Vetrioli sparsi. La filosofia del tutto gratis e l’editoria a pagamento

vetrioli1Questo articolo fu pubblicato nel 2010 da Sul Romanzo. All’epoca scatenò commenti, polemiche accese e un curioso dibattito sull’evoluzione dell’editoria. Sono trascorsi quattro anni e, incredibilmente, il motore delle ricerche su questo sito dava ogni giorno alcune richieste per un articolo scomparso. Abbiamo così chiesto all’autore di attualizzarlo e renderlo nuovamente disponibile. Cosa è cambiato da allora?

C’erano una volta il politicamente scorretto e anche la vanity press. Un povero, sano scrittore, desideroso di gloria casereccia o comunque di vedere stampati i propri endecasillabi zoppicanti, senza particolari problemi si rivolgeva a onesti editori a pagamento che, dietro compenso, provvedevano a trasformare gli ululati del poeta in un vero libro degno di essere regalato agli amici, ai parenti e persino di comparire nelle recensioni del Gazzettino di Caccavecchia Alta.

Gli editori a pagamento erano gente in fondo piuttosto seria che, per qualche migliaio di euro attuali, impaginava decentemente gli strazi agonizzanti, eliminava o almeno proponeva di eliminare gli errori di ortografia più evidenti, assemblava una copertina con tanto di quadro celebre riprodotto a sbafo, e sfornava un bel librozzo su carta patinata.
Sani tempi antichi, prima che internet sparigliasse le carte. Poi venne la rete e con la rete i blog contro l’editoria a pagamento. Come? – scrissero i nuovi profeti della letteratura – pagare per pubblicare il vostro poema in terzine quadrettate con rime contestate? Spetta all’editore pagare il vostro capolavoro. Voi, gli Autori, rigorosamente con la A maiuscola, dovete pretendere di essere pagati.

vetrioli2Ecco allora la battaglia lanciata da un figlio d’arte quale Ettore Bianciardi, su riaprireilfuoco.org (blog ora scomparso). dove avreste letto le lamentele della scrittrice Adriana Maria Leaci: «Per mancanza anche mia, purtroppo, durante l’editing ho fatto caso solo alle modifiche proposte senza andare a rileggere i contenuti, che sono rimasti con gli errori di battitura che avevo inoltrato per la selezione[…]», perché naturalmente lo scrittore non deve abbassarsi a controllare l’ortografia dei propri capolavori. E chi sponsorizzava riaprireilfuoco.org? Marcello Baraghini, patron di Stampa Alternativa, editore del libro di Miriam Bendia, Editori a perdere.

Cambiamo pagina dunque, e visitiamo il citatissimo (già nel 2010) blog di Linda Rando, “Writersdream.org”. Qui le ormai copiatissime liste EAP, sulle quali l’autrice rivendica giustamente un copyright, promuovono i buoni e bocciano i cattivi. Scomparse, poi riattivate, poi nuovamente scomparsi, ora non campeggiano più in prima pagina, ma sono pur sempre consultate. I buoni sono quelli che si fanno pagare sì, però non per pubblicare, perché quello è brutto, ma solo per l’editing. insomma per gli orrori di ortografia. anzi, no, perché quelli vanno in purgatorio. Molto meglio non pagare proprio l’editore: se proprio non sapete scrivere, il vostro periodare ricorda un motore fuso con il cambio rotto e la vostra padronanza dell’italiano è pari alla vostra umiltà, allora pagate soltanto un’agenzia letteraria. L’editore vi pubblicherà gratis. a pagarlo sarà l’agenzia, ma la faccia l’avete salvata.

Su writersdream.org campeggiava un tempo la pubblicità dei libri di un editore, Montag, prontamente rimosso dopo la pubblicazione di questo articolo, nel 2010. E poco sotto un altro annuncio: «Hai un manoscritto nel cassetto? Ebbene, mandacelo! Writer’s Dream seleziona manoscritti di ogni genere e lunghezza per la pubblicazione con la casa editrice Simplicissimus Book Farm». E siamo a tre.

A fare eco a Linda Rando si aggiungeva poco più in là Andrea Mucciolo, con galassiaarte.it, quattro anni fa suo nuovo blog, ora divenuto il portale di una casa editrice e… di un’agenzia di servizi editoriali. Scriveva all’epoca Mucciolo: «Buongiorno, ho appena creato un nuovo portale: “Come pubblicare un libro” ovvero: “Come pubblicare senza farsi gabbare dagli editori”, e da altre persone poco corrette che bazzicano questo ambiente. Ho inserito i primi contenuti, come ad esempio: avvertenze sugli editori a pagamento, come presentarsi alle case editrici, il book on demand e altro ancora: www.comepubblicareunlibro.com» Una pagina ricca di consigli che, alla fine, rimanda a una seria casa editrice: Galassia Arte, guarda caso.

Andrea Mucciolo promuoveva il suo libro, Come diventare scrittori oggi.

In calce al blog, una bella dicitura per il copyright: tutti i diritti di riproduzione riservati (all’epoca) a Eremon edizioni. Se sappiamo fare di conto siamo a cinque.

Di manuali scritti da scrittori che scrivono su come scrivere avevamo già Io scrivo di Simone Navarra, edito da Delos Book. sì, proprio quelli dei premi letterari, una decina l’anno, che trovate su www.delosbooks.it/premi/ e ai quali potete iscrivervi su www.delosstore.it/iscrizioni/, con tariffe variabili da 5 a 50 eurini. Delos Book è anche la rivista “Writers Magazine” che, pagando, vi spiega come pubblicare gratis o a poco prezzo. se l’aritmetica non è un’opinione siamo a sei.

Ciliegina sulla torta, perché i vetrioli sono per tutti, e mai esclusi i presenti, il seguitissimo blog Sul Romanzo, all’epoca di sulromanzo.blogspot.com e oggi autorevolissimo Sulromanzo.it, curato nientepopodimeno da Morgan Palmas che ospita questo articolo sulla neonata webzine omonima. interviste agli editor, compreso l’autore di questo vetriolo e, naturalmente, banner sparato sul suo libro Scrivere un romanzo in cento giorni. Edizioni Marcovalerio questa volta, un tempo mio datore di lavoro per inciso. e siamo a sette.

E se per gli altri cinque giuriamo sull’assoluta buona fede in mancanza di informazioni, per quanto riguarda il settimo abbiamo i dati diretti. La campagna di stampa contro l’editoria a pagamento, nel 2010, non incrementò neppure di un punto percentuale le vendite del saggio pubblicizzato. In compenso provocò un inatteso incremento del quattrocento per cento del numero di manoscritti, non richiesti, inviati in allegato email.

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In questi quattro anni, di diari di scrittori mancati che si sono messi a raccontare come non siano riusciti a pubblicare, ne sono stati pubblicati diversi. Magari qualcuno, meno pigro, potrebbe segnalarli in calce, così da costituire una biblioteca dei libri pubblicati sulla non pubblicazione.

Se venissero passati sotto un software di sintesi vocale, gli ululati degli scrittori spaventerebbero un branco di lupi selvatici.

Morgan Palmas, consapevole della sua colpa, si è ritirato nel frattempo in clausura letteraria e, per espiare, da quattro anni ormai, legge un libro al giorno.

Emanuele Romeres vive ancora in uno scantinato, tra il fetore dei ratti e il gocciolio dei tubi.

E se leggere, semplicemente leggere, fosse la strada giusta per diventare scrittori?

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4 thoughts on “Vetrioli sparsi. La filosofia del tutto gratis e l’editoria a pagamento

  1. Marisa

    Perché tanto livore contro l’autopubblicazione? Sento “puzza” di “lesa Maestà” ! E’ giusto che tutti esprimano liberamente e pubblicamente il loro pensiero (e le loro opere). La cultura (con la “c” maiuscola )può sempre essere approfondita tra i tradizionali “banchi di scuola” che, purtroppo, però, assistono alla divulgazione del sapere come manipolazione più ampia delle coscienze. Basta coi “ghetti intellettuali “, la cultura è di tutti e tutti ne possono usufruire, attingere, apportare il loro contributo, non è necessario che la forma sia aulica. Nella mia esperienza, come in quella di molti altri, ho letto un mucchio di scemenze scritte in un linguaggio incomprensibile proprio per mascherarne la vacuità. La cultura è valida solo se associata all’esperienza, vera maestra di vita, altrimenti è solo il narcisistico (e patetico) esercizio di un certo tipo d’intellettuali, frustrati dalla consapevolezza che il loro indiscusso VERBO non è più così indiscusso. Parola di una semianalfabeta!

  2. Cornetta Maria

    Vi chiedo scusa. Sono una di quelle incomprese scrittrici che, (come il simpaticissimo Romeres , il quale non s’è accorto che , mentre era nello scantinato a leggere, hanno scoperto l’elettricità,) continua a credere ottusamente in se stessa, vittima del suo stesso aforisma (mi piace coniarne, per uso casalingo) …
    “L’esperienza è come la moneta nascosta sotto il materasso. Ti ostini ad accumularne tanta, ma se non la spendi in tempo, un giorno potresti scoprire che è fuori corso.”
    Ho già pubblicato un primo libro di storie vere con mio figlio (DIAPOSITIVE di Cornetta Maria e Dicuonzo Antonio) e , a quanto pare, sta conquistando insospettate piattaforme. Non abbiamo avuto né chiesto i diritti d’autore perché il nostro era solo un “esperimento” per valutare l’impatto sulla platea dei lettori. Abbiamo un altro bellissimo manoscritto (thriller di mio figlio e un romanzo d’amore scritto da me) ma cerchiamo un altro editore. Il vostro blog ci ha scoraggiato, anche se, onestamente, continuate ad ispirarci fiducia e se lo vorrete, vi spediremo il libro inedito e …Una torcia per il povero Ramirez! Sto scherzando, ho il massimo rispetto!

  3. Andrea C.

    Io ho pubblicato a suo tempo con un editore a pagamento (ero alle prime armi) e me ne sono pentito amaramente: soldi buttati al vento, nessun editing (fatto in casa), nessuna promozione. Credo che scrivere sia oramai una attività inutile. Non solo perché nessuno o quasi legge, ma perché devi trovare un editore che ti promuova, un genere letterario che piaccia al pubblico, una storia che non sia stata scritta e…. possibilmente in uno stile letterario adeguato, di tendenza (niente descrizioni, periodi brevi, ecc,ecc,). Ovviamente senza considerare che alla competenza ci devi aggiungere le conoscenze e il fattore c.
    Tanto vale lasciar perdere. Io mi limito a partecipare a qualche concorso, mando il mio racconto a volte mi pubblicano a volte no, ma non mi offendo.
    E’ una attività per chi ha tempo da perdere e santi in Paradiso.
    Lo affermo dopo 12 anni di scrittura e 33 di giornalismo (in parte letterario).

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