saggistica

I bestseller
Marcovalerio del 2015

Come ogni anno, stiliamo la classifica dei libri più venduti negli ultimi dodici mesi, riproponendovi i piccoli successi editoriali della nostra casa editrice. Anche il 2015 riserva sorprese e conferme, dimostrando che i lettori premiano i libri ben strutturati e che, in qualche modo, la tanto sbandierata crisi dell’editoria è in verità una crisi dei “lettori deboli”.

In testa alla classifica un titolo del marchio Vita Edizioni, il piccolo volumetto dedicato a Papa Francesco.

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Al secondo posto, stabile nella classifica dei libri più venduti da oltre un decennio, un classico assoluto della spiritualità, Il Regno di Dio è in voi di Leone Tolstoi.

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Al terzo posto, a sorpresa, un romanzo storico che ricostruisce la storia rocambolesca di Ciccilla, figura tragica e sanguinaria del brigantaggio calabrese, che terminò la sua vita nella fortezza di Fenestrelle, in Piemonte, L’ultima brigantessa di Rocco Giuseppe Greco.

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Saldamente in classifica anche quest’anno il piccolo manuale di esordio di Valentina Sardu, nel frattempo divenuta un’affermata autrice di craft con i suoi schemi di ricamo apprezzati in tutto il mondo. Il suo tascabile dedicato al Furoshiki, l’antichissima arte giapponese di annodare i foulard raccoglie consensi continui.

FCR - 9788875473136Al quinto posto un saggio impegnativo, scritto da Andrea Scartabellati, in tema con il centenario dell’inizio della Prima Guerra Mondiale. Dalle trincee al manicomio racconta il dramma dimenticato di decine di migliaia di reduci dalle atrocità della guerra, devastati e spesso abbandonati a se stessi.

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Un redattore obsoleto

Sono un redattore obsoleto. Da rottamare. Me lo ha comunicato ufficialmente, questa mattina, quel vecchio bastardo… l’anziano direttore editoriale. Non è che abbia usato proprio questa espressione diretta. Con quel suo fare mellifluo e la sua aria caritatevole, ha esordito affrontando il tema delle scelte in campo narrativo.

“Il tuo ambito di riferimento – sostiene lo sterco di eterodonte… l’autorevole vegliardo – resta ancorato a modelli del secolo scorso. Nelle tue valutazioni ti concentri su principi quali la coerenza e le verosimiglianza, che appaiono oggi del tutto privi di significato per le nuove generazioni di scrittori.”

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Riunione di redazione

La critica mi ha colpito nel segno, proprio mentre terminavo la colazione con la coscetta di ratto che questa notte ho fortunosamente catturato al volo mentre zampettava nella mia branda. Coerenza e verosimiglianza sono sempre stati i miei capisaldi di riferimento nella valutazione di un romanzo. Non è che sia un feticista del realismo, beninteso. Se gli asini volano, possono continuare a farlo tranquillamente per trecento pagine, a condizione che tengano sempre una velocità compatibile con la loro apertura alare. Nel caso siano asini a reazione, è chiaro che dovranno nutrirsi in modo adeguato perché l’espulsione posteriore sia abbastanza potente da garantire la spinta propulsiva. Asini coerenti e verosimili, insomma.

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Lo sviluppo narrativo contemporaneo, in qualche modo, mi vede in difficoltà. Lo confesso candidamente. Quella spruzzatina di sesso recitato che compare persino nella descrizione di una mattinata di coda in Equitalia non suscita alla mia prostata particolari emozioni. Sarà perché ho letto a suo tempo tanto Capuana quanto Wilbur Smith e, lo dico sottovoce, anche il Marquis. Così, ieri, l’ennesimo manoscritto di “narrativa pura” (sic, anzi, sigh), nel quale “quattro personaggi incerti vagano“, all’insegna “dell’ingenua intensità del messaggio“, “senza alcun miglioramento stilistico a posteriori“, mi ha provocato una crisi epilettica.

Dal reparto spedizioni sono corsi a bloccarmi mentre mordevo il monitor, sputacchiando pezzi di plastica trasparente. Durante il trasporto in ospedale pare io abbia ingoiato il defibrillatore, continuando ad emettere scariche elettriche che hanno provocato la morte dei barellieri e un principio di incendio dell’autolettiga. La cartella clinica parla di “delirio percettivo con citazioni ossessive di brani tolkeniani”. Ricordo poco, devo ammetterlo, salvo che il medico di guardia, saputa la mia professione, mi ha trattenuto in triage quattro ore, giusto il tempo di leggermi ad alta voce il suo manoscritto inedito, dal titolo “Meditazioni introspettive in corsia“.

Mi hanno dimesso esattamente quattro ore e dodici minuti dopo l’ingresso in ospedale. A dire il vero, mi sono dimesso da solo, allontanandomi alla chetichella dopo aver nascosto il cadavere maciullato del dottore nel tunnel della TAC. A quanto pare, però, il mio direttore editoriale e il direttore sanitario si frequentano, in quei circoli noiosi dove fanno finta di giocare a bridge, e anche se l’eliminazione del giovane medico è stata considerata un banale incidente, considerato che non era iscritto neppure ai Lyons, la scritta color sangue sulla facciata del nosocomio, citando Howard Phillips Lovecraft, ha suscitato l’indignazione del luminare, con precisa richiesta di licenziamento del sottoscritto.

LovecraftQuesta mattina il ributtante arconte… l’autorevole figura ispiratrice di questa casa editrice mi attendeva pacatamente rilassato sulla poltrona di pelle candida, sorseggiando una tisana orientale e lanciando al soffitto volute di fumo dolciastro. “Carissimo Emanuele – e quel carissimo mi ha rammentato un politico piemontese dalla voce femminea che bazzicava le stesse balaustre del capo – riteniamo che questo tuo approccio viscerale alle istanze democratiche del popolo degli scrittori stia pregiudicando la linea progressista e innovatrice del nostro marchio. Devi comprendere che, nell’era della comunicazione liquida, questo tuo erigere baluardi in difesa di valori comunemente considerati privi di aderenza allo spirito dei tempi suoni come snobisticamente conservatore. Diamine, la società arcobaleno richiede un’epica caleidoscopica.”

Non sono stato licenziato. E come avrei potuto essere licenziato visto che nessuno mi ha mai assunto né tantomeno pagato un salario? Il grande spirito caritatevole che intride il mio beneamato capo, protettore e mentore, fin da quando trent’anni fa mi adottò, concedendomi di dormire nel sotterraneo e di rubacchiare gli avanzi del gatto, lo ha convinto che un prolungato periodo di astinenza dalle letture delle proposte di romanzi inediti possa curare i miei disturbi.

Da questa mattina sono quindi un redattore ordinario di saggistica e non più di narrativa. Un grande avanzamento di carriera, che mi ha permesso di trasferire la branda dalla cantina, vicino alla ghiacciaia, nel fienile abbandonato in fondo al parco, cosparso di guano di piccione. Il clima non è ingrato, anche se queste piogge di fine primavera mettono a dura prova la tenuta dei coppi ammuffiti.

Sulla cassetta della frutta che svolge il compito di scrivania, inginocchiato sotto il sole, sto affrontando il primo manoscritto, raccolto dal contenitore dei rifiuti indifferenziati. Sotto la morchia fa capolino il titolo: “L’inventario della spezieria di Bertoldino Odoruccio e il commercio dei materiali per la tintura degli stracci ammuffiti nei documenti dell’isola di Pasqua (1228-1264)“. Sento che la saggistica accademica italiana invaderà presto gli scaffali delle librerie di tutto i globo.

 

Metti un po’ di filosofia nel caffè

Il 13 giugno 2014 il vescovo di Pinerolo ha ricevuto Vittorio Mathieu e Aldo Rizza

L’uomo ha la particolarità di trovare in se stesso, e nel mondo che lo circonda, qualcosa di strano. Scopre nell’esistenza, sua e delle cose, un aspetto enigmatico, che merita una spiegazione, o almeno un’indagine

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Loro sono due mostri sacri della filosofia. Di quelli che scrivono e fanno la storia della cultura. Vittorio Mathieu e Aldo Rizza venerdì 13 giugno hanno donato al vescovo di Pinerolo, Pier Giorgio Debernardi, la loro ultima opera in sei volumi edita per i tipi di Marcovalerio. Si intitola semplicemente “Filosofia” e ripercorre le vicende e i protagonisti del pensiero, dalle civiltà mesopotamiche fino a ieri. Anzi a oggi.

Nel salone di rappresentanza del vescovado, oltre agli autori e all’editore, erano presenti alcuni ospiti: l’assessore alla cultura del Comune di Pinerolo, Roberta Falzoni; il direttore del CeSMAP, Dario Seglie; il presidente di Italia Nostra, Maurizio Trombotto; il presidente della Società storica pinerolese, Andrea Balbo; e il referente del circolo dei lettori, Gaetano Leo.

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Tutti attorno ad un tavolo a sorseggiare filosofia miscelando sapientemente, in domande e risposte, pensiero classico e contemporaneo.

L’originalità dei sei volumi sta, oltre che nell’accoppiata dei due autori, nell’approccio aperto al trascendente. «L’importante – spiega Aldo Rizza – è esaminare questa storia rendendosi conto che i problemi della filosofia, investendo il senso complessivo dell’esistenza, lasciano bensì sempre uno sfondo di mistero su cui potrà trovare il suo posto, la fede». Centrale la questione del senso dell’esistenza. «Tutto sta a intendere in che forma possa presentarsi quel “senso” che si vuole far risultare – prosegue Rizza -. Il senso dell’esistenza non “consta” al filosofo a quel modo che consta un fatto, e neppure al modo in cui si può verificare una legge scientifica. Non è una cosa che si possa indicare col dito; e anche le parole che lo colgono non possono presentarcelo come si indica un oggetto. Sebbene la riflessione filosofica lo faccia emergere dall’esperienza, il senso dell’esistenza non è un dato dell’esperienza. Chiede di essere colto con precisione, ma non si lascia descrivere come si descrive una figura».

Questioni queste che trascendono di gran lunga un sia pur piacevole caffè pomeridiano e che rimandano agli interrogativi di fondo e alla funzione stessa della filosofia. «L’uomo ha la particolarità di trovare in se stesso, e nel mondo che lo circonda, qualcosa di strano – ha commentato Mathieu-. Scopre nell’esistenza, sua e delle cose, un aspetto enigmatico, che merita una spiegazione, o almeno un’indagine. Guardandosi intorno, egli ha l’impressione che non tutto “vada da sé”, e che al fondo dell’esistenza ci sia un problema che metterebbe conto chiarire. Così nasce la “meraviglia” e, nel tentativo di soddisfarla la filosofia».

Vittorio Mathieu e Aldo Rizza in udienza dal Vescovo di Pinerolo Mons. Debernardi, giugno 2014

Vittorio Mathieu e Aldo Rizza in udienza dal Vescovo di Pinerolo Mons. Debernardi, giugno 2014

L’incontro autori ha suscitato l’idea e la volontà, condivisa da tutti i presenti, di proporre ai cittadini di Pinerolo e non solo una presentazione pubblica dell’opera. Anche senza il caffè. Ma con la certezza che le questioni grandi e fondamentali – e pertanto decisamente complesse e per certi versi lente e faticose – possono ancora oggi risvegliare interesse e dibattito. Concludendo, beninteso, con un caffè o un aperitivo che favorisca l’assimilazione dei nodi più indigesti.

Patrizio Righero
per gentile concessione di Vita diocesana pinerolese

L’Universo degli Indiani d’America

È stata la mostra evento del 2012 per la città di Pinerolo. Organizzata dal CeSMAP, il Centro Studi e Museo di Arte Preistorica diretto dal prof. Dario Seglie, “L’Universo degli Indiani d’America”, curata dallo stesso prof. Seglie insieme al prof. Enrico Comba, con la collaborazione di illustri studiosi e la generosa disponibilità di numerosi collezionisti ha raccolto e presentato reperti di grande valore, ma soprattutto ha innescato un’inattesa e rinnovata attenzione sul mondo dei nativi americani.

La rassegna video

La mostra e il catalogo hanno ottenuto grande attenzione da parte della stampa locale e internazionale, grazie anche all’intenso lavoro della responsabile dell’ufficio stampa del CeSMAP, Cristina Menghini. Ecco alcuni degli articoli e dei filmati pubblicati.

 La rassegna stampa italiana

La rassegna stampa straniera

 http://newswatch.nationalgeographic.com/2011/12/13/native-american-exhibit-opens-in-italy/nationalgeographiclogo

Alcune immagini della mostra realizzata dal CeSMAP

La tavola rotonda conclusiva

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Venerdì 11 gennaio 2013, il direttore del CeSMAP, professor Dario Seglie, ha presieduto una tavola rotonda con la partecipazione di docenti universitari e ricercatori, per illustrare le più recenti scoperte relative alla mappatura del dna mitocondriale, che ha permesso di fornire ulteriori contributi alla definizione dei percorsi preistorici di colonizzazione del continente americano da parte dell’Homo Sapiens. L’incontro è stato ripreso dal TG  scientifico del TGR, Leonardo, che presto dedicherà un servizio alle scoperte e alla mostra del CeSMAP.

Sono intervenuti all’incontro

  • dr Ugo Perego, The Genetic Genealogy Consultant, Salt Lake City e Laboratorio di Human Mitochondrial DNA, Università di Pavia
  • dr Alessandro Achilli,  Dipartimento di Biologia Cellulare e Ambientale, Università di Perugia e Dipartimento di Genetica e Microbiologia, Università di Pavia
  • dr. Maurizio Menicucci, giornalista scientifico “Leonardo” TGR RAI
  • prof. Dario Seglie, direttore del CeSMAP di Pinerolo
  • prof. Enrico Comba, Università di Torino
  • dr Daniele Ormezzano, conservatore del Museo di Scienze naturali di Torino
  • d.ssa Cristina Menghini, bibliotecaria e referente ufficio stampa del CeSMAP di Pinerolo;
  • M.o Roberto Seglie, segretario generale del CeSMAP
  • dr Marco Civra Presidente del Centro Studi Silvio Pellico
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Da sinistra: Marco Civra, Ugo Perego, Maurizio Menicucci

CeSMAP SantAgostino 11-01.13

Maurizio Menicucci intervista Ugo Perego per TGR Leonardo

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Da sinistra: Enrico Comba, Daniele Ormezzano, Marco Civra, Maurizio Menicucci, Alessandro Achilli

Perché una tesi non è un saggio…

La casella di posta elettronica della redazione di una casa editrice trabocca per ovvie ragioni di manoscritti in allegato. Se una casa editrice pubblica narrativa, è quasi naturale che giungano racconti brevi e, talvolta, persino romanzi.

Se invece la casa editrice pubblica prevalentemente saggistica? Naturalmente racconti e qualche romanzo, non sia mai, insieme a poesie, vignette e persino testi di canzoni. Saggi, a dire il vero, pochissimi. In compenso, un diluvio di tesi di laurea, talvolta spacciate onestamente per quello che sono, altre volte mistificate come opere di saggistica degne di pubblicazione.

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Vediamo di capire perché una tesi di laurea NON è un saggio, con buona pace delle generose dignità di stampa distribuite da docenti compiacenti, e per quale ragione una tesi di laurea, per quanto ben scritta, non interessa a una casa editrice per l’eventuale pubblicazione (sempre fatti salvi i rarissimi casi eccezionali).

Escludiamo intanto le tesi compilative, quei lavoretti frettolosi che vi permettono di conseguire il “pezzo di carta” e il titolo accademico. Ne vengono prodotte migliaia ogni settimana e sono poco più che ricerche scolastiche. Lo sapete anche voi, che le avete scritte. Perché non dovremmo saperlo noi, che magari un tempo le abbiamo a nostra volta collezionate come docenti?

Facciamo qualche esempio concreto. Ci viene proposto un glossario dei termini siciliani di un romanzo di Camilleri. A parte il fatto che esistono ottimi dizionari dialettali, non ci vuole una scienza per capire che “accattare”, da Salerno in giù, significa “acquistare”. Lo sanno persino a Domodossola. Per quale ragione un lettore dovrebbe essere interessato ad acquistare un glossario del genere? Voi lo acquistereste? No, vero? E se non esiste un lettore interessato all’acquisto, evidentemente non esiste un editore interessato alla pubblicazione. A meno che gli offriate di acquistare voi l’intera tiratura. Ma questo è un altro discorso.

La vostra tesi non è un compitino raccogliticcio, ma una vera, seria e meditata ricerca di livello scientifico (la parola scientifico non esclude il campo umanistico, in questa accezione), corredata di una mastodontica bibliografia (copiata, lo sappiamo tutti, ma visto che lo fanno anche i professori, non stiamo a sottilizzare. Quindi dovrebbe interessarci? Può anche accadere che questo sia possibile, ma certamente non si verificherà se la vostra tesi verte su argomenti tipo: “Il restauro conservativo della cappella di Caccanuova di Borgo Sperduto ad opera del fratello del bisnipote di Annibale Caracci”. Siamo certi che il vostro lavoro abbia apportato un contributo fondamentale e innovativo alla conoscenza della storia dell’arte. Noi, purtroppo, vendiamo libri, e a parte i membri della Confraternita di Santa Spiritata di Caccanuova di Borgo Sperduto, pare che nessuno sia interessato a leggere le duemila pagine della vostra ricerca.

L’argomento è di sicura e ampia presa sul pubblico. Ad esempio “Analisi semiotica della canzoni di Adriano Celentano nel contesto sociale del boom economico italiano”. Dite che è un titolo inventato? Se almeno cinquecento lettori prenotano questa fantastica opera, giuriamo di editarla subito. Da qualche parte in un disco rigido del computer ci deve essere ancora… Sicuramente migliaia di persone ascoltano con piacere le canzoni di Celentano. Anche noi. Solo che neanche nelle giornate più uggiose parteciperemmo a un convegno che abbia per argomento il titolo di simile tesi. Immaginiamo neppure il “grande molleggiato”. Qualcuno di voi la pensa diversamente?

Infine, parliamo delle vere tesi, quelle che in genere suscitano commenti perplessi da parte dei relatori. Anni or sono, non citiamo l’autorevole personaggio perché defunto, anche se i suoi saggi vengono ancora pubblicati, liquidò la tesi di uno studente con queste lapidarie parole. “Non ho capito praticamente nulla del metodo impiegato, ma i risultati sono eclatanti.” Ecco, questo lavoro potrebbe magari interessare un editore. Cose del genere sono accadute a matematici come Bernhard Riemann, ma anche anche a un nostro conoscente giornalista che si inventò di sana pianta un’antica abbazia, del tutto inesistente, e sulla storia di questo monumento appiccicò il titolo di “dottore”. Anche se malefico, il genio suscita attenzione…

Tuttavia, se siete riusciti a laurearvi in un’università italiana, sappiate che la vostra tesi, proprio per la struttura imposta dalla maggior parte dei relatori, è impubblicabile. Se volete trasformarla in un saggio, dovrete riscriverla da cima a fondo. Modificarne la struttura, semplificare l’apparato bibliografico a livelli accettabili e in ogni caso al di sotto del cinque per cento del tomo, ma soprattutto rendere l’esposizione interessante. Nel mondo anglosassone viene considerata una nota di merito saper scrivere di cose difficili in modo semplice. Così fecero Einstein, così fanno tuttora molti docenti universitari a Londra o New York. In Italia, con le dovute eccezioni, l’accademia si scrive addosso. Ai lettori non piace la minzione letteraria, cosa diversa volutamente dalla finzione.

La parola “divulgazione” viene percepita come una bestemmia. Diciamo che Platone, se frequentasse oggi un liceo classico, verrebbe probabilmente rimandato. Boezio sarebbe cacciato a pedate al primo appello universitario. Sant’Agostino se la caverebbe solo grazie alla raccomandazione di Sant’Ambrogio.

Scrivete un saggio leggibile. Semplicemente leggibile. E sicuramente lo leggeremo.