Perché una tesi non è un saggio…

La casella di posta elettronica della redazione di una casa editrice trabocca per ovvie ragioni di manoscritti in allegato. Se una casa editrice pubblica narrativa, è quasi naturale che giungano racconti brevi e, talvolta, persino romanzi.

Se invece la casa editrice pubblica prevalentemente saggistica? Naturalmente racconti e qualche romanzo, non sia mai, insieme a poesie, vignette e persino testi di canzoni. Saggi, a dire il vero, pochissimi. In compenso, un diluvio di tesi di laurea, talvolta spacciate onestamente per quello che sono, altre volte mistificate come opere di saggistica degne di pubblicazione.

saggio

Vediamo di capire perché una tesi di laurea NON è un saggio, con buona pace delle generose dignità di stampa distribuite da docenti compiacenti, e per quale ragione una tesi di laurea, per quanto ben scritta, non interessa a una casa editrice per l’eventuale pubblicazione (sempre fatti salvi i rarissimi casi eccezionali).

Escludiamo intanto le tesi compilative, quei lavoretti frettolosi che vi permettono di conseguire il “pezzo di carta” e il titolo accademico. Ne vengono prodotte migliaia ogni settimana e sono poco più che ricerche scolastiche. Lo sapete anche voi, che le avete scritte. Perché non dovremmo saperlo noi, che magari un tempo le abbiamo a nostra volta collezionate come docenti?

Facciamo qualche esempio concreto. Ci viene proposto un glossario dei termini siciliani di un romanzo di Camilleri. A parte il fatto che esistono ottimi dizionari dialettali, non ci vuole una scienza per capire che “accattare”, da Salerno in giù, significa “acquistare”. Lo sanno persino a Domodossola. Per quale ragione un lettore dovrebbe essere interessato ad acquistare un glossario del genere? Voi lo acquistereste? No, vero? E se non esiste un lettore interessato all’acquisto, evidentemente non esiste un editore interessato alla pubblicazione. A meno che gli offriate di acquistare voi l’intera tiratura. Ma questo è un altro discorso.

La vostra tesi non è un compitino raccogliticcio, ma una vera, seria e meditata ricerca di livello scientifico (la parola scientifico non esclude il campo umanistico, in questa accezione), corredata di una mastodontica bibliografia (copiata, lo sappiamo tutti, ma visto che lo fanno anche i professori, non stiamo a sottilizzare. Quindi dovrebbe interessarci? Può anche accadere che questo sia possibile, ma certamente non si verificherà se la vostra tesi verte su argomenti tipo: “Il restauro conservativo della cappella di Caccanuova di Borgo Sperduto ad opera del fratello del bisnipote di Annibale Caracci”. Siamo certi che il vostro lavoro abbia apportato un contributo fondamentale e innovativo alla conoscenza della storia dell’arte. Noi, purtroppo, vendiamo libri, e a parte i membri della Confraternita di Santa Spiritata di Caccanuova di Borgo Sperduto, pare che nessuno sia interessato a leggere le duemila pagine della vostra ricerca.

L’argomento è di sicura e ampia presa sul pubblico. Ad esempio “Analisi semiotica della canzoni di Adriano Celentano nel contesto sociale del boom economico italiano”. Dite che è un titolo inventato? Se almeno cinquecento lettori prenotano questa fantastica opera, giuriamo di editarla subito. Da qualche parte in un disco rigido del computer ci deve essere ancora… Sicuramente migliaia di persone ascoltano con piacere le canzoni di Celentano. Anche noi. Solo che neanche nelle giornate più uggiose parteciperemmo a un convegno che abbia per argomento il titolo di simile tesi. Immaginiamo neppure il “grande molleggiato”. Qualcuno di voi la pensa diversamente?

Infine, parliamo delle vere tesi, quelle che in genere suscitano commenti perplessi da parte dei relatori. Anni or sono, non citiamo l’autorevole personaggio perché defunto, anche se i suoi saggi vengono ancora pubblicati, liquidò la tesi di uno studente con queste lapidarie parole. “Non ho capito praticamente nulla del metodo impiegato, ma i risultati sono eclatanti.” Ecco, questo lavoro potrebbe magari interessare un editore. Cose del genere sono accadute a matematici come Bernhard Riemann, ma anche anche a un nostro conoscente giornalista che si inventò di sana pianta un’antica abbazia, del tutto inesistente, e sulla storia di questo monumento appiccicò il titolo di “dottore”. Anche se malefico, il genio suscita attenzione…

Tuttavia, se siete riusciti a laurearvi in un’università italiana, sappiate che la vostra tesi, proprio per la struttura imposta dalla maggior parte dei relatori, è impubblicabile. Se volete trasformarla in un saggio, dovrete riscriverla da cima a fondo. Modificarne la struttura, semplificare l’apparato bibliografico a livelli accettabili e in ogni caso al di sotto del cinque per cento del tomo, ma soprattutto rendere l’esposizione interessante. Nel mondo anglosassone viene considerata una nota di merito saper scrivere di cose difficili in modo semplice. Così fecero Einstein, così fanno tuttora molti docenti universitari a Londra o New York. In Italia, con le dovute eccezioni, l’accademia si scrive addosso. Ai lettori non piace la minzione letteraria, cosa diversa volutamente dalla finzione.

La parola “divulgazione” viene percepita come una bestemmia. Diciamo che Platone, se frequentasse oggi un liceo classico, verrebbe probabilmente rimandato. Boezio sarebbe cacciato a pedate al primo appello universitario. Sant’Agostino se la caverebbe solo grazie alla raccomandazione di Sant’Ambrogio.

Scrivete un saggio leggibile. Semplicemente leggibile. E sicuramente lo leggeremo.

3 thoughts on “Perché una tesi non è un saggio…

  1. GIORGIO BERTOLIZIO

    Mi sono parecchio divertito nel leggere i vostri consigli. Sicché, vi ho inviato una mia biografia di Voltaire, ossia un colpo basso allo sciovinismo francese. Sono intimamente convinto che molti improbabili lettori crederanno che il suddetto sia un elettricista, inventore dell’unità di misura di potenziale elettrostatico. Perciò, ho inserito tutti i miei indirizzi sul frontespizio come se avessi inviato il dattiloscritto alle innumerevoli Case Editrici desiderose di disputarsi l’opera. Con simpatia. Giorgio Bertolizio

  2. Pietro De Carli

    Chiarissimi e condivisibili i concetti, tuttavia nell’ipotesi che un autore scriva un saggio, ad esempio, sui flussi migratori, origini e dimensione geopolitica, le cause, le aree in conflitto da cui provengono (tra cui le guerre di religione e le ripercussioni in Occidente), le connessioni con la globalizzazione, con il business dell’economia sommersa e del malaffare, incluse le organizzazioni criminali che gestiscono il traffico dei migranti attraverso il mediterraneo, sarebbe un saggio di estrema attualità, ma che la perderebbe sicuramente se venisse preso in esame e valutato idoneo alla pubblicazione 12 o più mesi dopo. E’ un lavoro che ho compiuto e che vorrei proporre a una casa editrice eventualmente interessata al tema. Il mio quesito è: come riesce una casa editrice a districarsi non solo nel valutare l’idoneità qualitativa di una proposta editoriale, ma anche a considerarne l’aderenza all’attualità per non renderla superata?

    1. Redazione

      Egregio lettore, ci sono case editrici strutturate per inseguire l’attualità. Tuttavia, le facciamo osservare che l’attualità non compete tanto al concetto di pubblicazione libraria, quanto piuttosto di giornale e rivista. Un libro, per sua natura, è un oggetto che nasce per durare nel tempo. Se è vincolato alla contingenza, potrà essere interessante per qualche giorno, o per qualche settimana, ma diventerà rapidamente inattuale, e quindi inesorabilmente destinato al macero anzitempo.
      Pensi alla primavera araba: un saggio che in pochi giorni (ma può un saggio serio e autorevole essere scritto in pochi giorni?) sarebbe stato rapidamente superato dalla rapidità di evoluzione delle situazioni locali. Su questo argomento, ad esempio, abbiamo pubblicato un libro, a nostro parere, interessante, “il sudario di latta” di Ugo Lucio Borga. Un lavoro approfondito che raccoglie viaggi compiuti nel Medio Oriente e in Africa da tempo, ma i cui contenuti restano drammaticamente attuali, indipendentemente dal fatto che il contesto socio-politico sia mutato.

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