William Cliff
Il pane quotidiano

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a cura di Fabrizio Bajec

“Voilà un poeta!” 
Raymond Queneau

“Un poeta a parte […] Rivendica un linguaggio semplice e diretto […] L’evocazione del più urgente, del più reale, del più brutale: mangiare, dormire, bere, desiderare […] Una poesia che raschia l’anima, composta di esperienze sensibili, di prove e di circostanze alquanto puntuali. La poesia di un uomo che ritma la sua vita in versi con aria spesso disincantata […] Cliff dice delle macerazioni del non riuscito, l’appagamento più o meno brutale o furtivo del desiderio, tutte le chimere della carne, i corpi sognati, inaccessibili”

Richard Blin – Le Matricule des Anges

“Senza alcun dubbio uno dei più grandi maestri del genere nella lingua francese”

Jean-Claude Lebrun – L’Humanité

“Voglio presentarmi davanti al mio lettore in maniera ”esistenziale” […] esistenziale secondo i dizionari è ”ciò che è in accordo con la realtà””

William Cliff

William Cliff, pseudonimo di André Imberechts (Gembloux, 27 dicembre 1940), è un poeta belga francofono. Quarto di nove figli, studia lettere e filosofia. Le sue poesie ottengono subito l’attenzione di Raymond Queneau e saranno sistematicamente pubblicate da Gallimard fino al1986.

Dal suo appartamento da poeta, sotto i tetti, a Bruxelles, si allontana spesso per viaggiare dapprima in Europa, successivamente in Asia e in America. Questi viaggi, che diventeranno materia delle raccolte America e En Orient, forniranno alla sua opera nuovo slancio.

Dopo essere stato a lungo legato alla poesia in versi regolari (come quello in 14 sillabe, suo marchio di fabbrica, o il decasillabo) e spesso a forme fisse della tradizione (la strofa di 10 versi, la ballata, il sonetto), William Cliff pubblica in seguito alcuni romanzi.

Nel 2008 la città di Lione gli conferisce del premio Kowalski.

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