Vittorio Bersezio
La carità del prossimo

19,00 €

€ 19.00


Il Carrello è vuoto (0)


pagine 428

Un pittore squattrinato e indebitato che vive con la famiglia nelle soffitte dei palazzi di Torino, sempre alle prese con i creditori e i maldestri e umilianti tentativi di sbarcare il lunario, è il pretesto per descrivere la società piccolo borghese della Torino postunitaria, non più capitale ma non ancora città industriale. Un mondo di travet, gli impiegatucci e i bottegai, appunto, che Bersezio dipinge impietosamente con tinte insieme comiche e malinconiche.

Vittorio Bersezio (Peveragno CN 1828 – Torino 1900) non è solo il celeberrimo autore de Le miserie ‘d Monsù Travet (1868), commedia che ha incarnato il tipo del burocrate piemontese. Giornalista di successo, fu direttore della Gazzetta Piemontese, da cui nacque il quotidiano La Stampa, romanziere prolifico, deputato del Regno d’Italia (1865-1870), romanziere di grande impegno sociale nei confronti delle classi diseredate nell’epoca dell’industrializzazione.

Siamo in una stanzaccia ampia, alta, nuda, illuminata da un lucernario di vetro a mezzo il soffitto, colle pareti grigiastre tappezzate di quadri abbozzati, di braccia e di gambe di gesso, di pipe e di ragnateli: in una parola, lo studio e l’abitazione di un pittore. Non occorre dire che ci troviamo sotto le tegole del tetto, al di sopra di quattro piani d’una gran casona, alveare umano che alberga una quantità di famiglie. Questo studio è anche la dimora del pittore – che sto per presentarvi – e della sua famiglia; poichè il nostro eroe, per dirvela ad un tratto, possiede un gran buon cuore, buon umore da venderne, poco coraggio, non troppo ingegno, povere fortune, una moglie borbottona e quattro bimbi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

You can add images to your comment by clicking here.