Scompare con Vittorio Mathieu un gigante della Filosofia

Vittorio Mathieu e Aldo Rizza in udienza dal Vescovo di Pinerolo Mons. Debernardi, giugno 2014


Ci sono uomini che sono “macchine del tempo”. Giganti che hanno attraversato la storia e che la storia hanno fatto. Vittorio Mathieu aveva stretto la mano di Ezra Pound. E forse un giorno qualcuno potrà dire in mia memoria che ebbi l’onore di stringere la mano di Vittorio Mathieu. Ecco, lo ammetto, ci sono opere, ci sono incontri, ci sono momenti, che giustificano la vita intera di un uomo, anche di un piccolo uomo come il sottoscritto. Sì, ecco. Io conobbi Vittorio Mathieu.

Marco Civra


Qui trovate le immagini e le registrazioni dell’ultimo incontro pubblico con il grande filosofo


Vittorio Mathieu (Varazze, 12 dicembre 1923 – Chivasso, 30 settembre 2020) si laurea in filosofia teoretica nel 1946 all’Università di Torino con Augusto Guzzo, filosofo rappresentante dello spiritualismo cristiano ed autore di importanti studi su Immanuel Kant. Libero docente nella stessa materia nel 1956, dal 1958 ne fu professore incaricato, e dal 1961 professore ordinario di filosofia teoretica all’Università di Trieste. Primo vincitore del concorso di Storia della filosofia del 1960, dal 1967 fu ordinario di filosofia fino al ruolo di professore emerito di filosofia morale, nell’Università di Torino.

Fu vicepresidente del Comitato esecutivo UNESCO e membro dell’Accademia dei Lincei. Grande studioso di Immanuel Kant e Henri Bergson, cui ha dedicato ampia parte dei suoi lavori e importanti traduzioni delle opere. Si occupò di inoltre di estetica e critica letteraria


Testimonianze e ricordi

Un anno fa Vittorio – pur allettato, come mi disse la sua nuora – continuava a leggere diverse ore al giorno; poi le sue condizioni sono via via peggiorate. Quella della lettura e della facilità di lettura era proverbiale tra i suoi colleghi. Ricordo che lesse velocemente le bozze dei nostri volumi che ancora conservo con le sue molte note a margine.

Lavorare con lui e per così tanti anni (la prima edizione del nostro lavoro uscì per la Calderini di Bologna nel 1999, l’ultima ulteriormente arricchita nel 2014 per la Marcovalerio) è stato un privilegio. Con lui si respirava aria di libertà e si aveva la percezione che in lui convergesse in modo alto una tradizione filosofica italiana di respiro europeo (da Guzzo, a Mazzantini, a Del Noce del quale fece la commemorazione in Senato).

Fermo nelle sue idee, mantenne sempre un itinerario che gli consentì d’essere creativo e profondo filosoficamente e fedele cristiano insieme; fedeltà che non solo si manifestò con la sua assidua pratica religiosa, ma anche con un impegno nell’associazionismo cattolico come Nova Spes.. Ricordo di averne accostato il pensiero attraverso il suo lavoro su Kant, poi attraverso Bergson e infine nell’incontro con il suo filosofo più amato: Plotino.

Non credo vi sia stato filosofo italiano più profondo di lui nella conoscenza del pensiero tedesco e della lingua tedesca. Politicamente fu sempre al Centro, prima con la Democrazia Cristiana e poi con Forza Italia. Importantissimo il suo impegno con l’Enciclopedia Italiana, con l’Accademia dei Lincei. Numerose le riviste cui collaborò in Italia e Germania. Insomma non si potrà proseguire gli studi filosofici senza passare da Vittorio Mathieu.

Aldo Rizza

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