Drabble, la narrativa espresso ai tempi di Twitter

Un drabble è una breve forma di finzione lunga esattamente 100 parole (senza includere il titolo). Oltre ad essere molto divertente, la forma breve può anche incoraggiare le persone che non hanno mai scritto nulla prima di provare, ma scrivere una storia coerente e coinvolgente in sole 100 parole è molto impegnativo.

https://www.urbandictionary.com/define.php?term=drabble

Cosa rende interessante e piacevole un drabble?

Un drabble è come una qualsiasi opera narrativa: deve avere un inizio, un centro e una fine. L’inizio prepara la storia, il mezzo è la carne (la progressione della storia) e la fine fornisce la conclusione. Molti dei migliori drabbles hanno una svolta nel racconto: l’inizio e il mezzo ti porteranno in una direzione attesa e poi la fine conclude il percorso narrativo.

In molti modi questo è simile alla struttura tradizionale di uno scherzo: si ambienta la scena, accade qualcosa e poi si cerca di sorprendere il pubblico. Questo funziona bene con la forma breve del drabble. Ancora meglio, quando la fine non solo sorprende, ma fa sì che il lettore rivaluti l’inizio e il centro con una nuova chiave di lettura.

Come si costruisce una storia in così poche parole?
La prima bozza è raramente vicina ad essere composta da 100 parole e, come qualsiasi altra opera scritta, è anche molto raro che questa prima versione sia degna di essere condivisa, quindi l’editing è la chiave per ottenere il conteggio delle parole richiesto.

Questo è anche un aspetto utile per sviluppare le abilità di scrittura, dato che il conteggio delle parole rigoroso insegna come essere “economico” con le parole. Una volta che hai tra le mani una prima bozza, leggila, se sei solo una dozzina di parole fuori allora è un caso di scegliere le parole giuste per la stesura definitiva.

Elimina tutto ciò che non è necessario. Come ogni modifica, devi essere brutale, ma non così tanto da perdere il messaggio principale della storia.
Se sei più lontano dal conteggio esatto delle parole, allora dovrai cercare di eliminare intere frasi – come con le parole vaganti, rimuovere tutto ciò che non è il nucleo della storia che stai raccontando.

Lo scopo di una storia può essere ancora abbastanza drammatico, ma ci dovrebbero essere solo uno o due fili del racconto. Stai collegando elementi disparati che tendono a gonfiare il numero delle parole, quindi chiediti, qual è la storia che stai raccontando?

Di cosa dovrebbe occuparsi un drabble?
La risposta è semplice, può essere qualsiasi cosa! I drabbles sono una forma di finzione. Puoi scrivere storie d’azione, erotiche o romantiche, qualsiasi genere ti piaccia.

Soprattutto, scrivere dovrebbe essere un divertimento, per l’autore ma sempre e soprattutto per il lettore. Scrivere è un’attività che si migliora con la pratica e i drabbles sono un modo divertente per esercitarsi.

Visita drabl, piattaforma anglosassone

Il mondo anglosassone offre svariati esempi di piattaforme utili agli scrittori di drabbler. Ad esempio 101fiction. Esiste persino un generatore di drabbler automatico, per quanto dagli esiti quasi sempre imprevedibili.

Ci sono anche strumenti online utili per chi volesse cimentarsi con questa tecnica narrativa. Il più interessante è wordcounter, che oltre ad offrire il conteggio automatico delle parole, presenta altri strumenti di controllo editoriale piuttosto raffinati, anche in ambito grammaticale.

Cosa state aspettando? Proponete il vostro drabble in italiano.

Scegli uno dei generi fra quelli sopra riportati
Prima di incollare il testo qui ricordati di controllare che sia esattamente di cento parole. Altrimenti verrà scartato automaticamente dal sistema e non ci arriverà.

Perché la vostra traduzione potrebbe non interessarci…

… e, aggiungiamo, quasi certamente non ci interesserà.

Abbiamo già parlato in dettaglio della ragione per la quale la vostra tesi non è un saggio e non siamo interessati a pubblicarla. Poiché tuttavia, molti studenti si laureano in lingue e letterature straniere, occorre aggiungere una postilla: perché la vostra traduzione del celeberrimo romanzo più o meno conosciuto del celeberrimo scrittore ugandese (nepalese, azeibargiano, inuit, o qualsiasi altra lingua abbia utilizzato per la sua opera) non può interessarci.

Siamo certi che l’opera che avete tradotto sia intessante. Siamo altrettanto certi che la vostra traduzione è perfetta, anzi, un capolavoro. Ma proprio non possiamo pubblicarla.

La ragione è molto semplice: non abbiamo i diritti per farlo. E neppure voi avete i diritti per proporla. La vostra traduzione, finché resta nell’ambito della vostra passione privata o in quello didattico accademico, è giustificata. Ma per diventare un oggetto editoriale deve rispettare quella materia sconosciuta e ignorata che si chiama diritto d’autore.

VI segnaliamo alcuni approfondimenti sul tema:

I diritti editoriali, questi sconosciuti

Autopubblicare una traduzione: i diritti d’autore

e in particolare, solo dopo che avrete letto attentamente gli articoli precedenti, date una pacata lettura a questo utilissimo articolo, che vi spiega come fare per poter tradurre legittimamente un libro altrui e proporlo eventualmente a una casa editrice:

Come fare una proposta editoriale

Vi riproponiamo un passaggio di quest’ultimo articolo, certi che tanto non leggerete tutto il testo, dove invece trovereste molte utili, anzi utilissime indicazioni.

Per sapere se un libro è già stato tradotto, si può cercare la bibliografia dell’autore nel catalogo nazionale delle biblioteche italiane. Se il libro è già stato pubblicato, verosimilmente lì lo troveremo. Tuttavia, se un libro non è presente, soprattutto se è uscito da poco, non è detto che qualche casa editrice non l’abbia già comprato e dato in traduzione.
Se il libro non è presente sul catalogo, l’unico modo per essere sicuri che i diritti del libro siano ancora liberi è scrivere o telefonare alla casa editrice del testo in lingua originale.

Perché la storia non si ripeta… ma abbiamo forse sbagliato foto?

Una foto di filo spinato, “rubata” all’Agenzia France Press. Scattata nel campo di concentramento di… Scusate, abbiamo sbagliato foto.

17 giugno 2015 – Akçakale, al confine turco-siriano – Foto Agenzia France Press


Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla.
Su pascoli erbosi mi fa riposare,
ad acque tranquille mi conduce.
Rinfranca l’anima mia,
mi guida per il giusto cammino
a motivo del suo nome.
Anche se vado per una valle oscura,
non temo alcun male, perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza.
Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici.
Ungi di olio il mio capo;
il mio calice trabocca.
Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
abiterò ancora nella casa del Signore
per lunghi giorni.

I libri per ipovedenti attirano l’attenzione dei librai

È con piacere che vi segnaliamo questo video realizzato da Filomena Grimaldi, della Libreria Controvento di Telese Terme, dedicato alla Collana Liberi Corpo 18 per lettori ipovedenti e dislessici.

Il video in cui la libraja di Libreria Controvento ti racconta dei libri per gli #ipovedenti e #dislessici <3 Marcovalerio #corpo18 #TeleControvento

Gepostet von Filomena Grimaldi am Freitag, 15. Dezember 2017

Nuovi titoli per ipovedenti 2017

Riprende, dopo una lunga pausa, la produzione di titoli in edizione speciale corpo 18, dedicata ai lettori ipovedenti e dislessivi. Un impegno no profit del marchio Marcovalerio Edizioni, che fin dal 2001 si è impegnata a produrre una collana dedicata.

I libri corpo 18, impaginati con caratteri bastone ad alta leggibilità ed elevato contrasto, sono uno strumento utile per permettere l’accesso alla lettura alle persone anziane, a quanti sono affetti da disabilità visive, ma anche per facilitare i ragazzi dislessici.

I libri di questa collana sono stati elaborati grazie al contributo fondamentale dell’APRI, l’Associazione Piemontese per i Retinopatici e gli Ipovedenti, e del suo presidente, Marco Bongi.

Narrativa italiana e straniera, classici per adulti e per ragazzi, sono le scelte che portiamo avanti e che nel corso degli anni hanno permesso la pubblicazione di oltre cento titoli. Altri cento se ne aggiungeranno presto, grazie al lavoro volontario di quanti hanno permesso di digitalizzare testi fuori diritti, grazie a case editrici generose e illuminate che ci hanno concesso di stampare in tiratura ridotta libri di cui detengono i diritti, e, ci permettiamo di dirlo, anche al volenteroso impegno dei soci del Centro Studi Silvio Pellico, l’associazione culturale che ha dedicato e dedica risorse a questo progetto.

Vi presentiamo i nuovi titoli pubblicati in questi giorni e vi invitiamo a visitare il catalogo completo delle pubblicazioni disponibili.



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Marcovalerio Edizioni in lutto per la scomparsa del prof. Redi Sante Di Pol

È venuto a mancare, il 27 agosto 2017, dopo una lunga malattia, con la quale aveva lottato negli ultimi anni, un grande esponente della cultura italiana. Redi Sante Di Pol, preside della Facoltà di Scienze della Formazione primaria dell’Università di Torino, grande docente universitario. Nato nel 1951, orgogliosamente friulano, si era trasferito ancora bambino nel capoluogo sabaudo. La sua carriera universitaria iniziò prestissimo, nel 1973. Professore ordinario di Storia della Pedagogia all’Università di Torino, ha formato intere generazioni di insegnanti, sia attraverso i suoi corsi, sia attraverso i numerosi manuali pubblicati nel corso degli anni e adottati in tutta Italia.

Per anni, Redi Sante Di Pol ha guidato la FISM, Federazione Italiana Scuole Materne, difendendo la scuola cattolica e portandone avanti i valori culturali. Neppure la lunga malattia era riuscita a fermare la sua grande passione per l’insegnamento e per l’impegno sociale, e recentemente era anche riuscito a tornare in cattedra.

Innumerevoli i lavori pubblicati, non solo con la nostra casa editrice, che ha onorato a lungo con la sua benevola presenza. Il suo contributo culturale ha coperto un’ampia schiera di allievi, rivendicando il ruolo fondamentale della Pedagogia come scienza e come prodromo alla Filosofia.

Per la nostra piccola casa editrice, l’amico Redi Sante è stato più di un autore. A lui dobbiamo la spinta per far nascere la collana accademica I saggi, che ha ospitato la maggior parte dei suoi testi didattici, aiutandoci generosamente a crescere e portare avanti l’impronta culturale che ci caratterizza. A lui dobbiamo il paziente e talvolta laborioso insegnamento sulla qualità del lavoro di ricerca e sull’autorevolezza delle fonti, sulla precisione e sulla passione che occorrono per portare avanti l’impegno culturale. Una lezione che abbiamo imparato faticosamente e non sempre con successo, ma che resterà presente nel nostro lavoro futuro in Suo onore.

Margherita Drago

Margherita Drago laureata in Pedagogia presso l’Università di Torino, è stata dirigente scolastico a Pinerolo (TO). D anni si interessa di storia locale con particolare riferimento alla letteratura accademica e popolare locale. Ha collaborato diverse testate giornalistichee case editrici.

Suoi scritti si trovano nei volumi “Come vivevano. Pinerolo, Val Chisone e Germanasca fin de siècle 1880-1920” (Torino, 1981), “I musei delle Alpi dalle origini agli anni Venti” (Torino, 1992). Con Stefano Drago ha pubblicato “Arte sotto processo” (1980).

Ha accompagnato con i suoi scritti il volume con fotografie di Pietro Santini “Fogli d’Album ‘800 Pinerolo e il Pinerolese”, (1986).

Con Valter Careglio ha scritto “L’orizzonte di una classe dirigente – Il Pinerolese e il Risorgimento” (Pinerolo, 2011). Ha pubblicato il volume “1860-70 a Pinerolo – Un decennio di vita cittadina ed echi risorgimentali” (Cavour, 2011).

Per Marcovalerio Edizioni ha curato l’edizione 2017 di “Alle porte d’Italia” di Edmondo De Amicis.

Percorso letterario De Amicis – 17 settembre 2017

Alle porte d’Italia, il Piemonte sabaudo, Pinerolo e il Pinerolese: ville, castelli, battaglie

Fotografia di Alessandro Zappella

Penso a queste montagne che han visto tante cose, a questo angolo d’Italia dove si è tanto sofferto e combattuto, e ch’io vorrei far conoscere ed amare da tutti….scriverò un libro nel quale ci sarà tutto…e lo intitolerò Alle porte d’Italia.

Cosi scrive De Amicis nell’agosto 1883, nel giardino della villa Accusani nel concludere il libro che egli dedica a Pinerolo ed alle sue valli. Proprio da quello che fu il terrapieno dell’antico bastione Malicy, dopo aver lasciato alle nostre spalle la chiesa medievale di San Maurizio, inizia il percorso nella Pinerolo di De Amicis.

Ci attende il palazzo degli Acaia che “grandi non furono, né forse potevano essere….condannati a combattere quasi senza riposo coi marchesi di Saluzzo e di Monferrato, cogli Angioini e coi Visconti”, per poi giungere “scendendo per un vicolo erboso e triste alla porta del monastero” di clausura, che fu la casa della marchesa di Spigno moglie morganatica di Vittorio Amedeo II.

Se avrete pazienza potremo rinnovare insieme il sogno di amore di Evelina, quando Emanuele Filiberto entrò in Pinerolo, al termine della seconda dominazione francese quando “giù nella piazza il fermento cresceva… e tutti i visi erano rivolti verso il fondo di via del Duomo”.

E la cavalleria, come non parlare della cavalleria e della sua scuola.

“Quell’anno di Pinerolo rimane nella memoria di tutti gli ufficiali di cavalleria come uno degli anni più saporiti”.

Fotografia di Alessandro Zappella

Pinerolo vista dall’alto, posta com’è all’imboccatura di due bellissime valli, ai piedi delle Alpi Cozie, davanti a una pianura vastissima, seminata di centinaia di villaggi, che paiono isole bianche in un mare verde e immobile, è la città più bella del Piemonte.

Nel partecipare alla visita guidata sui luoghi di Edmondo De Amicis potrete sognare ad occhi aperti e rivivere le suggestioni di un epoca in cui Pinerolo fu grande.

  • DURATA: 3 ore circa
  • COSTO: € 5,00 a persona è la quota di partecipazione riservata alla Sezione pinerolese di Italia Nostra. Per quanti lo desiderano, è possibile acquistare contestualmente il libro “Alle porte d’Italia” al prezzo speciale di 15,00 euro anziché 25,00 (offerta valida solo per la giornata del 17 settembre e solo per i partecipanti alla gita)
  • LINGUA: Italiano, francese, inglese (in lingua per gruppi completi)
  • PARTENZA: Ritrovo piazzale di San Maurizio (fronte sagrato chiesa)
  • DESTINATO A: prioritariamente adulti
  • ENTE ORGANIZZATORE: Italia Nostra Sezione del Pinerolese

Altra avventura: domenica 17 settembre ore 14,30 appuntamento sul piazzale di San Maurizio per la visita ai luoghi di De Amicis, un appuntamento davvero imperdibile con l'apertura straordinaria del parco della Villa Graziosa-Maffei e la presentazione della nuova edizione de "Alle porte d'Italia", vi aspettiamo!COMUNICATO STAMPA Domenica 17 settembre Pinerolo festeggia Edmondo De Amicis.All'interno del programma della visita guidata ai luoghi di De Amicis a Pinerolo (organizzata da Italia Nostra) sarà presentata la nuova edizione de "ALLE PORTE D'ITALIA".A distanza di 133 anni dalla prima edizione (correva l'anno 1884) la Casa Editrice Marcovalerio ha voluto dare alle stampe una nuova edizione dell'opera che De Amicis volle donare al pinerolese ed a Pinerolo in particolare (la città di Pinerolo, per questo motivo, conferì allo scrittore la cittadinanza onoraria). La nuova edizione (contenente anche i due capitoli aggiuntivi del 1888) è impreziosita dall'introduzione di Margherita Drago e da un'accurata selezione di disegni di Gennaro Amato tratti dall'edizione del 1892.La nuova edizione è inserita all'interno della Collana: "I racconti delle Terre d'Acaja".La presentazione del libro, per la prima volta in assoluto, è stata organizzata proprio nel luogo dove l'opera fu concepita e scritta: nel parco della villa La graziosa Maffei ovvero sul Bastione Malicy.Interpreterà, per l'occasione, il ruolo di Edmondo De Amicis l'attore Giorgio Perona.L'appuntamento è alle 14,30 di domenica 17.00 settembre sul Piazzale di S. Maurizio (fronte sagrato basilica). Da li partirà il percorso della visita guidata ai luoghi di De Amicis in Pinerolo, che avrà come prima tappa proprio il parco della Graziosa Maffei con la presentazione della nuova edizione de Alle porte d'Italia; si proseguirà poi alla visita alla chiesa cinquecentesca di Santa Chiara con la mostra "PALAZZO ACAJA: TRA STORIA E MITO", si entrerà nel chiostro del monastero di clausura della Visitazione dove dimorò la "marchesa di Spigno" moglie morganatica di Vittorio Amedeo II, per giungere infine in piazza San Donato dove sarà rievocato l'ingresso di Emanuele Filiberto in Pinerolo liberata dall'occupazione francese il 1 gennaio 1575.Per la partecipazione alla visita guidata è previsto un contributo di 5,00 euro alla locale sezione di Italia Nostra. Nell'occasione sarà possibile l'acquisto della nuova edizione de Alle porte d'Italia.Per ogni informazione è possibile contattare i seguenti recapiti telefonici: 349/4161060 oppure pinerolo@italianostra.org

Posted by Italia Nostra Sezione del Pinerolese on Dienstag, 12. September 2017

PRENOTAZIONI
ITALIA NOSTRA –  Via Brignone 9 (c/o CeSMAP) Pinerolo
tel. 349/4161060 | pinerolo@italianostra.orghttp://www.italianostra.org/

 

Il nuovo bookshop prende vita

È on line il nuovo bookshop. Più flessibile, più rapido, ma soprattutto più sicuro. Ora non è più necessario effettuare il login. Potete acquistare senza registrarvi, per tutelare maggiormente i vostri dati.

Come sempre, ordinando i libri direttamente sul sito della casa editrice non pagherete alcuna spesa di spedizione. A conti fatti, è il modo più conveniente per acquistare.

Non è più necessario registrarsi sul sito, perché i vostri dati vengono collegati automaticamente alla piattaforma di pagamento e potete specificare l’indirizzo di spedizione al momento del pagamento.

I clienti stranieri potranno acquistare direttamente dai distributori abilitati, indicati in fondo a ciascun libro.

Infine, cosa non da poco, vedrete progressivamente comparire le versioni ebook di molti nostri libri. Perché la tecnologia avanza e noi, anche se siamo notoriamente un po’ conservatori, ci stiamo adeguando.

Ricordate che, per ogni problema, potete sempre contattarci.

Lo staff Marcovalerio Edizioni

Del salone e del libro

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“Torino provincia di Milano, da capitale a dépendance della Madonnina”, un titolo pubblicato anni or sono dalla nostra piccola, anzi minuscola, casa editrice, è curiosamente il libro più citato in questi giorni di acceso dibattito sul futuro della promozione editoriale e libraria italiana. Una citazione non casuale, per quanto ci riguarda, perché i pochi lettori del nostro blog sanno quanto per dieci anni esatti abbiamo insistito, inascoltati, sull’urgenza di cambiare completamente linea di azione per il Salone del Libro di Torino.
Non siamo mai stati sostenitori di una formula culturale, quella adottata dal capoluogo piemontese con spocchia e autoreferenzialità, incentrata su presunti “salotti buoni” di presunti “autorevoli intellettuali” che di buono e di autorevole, a nostro modestissimo parere, nulla avevano e nulla hanno.

Salone-del-Libro-Torino
La nostra ultima partecipazione al Salone del Libro di Torino risale appunto al decennio scorso. Quella manifestazione dove autori ed editori potevano incontrarsi e far nascere opere, si era già trasformata in un circo mediatico nel quale il libro, e con esso la cultura, erano ormai totalmente assenti.
Ci appare quindi francamente priva di significato una polemica in difesa del Salone del Libro di Torino. Da almeno dieci anni, non esiste a Torino un salone del libro. Non è esistita neppure una politica culturale in senso ampio.
Non entriamo nel merito delle prese di posizione dell’europarlamentare Mercedes Bresso o dell’assessore regionale Antonella Parigi, riassumibili nella rivendicazione di proprietà di un marchio registrato. Che la registrazione del marchio “salone del libro” rappresenti la linea del Piave di una disfatta condita di illeciti, nomine discutibili quando non addirittura patetiche, è un sintomo rivelatore della concezione debole della pretesa enclave culturale subalpina, che ha celebrato come vati della letteratura degli onesti imprenditori della comunicazione.
Una città, e un’intera regione, per le quali l’essenza della narrazione, della letteratura, dell’arte, della tradizione enogastronomica, si riducono al modello della Scuola Holden, alla cucina di Eataly, alla partecipazione provincialmondana di analfabeti benestanti al cosiddetto Circolo dei Lettori, altra esperienza di successo se si considerano i risultati relativi alla ristorazione ma certamente deludente se valutata dalla tipologia di libri presentati.

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Ciò che accomuna questo tipo di esperienze, con buona pace di Luca Beatrice, che tenta di fare prendere le distanze del palazzo di via Bogino dal carrozzone del Lingotto, è lo snobismo, nel senso originale di sine nobilitate, di una visione culturale da sagra del sedano. Non differente dalle pretese di molti assessori di borghi sperduti che, presentando il libro stampato nella tipografia di paese dal maestro elementare in pensione, pensano di coprire con una veste sontuosa l’annuale abbuffata di costine e bottiglioni di vino acido pomposamente ribattezzata come festival letterario.
È il provincialismo campagnolo che permise a Giovanni Soria di incamerare milioni invitando starlette al Castello di Grinzane Cavour, senza mai aver promosso, non diciamo a livello internazionale, ma almeno fuori dalla sua provincia, uno scrittore piemontese.
È ancora quella visione miope che fece fallire la partecipazione degli editori piemontesi alla Buchmesse di Francoforte, troppo impegnati a leggere la cronaca del quotidiano di casa mentre attorno a loro l’editoria mondiale si incontrava.
La nostra casa editrice non è iscritta all’Associazione Italiana Editori, né alla pattuglia di Fidare o Odei. Siamo irrilevanti, con i nostri 500 titoli prodotti in 15 anni di attività, con la nostra produzione assolutamente marginale, quasi ignorata dagli inserti degli organi di informazione, come è comprensibile siano ignorate le opere del filosofo dilettante Vittorio Mathieu, di storici domenicali della scuola come Redi Sante Di Pol e del medioevo come Francesco Panero, di sconosciuti imbrattacarte dell’Ottocento come Giuseppe Rovani e Antonio Fogazzaro. Come potremmo noi, e loro, competere con la monumentale epica di Luciana Littizzetto?
È quindi comprensibile l’astio piemontese anche nei confronti di un parvenu milanese, tal Federico Motta, titolare di un marchio editoriale fondato la scorsa settimana dalla produzione notoriamente incentrata sui volumi illustrati di gattini.
La risposta giusta, prontamente estratta dal cilindro della classe politica piemontese, è aprire alla partecipazione degli editori. Purché siano davvero editori di cultura, possibilmente in lingua piemontese, difensori del sano provincialismo subalpino, e quindi che possano dimostrare di non aver mai venduto un solo volume al di là del Ticino, e men che meno in una biblioteca americana o giapponese. Sotto la guida illuminata di un saggio, un maestro del giornalismo di ampio respiro, erede di Buzzati, di Arpino, di Frassati, quale Massimo Gramellini.

Nel merito delle domande giornalistiche che giungono in casa editrice in questi giorni, rispondiamo sinteticamente.

Ci è del tutto indifferente la scelta campanilistica di Torino o Milano come sede di una manifestazione del libro. Anche la proposta avanzata da Laterza di guardare a Bologna come possibile sede potrebbe avere senso.
Si tratta di una valutazione puramente logistica ed economica. La fiera nazionale del libro italiano vada dove ci sono le condizioni e gli spazi per realizzarla al meglio. Per meglio intendiamo migliori contenuti, più libri e meno magliette, più scrittori e meno cantanti, più editori e meno spacciatori di vanity press.

Il modello finora proposto da Torino è fondamentale, nel senso che è l’esempio di tutto ciò che non deve essere fatto. Possiamo anche difendere la città, proprio perché a Torino è nata la nostra casa editrice, ma non possiamo difendere la formula. Tuttavia non abbiamo alcun problema a cambiare sede. I nostri libri sono presenti in Italia, in Europa, in America, Asia e Oceania. Come andiamo a Francoforte, possiamo andare a Milano e Bologna. Per la sagra del sedano non abbiamo tempo.

Marco Civra
direttore editoriale
Marcovalerio Edizioni

Patrizio Righero
direttore editoriale
Vita Edizioni

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