Blackwork: il ricamo in nero del Rinascimento per idee contemporanee

Arte antica, anzi antichissima, il ricamo come lo conosciamo oggi nasce nel Medioevo. In Italia, le prime testimonianze sono legate alla presenza saracena, intorno all’anno Mille. Soltanto due secoli più tardi si diffonderà in tutta Europa, raggiungendo il massimo splendore fra il Duecento e il Trecento, come vera opera d’arte. La realizzazione di disegni per ricamo e arazzi era prerogativa degli artisti.

Elizabeth I (1590) - Jesus College, Oxford

Elizabeth I (1590) – Jesus College, Oxford

Nel Quattrocento e Cinquecento si sviluppa il ricamo moderno, destinato all’uso privato. La tecnica del blackwork, in italiano ricamo in nero (ricamo a fili contati proprio come il punto croce), unisce re e regine, i cui abiti sono sontuosamente decorati, come testimoniano i quadri dell’epoca, e popolo, comparendo sulle camicie dei lavoratori per rinforzare in modo decorativo polsi e colletti. Fu Caterina d’Aragona, prima moglie di Enrico VIII a portare e rendere celebre questo tipo di ricamo in Inghilterra, dove poi si sviluppò.

Simon George, by Hans Holbein the Younger (1533)

Simon George, by Hans Holbein the Younger (1533)

Il punto principale utilizzato nel blackwork  è il punto scritto, conosciuto anche come “punto di Holbein“, dal nome del pittore tedesco attivo all’epoca presso la corte di Enrico VIII; nei suoi dipinti infatti vengono ritratti spesso i nobili con gli abiti bianchi ricamati in seta nera nei tipici motivi geometrici del blackwork.

Nel tempo il blackwork si è evoluto. I pattern che prima campivano in maniera uniforme i disegni, sono diventati più liberi, dando vita a ricami più complessi che imitano in tutto e per tutto i disegni a china e le sfumature dei bozzetti a matita.
Un esempio di ricamo blackwork contemporaneo

Un esempio di ricamo blackwork contemporaneo

Il marchio Ajisai Press ha contribuito a fare conoscere in Italia la tecnica blackwork, grazie agli originali schemi realizzati da un’italianissima designer, nota anche all’estero, Valentina Sardu. La caratteristica di Valentina Sardu è la capacità di unire il più rigoroso rispetto per la tradizione alla creatività moderna. Basti pensare che non solo ha curato l’edizione anastatica in italiano della monumentale Enciclopedia dei lavori femminili di Therese De Dillmont, restaurando uno a uno i disegni, ma ha reso famosa in Italia la tecnica giapponese del furoshiki, con un agile e divertente tascabile.
Un raffinato collarino ricamato a punto scritto, tratto da un disegno di Therese De Dillmont

Un raffinato collarino ricamato a punto scritto, tratto da un disegno di Therese De Dillmont

Accanto ai preziosi album della raccolta Vintage Cross Stitch, dedicata interamente al punto croce, Valentina Sardu ha realizzato ora una serie di schemi blackwork originali, che possono essere acquistati sul sito originale della casa editrice Ajisai Press, ma che su licenza sono anche disponibili, con tutte le istruzioni in italiano, nel nostro carrello.
embroidered box

Un ricamo a tecnica mista, punto croce e blackwork


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