Pubblicare con noi

esordiente in attesa di pubblicazione

Pubblicare con Edizioni Marcovalerio non è facile. Ogni giorno decine di manoscritti non richiesti giungono nella nostra redazione e, per la quasi totalità, finiscono nel grande cesto della raccolta carta.
Hai un saggio nel cassetto? Leggi prima la premessa antipatica agli aspiranti autori della nostra casa editrice.
In ogni caso segnaliamo che non prendiamo in considerazione: romanzi, racconti, poesie, fiabe.

UNA PREMESSA ANTIPATICA PER FARVI MEDITARE

Ogni casa editrice e’ afflitta da decine di manoscritti (o dattiloscritti). Per la maggior parte sono impubblicabili per le seguenti categorie di ragioni:

1 – conoscenza dell’ortografia e della sintassi da parte dell’Autore al di sotto di ogni speranza di revisione

2 – assoluto non interesse dell’opera (in testa i libri di poesie, seguiti dalle autobiografie autocelebrative dello stile ‘la mia vita è un romanzo’

3 – quando l’opera potrebbe anche meritare la pubblicazione, non appena l’editore dice all’Autore “parliamone” ecco scattare la sindrome Dante Alighieri che si traduce in:

  • a – si però mi date cento milioni di anticipo sui diritti d’autore
  • b – sì però mi rifiuto categoricamente di apportare qualsiasi correzione
  • c – sì però mi garantite almeno diecimila copie vendute
  • d – voglio una copertina in oro zecchino con un quadro di Picasso e che apriate una nuova collana tutta per me

4 – l’opera è meritevole, l’Autore sembra sano di mente, ma ecco scattare la sindrome della “revisione infinita”. L’Autore, non appena corregge le bozze, scopre che il capitolo 1, 2, 3 e gli altri dodici seguenti vanno riscritti. Alla seconda tornata di bozze pretende di aggiungere altre ottocento pagine, quindi rivede tutte le note, alla fine blocca tutto perché sta aspettando la prefazione di Umberto Eco (il quale, senza che l’editore ne sapesse nulla, ha ricevuto cento telefonate, duemila lettere e quindici copie delle bozze con il perentorio invito a scrivere la prefazione da parte dell’Autore). Al nome di Umberto Eco potete sostituire quello del Pontefice, di George Bush jr o di altro a vostro piacimento.

Dulcis in fundo, l’Autore pretende ottocento copie in regalo da distribuire a tutti gli amici, togliendo così cento possibili acquirenti (gli altri settecento useranno comunque il libro come materia prima per scaldarsi davanti al camino). Infine telefona due volte al giorno all’editore per avere notizie del suo libro. Naturalmente alla ventesima telefonata, l’editore decide di annullare la pubblicazione o, se il libro è già stato pubblicato, di ritirarlo dal catalogo.

Caso numero 5 (rarissimo)

Viene proposto un testo dignitoso, meglio se un saggio piuttosto che un romanzo. Mai e poi mai un libro di poesie (quelle le potete pubblicare a vostre spese oppure le pubblicheranno i vostri nipoti post mortem nel caso abbiate ricevuto il Nobel).

È scritto bene, è interessante e non è la copia di un romanzo già pubblicato (capita otto volte su dieci, credete, anche inconsciamente). Il testo è inoltre fornito su supporto magnetico, magari con un’attenta correzione preliminare. Corredato di liberatoria e disponibilità a fare l’autore (con la a minuscola), lasciando che l’editore faccia il proprio mestiere. L’autore esordiente si accontenta di cinque copie saggio.

Magari la sua sarà un’opera unica, senza seguito. Magari da questa opera prima nascerà un vero Autore, che pubblicherà successivamente altri libri con grande soddisfazione e con grandi Editori.

Se ritenete di appartenere al caso numero 5, qualche probabilità di essere pubblicati, senza necessariamente dover fare ricorso a strani percorsi alternativi, ce l’avete. Magari il vostro libro resterà mesi sulla scrivania dell’editore, ma alla fine vedrà la luce.

In bocca al lupo, e con una preghiera. Se appartenete ai casi 1, 2, 3 e 4, dimenticatevi questo sito. Cestiniamo qualche decina di testi ogni giorno. Se ritenete di appartenere al caso 5, rileggete il vostro libro. Poi rileggetelo ancora. Quando avete finito, rileggetelo ancora una volta. Quindi chiedetevi: “io sarei disposto a spendere diecimila euro per pubblicarlo?”. Ecco, la stessa domanda se la deve porre l’editore. Con la differenza che quel libro neppure l’ha scritto. Se siete sicuri, ma proprio sicuri, che la risposta sia positiva, andate a leggere la pagina di istruzioni relativa alla proposte di pubblicazione, quindi inviate un’email così articolata:

1 – Nome cognome indirizzo telefono titolo di studio, curriculum in dieci righe tassative
2 – Presentazione dell’opera in venti righe tassative
3 – Allegato in formato word, meglio rtf, in caratteri umanamente leggibili /minimo corpo 12, meglio corpo 14)

Se la risposta è NO, mettetevi il cuore in pace, e provate con qualcun altro. Se è SI, allora sarete invitati a inviarci l’opera, per la sua valutazione, con dichiarazione allegata di questo tenore (è un esempio):

“Invio la seguente opera di cui dichiaro di essere autore (titolo, genere, caratteristiche) per una valutazione NON IMPEGNATIVA. È inteso che avrete il diritto di NON pubblicarla e che nessuna richiesta da parte mia potrà essere a qualsiasi titolo avanzata per la mancata pubblicazione dell’opera inviata.

Non ci impegnamo in alcun modo a garantirvi una risposta. Vi contattaremo solo ed esclusivamente in caso di interesse alla pubblicazione. I nostri tempi di eventuale risposta possono essere dell’ordine anche di diversi mesi.

Speriamo di non avere urtato le sensibilità di qualche Autore con la A maiuscola. Se siete autori con la a minuscola, sarete sempre i benvenuti. Ogni editore sogna di incontrare un autore almeno una volta l’anno.

Ah, dimenticavamo una cosa importante: manoscritti, dattiloscritti, floppy disk, cdrom, in ogni caso NON saranno restituiti. NON inviate raccomandate per nessuna ragione, i manoscritti verrebbero immediatamente cestinati. Usate i pieghi: costano meno.

Non usate lo strumento dei “commenti” per inserire le vostre proposte. I commenti sono pubblici. Andate alla pagina dei contatti.

Un’opportuna integrazione a questo testo

Questa “premessa antipatica” ha raccolto negli anni numerosi commenti, spesso irritati, e numerosissime citazioni sul web, facendo non di rado gridare all’atteggiamento spocchioso degli editori contro gli autori. È, come dice il titolo, una premessa, per quanto antipatica e provocatoria, che come tale può suscitare una reazione negativa. Peraltro motivata.

Può apparire crudele e indisponente che un editore “maltratti” chi scrive in questo modo, prima ancora di aver letto i manoscritti che giungono in redazione. Anzitutto dovete comprendere che il flusso delle proposte, con il crescere delle dimensioni della nostra casa editrice, ha raggiunto livelli pressoché insostenibili. Leggere venti o trenta manoscritti la settimana è un carico di lavoro accettabile. Leggerne e valutarne cinquecento diventa oggettivamente impossibile. L’intera redazione dovrebbe smettere di occuparsi del proprio lavoro primario, che è e resta l’editing dei libri in corso di pubblicazione, la loro promozione, la gestione dei contatti con la stampa, l’organizzazione delle presentazioni e lo scouting.

Diventa quindi inevitabile porre dei paletti, anche molto rigidi. Paletti che, ci rendiamo conto, l’aspirante scrittore in qualche modo cerca di aggirare, proponendo una raccolta di poesia come se fosse un romanzo lirico, oppure una serie di racconti brevi come se fossero un saggio e così via. Questo, però, si traduce in un’ulteriore perdita di tempo prezioso, che viene sottratto alla lettura.

Un ottimo esempio di manoscritto che il redattore ordinario non leggerà oltre la prima riga

Un ottimo esempio di manoscritto che il redattore ordinario non leggerà oltre la prima riga

Il tempo dedicato alla prima lettura del vostro manoscritto si riduce costantemente. Questo non significa che il vostro lavoro sarà valutato nei pochi minuti della prima lettura, ma significa purtroppo che in quei pochi minuti potrà essere scartato e mai raggiungere il traguardo della seconda o della terza lettura, necessarie per valutarlo. Errori clamorosi di grammatica e sintassi nelle prime dieci righe sono mortali. Almeno la prima pagina, abbiate cura di correggerla con attenzione.

Quanto ai tempi e alle modalità di risposta, dovete avere presente che, comunque, il passaggio dalla prima frettolosa scorsa del vostro manoscritto, per capire se rientra nelle linee di interesse quanto a genere ed argomento, all’eventuale seconda o terza lettura, quando la pila dei manoscritti è nell’ordine delle decine, può richiedere giorni, settimane o, nei periodi in cui l’attività redazionale è concentrata sulle fiere, sulle preparazioni universitarie o prenatalizie, anche mesi. Talvolta i manoscritti giacciono più di un anno in attesa.

Inviare manoscritti nel mese di agosto o nelle vacanze natalizie accumula centinaia, quando non addirittura migliaia, di email giacenti. Con tutta la buona volontà, smaltire tali arretrati è impossibile e il tasto di cancellazione talvolta è l’unica possibilità per sbloccare un server di posta intasato. Guardate quindi il calendario con attenzione e se avete concluso il vostro lavoro nei periodi di vacanza oppure in corrispondenza delle grandi fiere internazionali (Francoforte in testa) o in autunno, tenetevolo nel cassetto o sul disco rigido, attendendo per inviarlo il momento in cui presumibilmente in redazione ci sarà il tempo per leggerlo.

La fretta è sempre cattiva consigliera, per voi come per noi. Se anche il vostro lavoro fosse interessante e meritevole di pubblicazione, se anche fosse un vero capolavoro, le ferree leggi della distribuzione libraria impongono dei tempi di valutazione e preparazione che non possono essere disattesi. Le case editrici pianificano le pubblicazioni con mesi di anticipo. Noi sappiamo già cosa pubblicheremo in primavera e, in buona parte, anche nel prossimo autunno. Alcuni libri sono già stati programmati per il prossimo anno. Voi avete fretta, è vero, ma tre, quattro, talvolta anche sei o dodici mesi di attesa sono il tempo necessario per organizzare e gestire ogni nuova pubblicazione, almeno in una casa editrice seria. Le eccezioni esistono, è vero, ma riguardano autori consolidati o libri che vengono “progettati” in concomitanza di avvenimenti particolari. Anni fa, l’elezione dell’attuale Pontefice, ci fece realizzare, stampare e distribuire un tascabile in 24 ore. Ma si tratta di casi isolati.

Noi non correggeremo il vostro lavoro. Non è questo il compito di un editore. Vogliamo testi pronti per la pubblicazione, non bozze da rivedere. Se un lavoro viene respinto con un messaggio dettagliato, che vi spiega i punti deboli dell’opera, non chiedeteci di intervenire per correggerli. Per questo esistono agenzie qualificate, oppure l’umile lavoro dell’autore, spesso difficile perché difficile è ammettere i propri errori. Noi vi consigliamo Sul Romanzo, una struttura giovane ma estremamente qualificata nel campo della narrativa, che mantiene rapporti con svariate case editrici di buon livello, compresa la nostra.

Infine, non dimenticate mai che il nostro scopo è vendere libri. Non siamo i custodi del sapere letterario e non pretendiamo di esserlo. Il giudizio finale sulla pubblicazione è biecamente e tristemente una valutazione economica. Se un libro ha possibilità di vendere copie, allora ci interessa. Se non ha, a nostro parere, e sicuramente spesso sbaglieremo, la possibilità di vendere, quand’anche fosse un capolavoro assoluto da noi misconosciuto, non lo pubblicheremo. Per vostra fortuna, esistono anche altri editori e non è detto che un’opera da noi respinta non possa essere presa in considerazione da un nostro concorrente.

Come postilla, ripetiamo ancora una volta:

  • non prendiamo in considerazione raccolte brevi di racconti
  • non prendiamo in considerazione opere liriche
  • non prendiamo in considerazione opere prepubblicate su piattaforme di editoria on demand o autopubblicazioni sotto ogni forma
  • non prendiamo in considerazione allocchi|autori che abbiano pubblicato in precedenza con editori a pagamento

Grazie per la vostra benevola comprensione. Commenti e insulti sono sempre possibili e ben accetti. Buoni benzina, ticket restaurant, pacchi di pasta e beni non deperibili ancora di più.

A proposito di Lulu e altre piattoforme per l’autopubblicazione

Sempre più spesso, da quando è nato questo fenomeno, ci troviamo costretti, quando ci viene proposto un manoscritto e lo troviamo interessante, ad effettuare un controllo su piattaforme di autopubblicazione quali Lulu, LampiDiStampa, Ilmiolibro e altri simili. Sappiamo che quanto stiamo per dirvi solleverà molte obiezioni e critiche, ma restiamo ancorati al principio della spiacevole verità che anima il lavoro della nostra casa editrice. Sappiate dunque che, qualora una vostra opera sia presente nel catalogo di piattaforme di autopubblicazione, non esiste alcuna possibilità che le vostre opere siano prese da noi in considerazione.

Vi chiederete la ragione di questa scelta e noi la spieghiamo senza alcun mistero. Un libro autopubblicato con Lulu o con altre piattaforme simili, pienamente legittime, sia chiaro, è a tutti gli effetti un libro già edito. Scaricato una o mille volte è per noi un libro morto. Fosse anche un capolavoro, la scelta di metterlo in rete in questo modo lo rende commercialmente privo di ogni interesse. Noi pubblichiamo libri di cultura, non siamo un’azienda vocata all’appagamento della vanità degli scrittori. Non siete d’accordo? Possiamo comprenderlo. Potete sempre acquisire il marchio e, finanziandolo adeguatamente, proporre una linea editoriale vocata non al mantenimento dei bilanci in pareggio ma all’inevitabile fallimento. Grazie per la comprensione

 E, per finire, un piccolo capolavoro di ironia.

Con consigli per pubblicare altrove.

42 thoughts on “Pubblicare con noi

  1. Emanuele Romeres

    Raccontatemi una storia comprensibile, vi prego. È così difficile raccontare storie comprensibili? I lettori più qualificati di marcvovalerio edizioni svolgono mestieri che nulla hanno a che vedere con i libri. Non stupitevi. Sono gente un po’ originale, ve ne sarete accorti, e hanno applicato alla lettera una vecchia regola del giornalismo: ‘se tua nonna non capisce quello che hai scritto in un articolo, gettalo via…’ Così hanno alcuni collaboratori, assolutamente volontari, che si prestano a leggere i manoscritti che giungono a miriagrammi ogni settimana in redazione. Non sono soli, i nostri lettori, perché ad essi si affianca un comitato scientifico di prim’ordine. Ma sono importanti anche loro, soprattutto per le opere divulgative, perché proteggono dal rischio di pubblicare opere incomprensibili.
    Cosa dedurne? Per esempio che, prima di sottoporre un manoscritto, dovreste farlo leggere a qualche amico sincero…

    Commento
  2. Laura

    Cercando case editrici disposte a sprecare 10 minuti per un esordiente (appartenente al vostro gruppo 5), mi sono imbattuta in questo sito. Ho letto la vostra premessa antipatica e mentre leggevo ridevo come mi capita raramente. E prima della famigerata Nota Bene, mi sono detta: ‘Ecco la casa editrice che fa per me’ oppure ‘Ecco, io faccio per questa casa editrice’. Ma poi la Nota Bene… peccato il mio manoscritto è una specie di lungo racconto o di romanzo breve. Baci :***

    Commento
  3. Pingback: La tramista dal manoscritto multicolore per l’editore dai gusti multipli. | giramenti

  4. Milano Angelo

    Quello che ho scritto, sono appunti personali,
    Di molti anni di osservazione. E’ Logica pura.
    E’ uno strumeno di misura letterale. Avete chiesto poche righe, eccole

    Mente sana in Corpo sano in Ambiente sano. pag.1

    Lavoro umano: Capacità di trasformare l’inutile in utile, necessario a soddisfare il bisogno, per continuare l’essistere, da auto sufficiente.
    Lavoro: reciproco atto servile, vero e unico capitale; ho meglio vera moneta; ho meglio vera salute. Per continuare il tuo esistere. pag.18

    Principi di Logica: Senza punti di riferimento ne mezzi di confronto, è solo parere. pag.45

    Esempio, in breve della logica applicata alla
    scienza. Svillupato da Me. E ce dell’altro.
    La LEGGE dei NUMERI PRIMI: Rosso 1; Verde 2;
    blu 3; Bianco 5; I 7 colori dell’Arcobaleno il 7.
    angelomilano1946

    Commento
  5. Milano Angelo

    Se volete lavorare, è lideale. Io ho sfacchinato da mulo, per farmelo. ora vi do la possibilita per condividerlo. prendere ho lasciare.

    Commento
      1. Noemi

        Credo di non aver mai riso così di gusto ad un post (lo si può chiamare tale?).
        Mai avrei pensato esistessero editori così crudelmente sinceri! :D

        Ne approfitto per fare una domanda anch’io. Metà giugno è già un terribile periodo per nuovi manoscritti oppure è un buon momento per inviarne? Non vorrei contribuire ad intasare la vostra casella di posta…

      2. Redazione

        Bah, chiamarlo post sembra tanto un pezzetto di carta adesivo colorato appiccicato sul video… Poi basta guardare chi è l’autore e leggere i suoi interventi su questo sito…
        A domanda seria, cerchiamo di essere seri anche noi in redazione. Mah, potremmo dire che giugno è un buon mese per inviare manoscritti. Sicuramente meglio di agosto o della notte di Natale. Capita persino che in piena notte, qualcuno legga i commenti e risponda. Non sia mai che la porta della pubblicazione si apra per merito dell’insonnia di un redattore…

  6. Sara

    Ho preso degli appunti…. grazie!
    Non ho trovato proprio nulla di arrogante, anzi… molto utile…
    Mi rimane un dubbio… lo scrivo qui anche se non ho fatto in tempo a verificare se sia lo spazio giusto anche per una richiesta… se io inviassi un manoscrittto… e dopo settimane senza risposta… immaginassi che non vi è piaciuto, potrei inviarlo ad altri???
    Se questa parte è già stata trattata chiedo scusa, ma c’è un tempo oltre il quale io posso sentirmi libera di inviare il documento ad altre case editrici? grazie del tempo che vorrete dedicarmi. Sara

    Commento
    1. Redazione

      Grazie, Sara. La domanda è più che lecita. Se inviate un manoscritto a una casa editrice, qualunque casa editrice, non siete vincolati in alcun modo nei confronti della stessa. Che riceviate o meno una risposta, potete inviarlo fin da subito ad altri editori, ci mancherebbe.
      Persino se avete ricevuto una risposta positiva, gli obblighi reciproci scattano soltanto al momento della firma del contratto editoriale. Da entrambe le parti. Certo, correttezza vuole che se un autore riceve una proposta positiva da un editore, non si metta contemporaneamente a trattare con un altro. Allo stesso modo, se un editore dice a un autore che intende pubblicare il suo libro, sarebbe poco corretto che poi cambiasse idea. Ma resta il fatto fondamentale che, fino al momento dell’avvenuta firma del contratto editoriale, non c’é alcun obbligo reciproco. Anche l’editore, se per ragioni sue dovesse cambiare idea, lo può fare.
      Quanto al tempo massimo per il quale attendere, a dire il vero non esiste un “tempo limite”. Lo confessiamo candidamente: ci è accaduto di contattare una volta un autore addirittura due anni dopo aver ricevuto il manoscritto. È raro, ma può accadere. Questo significa: “non perdere mai le speranze”. Buona serata.

      Commento
  7. Matteucci Patrizia

    Io volevo porre una domanda: essendo un allocco/autore che peccando di ingenuità ha pubblicato con un editore a pagamento, non ha possibilità di inviare a voi un nuovo dattiloscritto per un eventuale possibile reintegrazione tra le non allocche?

    Commento
    1. Redazione

      Purtroppo no. La ragione è semplice, su internet il suo nome ormai compare fra gli autori di quel tipo di case editrici e quindi in qualche modo è connotato negativamente di fronte ai lettori. Come un marchio di non qualità. Ingiusto, sicuramente, ma la logica dell’editoria è una logica anche di comunicazione di qualità ai nostri lettori.

      Commento
  8. Roberto Bernardini

    Se vi inviasse un libro un autore conosciuto ad Es.Federico Moccia,uno che con la scusa che si rivolge ai giovani scrive solo al presente indicativo, lo pubblichereste subito, sai quanto ve ne preoccupereste della sintassi.E poi se siete afflitti da decine di migliaia di manoscritti di autori emergenti che sbavano dalla voglia di pubblicare con voi (dimenticavo che Mondadori, Einaudi De Agostini sono dilettanti ai vostri confronti)basterebbe scrivere sul sito che non valutate manoscritti, che senso ha quella ridicola lista di insulti
    sotto la dicitura pubblicare con noi? Per quanto riguarda il non prendere in considerazioni autori che abbiano pubblicato con editori a pagamento siamo alle liste di proscrizione, una bella mentalità da nazisti, che ipocritamente si cerca di stemperare buttandola sull’ironia.
    Alla fine una bella serie do commenti, guarda caso tutti positivi. A voi scrivono scrittori tutti masochisti che amano essere insultati.
    Fatevi un bagno di umiltà ne avete tanto, tanto bisogno!
    Roberto Bernardini

    Commento
    1. Redazione

      Ma no, vede che scrive anche lei e viene pubblicato? Persino con l’uso corretto del congiuntivo, che di questi tempi pare fuori moda. D’altra parte, consultando il nostro catalogo, può verificare quanto spazio diamo ad autori nemici della lingua italiana, modernisti della sintassi come il Rovani, giovanilisti del calibro di Fogazzaro, insieme a esordienti della narrativa cyberpunk e della destrutturazione del testo quali Achille Maccapani, Bartolomeo Di Monaco, Aldo Rosa, notoriamente adusi alla coniugazione dei verbi al solo infinito presente.

      Noi pubblicare solo libri che voi volere leggere. Voi criticare perché vi offendere troppo facile…

      Commento
  9. Pingback: Niente manoscritti, per favore. Fino all’anno prossimo | marcovalerio edizioni

  10. Alfredo Canovi

    Lo confesso, sono posseduto dalla “sindrome del perfezionista”, leggo e rileggo maniacalmente quanto scrivo infinite volte ma poi, al rintocco di una mezzanotte qualsiasi, quando Cenerentola torna ad essere una semplice sguattera, magicamente ritengo di avere la versione definitiva. Mi è capitato già tre volte con altrettanti e-book ma adesso voglio qualcosa di più. E’ umano sperare di raggiungere livelli più alti di quelli che ti eri prefisso in partenza, e voi forse lo siete.
    Quindi ecco le tre domande fatidiche: terrestre in considerazione un libro inedito, un romanzo di ucronia che impernia la propria trama su una diversa versione della storia vichinga? E’ nel vostro target?
    E se il “geniale” scribacchino di una simile meraviglia avesse già pubblicato ALTRO con suddette case editrici, è destinato a un cruento rituale di autosoppressione, tipo Seppuku?

    Commento
    1. Redazione

      Seppuku no, siamo per la difesa della vita. Se tuttavia ha imboccato il sentiero dei passi perduti, continui a percorrerlo fino a nessuna meta, o cerchi disperatamente di tornare indietro e cancellarne ogni traccia. Così da impedirci di scoprirlo…

      Commento
  11. SALVATORE IACCARINO

    è la prima volta che una casa editrice si esprime con tanta chiarezza, ed onestà. apprezzo tutto ciò che si è detto, è un vero e proprio confronto con gli autori. di certo non si diventa grandi autori scrivendo dal nulla un libro, ma molte persone si credono tali e pretendono e assillano gli editori per farsi notare. piuttosto partecipate a dei concorsi letterari prima, magari con dei piccoli racconti. provate con una piccola\media rivista magari, che anche pubblicano piccoli racconti. fatevi le ossa. accontentatevi di comparire inizialmente con piccole, piccolissime case editrici. in base a ciò che succede, valutate se siete o meno dotati di talento, e poi solo in fine, dopo che sarete migliorati nelle vostre abilità, tentate il grande passo, inviando quello che a vostro parere è un capolavoro. senza esperienza, e fatica non andate da nessuna parte. ps se non riuscite nelle prime fasi della gavetta, cosa vi fa pensare di sconfinare del mondo della media\grande editoria?

    Commento
    1. SALVATORE IACCARINO

      se poi preferite le case editrici che per la buona immagine scrivono “inviateci i vostri manoscritti, a noi fa piacere leggerli” ma non segnalano come farlo, ne danno delle dritte (che a quanto pare vi feriscono nell’orgoglio), e cmq di certo non vi leggono, allora auguri. continuate a sognare di pubblicare con la mondadori attraverso il primo romanzetto scritto coi piedi e senza esperienza.

      Commento
    2. Redazione

      Grazie, in queste giornate farlocche, dove tutti i non lettori si accalcano al Lingotto di Torino per coprirsi con un manto di cultura nella fiera delle vanitá, ci sentiamo meno soli nel nostro volontario ritiro a leggere libri, in attesa che il delirio annuale finisca. Curiosamente, pur essendo noto che da anni usiamo queste giornate come momento di pace, a nessuno è mai venuto in mente che siano quelle migliori per contattarci e persino farci visita.

      Commento
  12. Giacomo Cocconcelli

    Gentilissimi, avrei una domanda da porvi. Con gusto ho letto tutte le premesse (antipatiche o no) della presente pagina, o di altre similari su questo sito, e cionondimeno continuo ad avere il desiderio di inviarvi le mie opere inedite, pur senza sapere anzitempo se si riveleranno degne di un giudizio positivo da parte vostra. Si tratta del testo della mia tesi di laurea, nel primo caso (sapevo pure io che non ogni tesi di laurea è anche un saggio, così come voi specificate, ma resto dell’idea speranzosa che la mia lo sia, invece), e di due dialoghi “morali” (o quasi) da me più recentemente scritti. Sono tutte e tre opere di filosofia, la prima circa la figura di Socrate (ed altro ancora che qui non sto a specificare, ma che mi piacerebbe molto aver il coraggio d’asserire trattarsi di cosa innovativa, o quantomeno inaudita e simpatica), e le altre, in stile affine a quello delle opere di Platone (dialoghi filosofici semplicemente: non cerco un paragone più profondo o lusinghiero), vertono l’una sul tema del piacere estetico in riferimento a buona cucina ed erotismo, e l’altra su di una esortazione alla filosofia stessa, in senso ampio. La domanda che, come dicevo, vorrei porre, è semplicemente la seguente: posso inviare questi dattiloscritti, si conviene che aspetti un tempo migliore nel quale le vostre caselle di posta siano meno ingombre, oppure ancora non è proprio il caso che mi dia pena giacché né le une né l’altra di queste offerte v’interessano? Grazie anticipatamente per la certo cortese risposta.

    Commento
    1. Redazione

      Caro Giacomo, difficile risposta. Proviamo.
      1. Se aspetta che le nostre caselle di posta siano meno ingombre, al ritmo di crescita attuale, rischia di poterci scrivere nel 2084. I manoscritti si accumulano a decine ogni giorno. Leggiamo, leggiamo sempre, quasi mai rispondiamo, perché ormai manca il tempo. Selezioniamo, scartiamo, rivediamo.
      2. Nello specifico, è scritto chiaramente di non proporci opere nei commenti. Perché i commenti sono pubblici. Lei si espone al giudizio di tutti i lettori. Questa, peraltro, potrebbe anche essere una scelta. Qualche lettore del nostro sito vuole esprimere un parere sulla proposta di Giacomo?

      Commento
      1. Giacomo Cocconcelli

        Eh, sì. Avevo previsto questa replica da parte vostra. Ma delle mie opere ho detto tanto poco che mi pareva di non sbagliare nell’agire così come ho fatto. E del resto la mia esigenza più impellente era di avere replica al profilarsi dell’ultima eventualità che sopra indico (ossia quella per la quale, forse, non è neppure il caso che io invii un simile materiale): per una risposta a questa domanda, comprenderete infatti, qualcosa dovevo pur dirlo dei miei manoscritti, eppure avevo anche la necessità di farlo per mezzo d’un canale che mi garantisse una replica (se avessi scritto direttamente una mail, come ora ne ho conferma, non avrei avuto ritorno alcuno, invece!). Ed ora, pur avendo sbagliato in qualcosina, so almeno quanto segue, dal vostro pur giusto commento: che, sì, posso inviare le opere (benché più sopra sia scritto d’attendere l’anno venturo per ricevere questo servizio), e, sempre sì, voi non aborrite a priori saggi e dialoghi filosofici di quella fatta. Capite, dunque, che un motivo razionale per scrivere come ho fatto, pur errando, io l’avevo. Vi ringrazio vivamente! Cordialità.

  13. Maria Pia Bianchi

    Gentili signori della redazione, potrebbe sembrare tutto chiaro ma ecco che emerge imponente il problema di fondo: e io in che categoria sono? Questo é il quesito al quale il povero esordiente fatica a dare una risposta. Se abbiamo scritto una storia, é ovvio che ci piaccia, ‘o scarrafone insegna. Poi però ti imbatti, da una parte in quelli che ti dicono che va bene e che può essere pubblicata dopo versamento di una cifra più o meno cospiqua, quelli , l’abbiamo capito, il cui business sei tu e non la tua storia; a questi ovviamente non puoi dare fiducia, per la somma che ti chiedono pubblicherbbero la tua lista della spesa.
    Dall’altra parte ci sono gli altri. Sono quelli seri ma sono oberati da montagne di storie ed annegano in fiumi d’inchiostro. Ed é per questo che, senza avere la possibilita nemmeno di aprire la busta, la archiviano verticalmente alla poubelle proprio mentre li pensiamo a bearsi, persi nella nostra trama… ma come si fa, ahimé, a sapere? Un caro saluto.

    Commento
    1. Emanuele Romeres

      Ci appare sempre più curiosa questa definizione, o autodefinizione in genere, di “scrittore esordiente”. Chi è uno scrittore esordiente? Colui che ha pubblicato la sua prima opera, direbbe il vocabolario italiano. E invece, da anni, complice la Rete, lo scrittore esordiente viene identificato, utilizzando una crasi, come “colui che vorrebbe diventare scrittore esordiente”. Per definizione, pertanto, scrittore non è, o al massimo può definirsi “aspirante scrittore”. E provocatoriamente ci domandiamo se chi scrittore non è, ma soltanto aspirante tale, non debba, al pari di un aspirante avvocato, aspirante chirurgo, aspirante camionista, misurarsi, a proprie spese e non a quelle di altri, con corsi di formazione, esami, o selezioni truculente, come quelle cui siamo abituati su alcuni canali televisivi, dove cantanti, cuochi e altre categorie di aspiranti affrontano prove umilianti per raggiungere la popolarità.

      Commento
      1. Maria Pia Bianchi

        Gentile signor Romeres, scrittore tout court é colui che scrive. Male o bene é un giudizio di valore non implicito nel termine scrittore. Su “esordiente” sono d’accordo con lei, potremmo dire “scrittore che aspira ad esordire magari con successo”. Che poi si sia preparato con corsi, lezioni, seminari, gruppi di studio o altro é ancora una cosa diversa, e che comunque può garantire qualche miglioramento per quello che riguarda la tecnica, ma certo non assicura il successo dell’esordio se il nostro non ha la stoffa. Comunque, nell’essere letti e, forse, anche rifiutati, non c’é nulla di umiliante. Se ci si crede, é giusto provarci, in fondo potrebbe essere che in qualcuno di noi sia nascosto un Martin Eden. Peccato rinunciare ai propri sogni se se ne hanno, lo diceva anche Walt Disney!
        Cordialmente.

  14. Fausto Vannucci

    Salve.
    Apprezzo sempre molto la sincerità e volevo fare una domanda per richiedere un chiarimento sapendo che direte le cose come stanno.
    Io avrei voluto proporvi un’opera inedita, ma in giovane età, quando la mia ingenuità sfiorava l’idiozia, mi feci abbindolare da una cosiddetta casa editrice per esordienti. Ovviamente non si tratta della stessa storia, né del medesimo genere, ma posso capire che sia un problema.
    Vorrei sapere se questo mio “eccesso di gioventù” mi preclude ogni possibilità con voi.

    Commento
    1. Redazione

      Nulla è precluso a questo mondo, in verità. Di errori giovanili ne abbiamo fatto tutti. L’importante è avere la consapevolezza che nulla ci sarà mai perdonato, specie in questa epoca dalla memoria labile ma infinita, dove ogni nostro distratto sbadiglio finisce in Rete. Non è casuale che la redazione resti anonima. Ora che siamo vecchi, acidi, decrepiti e incattiviti, siamo comunque abbastanza scaltri dal non fare trapelare, nei limiti del possibile, il fatto che stiano stati giovani, avventati, illusi anche noi. Altrimenti i nostri noiosi predicozzi sull’editoria non li prenderebbe sul serio nessuno. Tutti andrebbero a spulciare nel nostro passato, sparandocelo addosso con una mitragliatrice. Sia ottimista, si prenda sereno i pesci in faccia che le arriveranno (se sono congelati fanno più male, ma in compenso si possono cucinare, se sono mollicci fanno meno male ma puzzano…). Proponga pure: un no è gratis, una non risposta anche.
      Nello specifico, visto che siamo sadici, ma oggi riscriverebbe le avventure di William James Simos?

      Commento
  15. Cornetta Maria

    Onestamente non mi pare che l’autocelebrazione sia solo una caratteristica degli autori. In Italia molti editori meritano una “e” microscopica non solo minuscola! Forse una regolata alla comunicazione reciproca sarebbe salutare. Ho voluto umilmente esprimere un’opinione e sono altrettanto (umilmente) convinta di essere condivisa. Con simpatia, una scrittrice “conclamata”.

    Commento
  16. Mirko

    Quante tristissime verità.
    L’editoria è sporca e giorno dopo giorno non si fa altro nel mondo che lordarla ulteriormente… il video di studio 83 fa riflettere: molte case editrici, specialmente quelle che hanno il nome di “uccelli di mare dell’ordine Procellariiformes anche chiamati Diomedeidae”, lavorano in questo modo… lavorano male e poco… eppure pubblicano più libri di Mondadori pur non rientrando nella lista delle case editrici nazionali. Ci si domanda come facciano: esattamente così, come dicono le ragazze di studio 83. Con questo sistema su 100 manoscritti al giorno riescono a pubblicare 100 “romanzi” al giorno e guadagnare cifre considerevoli pur non vendendo… tanto paga TUTTO l’autore (capito, casa editrice che si chiama come uccelli di mare dell’ordine Procellariiformes anche chiamati Diomedeidae?)
    Io sto mettendo in piedi una piccola casa editrice e lo scouting lo sto facendo da me… mi sono cercato gli autori (persone che pur avendo tutti i miei recapiti, non mi hanno MAI chiamato per incitarmi alla pubblicazione, ma solo per informarsi a proposito del progetto) ed ora stiamo lavorando assieme alla revisione dei loro testi. Non chiederò nulla a livello economico e sapete una cosa? a fine anno sarà tanto se riuscirò a pagarmi i 3200 euro che INSP vuole dalle ditte individuali… già perché forse Marcovalerio si è dimeticata di dire a tutti che, non essendo la loro un’associazione culturale che pubblica e-book, ci sono di mezzo: costi di stampa, acquisto codici isbn, costi di promozione, costi di deposito legale delle pubblicazioni… ed in più inps, inail, stipendi, affitto, bollette, trasporto, commercialista, TASSE, razzi, mazzi, palazzi… ed a fine anno chiedono pure la dichiarazione dei redditi…. ah… magari bisogna tirare fuori anche un po’ di soldini per vivere…
    Evviva l’editoria di qualità

    Commento
  17. daniela

    Auspicavo fortemente di rientrare tra i fortunelli del punto 5, poi ho letto che non prendete in considerazione manoscritti di coloro che hanno pubblicato su portali di self-publishing… peccato mi sono detta. Io ho cominciato a pubblicare alcuni capitoli sulla piattaforma Wattpad. Lo so, direte “magari l’avremmo cestinata comunque”, e io direi “probabile, non ho chissà quali velleità”… chi può dirlo? Ma voglio ringraziarvi comunque per la vostra sincerità, al giorno d’oggi ritengo sia un lusso

    Commento
    1. Redazione

      Non lo dica in giro, altrimenti perdiamo tutta la nostra cruenta e selvaggia credibilità, ma qualche volta andiamo su Wattpad a spulciare tra le proposte degli aspiranti scrittori.

      Commento
  18. Massimo Vaj

    La Commedia di Dante fu rifiutata per cento anni prima che fosse giudicata esotericamente incomprensibile.
    Lessi la disperata lettera di un editore che si scusava con M. Proust -che a me fa schifo- il quale, nel frattempo, vendeva vagonate di libri, e si rammaricava per essersi rifiutato di pubblicare “Alla ricerca del tempo perduto”, che l’avrebbe arricchito. Fare l’editore implica odiare chi ama scrivere, perché l’amore per la scrittura presenta la denuncia dei propri limiti intellettivi come fosse il parto di un genio. Per questo la vostra posizione editoriale non mi ha impressionato, né irritato. Siete commercianti disinteressati al bene dell’umanità, altrimenti avreste venduto, al mercato, del pesce surgelato col cartello che giura sia stato appena pescato.
    Già lo scrivere denota la presenza di un animo disturbato, che tocca il picco della propria patologia quando si decida di inviare il proprio scritto a un editore, ignorando che quest’ultimo lo userà per accendere la stufa… maledicendo lo scrittore per la cattiva qualità della risma di carta usata.
    La quasi totalità dei negozianti che vendono armi di distruzione di massa hanno prima fatto l’editore, per non nutrire poi dei sensi di colpa.
    Per tranquillizzarvi comunico che non è mia intenzione pubblicare le cose che scrivo, perché ne comprendo il senso solamente io, e commercialmente sarebbero un assoluto disastro.

    Commento
    1. Redazione

      Ah, ebbene sì, siamo stati smascherati. Siamo desiderosi di evolverci in commercianti di armi di distruzione di massa. Il nostro segreto desiderio è mettere in piedi uno spaccio di pesce avariato e avvelenare con spigole tossiche milioni di lettori, costringendoli a ingurgitare lische puzzolenti mentre sfogliano le pagine di un libro. Altro che pasticcini.

      Commento
  19. Giulio

    Ogni editore è libero di applicare la politica che ritiene più opportuno, ma i tanti paletti dimostrano soltanto una limitata apertura mentale da parte di questa casa editrice e del suo direttore editoriale. Se si limitasse a pubblicare le condizioni di invio di un manoscritto sarebbe pure accettabile ma, autocelebrarsi, esprimere giudizi negativi sugli autori che decisono di autofinanziarsi accettando un contratto che prevede un contributo è inaccettabile. Oltre a scrivere dirigo un’associazione culturale è sarei un matto se pretendessi dagli artisti di condizionare la loro espressione artistica indicando loro cosa fare e cosa non fare e soprattutto di non esporre dove viene richiesto un contributo. Consiglierei al direttore editoriale di leggere la nota a questo link: http://artetremila.it/wordpress/editori/ potrebbe aiutarlo a rivedere la sua politica editoriale.

    Commento
    1. Redazione

      Se aveva bisogno di un link promozionale, poteva anche chiedercelo. Che sia addirittura inaccettabile esprimere un giudizio negativo di un autore che paga uno stampatore, il quale si spaccia per editore, beh, è una legittima opinione. Noi, legittimamente, la mettiamo sullo stesso piano dell’opinione di un alcoolista che sostiene di poter smettere di bere quando vuole. Ma le opinioni sono opinioni, tutte legittime, specie nell’era della democrazia internettiana. Noi non vogliamo condizionare nessun “artista” o “scrittore”, ci mancherebbe. Se uno “scrittore” desidera spendere un milione di euro di contributo possiamo persino cambiare la nostra politica editoriale. Pensi quanti bei libri meritevoli di pubblicazione potremmo finanziare con un milione di euro di contributo. Comunque il nostro direttore editoriale ha letto con molta attenzione il link che lei ha stampato in bella vista nel commento. La ringrazia per l’aiuto, che gli conferma la necessità di mantenere l’attuale politica editoriale.

      Commento
  20. Daniele Rublev Elmo

    Capitato casualmente sulla questa pagina. Non ho letto praticamente nulla perchè ho poco tempo, voglia, e soprattutto destino il tempo per la lettura alla lettura vera e propria ma da una velocissima lettura di questa pagina sembrate delle sagomacce. Come posso mandarvi le tonnelate di cose che scrivo e valutare il da farsi?
    Di seguito i link dei miei tre blog che curo solo per svuotarmi la testa e senza correzioni. Sono praticamente bozze ma vanno bene nel caso voleste farvi un’idea della mia scrittura. Per il resto scrivo cose di diversi tipi e lunghezze.
    Rilascio i miei dati ma siate concisi e non assillatemi troppo che ho un caratteraccio.

    http://nelgrembo.blogspot.it/
    http://manualedelgiovaneelmo.blogspot.it/
    http://ilromanzodidragonball.blogspot.it/

    Commento
  21. beatrice

    Gentilissimi, avrei una domanda da proporvi. Premetto che sono molto giovane, quindi i miei testi potrebbero avere errori, come posso dire, infantili. Ho letto tutto ciò che avete scritto, anche alcuni commenti di altri autori, quindi più o meno so cosa fare. (Premetto che a scrivere commenti non sono per nulla brava, in più il mio cellulare fa capricci). La mia domanda é, accettate aspiranti scrittori anche se sono molto giovani? Scrivo da quando ho 7 anni. Un giorno mi sono imbattuta su una piattaforma, wattpad, e da li ho cominciato a pubblicare i miei libri. Per questa opera ci ho messo anima e corpo, tutta l’estate a scrivere (anche se qualche errorino ci sarà, colpa pure della mia inesperienza.) Quindi non é perfetto. Mi rendo conto che la mia orroganza é senza limiti, solo per il fatto di aver aperto questa pagina. Un’altra delle mie domande, é, se accettate racconti molto brevi, anche se in quel pezzettino ci ho messo tutto l’amore possibile. Come ho detto all’inizio, sono davvero terribile a scrivere commenti, quindi perdonatemi se vi ho annoiato. Vi ringrazio, anche solo per aver letto questo mio scritto.

    Commento
    1. Redazione

      Un rifiuto è gratis, non costa nulla. Con tutti quelli che intasano la casella email con proposte improponibili, stia tranquilla. Il nostro Emanuele Romeres, il redattore ordinario, è affamato ma non è ancora ridotto al cannibalismo. Nella peggiore delle ipotesi, quando è costretto a leggere manoscritti impubblicabili, vaga per ore urlando come un ossesso per il cortile, cercando di staccare il collo a morsi ai piccioni. Ma anche lo psichiatra che lo visita periodicamente ha garantito che non è pericoloso per gli scrittori.

      Commento
  22. Paolo

    Oggi mi sono imbattuto per puro caso nella vostra casa editrice, e ho letto – con attenzione e un certo divertimento – questo lungo discorso. Mi è sufficientemente chiaro sin dall’inizio che non appartengo alla vostra tipologia di autore (dato che sono autore di opere poetico-filosofiche, e disprezzo tutto ciò che è pseudo-cultura romanzesca o pseudo-scienza saggistica), ma non mi è ben chiaro il contrario: per quali ragioni un autore dovrebbe ambire a pubblicare con la vostra casa editrice, tale da giustificare questo eccesso di prosopopea? Cosa offrite in più rispetto ad altre case editrici di media fascia? Dichiarate che il vostro scopo è di “vendere libri” (cosa troppo ovvia per essere dichiarata), salvo poi sostenere che “pubblicate libri di cultura”. Peccato che le due cose non vadano affatto di pari passo, anzi spesso si trovano su due binari opposti. A mio avviso, se una casa editrice è un’impresa culturale, il suo compito non dovrebbe essere soltanto quello di attenersi a ciò che richiede il mercato, o la propria piccola nicchia di mercato, ma anche quello di contribuire a ridefinire il mercato, lanciando nuove tendenze culturali e soprattutto nuovi generi letterari. Altrimenti, non ci si può lamentare se l’editoria è in crisi e se la gente non trova più motivi per accostarsi a un libro che non sia un romanzetto da portare sotto l’ombrellone.

    Commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

You can add images to your comment by clicking here.