Piccoli consigli: la costruzione dei dialoghi

La costruzione dei dialoghi è oggettivamente uno degli scogli più difficili della scrittura. Dare consigli in poche righe in un blog è difficile. Uno dei nostri collaboratori organizza occasionalmente dei corsi (tra l’altro gratuiti) per chi voglia affrontare le tematiche della scrittura. Proprio perché gratuiti non hanno mai riscosso grande successo, a dire il vero.
Un consiglio banale, utile per chi davvero sia in difficoltà con i dialoghi, è quello di registrare una normale conversazione tra amici, senza avvisare nessuno di loro, per non renderla artificiosa e, quindi, con il loro permesso, sbobinarla pedissequamente e rileggerla con attenzione su carta. Si scoprirà come in realtà essa sia profondamente diversa dalla maggior parte dei dialoghi che leggiamo sui libri, da un lato, ma dall’altro ci offrirà spunti di riflessione sui ritmi, sulle pause, sui rilanci, aiutandoci a comprendere meglio i meccanismi che la regolano. Un simile esercizio non è fine a se stesso, ma ci aiuta ad evitare quei dialoghi artificiosi che, non di rado, rendono impubblicabile un manoscritto.censura
Per eccesso, un dialogo perfetto non dovrebbe aver bisogno di specificare chi stia parlando e, tanto meno, di intervenire con precisazioni del tipo “annuì Carla”, “disse con tono sommesso Federica” o “cachinnò Cunegonda”. Tuttavia, per giungere alla pubblicabilità, ci accontenteremo di molto meno rispetto alla perfezione.
Due pilastri da tenere sempre presenti: coerenza e verosimiglianza. Magari ne parleremo in dettaglio in un articolo del blog, quando qualcuno in redazione avrà il tempo da dedicare a un argomento così impegnativo.
Qualche lettura? Ad esempio i dialoghi di John Steinbeck in Cannery Row o Sweet Tuesday. Surreali eppure verosimili e coerenti.
Perché, con il vostro aiuto, non provare a riportare alcuni dialoghi celebri e mirabili per perfezione stilistica? Suggerite e proponete.

2 thoughts on “Piccoli consigli: la costruzione dei dialoghi

  1. Francesco Bova

    Piccola disamina: se è vero che un “dialogo perfetto” non avrebbe bisogno di precisazioni del tipo “annuì Carla”, “disse con tono sommesso Federica”, è pur vero che al lettore potrebbe interessare anche il cosiddetto linguaggio del corpo dei personaggi. Potrebbe essere importante per il lettore sapere se effettivamente Federica pur parlando con tono sommesso, esprime veramente con la mimica facciale, con la postura, con i gesti quel “tono sommesso” oppure collera, risentimento, ecc.

    1. Redazione

      Ci sono due considerazioni da fare a questo proposito. La prima, essenziale, è che in realtà non esiste il dialogo perfetto. Se proviamo a registrare una normale conversazione e trasporla per iscritto, ci accorgeremo che il dialogo appare quanto mai “innaturale” dal punto di vista letterario, perché composto di interruzioni, interiezioni, divagazioni, spesso lunghissime.
      Così non fosse, la letteratura si ridurrebbe a trascrizione. Fenomeno al quale assistiamo leggendo i numerosi manoscritti che ci pervengono.
      È inoltre chiaro che, pur avendo sostenuto nell’articolo che il dialogo perfetto dovrebbe essere privo di specificazioni narrative, queste hanno un preciso senso quando aggiungono un’informazione essenziale per il lettore. Descrivere un’espressione del viso che contrasta con il testo del dialogo, un’ombra di dubbio negli occhi del personaggio, aggiunge un elemento importante alla narrazione. A condizione che l’informazione aggiuntiva sia strumentale all’intreccio narrativo.

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