Alfredo Panzini
Il diavolo nella mia libreria

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pagine 124

Del grande scrittore romagnolo, interprete troppo trascurato del primo Novecento, un’opera ironica nello stile panziniano, dove l’eredità di una vecchia zia diventa il pretesto per ripercorrere il cammino e i mali di un’Italia ancora legata al peso della storia preunitaria e già indebolita dallo scontro sociale.

Alfredo Panzini (Senigallia 1863 – Roma 1939) fu apprezzato romanziere e saggista, ma prima ancora insegnante, traduttore e autore di testi per la scuola. Fu allievo di Carducci, conobbe e fu sostenuto da Pascoli. Le sue opere più note come romanziere: La Lanterna di Diogene (1907), Le Fiabe della virtù (1911), Il padrone sono me (1922).

Ecco, dunque, come io diventai bibliofilo: ma, pur troppo, mi accorsi che erano quasi tutti libri seri. Avrei dovuto farne tutto un falò. Ma mi pareva che ne dovessero venir fuori le anime dei morti, e anche quella della povera zia a rimproverarmi. E anche una compagnia di preti a reclamare i loro breviari. Avevo già il rimorso di aver fatto gettare su la concimaia – durante il primo spoglio – una metà circa dei dodici sacchi; ed erano le carte e i quinterni i quali, per quanta diligenza avessi posta, non sarebbe stato possibile ridurre più in buon essere di libri. E mi ricordo che vedendo la broda nera della concimaia coprirsi di bianco per i cestoni di carte che il contadino e la donna di casa vi buttavano ridendo, io pensai: «Ecco il caso di dire, come è scritto sui cimiteri, resurgent, rinasceranno. Rinasceranno in piante».

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