Patrizio Righero
Myriam di Nazareth
Quello che i Vangeli non dicono

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Con la prefazione di mons. Pier Giorgio Debernardi e la postazione di Matteo Bergamaschi

Che cosa faceva la madre del Messia dietro le quinte dei testi sacri? Quali le sue parole sussurrate in segreto? Quali i rapporti con il suo sposo?

I Vangeli non lo dicono ma noi sappiamo – quasi per certo! – che…

«Mi chiedo se questo libro non sia, in fondo, che un commento vivo, nella tradizione del midrash, di quel breve versetto del Vangelo secondo Giovanni, dove, in occasione delle nozze di Canaan, si nota discretamente: «e c’era la madre di Gesù» (Gv 2, 1). Una simile operazione non è forse un segno di fiducia e di passione che nasce dalla nostra fede? E perché, accanto alla ben nota “intelligenza della fede”, non potremmo, con le dovute distinzioni, immaginare anche una “immaginazione della fede”?»

Dalla prefazione di Matteo Bergamaschi


Ho letto tutto d’un fiato il libro “Myriam di Nazareth” di Patrizio Righero. L’ho letto e gustato mentre attendevo, seduto su una sedia scricchiolante e dondolante, i risultati delle pratiche circa la richiesta di asilo nel salone della Polizia di Stato di Torino. Lì andavano e venivano donne e uomini, per lo più giovani, che provenivano dall’Africa e dal Medio Oriente. Avevano la pelle scura. Tutti un po’ spaesati. Che cosa passava nella loro mente? Ho tentato di capirlo. E sono quasi sicuro di esservi riuscito. Ma con l’aiuto del cuore. Mi pare di aver colto in essi tutte le sfumature della speranza.

È questa l’operazione che ha fatto l’autore di questo libro leggendo le narrazioni dei Vangeli e tentando, con gli occhi del cuore che vedono più in profondità, di narrarci quello che i Vangeli non ci dicono.

È questo un modo legittimo di comprendere il testo sacro, facendosi aiutare da tutti i nostri sensi; comporre la scena, non in modo arbitrario, ma tenendo conto del contesto storico, geografico e teologico in cui i personaggi si muovono. È la “composizione di luogo”, primo atto della meditazione ignaziana.

Dalla prefazione di mons. Pier Giorgio Debernardi

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