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"Collateral damages", mostra fotografica di Ugo Borga al Museo archeologico di Aosta. Ecco il discorso che ha pronunciato il fotoreporter durante l'inaugurazione :

"Sono davvero onorato di essere qui oggi. È per me un grande privilegio poter esporre questo lavoro nella mia città, nella mia terra. E visto che sono particolarmente commosso- o forse perché sto invecchiando: oggi compio 46 anni- al contrario di quel che faccio di solito leggerò queste poche righe.
Non voglio dimenticare nulla di quel che voglio dire.
Questo lavoro è stato realizzato grazie a Bashir, Chrispin, Sasha, Mohammed, Mustafà, Abdallah, Omar, Sherbien, Herena, Monsieur Semplice, Ferat, Ivan e tutti coloro- la lista è davvero lunga- che hanno rischiato le loro vite, già in pericolo, per aiutarmi a raccontare quello che succede nei loro paesi, precipitati nella barbarie.
In qualche caso devo loro la vita: mi hanno protetto e accolto quando sarebbe stato molto più semplice, e prudente, abbandonarmi al mio destino.
Le immagini esposte in queste sale raccontano di milioni di individui le cui esistenze sono state inghiottite dalla guerra. Sono state scattate nel corso di circa quindici anni di lavoro. Tutti i conflitti qui descritti, come vedrete, sono attualmente in corso.
In senso più generale, raccontano di un’epoca, di cui siamo al tempo stesso testimoni e protagonisti, caratterizzata dalla globalizzazione dei conflitti armati e dal più grande esodo di massa che la storia ricordi: oggi sono oltre sessantacinque milioni le persone che fuggono dalla fame, dalla morte, dalle bombe, dai disastri ambientali.
Le persone di ogni etnia, religione, fede politica che mi hanno aiutato, benché, in alcuni casi, non avessero mai incontrato prima un giornalista, l’hanno fatto perché queste immagini arrivassero a voi. Perché voi sapeste.

Je m’adresse donc à vous dans la langue de mes ancêtres, qui venaient de l’Alsace et qui ont trouvé ici, dans la Vallée du Lys, leur maison. La même ou j’ai la chance de vivre aujourd’hui. Immigrés qui ont fui les guerres dans les siècles passées et qui ont dû émigrer encore, aux temps de mes grand parents, pour assurer la survie de leurs familles. Emigrés économiques, on les appellerait aujourd’hui. Et pourtant il est évident que la capacité de survie d’un individu est strictement liée à sa capacité économique.
Jamais j’aurais imaginé, de ma vie, de retrouver dans mon pays, dans ma terre, les mêmes signes, les mêmes actes, les mêmes messages d’intolérance et de violence que toujours ont précédé le déclanchement des guerres dont j’ai témoigné et je témoigne, diffusés par des gens qui n’ont jamais connu un seul jour de faim, qui n’ont jamais dû fuir la violence qu’ils évoquent, qui n’ont jamais été torturés, jetés dans une prison pour leurs idées, qui n’ont jamais vėcu un seul jour de guerre.
C’est pourquoi que, en tan que citoyen, en tan que journaliste, en tan que travailleur italien, je prie et j’invite le Gouvernement, les Institutions, les Autorités de mon pays à empêcher, aux termes des lois italiennes et internationales, la diffusion de toutes formes de messages visant à la haine, à la violence, à la discrimination sociale, raciale, religieuse, avant qu’il soit trop tard.
Merci a tous".
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One thought on “Scriptorium

  1. Linora

    Ho scritto una “cosa” comica, lieta, divertente, destinata ai piccoli e ai grandi – un poema che è più umoristico e grottesco che lirico. Però, è poesia.
    E cosa faccio ora se mi avete sorpresa?!
    p.s. evviva il gusto giusto per ogni cosa!

    Commento

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