Omero
Le tribulassion d’Avuss
an lìbera version Piemontèisa
ëd Carlin Pòrta

25,00 €

Il patrimonio letterario di una lingua si nutre di due grandi contributi: la produzione narrativa originale e le traduzioni dei grandi classici. In questo secondo filone, fondamentale quanto il primo, si inserisce il monumentale lavoro di Carlo Porta, che al poema omerico ha dedicato più di otto anni di lavoro, con una ricerca approfondita nella lingua dei suoi avi, nelle variazioni locali, per offrire al lettore un indimenticabile, e forse uno degli ultimi, respiri profondi nell’antichissima lingua piemontese, e insieme nelle eterne avventure di Avuss e Pinaplin-a, Agamlòt, ij Bërgeuj, Chitamnestra, Megapento, Pissastòrt e Timlicòt.

L’Odissea tradotta in lingua piemontese da Carlo Porta

dal Lìber VI

O bela Regin-a, dame confòrt
ti ch’it ses la prima dòna ch’i vëddo
dëspress tanti ambreuj. Mi i conòsso nen
sa tèra e soa gent, a l’é për lòn
ch’it ciamo dont as treuva la sità

e ’dcò s’it l’avèjsse ’n drap për coateme
le vërgògne, bele mach un fioré.
Mi i pregreu për ch’it l’abie un bon avnì
come a ciamrìa tò cheur, un brav òm,
una bela famija corma ’d bin,

ch’a-i é gnente ’d pì bel an costa vita
che vëdde ’l seren ant ij cheur marià
e ’l masent ëd la ca con un cheur sol.
Lòn a fà ’nghicio ai gram, ma gòj ai brav,
ma coj ch’a na gòdo a son mach jë spos ».

E Nausìca, totin-a dai brass bianch,
a l’ha dije : « Bon frusté, të më smije
n’òm da bin e ’d bon sens, ma belavans
Gieubi ’l balòss, a spantia soe gòj
an sà e ’n là ’n pò a la mistanfluta,

e a ti, sta vira, nopà dla gòj,
a l’ha mandate na sòrt ëd malandre,
ch’it deve, fòrt come it ses, soporté,
e sicome it ses tombà su sta tèra,
at mancran nen ëd vestì da coatete,

come as fà con ij mus-ciss.

Përchè

A bat mè cheur d’anvìa nostran-a

ardità ch’a l’han lassame ij cé
për tant ch’i la cudièissa genita
ant ël borgiachin dij mè pensé.
La paròla a l’é sava sincera
ch’a torna ’n ment minca arsàut dël cheur
arbomband come ciusion d’osel
che da temp a sùbia semp midem.
Ij pensé giust a nasso dal creus
e mach apress a rivo al servel
për archincheje co’ ij sò bindej.
Le paròle acsì a pijo forma
e ’nt un bat d’ala i torno masnà
cand le stra a l’ero përgne ’d parlé
nostral, com san a l’é ’ncora ancheuj
ël consert tra le feuje ’d gasìa.

Perché

Batte il mio cuore di brama nostrana

eredità lasciatami dagli avi
affinché l’accudissi genuina
nel taschino dei miei pensieri.
La parola è linfa sincera
che torna in mente ad ogni battito del cuore
rimbombando come bisbiglio d’uccello
che da tempo fischia sempre in ugual modo.
I pensieri giusti nascono dal profondo
e solo dopo giungono al cervello
per adornarli con i loro nastri.
Le parole così assumono forma
ed in un battibaleno ritorno fanciullo
quando le strade erano pregne di parlata
nostrana, come sano è ancora oggi
il concerto tra le foglie di gaggia.

Un’intervista a Carlo Porta

Carlin Porta, come è nata l’idea di porre mano ad un’opera così impegnativa?
È nata quasi per gioco, ma un gioco serio, così per variare gli incontri di cultura popolare all’UNI3 dove si leggevano passi della Divina Commedia in lingua piemontese tradotta da Luigi Riccardo Piovano, con qualcos’altro per vedere se una traduzione poteva dare nuovi impulsi.
Ho iniziato a tradurre qualche brano preso dai vecchi libri di scuola, per poi inoltrarmi poco alla volta “cissà” (stimolato) da questa storia avventurosa a proseguire con gran piacere.

Quanti anni di lavoro?

A dire il vero non mi ricordo perfettamente la data d’inizio, grosso modo siamo nel 2005 – 2006. Naturalmente con momenti di alti e bassi conforme ai tempi liberi da altri impegni materiali e mentali per terminarla forse nel 2012, e rimasta nel cassetto “a mitoné” (a maturare) sino ad oggi.

Quali sono state le fonti consultate?

Praticamente ha l’assetto del Pindemonte, da dove è stata tratta, è in endecasillabo. Inoltre ho consultato siti specializzati.
Quali sono stati i criteri utilizzati per la traduzione e la scelta lessicale e poetica?
Come ho già detto, il criterio è quello di mantenere viva la poesia, usando l’idioma piemontese cercando di evitare italianismi il più possibile, consultando dizionari, leggendo libri, per avere a disposizione vocaboli diversi in uso nelle varie parti del paese.
Infatti si troveranno modi di dire, parole forse inusuali che però nel contesto del discorso si capiscono, modi di un tempo, insomma un po’ di tutto con un lavoro di ricerca delle parole, tant’è che ad un certo punto mi sono fatto un dizionario personale alla rovescia.

Ulisse è diventato Avuss: i personaggi parlano solo piemontese o, in un certo senso, sono diventati essi stessi piemontesi?

Ulisse è diventato Avuss poiché tradurlo Uliss proprio non suonava opportuno, d’altro canto era molto “acuto”. Gli altri personaggi hanno preso un aspetto piemontese, a volte con vezzeggiativi, a volte con suoni un poco strani poiché è usuale il modo degli “stranòm” (soprannomi) o fare il femminile dal maschile delle persone, tipo Bësson: la Bësson-a; Bërton: la Bërton-a ecc.

Possiamo dire che si tratta di un’opera umoristica eppure letteraria?

Umoristica nel senso di divertente, penso proprio di sì, infatti in questi ultimi tempi, in fase di bozza, l’ho letta e riletta diverse volte senza problemi di noia, come correttore di bozze, ma chissà quanti errori vi saranno ancora! Spero pochi. Letteraria, spero che lo sia, appunto per il lavoro di ricerca effettuato.

Quale è il futuro della lingua piemontese?

Ai posteri l’ardua sentenza, per far si che possa avere un futuro, lo si deve parlare senza “gena” (soggezione), poiché prima di tutto è bello, poi è nostro e vi sono suoni che non esistono nella lingua italiana pertanto è una ricchezza in più. Detto ciò, si possono fare dei paragoni con altre lingue. Da una ricerca pubblicata nel 1888, su 3000 vocaboli piemontesi i quali non fossero interamente o Francesi, Italiani, o Latini, su 100: il 48,9 era gallico; 35,7 latino; 2,9 spagnolo; 7,0 tedesco; 1,9 celtico; 1,5 greco; 1,9 slavo, 0,2 non identificato.
Se poi ci si aiuta con un buon dizionario piemontese italiano ed una buona memoria, quante parole inusuali si potranno imparare!

Per gentile concessione di Vita Diocesana Pinerolese