Autopubblicazione, autoproduzione e altre confusioni

Gaspare: non mi posso lamentare di come sono andati gli incontri finora, in undici presentazioni fatte ho venduto 134 copie del mio libro, significa circa dodici copie di media. Che cosa ne pensi?

A leggerla così, come scritta nella rubrica di Klit, il sito del Festival dei blog letterari di Thiene, sembra persino una cosa intelligente. Se avete tempo da perdere leggetevela tutta, altrimenti il vecchio rompiscatole vi riassume i concetti: “Faccio tutto da me, mi stampo anzi mi autopubblico, che fa più figo, ne vendo 200 copie guadagnando 15 euro a copia e voilà, mi metto in tasca tremila eurini in faccia a quelle sanguisughe degli editori che invece mi avrebbero dato l’otto per cento, pari a qualche decina di euro, dopo un anno.”

Detta in questo modo funziona benissimo, vero? Se funzionasse così. vi assicuro che, dopo trent’anni di attività nell’editoria e nella comunicazione, avrei il Ferrari parcheggiato sotto casa, anzi sotto la villa di Montecarlo. Basterebbe autopubblicarmi una volta ogni quindici giorni e guadagnerei seimila euro il mese, volendo anche esentasse, se volessi essere un evasore.

Naturalmente non funziona così, e lo sanno bene tutti quelli che si autopubblicano. Solo che lo vengono a sapere dopo essersi autopubblicati. Quando scoprono che, intanto, vendere duecento copie non è una cosa scontata. Perchè non basta autopubblicarsi. Occorre anche autopromuoversiautosbattersiautopresentarsi e automuoversi. Già solo automuoversi, con i costi attuali dei carburanti, ridurrà sensibilmente i lauti guadagni. Autopromuoversiintaccherà, tramite la bolletta del telefono, i margini. Autosbattersi, prendendo un permesso dal lavoro, contribuirà alle spese con ritenute in busta paga.

Tuttavia, il sistema può davvero funzionare. Se si riesce a realizzare un buon prodotto editoriale, su un argomento interessante, che sappia coinvolgere il pubblico, stampandolo in modo adeguato, organizzandosi seriamente per diffonderlo e farlo conoscere, si possono vendere non solo un centinaio, ma anche un migliaio e una decina di migliaia di copie e guadagnare legittimamente del denaro con il proprio lavoro intellettuale. Con buona pace anche dell’Editore Simonelli, del quale ho citato un breve intervento reperito su Youtube e che potete vedere cliccando sulla faccia di Morpheus in cima a questo articolo, e persino di quei barboni della Marco Valerio Edizioni che manco si accorgono di cosa sto scrivendo sul loro sito internet a loro insaputa e che appena se ne accorgeranno mi dimezzeranno la razione di petrolio per la lampada che illumina il sotterraneo fetido in cui mi hanno chiuso da dieci anni, passandomi soltanto un tozzo di pane raffermo dalla grata.

 

Vediamo un po’ come funzionano le cose realmente. Dal momento che ho deciso di autoprodurmi, voglio fare le cose per bene. Per prima cosa mi sono autoscritto un bellissimo romanzo. Questo lo avrei fatto comunque anche se avessi deciso di rivolgermi ad una casa editrice e quindi non conta. Poi me lo sono autocorretto. Sto barando, perché in verità ho rotto le scatole a dieci conoscenti per farlo leggere. Il fatto è che nessuno mi ha corretto gli errori grammaticali e sintattici, né tantomeno i refusi. Quindi mi sono rivolto ad una struttura specializzata. Perché onestamente i refusi, ad autoleggersi, difficilmente saltano agli occhi. Ho contattato un certo Morgan Palmas, che conoscevo perché ospita talvolta i miei sproloqui sulla sua webzine, Sul Romanzo, e gli ho offerto trecento euro per sciropparsi le duecento pagine del mio capolavoro. In fondo dovrebbe cavarsela in due settimane, non mi sembra che seicento euro al mese per lavorare sia sfruttarlo. Voi che ne dite? Accetterà?

Dal momento che mi serviva un ISBN, ho contattato la Bibliografica, che li rilascia, e me la sono cavata con qualche decina di euro. Fra tariffa, lettere e telefonate, grosso modo cento euro. Quindi ho anche il mio bel codice a barre.

A questo punto, ho schiacciato un bel tasto sul mio pc e, in pochi minuti, mi sono trovato un magnifico file in formato Acrobat pdf pronto per la stampa. Beh, non proprio pronto, perché è venuto fuori del formato sbagliato, ma alla fine, pagando il giusto al tipografo, trattando sul prezzo, con cinque euro a copia riesco ad avere fra le mani un magnifico volume. Se ne stampo cento copie alle volta, ma tanto sono sicuro di venderne duecento, sono giusto 1000 euro di investimento.

La copertina, detto fra noi, fa un po’ vomitare, ma mica potevo spendere i soldi per un progetto grafico. Poi, chi se ne frega, tanto è un libro solo, mica una collana che deve mantenere un’identità di marchio. Ho scopiazzato lo stile di un noto editore, che manco se ne accorge e di sicuro non mi fa causa. Dietro ho scritto quattro cretinate e ci ho messo la mia foto in grande. Sono decisamente carino e quindi tutte le signore apprezzeranno il mio portamento e saranno convinte ad acquistare il libro.

  • RIEPILOGO DEI DATI INSERITI
  • Nome autore: Emanuele Romeres
  • Nome opera: Mi scrivo addosso
  • Servizio: Stampa
  • Email: sonocelebre@compratemitutti.it
  • Formato: 15×21
  • Rilegatura: brossura fresata
  • Numero copie richieste: 200
  • Tipo carta e grammatura copertina: patinatalucida 300gr
  • Plastificazione: plastificazione lucida
  • Tipo carta e grammatura: patinata lucida 100gr
  • Stampa: bianco e nero
  • Numero di pagine esclusa la copertina: 200
  • Numero facciate a colori: 0
  • RIEPILOGO COSTI
  • Costo copia € 5.15 (iva inclusa)
  • Totale costo stampa: € 1029.71 (iva inclusa)
In fondo sono arrivato a una spesa di… vediamo un poco…. ah sì, 1029,71 + 300,00 + 100,00, giusto 1429,71.
Adesso faccio sul serio. Facebook, Twitter e un bel blog dedicato su WordPress costano niente. Mi metto a spammare in giro per il mondo, e già che ci sono riempo le bacheche di tutti gli editori con l’annuncio del mio libro e i dati del mio conto Paypal per ricevere gli ordini. Questo è gratis. Anzi, proprio gratuito, visto che lo faccio di notte, senza interrompere il mio lavoro di redattore impagato e neppure il secondo lavoro da imbianchino serale. Spedisco duemila email a tutte le case editrici, ai blog, ad Amazon e Ibs, perché di sicuro pubblicheranno con il giusto risalto sui loro siti la mia opera. D’altra parte, che altro dovrebbero fare? Mica oseranno girare il messaggio alla casella dello spam.

Anche per quanto riguarda le presentazioni, non ho problemi. Sono saltato in auto, ho fatto un bel pieno al Pandino e con una cinquantina di euro ho visitato tutte le biblioteche civiche della provincia. Mi hanno ricevuto in tre e mi ospitano gratuitamente.  Altri cinquanta euro di telefono e siamo a quota 1529,71. Una cinquantina di copie spedite per le recensioni, a due euro fra busta e francobolli e siamo a 1629,71. Un’inezia in confronto ai due milioni di euro che mi preparo ad incassare.

Alcuni diranno che non funziona così. Questa citazione arriva nientepopodimeno che da Youcanprint

Hai scritto un libro, te lo sei pubblicato e hai intenzione di dire alla gente che esiste. Perfetto. C’è solo un piccolo particolare, anzi, a dire il vero ci sono DEI piccoli particolari che forse dovresti conoscere:

  1. il tuo libro non interessa a tutti;
  2. l’editore tal de’ tali NON sta cercando te;
  3. Facebook e Twitter non erano in attesa del tuo capolavoro;
  4. la grammatica non è un’opinione;
  5. devi promuoverti da solo.

Ma quelli di Youcanprint mi hanno appena detto in home page che è facile. Bah, si vede che nello staff hanno idee contrastanti.

Ho deciso di autopromuovermi anche in libreria. Una cinquantina di copie, cinque in dieci diverse librerie. Sono prudente e sono certo che venderò tutte le copie. TUTTI i miei quattrocento amici su Facebook hanno messo “mi piace” e sono sicuro che almeno uno su otto si recherà domani mattina stessa a prenotare il volume, mentre gli altri accorreranno numerosi alla mia presentazione. Uno mi ha persino scritto che viene apposta da Bucarest a Colleferro per non perdersi l’avvenimento. Figuriamoci se in tre incontri non vendo le altre cento copie che mi restano.

A questo punto non mi resta che fare i conti per definire il prezzo giusto di copertina, che mi permetta di ricuperare le spese sostenute e ottenere il giusto guadagno per il mio lavoro intellettuale.

Vediamo, duecento copie mi sono costate in tutto, a parte due mesi di lavoro impagato, appena 1629,71. Arrotondo a 1700 per essere sicuro e divido per duecento. Una bazzeccola, appena 8 euro e cinquanta a copia. Come prezzo di copertina, per il mio libro, mi pare che quindici euro siano giusti. Però se scrivo venti euro e poi metto lo sconto del 15 per cento faccio bella figura e vendo a 17,00. Perfetto. Alle librerie ho proposto lo sconto del 50 per cento. Non si possono lamentare, perché da un editore avrebbero percepito meno del 30 per cento. Se ogni libreria vende tutte le 5 copie guadagnerà ben 47 euro e cinquanta. Credo che per una cifra simile mi dedicheranno la vetrina e se esauriscono le copie non esiteranno a sprecare una telefonata sul mio cellulare per avvertirmi di portarne altre. Io a mio volta, guadagnerò…

Vediamo un po’ quanto guadagnerò vendendo tutte le copie:

  • 50 copie alle librerie al cinquanta per cento = 425,00 euro
  • 100 copie con il 15 per cento di sconto durante le presentazioni = 1700,00 euro
  • spese sostenute = 1700,00 euro
  • guadagno netto = 425,00 euro

Prometto di tenervi aggiornati, non appena avrò esaurito questa prima edizione e preparerò la ristampa da ventimila copie. Intanto attendo fiducioso le cinquanta recensioni sui principali quotidiani e sulle televisioni nazionali. Non so se comprare un vestito nuovo per l’intervista da Fabio Fazio. Voi che dite? Metto la cravatta Regimental o una cosa stile Missoni?

Postscriptum

Vi segnalo un interessante articolo sull’argomento, in lingua inglese, da parte di uno scrittore già affermato: The future is no fun, self publishing is the worst.

Questo articolo è stato pubblicato in Diario di un redattore ordinario ed etichettato come , il da .

8 thoughts on “Autopubblicazione, autoproduzione e altre confusioni

  1. clara bartoletti

    Ciao, leggendo questo articolo mi sono sentita a disagio. Letta così pare un disastro economico, pari alla Grecia. E anche all’Italia. Dai, un pò di spirito. Te lo dico perché parli come un editore, non come un aspirante scrittore. A sentir loro, è tutta una rimessa, chi glielo fa fare, quasi quasi cambio mestiere. Io ho pubblicato con You can print, ed è facile, come dicono loro. Il prezzo è giusto, i servizi ottimi. Essere su 29 siti di vendite on line non è proprio male, compreso Amazon pure in Usa e UK e Ibooks di Apple. L’unico problema è questo: non si è nessuno. Se sei un personaggio noto, che non sa manco come si tiene in mano una penna, puoi pubblicare tutto. Anche una ciofeca. Se sai scrivere bene ma sei PincoPallino, la strada è ardua. Ma preferisco essere una sconosciuta che prova, e che crede in quello che fa, che un personaggio artefatto da grande fratello in cerca di pubblicità. Un caro saluto, e sorridi, ogni tanto! ;)

    Commento
    1. marcovalerio

      Direi, Clara, che ti sei risposta da sola. Comunque Emanuele Romeres, che ha scritto questo articolo, non è un editore. È un redattore. Non sorride mai, perché altrimenti gli casca la dentiera e ti possiamo asicurare che quando succede è davvero uno spettacolo ributtante.

      Commento
      1. clara bartoletti

        Hai perfettamente ragione: è giusto che il lettore compri le schifezze “mediatiche”, i romanzi ben pubblicizzati come le 50 sfumature e altre cosette interessanti. Immagino che il signor Romeres ne avrà apprezzato i contenuti, magari usando una cremina polident, che in certi casi mi par molto utile, per non dire indispensabile.

  2. Francy

    Eh già: prima cosa rimanere con i piedi per terra! Io ho pubblicato, o meglio, mi sono auto pubblicata con & MyBook e devo dire che non sono diventata una scrittrice famosa :) però qualche soddisfazione me la sono tolta: ero stanca di aspettare e non volevo cedere a certe proposte tipo albatros O_o (lasciamo perdere). Almeno ho speso molto poco.

    Commento
  3. Luca

    Ho pubblicato un libro di racconti con un piccolo editore free, di quelli anche con una buona fama in giro. A parte l’editing approssimativo, il libro non è stato distribuito e la pubblicazione è stata fatta chiaramente on demand, l’editore ha stampato giusto le copie che sono servite per me, e forse qualcuna in più, ma ha dimostrato scarso se non nullo interesse a promuovere il libro. Ho dovuto organizzarmi le presentazioni da solo, e in un paio di serate l’editore non ha mandato alle librerie le copie in tempo. Tentavo di contattarlo via mail, per telefono con risultati nulli, non mi ripondeva e non si faceva minimamente vivo. A parte questo, in libreria le copie non si trovavano, gli amici che vi si recavano per ordinarle hanno dovuto aspettare tre settimane/un mese prima di riceverle. Quando ordinavo le copie io direttamente, venivo praticamente ignorato, per non parlare dei diritti d’autore, un miraggio praticamente. E allora cosa dovrei dire? Ed era anche un editore free, non oso neanche pensare come sarebbe stata con un editore a pagamento. E allora meglio il self publishing, tanto per quel che riguarda l’editing, per quello che ha fatto l’editore non cambierebbe molto, la stessa cosa per quanto riguarda la promozione. Avrei libero accesso alle copie necessarie in qualunque momento e se non altro ci guadagnerei anche qualcosa rivendendole a quelli che ormai sono diventati i miei lettori affezionati. Certo, non cifre astronomiche, ma comunque l’idea che mi sono fatto è semplice: o si pubblica con un big, altrimenti meglio il self publishing.

    Commento
    1. Redazione

      Oh, guardi, noi siamo strenui sostenitori del self publishing. Persino dell’editoria a pagamento. In quest’epoca di democrazia culturale, l’autogestione e l’autovalutazione letteraria sono sicuramente la via giusta da percorrere. Il nostro direttore editoriale, noto originale e provocatore, qualche giorno fa ha sostenuto in un’intervista che il self publishing e l’editoria a pagamento debbano essere sostenuti anche con agevolazioni. In modo da sgravare le case editrici dal diluvio di manoscritti e poter concentrare il lavoro delle redazioni sui pochi libri di elevato valore culturale, ai quali attribuire prezzi di copertina adeguati, 100 o 200 euro a copia almeno, a sottolineare la qualità del contenuto.

      Commento
  4. Luca

    Potrebbe essere un’idea ottima, anche se mi sorge spontanea una domanda: visti alcuni titoli pubblicati dai grossi editori, pura immondizia firmata da grossi nomi e spacciati per capolavori inestimabili, a questo punto si è davvero perso il significato della parola “qualità”, quale sarà il criterio per poter stabilire l’effettivo valore di un libro? E poi mi chiedo, a quale tipo di valore ci si riferisce nelle valutazioni? A quello commerciale o a quello culturale?

    Commento
  5. Cornetta Maria

    LUCA, SEI GRANDE! Ciò che hai detto è verissimo! E” frustrante leggere certi “sgorbi” di libri che hanno l’unico pregio di essere ben pubblicizzati. E’ una realtà che non si può ignorare.

    Commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

You can add images to your comment by clicking here.