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Margherita Drago

Margherita Drago laureata in Pedagogia presso l’Università di Torino, è stata dirigente scolastico a Pinerolo (TO). D anni si interessa di storia locale con particolare riferimento alla letteratura accademica e popolare locale. Ha collaborato diverse testate giornalistichee case editrici.

Suoi scritti si trovano nei volumi “Come vivevano. Pinerolo, Val Chisone e Germanasca fin de siècle 1880-1920” (Torino, 1981), “I musei delle Alpi dalle origini agli anni Venti” (Torino, 1992). Con Stefano Drago ha pubblicato “Arte sotto processo” (1980).

Ha accompagnato con i suoi scritti il volume con fotografie di Pietro Santini “Fogli d’Album ‘800 Pinerolo e il Pinerolese”, (1986).

Con Valter Careglio ha scritto “L’orizzonte di una classe dirigente – Il Pinerolese e il Risorgimento” (Pinerolo, 2011). Ha pubblicato il volume “1860-70 a Pinerolo – Un decennio di vita cittadina ed echi risorgimentali” (Cavour, 2011).

Per Marcovalerio Edizioni ha curato l’edizione 2017 di “Alle porte d’Italia” di Edmondo De Amicis.

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Percorso letterario De Amicis – 17 settembre 2017

Alle porte d’Italia, il Piemonte sabaudo, Pinerolo e il Pinerolese: ville, castelli, battaglie

Fotografia di Alessandro Zappella

Penso a queste montagne che han visto tante cose, a questo angolo d’Italia dove si è tanto sofferto e combattuto, e ch’io vorrei far conoscere ed amare da tutti….scriverò un libro nel quale ci sarà tutto…e lo intitolerò Alle porte d’Italia.

Cosi scrive De Amicis nell’agosto 1883, nel giardino della villa Accusani nel concludere il libro che egli dedica a Pinerolo ed alle sue valli. Proprio da quello che fu il terrapieno dell’antico bastione Malicy, dopo aver lasciato alle nostre spalle la chiesa medievale di San Maurizio, inizia il percorso nella Pinerolo di De Amicis.

Ci attende il palazzo degli Acaia che “grandi non furono, né forse potevano essere….condannati a combattere quasi senza riposo coi marchesi di Saluzzo e di Monferrato, cogli Angioini e coi Visconti”, per poi giungere “scendendo per un vicolo erboso e triste alla porta del monastero” di clausura, che fu la casa della marchesa di Spigno moglie morganatica di Vittorio Amedeo II.

Se avrete pazienza potremo rinnovare insieme il sogno di amore di Evelina, quando Emanuele Filiberto entrò in Pinerolo, al termine della seconda dominazione francese quando “giù nella piazza il fermento cresceva… e tutti i visi erano rivolti verso il fondo di via del Duomo”.

E la cavalleria, come non parlare della cavalleria e della sua scuola.

“Quell’anno di Pinerolo rimane nella memoria di tutti gli ufficiali di cavalleria come uno degli anni più saporiti”.

Fotografia di Alessandro Zappella

Pinerolo vista dall’alto, posta com’è all’imboccatura di due bellissime valli, ai piedi delle Alpi Cozie, davanti a una pianura vastissima, seminata di centinaia di villaggi, che paiono isole bianche in un mare verde e immobile, è la città più bella del Piemonte.

Nel partecipare alla visita guidata sui luoghi di Edmondo De Amicis potrete sognare ad occhi aperti e rivivere le suggestioni di un epoca in cui Pinerolo fu grande.

  • DURATA: 3 ore circa
  • COSTO: € 5,00 a persona è la quota di partecipazione riservata alla Sezione pinerolese di Italia Nostra. Per quanti lo desiderano, è possibile acquistare contestualmente il libro “Alle porte d’Italia” al prezzo speciale di 15,00 euro anziché 25,00 (offerta valida solo per la giornata del 17 settembre e solo per i partecipanti alla gita)
  • LINGUA: Italiano, francese, inglese (in lingua per gruppi completi)
  • PARTENZA: Ritrovo piazzale di San Maurizio (fronte sagrato chiesa)
  • DESTINATO A: prioritariamente adulti
  • ENTE ORGANIZZATORE: Italia Nostra Sezione del Pinerolese

https://www.facebook.com/510391262355888/videos/1564278756967128/

PRENOTAZIONI
ITALIA NOSTRA –  Via Brignone 9 (c/o CeSMAP) Pinerolo
tel. 349/4161060 | pinerolo@italianostra.orghttp://www.italianostra.org/

 

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Del salone e del libro

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“Torino provincia di Milano, da capitale a dépendance della Madonnina”, un titolo pubblicato anni or sono dalla nostra piccola, anzi minuscola, casa editrice, è curiosamente il libro più citato in questi giorni di acceso dibattito sul futuro della promozione editoriale e libraria italiana. Una citazione non casuale, per quanto ci riguarda, perché i pochi lettori del nostro blog sanno quanto per dieci anni esatti abbiamo insistito, inascoltati, sull’urgenza di cambiare completamente linea di azione per il Salone del Libro di Torino.
Non siamo mai stati sostenitori di una formula culturale, quella adottata dal capoluogo piemontese con spocchia e autoreferenzialità, incentrata su presunti “salotti buoni” di presunti “autorevoli intellettuali” che di buono e di autorevole, a nostro modestissimo parere, nulla avevano e nulla hanno.

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La nostra ultima partecipazione al Salone del Libro di Torino risale appunto al decennio scorso. Quella manifestazione dove autori ed editori potevano incontrarsi e far nascere opere, si era già trasformata in un circo mediatico nel quale il libro, e con esso la cultura, erano ormai totalmente assenti.
Ci appare quindi francamente priva di significato una polemica in difesa del Salone del Libro di Torino. Da almeno dieci anni, non esiste a Torino un salone del libro. Non è esistita neppure una politica culturale in senso ampio.
Non entriamo nel merito delle prese di posizione dell’europarlamentare Mercedes Bresso o dell’assessore regionale Antonella Parigi, riassumibili nella rivendicazione di proprietà di un marchio registrato. Che la registrazione del marchio “salone del libro” rappresenti la linea del Piave di una disfatta condita di illeciti, nomine discutibili quando non addirittura patetiche, è un sintomo rivelatore della concezione debole della pretesa enclave culturale subalpina, che ha celebrato come vati della letteratura degli onesti imprenditori della comunicazione.
Una città, e un’intera regione, per le quali l’essenza della narrazione, della letteratura, dell’arte, della tradizione enogastronomica, si riducono al modello della Scuola Holden, alla cucina di Eataly, alla partecipazione provincialmondana di analfabeti benestanti al cosiddetto Circolo dei Lettori, altra esperienza di successo se si considerano i risultati relativi alla ristorazione ma certamente deludente se valutata dalla tipologia di libri presentati.

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Ciò che accomuna questo tipo di esperienze, con buona pace di Luca Beatrice, che tenta di fare prendere le distanze del palazzo di via Bogino dal carrozzone del Lingotto, è lo snobismo, nel senso originale di sine nobilitate, di una visione culturale da sagra del sedano. Non differente dalle pretese di molti assessori di borghi sperduti che, presentando il libro stampato nella tipografia di paese dal maestro elementare in pensione, pensano di coprire con una veste sontuosa l’annuale abbuffata di costine e bottiglioni di vino acido pomposamente ribattezzata come festival letterario.
È il provincialismo campagnolo che permise a Giovanni Soria di incamerare milioni invitando starlette al Castello di Grinzane Cavour, senza mai aver promosso, non diciamo a livello internazionale, ma almeno fuori dalla sua provincia, uno scrittore piemontese.
È ancora quella visione miope che fece fallire la partecipazione degli editori piemontesi alla Buchmesse di Francoforte, troppo impegnati a leggere la cronaca del quotidiano di casa mentre attorno a loro l’editoria mondiale si incontrava.
La nostra casa editrice non è iscritta all’Associazione Italiana Editori, né alla pattuglia di Fidare o Odei. Siamo irrilevanti, con i nostri 500 titoli prodotti in 15 anni di attività, con la nostra produzione assolutamente marginale, quasi ignorata dagli inserti degli organi di informazione, come è comprensibile siano ignorate le opere del filosofo dilettante Vittorio Mathieu, di storici domenicali della scuola come Redi Sante Di Pol e del medioevo come Francesco Panero, di sconosciuti imbrattacarte dell’Ottocento come Giuseppe Rovani e Antonio Fogazzaro. Come potremmo noi, e loro, competere con la monumentale epica di Luciana Littizzetto?
È quindi comprensibile l’astio piemontese anche nei confronti di un parvenu milanese, tal Federico Motta, titolare di un marchio editoriale fondato la scorsa settimana dalla produzione notoriamente incentrata sui volumi illustrati di gattini.
La risposta giusta, prontamente estratta dal cilindro della classe politica piemontese, è aprire alla partecipazione degli editori. Purché siano davvero editori di cultura, possibilmente in lingua piemontese, difensori del sano provincialismo subalpino, e quindi che possano dimostrare di non aver mai venduto un solo volume al di là del Ticino, e men che meno in una biblioteca americana o giapponese. Sotto la guida illuminata di un saggio, un maestro del giornalismo di ampio respiro, erede di Buzzati, di Arpino, di Frassati, quale Massimo Gramellini.

Nel merito delle domande giornalistiche che giungono in casa editrice in questi giorni, rispondiamo sinteticamente.

Ci è del tutto indifferente la scelta campanilistica di Torino o Milano come sede di una manifestazione del libro. Anche la proposta avanzata da Laterza di guardare a Bologna come possibile sede potrebbe avere senso.
Si tratta di una valutazione puramente logistica ed economica. La fiera nazionale del libro italiano vada dove ci sono le condizioni e gli spazi per realizzarla al meglio. Per meglio intendiamo migliori contenuti, più libri e meno magliette, più scrittori e meno cantanti, più editori e meno spacciatori di vanity press.

Il modello finora proposto da Torino è fondamentale, nel senso che è l’esempio di tutto ciò che non deve essere fatto. Possiamo anche difendere la città, proprio perché a Torino è nata la nostra casa editrice, ma non possiamo difendere la formula. Tuttavia non abbiamo alcun problema a cambiare sede. I nostri libri sono presenti in Italia, in Europa, in America, Asia e Oceania. Come andiamo a Francoforte, possiamo andare a Milano e Bologna. Per la sagra del sedano non abbiamo tempo.

Marco Civra
direttore editoriale
Marcovalerio Edizioni

Patrizio Righero
direttore editoriale
Vita Edizioni

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Corrado Farina

Corrado Farina

Nato a Torino nel 1939 e morto a Roma l’11 luglio 2016. Ha contratto la malattia del cinema in giovanissima età, frequentando le sale cinematografiche della sua città. Si laurea in Giurisprudenza nel capoluogo piemontese, non senza aver dedicato gli anni universitari al ”Centrofilm” di Gianni Rondolino ed essergli succeduto alla direzione del Centro Universitario Cinematografico.

I miei genitori non erano contrari al fatto che io andassi al cinema, ma ragionavano su una scala diversa dalla mia: per loro aveva un senso vedere un paio di film al mese, mentre io avrei voluto vederne almeno uno ogni giorno. Loro lo consideravano un semplice divertimento, io un arricchimento. Poiché comunque loro, con un certo buon senso, pretendevano che io andassi a scuola e alla fine dell’anno (bene o male) passassi gli esami, talvolta mi vedevo costretto a dire che andavo a studiare da un amico per poi, con l’amico in questione, imboscarmi in una sala cinematografica. Questa mia carriera di fuorilegge ebbe comunque breve durata e non fu esente da traumi e da delusioni: c’è un film intitolato Il mistero del castello nero che ancora oggi ignoro come vada a finire, perché fui identificato da una malvagia cassiera di mezza età (sicuramente inacidita da chissà quali frustrazioni), e drammaticamente prelevato da una accigliatissima sorella maggiore a nemmeno mezz’ora dall’inizio del film.

Invece di dedicarsi all’attività forense entra allo Studio Testa come copywriter, Cinque anni dopo si trasferisce a Roma. Nel 1969 esordisce come aiuto regista di Leonardo Bonomi. Nel 1970 inizia le riprese di Hanno cambiato faccia, che nel 1971 vince il I° Premio al Festival Internazionale di Locarno. Gli fa seguito, due anni dopo, Baba Yaga, da una storia a fumetti di Guido Crepax.

In seguito si dedica quasi esclusivamente ai servizi televisivi e ai documentari, sia per il circuito cinematografico che per Aziende pubbliche e private.

Corrado Farina ha scritto la quasi totalità dei soggetti e delle sceneggiature di ciò che ha realizzato come regista.

Il soggetto di Un posto al buio è stato all’origine della mia attività di scrittore, poiché è diventato il primo dei miei romanzi, pubblicato nel 1994 dalla Biblioteca del Vascello. In seguito ne ho scritti e pubblicati altri sette, quasi tutti concepiti anche loro come soggetti cinematografici: Giallo antico (1999), sulla morte di Emilio Salgari; Storia di sesso e di fumetto (2001), dal mio vecchio e già citato soggetto; Dissolvenza incrociata, sulle riprese di un film a Torino alla fine degli anni Cinquanta (2002); Il calzolaio (2004), una storia “noir” di feticismo; Il cielo sopra Torino (2006), ambientato negli anni della seconda guerra mondiale; L’invasione degli ultragay, una parabola grottesca sull’intolleranza (2008); e La figlia dell’istante (2010), che a differenza degli altri non nasce come soggetto cinematografico ma da un mio vecchio servizio televisivo realizzato nel 1980 con Fruttero e Lucentini.
Il fatto di scrivere romanzi e racconti ha ulteriormente aggravato le mie crisi di identità: al punto che ormai non so più se sono uno scrittore prestato da sempre al cinema o un regista prestato da qualche anno alla letteratura.

Visita il sito di Corrano Farina

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Del senso e del ruolo dell’editore. Della mafia. E della libertà

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A volte giungono in redazione manoscritti che non vorremmo leggere, saggi che non vorremmo pubblicare, testimonianze di vicende che non vorremmo fossero mai accadute. A volte le ore trascorrono lente, e il lavoro si protrae fino a notte fonda. Fra interrogativi e dubbi.

Perché abbiamo scelto di pubblicare libri? Qual è il ruolo di un editore? Rincorrere ciò che i lettori vogliono leggere, certo, acquistare carta a un euro il chilo per sporcarla di inchiostro e rivenderla a venti euro il chilo. Oppure colpirli con verità scomode, arrogarsi il diritto pedagogico di educare il pensiero e farlo crescere, superando pregiudizi e ignoranze dei quali siamo tutti quanti ammantati.

È un dilemma attuale. Specie in questi giorni, nei quali i commenti pseudo giornalistici e le bacheche dei social network sono popolate dalle polemiche sulla pubblicazione e sulla presentazione di un libro sicuramente inopportuno, perché banale operazione di marketing, il diario del figlio di Totò Riina.

A noi poco importa di quel libro. Se fosse giunto in redazione lo avremmo semplicemente cestinato senza neppure rispondere, come spesso facciamo, al proponente. Non sappiamo e neppure ci interessa quale ne sia l’editore.

Ci scandalizza invece, e ci disgusta anche, la squallida operazione promozionale di alcuni pseudolibrai, perché definirli librai è un’offesa alla categoria, che hanno appiccicato cartelli nei quali si vantano di “non vendere e non ordinare” quel libro. Sono poveri imbecilli, sia detto con paterno affetto, perché diventano testimoni sciocchi di questa società colma fino al vomito di luoghi comuni e chiacchiere da caffè sport.

Nessuno qui in redazione, e ne abbiamo discusso, si sognerebbe di acquistare e leggere quel libro, sia ben chiaro. Ma non sta a noi, e tantomeno a un libraio, decidere quale sia la verità, quale sia la giustizia, e soprattutto quali libri possano o non possano essere pubblicati, quali libri un cittadino possa o non possa leggere. Il nostro direttore editoriale, anni fa, rilasciò un’intervista nella quale affermava che, se esiste la libertà di pensiero, deve essere legittimo scrivere saggi nei quali si sostiene che il Sole gira attorno alla Terra e che Galileo Galilei si è sbagliato, scrivere pamphlet negazionisti sulla Shoah, o agiografie di Stalin.

La libertà è anche il diritto di dire, scrivere, sostenere coglionerie immani, senza essere arrestati.

Al massimo, si spera che il sistema culturale sia abbastanza determinato nel non pubblicare simili farloccherie, evitando di darle in pasto a lettori ingenui che potrebbero anche credervi. Noi cerchiamo di non pubblicarle, certo, e ciononostante molti lettori delle nostre pubblicazioni potranno legittimamente sostenere che abbiamo pubblicato talvolta opere a loro parere farlocche.

Chi ha diritto, tuttavia, di stabilire quale sia la Verità incontrovertibile e pubblicabile e vendibile ai lettori? Un Editore di Stato, magari, come ve ne sono in qualche nazione. Un censore del pensiero unico, che inizierà a epurare i libri inadatti, impedendone la pubblicazione, e se pubblicati, vietandone o boicottandone la vendita, e se venduti, bruciando le copie nelle case dei cittadini rei. Siamo certi che quest’ultima ipotesi faccia sorgere qualche reminiscenza letteraria anche ai librai che hanno esposto i cartelli sui libri che “non intendono vendere né ordinare”. O almeno ce lo auguriamo.

Perché se i falò di Farenheit 451 non sono balzati loro di fronte agli occhi, non dovranno stupirsi il giorno in cui qualche gruppo estremista, di destra, di sinistra, di qualche setta fanatica, assalterà le loro librerie per il fatto di “aver ordinato e venduto” un certo libro. Qualsiasi libro sia.

Anni fa, un editore sicuramente progressista e antifascista, decise di pubblicare in italiano il Mein Kampf di Adolf Hitler. Certo non per inneggiare al nazismo, ma perché quell’opera deve essere disponibile ai lettori, affinché capiscano, comprendano, da dove nacque quell’orrore. Noi non lo avremmo pubblicato, ma è giusto che qualcuno abbia scelto di farlo.

Ogni volta che un libro viene bruciato, in senso fisico o metaforico, un pezzo di libertà e di cultura viene bruciato con esso.

Accade così che, taluni giorni, nel diluvio di proposte che si affacciano in formato elettronico nella casella postale, arrivino testi scomodi. Testi che leggiamo con fastidio iniziale, testi che scartiamo con rabbia e indignazione. Altri che raccontano storie che vorremmo non fossero mai accadute. Vicende dove l’uomo rivela il peggio di se stesso.

Talvolta leggiamo fino a notte fonda. E nella notte ci interroghiamo. Qual è il ruolo di un editore, dunque, nell’epoca dell’autopubblicazione, della democrazia culturale che rende tutto uguale, tanto un saggio scientifico e documentato quanto uno sproloquio vaneggiante? Sporcare carta o restare incollati nel buio che ci circonda, non solo in senso proprio, e provare a tenere acceso un lume? Noi, in questa notte strana, continuiamo a leggere, a interrogarci. E per una volta, rivolgiamo la stessa domanda a tutti voi.

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La rivista RicAmare
dedica la copertina
al blackwork di Valentina Sardu

RicAmare - Marzo 2016
RicAmare – Marzo 2016

I ricami di Valentina Sardu approdano su RicAmare, con una serie di nuovi disegni realizzati in esclusiva per la nota rivista.

Primo appuntamento sul numero di Marzo, in edicola da oggi, con il disegno “Amaryllis“, protagonista anche in copertina.
Il modello, ricamato personalmente da Valentina, sarà in mostra alla fiera di Bergamo Creattiva, dal 3 al 6 Marzo 2016, presso lo stand della rivista (stand 64, padiglione B), dove sarà anche possibile acquistare tutti gli altri schemi della nostra autrice.

 

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I bestseller
Marcovalerio del 2015

Come ogni anno, stiliamo la classifica dei libri più venduti negli ultimi dodici mesi, riproponendovi i piccoli successi editoriali della nostra casa editrice. Anche il 2015 riserva sorprese e conferme, dimostrando che i lettori premiano i libri ben strutturati e che, in qualche modo, la tanto sbandierata crisi dell’editoria è in verità una crisi dei “lettori deboli”.

In testa alla classifica un titolo del marchio Vita Edizioni, il piccolo volumetto dedicato a Papa Francesco.

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Al secondo posto, stabile nella classifica dei libri più venduti da oltre un decennio, un classico assoluto della spiritualità, Il Regno di Dio è in voi di Leone Tolstoi.

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Al terzo posto, a sorpresa, un romanzo storico che ricostruisce la storia rocambolesca di Ciccilla, figura tragica e sanguinaria del brigantaggio calabrese, che terminò la sua vita nella fortezza di Fenestrelle, in Piemonte, L’ultima brigantessa di Rocco Giuseppe Greco.

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Saldamente in classifica anche quest’anno il piccolo manuale di esordio di Valentina Sardu, nel frattempo divenuta un’affermata autrice di craft con i suoi schemi di ricamo apprezzati in tutto il mondo. Il suo tascabile dedicato al Furoshiki, l’antichissima arte giapponese di annodare i foulard raccoglie consensi continui.

FCR - 9788875473136Al quinto posto un saggio impegnativo, scritto da Andrea Scartabellati, in tema con il centenario dell’inizio della Prima Guerra Mondiale. Dalle trincee al manicomio racconta il dramma dimenticato di decine di migliaia di reduci dalle atrocità della guerra, devastati e spesso abbandonati a se stessi.

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I AM 15
La festa per i 15 anni
della nostra casa editrice

Immagine di grandi dimensioni del blog

Marcovalerio Edizioni il 1° agosto ha compiuto 15 anni.

Il marchio Marcovalerio Edizioni festeggia 15 anni di presenza libraria. Non sono moltissimi, è vero, ma è un risultato importante in questi difficili tempi di crisi per l’editoria. Così, per festeggiare, abbiamo deciso di aprire le porte. A partire dalle 16,00, sabato 1 agosto 2015, amici, lettori e autori hanno potuto visitare tre mostre eccezionali, mangiando e bevendo in compagnia, incontrando gli autori che hanno reso grande il nostro marchio.

 


CORTILE NORD – INGRESSO DA VIA VITTORIO EMANUELE II, 29

MOSTRA DI RICAMI BLACKWORK E PUNTO CROCE
Le realizzazioni di Valentina Sardu per Ajisaipress


BIBLIOTECA – INGRESSO DA VIA VITTORIO EMANUELE II, 29

MASCHERE DELL’HIMALAYA E DEL TIBET
Una selezione eccezionale di maschere sacre tibetane antiche
dalla Collezione Proserpio

 


CORTILE SUD – INGRESSO DA VIA VITTORIO EMANUELE II, 29

IN THE NAME OF GO(L)D
Immagini degli scenari di guerra in Siria, Somalia, Libia
del fotografo internazionale Ugo Lucio Borga


Cristina Menghini, autrice del libro “Favoloso, quando le fiabe le raccontano i bambini“. Dolcetti, merendine per tutti i bambini e i ragazzi presenti e gioco delle favole con l’autrice.

Massimo e Giovanni Damiano in concert.

Furio Sclano, autore del libro “La soluzione spirituale ai problemi della vita” e traduttore italiano dei libri di Roy Eugene Davis, ha offerto gratuitamente un assaggio di meditazione kriya yoga

Spizzichi e aperitivi, musica e chiacchiere, con gli autori di Marcovalerio.

Riso, risa, pasta e altro, in compagnia di Jacopo Fontaneto, enogastronomo e storico della cucina, ma soprattutto del grande chef Samuele Bettini, del Fogher di Camponagara VE.

Un minuto dopo il tramonto, proiezioni su grande schermo, storie e avventure di libri, di scrittori.

Musica, cibo, birra e vino fino a notte fonda

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Pinerolo. Il 23 e 24 maggio
torna “Kulturanda”

Kulturanda

Nell’ambito della rassegna culturale “Maggio Libri” organizzata dalla Città di Pinerolo, l’Associazione Turistica “Pro Loco Pinerolo” promuove il suo annuale incontro culturale. Sabato 23 maggio avrà inizio la quindicesima edizione di “Kulturanda”, incontro con i libri e gli autori del pinerolese, e terminerà domenica 24 maggio.

FAV-9788875474065La manifestazione di sabato 23 avrà inizio alle ore 16 si terrà presso la sede della Pro Loco (piazza Vittorio Veneto 8, Pinerolo). Verranno presentati i seguenti libri: “Favoloso. Quando le storie le raccontano i bambini” di Cristina Menghini e “Discepolo Muto” di Patrizio Righero.
MUT-9788875473976Domenica 24 avrà alle ore 15:30, sempre presso la sede Pro Loco Pinerolo, sarà presentato il libro “Le tribulassion d’Avuss” di Carlin Pòrta, con la presenza dell’autore. L’ingresso è libero.

AVU-9788875474003Alla chiusura della manifestazione la Pro Loco offrirà un rinfresco.

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Sotto questo cielo…

Foto di Manuel Lai
Foto di Manuel Lai

Sotto questo cielo, cupo e limpido insieme, con le nuvole basse che ci sovrastano nelle notti autunnali.

Sotto queste montagne, che nelle albe invernali galleggiano magicamente sulla nebbia come mura sospese nel nulla.

È qui che nascono i libri di Marcovalerio, i saggi e i romanzi, i classici e i testi spirituali, le pagine che affollano la nostra mente come sogni e che come visioni si moltiplicano in copie che giungono nelle librerie, nelle biblioteche del mondo e, talvolta, nelle vostre case di lettori.


Foto di Manuel Lai
Foto di Manuel Lai

Queste sono le Terre d’Acaia, le vallate aspre che scendono dall’altopiano che prende il nome dal generale Catinat, le cui truppe seminarono morte e distruzione alla fine del XVII secolo e che ancora oggi sono ricordate nelle celebrazioni della Battaglia della Marsaglia.

Le pianure celtiche, un tempo ricoperte di foreste e oggi distese di granturco, attraversate da Giulio Cesare per scrivere le pagine della sua conquista, dove romani, galli e poi longobardi vissero gli uni accanto agli altri, prima nemici e poi nel grande crogiuolo del Medioevo.

La vallate ombrose dove i Valdesi trovarono la pace dopo secoli di persecuzioni, costruendo sulla rovine dei terremoti, pietra su pietra, negli “inversi”, i versanti gelidi dove il sole non batte d’inverno.


Foto di Manuel Lai
Foto di Manuel Lai

Lungo gli antichi percorsi, ormai perduti, delle strade romane, che da nord a sud unirono per tutto il Medioevo gioielli d’arte oggi dispersi nei campi e lungo strade bianche e ciclabili, i nostri redattori e collaboratori si incontrano e incontrano gli autori, che approdano in queste pianure così periferiche e lontane dal clamore delle riviste e dei blog letterari, dalle classifiche e dalle vetrine.


Foto di Manuel Lai
Foto di Manuel Lai

Abbiamo scelto la strada lunga, la strada impervia. Non ci incontrate alle fiere, da anni. Non ci vedete nelle pile dei successi del momento. Non troverete i nostri tomi accalcati nelle stazioni di servizio. I libri Marcovalerio dovete cercarli. Non sono libri da sfogliare, ma da leggere e masticare, lentamente e faticosamente come una capra affronta le foglie più aspre disdegnando le insalatine morbide e spiluccando con caparbietà e fatica il suo pasto.


Foto di Manuel Lai
Foto di Manuel Lai

Non siamo irraggiungibili. Le nostre porte sono sempre aperte. E qualche viandante lettore giunge fino a qui, talvolta. Potete ordinare i nostri libri e, se non vi piacciono, protestare con decisione. Con tanta decisione da ottenere il diritto di cambiare il titolo che vi ha deluso. Non è una strada pianeggiante, neppure per voi, perché vi chiederemo di motivare la vostra stroncatura.

I libri sono compagni infidi. Non sempre vi danno ciò che vi aspettavate da loro. Talvolta aprono porte che non avevate notato, altre volte botole che avevate consapevolmente ignorato. 


Su sentieri conosciuti o verso mete ignote, i libri vi indicheranno la via

Foto di Manuel Lai
Foto di Manuel Lai