Giovanni Faldella
Donna Folgore

19,00 €

pagine 294

Pubblicato postumo per volontà dell’autore, Donna Folgore è l’epilogo erotico e boccaccesco della narrazione del romanziere. Tutta piemontese, anzi vercellese, la storia della protagonista, carica di erotismo, tresche di amanti, colpi di scena e cronache giudiziarie, tradizione bigotta e femminismo incipiente, nella provincia di fine Ottocento.

Giovanni Faldella (Saluggia 1846 – Vercelli 1928), magistrato, avvocato e senatore del Regno, esordì come giornalista per la Gazzetta Piemontese.
La sua produzione narrativa parte dall’impegno risorgimentale (Il Serpe, 1884) e approda al verismo (Tota Nerina, 1887 e La Contessa De Ritz, 1891), ma con un linguaggio prettamente romantico.
Giosué Carducci lo definì “il più potente e vero rappresentatore del vero nella odierna prosa narrativa, descrittiva e di fantasia”.

Se questa campagnuola è bella, è bionda, è Gilda, lo splendore della vegetazione circostante, l’incubo di calore con cui il cielo accascia la terra, le stesse ombre, mille loquele indistinte allacciano lo spettatore (non di Addison) a quel bozzetto campestre, e glie ne viene una vertigine: la vertigine che prese Svembaldo quando vide rilevarsi dall’ombra del noce Gilda con la corona di sottane rialzata sui galloni, con la camicia bianca a ricaschi, con i ricci luminosi e le carni roride, e con un fascio di erba verde punterellata di teste di fiori rossi accesi sulle spalle o gialli trifogli, ranuncoli, punte di sogni.

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