Redi Sante Di Pol
Educazione e diritti umani

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pagine 286

Nel momento in cui si parla insistentemente di crisi o di fine della pedagogia, soppiantata dalla metodologia, dalla didattica, dalla tecnologia, ci si interroga sui fini dell’educazione e soprattutto sulle concezioni antropologiche da cui muovono (o dovrebbero muovere) i processi formativi. Per evitare il relativismo educativo si propone un ripensamento dei e sui modelli pedagogici e sugli elementi costitutivi, in particolare sulla concezione antropologica, sui valori e sulle finalità educative. La proposta del presente testo è quella di effettuare una lettura critica dei modelli pedagogici sviluppatisi storicamente, attraverso il riferimento ai diritti umani della comunità educante. Il riconoscimento dei diritti dell’uomo è una delle più alte conquiste della ragione e della solidarietà umana, nella formulazione condivisa da tutte le Nazioni, così come codificata nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo del 1948, si può trovare quel comune denominatore che, evitando tentazioni impossibili di pensiero unico ed assoluto, possa collegare solidamente e creativamente i processi formativi all’interno di una società mondiale sempre più complessa e globale.

Redi Sante Di Pol, è professore ordinario di Storia dell’Educazione presso l’Università di Torino. Si occupa in particolare di studi sulla storia della pedagogia contemporanea e delle istituzioni scolastiche ed educative.

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