modo collettivo, a fare i conti con la propria esistenza in una società frenetica e concitata. Non abbiamo attimi per noi sebbene a volte non ce ne rendiamo conto, spesso facciamo scelte di cui ci pentiamo, altre volte non ci pensiamo affatto perchè le riteniamo giuste, ma non sempre ci siamo fermati a sufficienza a pensare se quello che abbiamo fatto era davvero quello che volevamo. Un libro da leggere due volte, dove immagini e visioni messe a disposizione dall’autore fanno comprendere che il vero protagonista attivo di questo viaggio è il lettore.

Vinicio Milani

È un libro fantastico. che puoi rileggere tutte le volte che vuoi, e ti da’ sempre sensazioni diverse. lo porterei con me su di un’isola deserta con pochi altri – Marco Garando

Ho letto il libro Le Città del Deserto e l’ho trovato avvincente fin dalle prime righe; ti trascina nella lettura, città dopo città, fino alla fine, lasciando a chi legge la libertà di formulare le proprie considerazioni e i propri giudizi su se stesso, sul mondo e il tempo che tutto avvolge. – Angela Viasco

Un libro piacevole e suggestivo scritto con uno stile semplice e raffinato, denso di immagini evocative ed atmosfere oniriche e personaggi simbolici. Le descrizioni delle città e le storie narrate sono espressione della ricerca incessante della conoscenza da parte dell’uomo, vista come viaggio attraverso il deserto, le città incontrate lungo la strada come tentativi di costruire edifici del sapere, di circoscriverlo, racchiuderlo in confini da difendere, della necessità di nominare guardiani, esperti ed addetti alla sua custodia, fino a renderlo inaccessibile. Mentre l’idea di infinito ed il concetto di tempo sfuggono ad ogni definizione e continuano a richiamare verso l’ignoto i viandanti che non si accontentano di risposte provvisorie e non accettano di fermarsi.

Stella Sottile

Quand j’ai foulé pour la première fois le sable du désert , j’ai eu l’impression de me retrouver face à moi-même. L’envie m’est venue de m’arrêter et d’arrêter le temps pour garder précieusement ces images stupéfiantes.
En lisant ce recueil de Giovanni Bonotto , j’ai ressenti cette même envie de m’arrêter et de regarder la vie…en arrière…
A travers cette ligne dans ” il Bene e il male ” , on pourrait retracer l’histoire de l’humanité et de ses conflits … ou dans ” la città dell’uomo solo ” quand , dans notre monde envahi de techniques multimedia ultra-performantes , les mots ” solitude” et ” enfermement” gardent encore tout leur sens ..
Compliments à l’auteur !

Murielle Pourtois

Dapprima pensi:”Che bel libro di fiabe ambientate nel deserto!”. A una seconda lettura, percepisci l’esame critico e forte della società, l’amarezza per il vuoto mentale, cui il potere desidera far giunger gli esseri umani. Dietro l’amarezza, però, emerge timidamente la speranza: questa si legge nelle struggenti righe dove prevalgono tenerezza e poesia. L’autore, forse inconsapevolmente, ci invita ad accantonare la razionalità, ad abbandonarci al sentimento per ritrovare la nostra umanità. Da tenere sul comodino e rileggere più volte, meditando

Angioletta Soria

un libro carico di colori, sensazioni e profumi…. un libro simile all’orizzonte del deserto: ogni giorno diverso e pronto ad offrire qualcosa di nuovo a chi voglia incamminarsi a conoscere il mondo….. o anche solo se stesso. Finalmente qualcosa di decisamente profondo ed innovativo in un mondo di banalita’. – Carlotta Taulino

Il titolo potrebbe trarre in inganno il lettore sprovveduto. Sarà l’ennesima nuova guida per il turista in cerca di nuove emozioni? Una proposta di esotiche località vacanziere, al di fuori di quelle tradizionali? La risposta è negativa. Sicuramente questa particolare “guida” sarebbe piaciuta a Jorge Luìs Borges.
Giovanni Carlo Bonotto ci accompagna invece lungo un percorso immaginario alla scoperta di città inesistenti, in un deserto inesistente, in un paesaggio altrettanto inesistente. Il percorrere queste vie richiede fatica sia fisica che mentale.
A pensarci bene il tragitto che conduce da una città all’altra, dai nomi fantasiosi e quanto mai affascinanti, altro non è che lo scorrere della nostra stessa vita.
Incalcolabile è il numero delle città, ma relativamente poche in confronto a quelle che il viandante potrà visitare. Tutti devono però passare dall’Ultima Città e da quella delle Origini. L’alfa e l’omega, come si legge nelle porte dei cimiteri.
L’accattivante libro obbliga il lettore ad avanzare velocemente, a non interrompersi, a leggere pagina dopo pagina, spinto dalla curiosità di trovare una nuova città, la propria, quella dove fermarsi. Ma esiste?

Mario Gennero

Non è facile raccontare di questo libro perché obbliga a confrontarsi con il nostro personale viaggio nello spirito alla ricerca di senso. Un grazie all’autore ed al caro amico che me lo ha regalato dandomi l’opportunità di fare una nuova e preziosa riflessione sulla vita e sullo scorrere inesorabile del tempo. – Giancarlo Almondo

Le atmosfere magicamente fantastiche che pervadono la narrazione, descritte dall’autore attraverso una prosa fluida ed accattivante, hanno la capacità di evocare un tempo passato, in cui una persona anziana soleva regalare a noi, piccoli uditori attenti ad ascoltare i suoi racconti, straordinari viaggi nel mondo della fantasia.
In qualità di insegnante, mi sono appassionata a leggere il libro come una raccolta di fiabe e, quasi fosse un libro di testo, ho voluto annotare a margine di alcuni racconti commenti ed impressioni, con l’idea di fissare alcuni spunti per un futuro lavoro in classe.

Maria Josetta CIdda

“Le città del deserto” non è un libro di facile lettura, perchè ci costringe a riflettere, esercizio al giorno d’oggi assai poco apprezzato e quasi per nulla praticato.
Gianni Bonotto ci induce a farlo guidandoci attraverso la nostra coscienza, violentata dai dogmi, infarcita di buoni propositi e segnata da meschini pregiudizi, così come un viandante che attraversa il deserto e si ferma a visitare le varie città che si susseguono sul suo cammino.
Alla fine del viaggio, se saremo stati viandanti attenti e sensibili, potremo finalmente acquisire maggior consapevolezza della nostra condizione, ovvero rinunciare a molte facili certezze e farci carico di altrettanti gravosi dubbi sul senso della nostra esistenza.

Roberto Colla

“Le città del deserto” costituiscono una meravigliosa allegoria del viaggio umano verso la piena consapevolezza di sé, messa irresponsabilmente da parte dalla società odierna senza valutarne appieno le conseguenze. I viandanti del nostro tempo, purtroppo, amano viaggiare in ordine sparso e la sera non bivaccano con gli altri per ragionare sulla strada percorsa e su quella da percorrere. Fortunatamente ci sono anche i viandanti di cui parla Giovanni Bonotto, non molti in verità, che amano ragionare sul Tempo che fugge inesorabilmente e sulla necessità di tenerlo saldamente in mano con il nobile agire, essendo l’unica risorsa di cui la Natura ci ha fatto dono. Una riflessione che ha già occupato personalità del pensiero come Seneca, Sant’Agostino, Leopardi, i quali ci hanno insegnato che di fronte al mistero dell’esistenza non ci sono risposte consolatorie. Nelle città del deserto, ugualmente, i viandanti sono turbati dall’insondabilità del futuro e in fondo sono consapevoli che l’Infinito e l’Eterno sono irraggiungibili, però la loro ricerca continua incessante. In tal senso la ricerca di Giovanni Bonotto è originale, perché costringe il lettore a porsi gli stessi “scomodi” interrogativi dei suoi “surreali” viandanti, dei quali colpisce la grande umiltà.

Terenzio Baldoni

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