Leo Rainaudo
Diciassettemila prigionieri, un solo Leonida
Memorie di un alpino
sul fronte greco albanese (1940-1941)

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a cura di Massimo Damiano

copertina“Con l’avanzare del tramonto l’ombra del Tarabosh si allungava sul lago sempre più scura e più rapida, costeggiando ad est la riva bassa e paludosa. Ritornavo all’ormeggio sostandovi fino a quando scendeva la sera e si accendevano, fioche e lontane, le luci di Plavnitza, sulla sponda montenegrina del lago. Poi scoppiò la guerra…”

 

 

quarta“Un bersagliere ospitato in una tenda vicina a noi fu ucciso da una scheggia di bomba da quindici chili, mentre tentava di rifugiarsi nel cavo di un ulivo secolare.  Lo vidi cadere ad una cinquantina di metri da me. La scheggia gli trapassò il torace e l’asfissia gli procurò una morte veloce ma terribile. Raspò disperatamente con le mani nel terreno fino a staccarsi alcune unghie. Lo seppellimmo la sera stessa”.

Leonida Rainaudo, noto a tutti come “Leo”, nasce a Pinerolo il 20 dicembre 1918. Arruolato nel Regio Esercito il 7 maggio 1938, giunge al reparto di assegnazione, il III Reggimento Alpini Battaglione Pinerolo, il 4 aprile 1939. Dal 28 ottobre al 4 novembre 1940 partecipa ad azioni di guerra sulla frontiera greco-balcanica con la XII Compagnia dell’VIII Reggimento Alpini. Sarà autorizzato a fregiarsi del distintivo d’onore per ferite riportate a Samarina, sul fronte greco-albanese nei combattimenti del 3 novembre 1940. Riceverà inoltre la Croce al Merito di Guerra per la partecipazione ad operazioni belliche nel periodo 1940/43. Congedato il 15 ottobre 1945 ritorna a Pinerolo dalla madre, dalla moglie Catterina, sposata in tempo di guerra, e dal figlioletto Lorenzo, nato pochi mesi prima. Lavorerà come impiegato civile al Distretto Militare di Pinerolo (nella attuale sede del tribunale) e in seguito presso la Scuola di Cavalleria, fino alla pensione. Si spegne nella sua Pinerolo pochi mesi prima di compiere novant’anni, il 6 agosto 2008.

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