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Aldo Rizza

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Il prof. Aldo Rizza è  docente di Filosofia della Scienza, storico della filosofia. È preside del Liceo Scientifico P. G. Frassati di Pianezza (Torino) e docente di Antropologia Filosofica presso la facoltà di Psicologia della Comunicazione del Rebaudengo di Torino. Dirige la collana delle Edizioni dell’Arca, che dal gennaio 2009 sono entrate a fare parte del circuito distributivo di Edizioni MarcovalerioCon Vittorio Mathieu ha pubblicato Filosofia, Manuale di Filosofia per i Licei in tre volumi; ha pubblicato, inoltre, numerosi articoli su riviste filosofiche e culturali (Sophia, Filosofia, Nuovo Aeropago, Rivista di Pedagogia Lasalliana, L’Italia…); con altri è stato fondatore della rivista culturale Ethos.

INTERVISTA TELEVISIVA 2010

Vittorio Mathieu e Aldo Rizza in udienza dal Vescovo di Pinerolo Mons. Debernardi, giugno 2014
Vittorio Mathieu e Aldo Rizza in udienza dal Vescovo di Pinerolo Mons. Debernardi, giugno 2014

Vitadiocesana11-2014

 

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Redi Sante Di Pol

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Redi Sante Di Pol (1051 – 2017) è stato Professore ordinario di Storia dell’Educazione nell’Università di Torino, occupandosi in particolare di studi sulla storia della pedagogia contemporanea e delle istituzioni scolastiche e educative. Innumerevoli la sue pubblicazioni, per la maggior parte incentrate sull’evoluzione storica della scienza pedagogica a cavallo fra fine Ottocento e la prima metà del Novecento.

Presidente nazionale della FISM, la Federazione Italiana delle Scuole Materne di ispirazione cattolica, ha apportato un contributo fondamentale alla difesa dell’educazione libera in Italia.

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Valentina Sardu

Valentina-Sardu

Valentina Sardu, affermata e appassionata designer di craft e ricamo, ha esordito nel 2010 con il best seller Foulard creativi per idee di moda ecochic, un agile volume dedicato all’antica arte giapponese del furoshiki.

Foulard creativi  Furoshiki

L’inatteso successo del libro, ristampato tre volte in un solo anno, e del blog omonimo, foulardcreativi.wordpress.com, ha portato nel 2011 alla pubblicazione della seconda edizione del suo lavoro di ricerca, in un nuovo formato tascabile e con contenuti aggiornati, divenuto un vero best seller, tuttora in vetta alle classifiche fra i volumi del genere su Amazon e Internet Bookshop. Vi consigliamo di seguire il suo blog, sempre aggiornato, per i contenuti aggiuntivi all’opera che potete acquistare in libreria o direttamente sul nostro bookshop. Potete anche seguire la sua pagina Facebook, centro di animazione di gruppi di appassionate.

Ma il lavoro di Valentina Sardu non si limita alla cultura giapponese. La sua maggiore esperienza è nel campo del ricamo antico.

Già aveva curato per la nostra casa editrice il restauro e poi la realizzazione della ristampa anastatica di un’opera fondamentale e ricercatissima da tutte le appassionate di ricamo e cucito. Parliamo della magnifica Enciclopedia dei lavori femminili di Therese De Dillmont, pubblicata alla fine dell’Ottocento e ristampata in milioni di copie in tutto il mondo. Con un attento lavoro critico di ricostruzione, partendo dalle illustrazioni originali dell’edizione francese e inglese e raffrontandole con la prima edizione italiana del 1890, Valentina Sardu ha reso possibile un’anastatica preziosa dell’opera della Dillmont.

Enciclopedia dei lavori femminili

Dal 2012 parte il nuovo grande progetto curato e diretto da Valentina Sardu. Ajisaipress è una linea di prodotti editoriali specializzati nel ricamo vintage, con la ricostruzione di schemi artistici dal Cinquecento all’inizio del Novecento e la ristampa di opere rare e preziose degli ultimi sei secoli, proposte di schemi che uniscono tecniche antiche e contemporanee per realizzare ricami fantastici e raffinati.

Il suo lavoro è stato recensito a livello mondiale da blog specializzati, riviste, portali tematici, consacrandola come testimone della creatività italiana.

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Emanuele Romeres

compuIl redattore ordinario per eccellenza, è invecchiato e incartapecorito fra scartoffie e manoscritti. Miope, in tutti i sensi, cinico e distaccato. Ama i libri, ma neppure i libri ricambiano il suo affetto. Il peggior incontro che un autore possa fare quando si avventura in casa editrice. Per fortuna, non lo si incontra mai, perché da decenni vive relegato in un oscuro scantinato, dove lavora giorno e notte al lume di una lampada a petrolio, tra il gocciolio dei tubi e il fetore dei ratti.

Sul sito di marcovalerio pubblica una discutibile rubrica dal titolo Diario di un redattore ordinario.

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Oltre la pace… presentazione a Pinasca il 22 febbraio

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Venerdì 22 febbraio alle ore 21,00 nel Salone Polivalente Comunale di Pinasca, Eleonora Tron presenta il diario della sua esperienza a Muhanga (R.D. Congo), la missione di don Giovanni Piumatti.
Filippo Guerra, del coordinamento nazionale della Rete dei Comuni Solidali, illustra la campagna “Il sole per l’acqua”.

Intervengono nel corso della serata:
Patrizio Righero, caporedattore di Vita Diocesana e Mario Bert, responsabile dell’Ufficio Missionario della Diocesi di Pinerolo
Fabrizia Bertalotto, Alessandra Gilli e Fulvio Priotto del gruppo
“Costruire Cantando” propone alcune letture tratte dal libro.

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Voltaire non ha mai detto: «Non sono d’accordo con quello che dici, ma darei la vita perché tu lo possa dire»

 

Voltaire non ha mai detto:
«Non sono d’accordo con quello che dici,
ma darei la vita perché tu lo possa dire»

di Alfio Squillaci

Come Galilei non ha mai scritto: «Eppur si muove» e in nessun luogo delle opere di Machiavelli si trova:  «Il fine giustifica i mezzi», allo stesso modo Voltaire non ha mai scritto né detto «Non sono d’accordo con quello che dici, ma darei la vita perché tu lo possa dire». E allora da dove nasce questa leggenda metropolitana?

Ricordo che il giornalista televisivo Sandro Paternostro,  vanesio e inconcludente (e anche palermitano, fatto che dal mio punto di vista di catanese è una conferma della labilità intellettuale dei panormiti ),  colui che ha impostato definitivamente, anche per chi l’ha succeduto,   il “canone”  delle corrispondenze televisive da Londra sulla filiera tematica cappellini-della-regina-mostre-canine-e-via-minchionando  (e tutta l’Inghilterra di Hume e di Dickens, del Labour e di Shaw che vada a farsi benedire) amava ripetere questa formula nel  programma televisivo “Diritto di replica” di qualche decennio fa.

Ancora oggi viene ribattuta con grande enfasi e magnanimità citrulla tutte le volte che si fa mostra di elegante tolleranza nei confronti del proprio avversario. Essa è tanto pregna di un fair play vanitoso quanto logicamente destituita di senso solo se ci si pone a pensare che se concediamo al  nostro avversario la libertà di poter dire tutto, anche l’intenzione di uccidere, noi o altri, egli da una parte lo farebbe di già e molto prima che noi ci immoliamo per  consentirgli di dirlo, oppure  lo farebbe col nostro consenso.  L’idea di tolleranza non può che partire da un “minimo etico” e non può non essere che reciproca, ovviamente, ma non può ammettere nell’interlocutore idee di sterminio o altri abomini,  che pertanto  nessuno, e per giunta a sacrificio della propria vita, può consentire di dire ad alcuno. Se infatti si deve essere tolleranti coi tolleranti, viceversa non si può essere che intolleranti con gli intolleranti.

Ma tagliando corto, il signor di Ferney non ha mai detto simile frase. Come mai allora gliela si attribuisce?
La sola versione nota  di questa  citazione è quella della scrittrice inglese Evelyn Beatrice Hall, «I disapprove of what you say, but I will defend to the death your right to say it.», The Friends of Voltaire, 1906, ripresa anche nel successivo Voltaire In His Letters (1919).
Per chiudere la storia  di questa falsa citazione, Charles Wirz, Conservatore de “l’Institut et Musée Voltaire” di Ginevra, ricordava nel 1994, che Miss Evelyn Beatrice Hall,  mise, a torto, tra  virgolette questa  citazione in due opere da lei dedicate all’autore di «Candido», e riconobbe espressamente  che la citazione in questione non era autografa di Voltaire, in una lettera del  9 maggio  1939,  pubblicata  nel 1943 nel   tomo LVIII  dal titolo “Voltaire never said it” (pp. 534-535) della rivista “Modern language notes”, Johns Hopkins Press, 1943, Baltimore.

Ecco di seguito l’estratto della lettera in inglese:
«The phrase “I disapprove of what you say, but I will defend to the death your right to say it” which you have found in my book “Voltaire in His Letters” is my own expression and should not have been put in inverted commas. Please accept my apologies for having, quite unintentionally, misled you into thinking I was quoting a sentence used by Voltaire (or anyone else but myself).» Le parole  “my own” sono messe in corsivo intenzionalmente da  Miss Hall nella sua lettera.

A credere poi a certi commentatori (Norbert Guterman, A Book of French Quotations, 1963), la frase starebbe anche in una lettera  del  6 febbraio 1770 all’abate  Le Riche dove Voltaire direbbe :
«Monsieur l’abbé, je déteste ce que vous écrivez, mais je donnerai ma vie pour que vous puissiez continuer à écrire.» Peccato  che se si consulta la lettera citata, non si troverà né tale frase e nemmeno il concetto. Essendo breve tale lettera, è meglio citarla per intero e scrivere la parola fine su questa leggenda.

A M. LE RICHE,
A AMIENS.
6 février.
Vous avez quitté, monsieur, des Welches pour des Welches. Vous trouverez partout des barbares têtus. Le nombre des sages sera toujours petit. Il est vrai qu’il est augmenté ; mais ce n’est rien en comparaison des sots ; et, par malheur, on dit que Dieu est toujours pour les gros bataillons. Il faut que les honnêtes gens se tiennent serrés et couverts. Il n’y a pas moyen que leur petite troupe attaque le parti des fanatiques en rase campagne.
J’ai été très malade, je suis à la mort tous les hivers ; c’est ce qui fait, monsieur, que je vous ai répondu si tard. Je n’en suis pas moins touché de votre souvenir. Continuez-moi votre amitié ; elle me console de mes maux et des sottises du genre humain.
Recevez les assurances, etc.

Ma ormai la frase di Miss Hall aveva varcato l’Atlantico e dopo un piccolo rimbalzo nei circoli ristretti dei liberal era entrata nel formidabile circuito dei media americani, tramite il popolare  Reader’s Digest (Giugno 1934) e la Saturday Review (11 Maggio 1935).

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Piccoli consigli: la sinossi

Dopo il curriculum dello scrittore, l’altro incubo di chi propone il proprio manoscritto a una casa editrice è la sinossi.

Per sinossi si intende il compendio (riassunto) di un’opera che permette di poter avere quasi sott’occhio, o comprendere con un’occhiata, le parti più importanti di essa

Le regole variano da casa editrice a casa editrice. Per Daniele Bonfanti, ad esempio, deve essere lunga circa due cartelle. Per noi, invece molto meno. Non abbiamo tempo di leggere due cartelle. Una basta e avanza.

Lo sappiamo bene che condensare in una sola cartella, venti righe al massimo, una trama intera appare impresa ardua. Di più ancora, se considerate che in quelle venti righe dovrete anche farci apprezzare l’intreccio, l’ambientazione e la capacità di descrizione dei personaggi.

D’altra parte, se volete diventare scrittori, dovete sapere ANCHE come si fa una sinossi. Non sapete? Ah, dura la vita.

Vediamo dunque qualche esempio in positivo e qualche, immaginario, esempio da NON imitare.

Questa non è una sinossi televisiva, ma cinematografica. Secondo alcuni sono due cose completamente diverse. Ora capiremo anche perché.

Potere, soldi e sangue. In un mondo apparentemente lontano dalla realtà, ma ben radicato nella nostra terra, questi sono i “valori” con i quali gli abitanti della provincia di Caserta, tra Aversa e Casal di Principe, devono scontrarsi ogni giorno. Quasi sempre non puoi scegliere, quasi sempre sei costretto a obbedire alle regole del Sistema, la Camorra, e solo i più fortunati possono pensare di condurre una vita “normale”.

Gomorra è un viaggio nel mondo affaristico e criminale della camorra si apre e si chiude nel segno delle merci, del loro ciclo di vita. Le merci “fresche”, appena nate, che sotto le forme più svariate – pezzi di plastica, abiti griffati, videogiochi, orologi – arrivano al porto di Napoli e, per essere stoccate e occultate. E le merci ormai morte che, da tutta Italia e da mezza Europa, sotto forma di scorie chimiche, morchie tossiche, fanghi, addirittura scheletri umani, vengono abusivamente “sversate” nelle campagne campane, dove avvelenano, tra gli altri, gli stessi boss che su quei terreni edificano le loro dimore fastose e assurde – dacie russe, ville hollywoodiane, cattedrali di cemento e marmi preziosi – che non servono soltanto a certificare un raggiunto potere, ma testimoniano utopie farneticanti.

A differenza della sinossi cinematografica, quella editoriale deve essere completa. Deve raccontare tutta la storia, compreso il finale. All’editore interessano tutte le parti del manoscritto e non deve essere preso come un “lettore interessato” a cui non si deve svelare come va a finire il libro. Se dobbiamo pubblicare un testo, dobbiamo capire come va a finire la storia, quale messaggio è sotteso, se ci sono tesi nel saggio e così via.

Proviamo dunque insieme:

In questo libro è narrata la storia di due ragazzi che si amano. Ambientata nella Lombardia del diciassettesimo secolo, durante l’occupazione spagnola, la storia è una pretesto per raccontare le vicende storiche del tempo e insieme per lanciare un messaggio ai lettori dell’Ottocento, perché comprendano il valore della Patria e della Famiglia. I due giovani saranno ostacolati da un potente locale e saranno costretti a separarsi, vivendo avventure rischiose, rapimenti, fughe, ma grazie all’aiuto di un monaco e complice l’epidemia di peste scoppiata proprio in quegli anni, riusciranno alla fine a riunirsi e a costruire una famiglia, pur se in esilio. Il potente cattivo e i suo sgherri finiranno per morire a causa dell’epidemia di peste.

Un po’ noiosetta la storia, che ne dite? Figuratevi come avrebbe potuto entusiasmarsi un eventuale editore se gli fosse stata propinata una simile sinossi.

Proviamo allora ad abbozzarla in modo un poco più moderno…

Due giovani popolani nello scenario violento dell’Italia del Seicento, durante l’occupazione spagnola. Un parroco pavido e un feudatario potente che vorrebbe trasformare la ragazza nella sua amante e, dietro di lui, un panorama umano di monache corrotte e assassini prezzolati.

Avventure rischiosi, rapimenti, fughe rocambolesche con l’aiuto di un monaco. Sullo sfondo la tragedia della peste.

Forse abbiamo esagerato. Anzi, sicuramente abbiamo esagerato, trasformando un classico della letteratura in un romanzo d’appendice. Ma l’effetto pugno nello stomaco l’abbiamo ottenuto. Non è detto che il redattore gradisca, ma è certo che il riassuntino precedente lo avrebbe scartato. Talvolta occorre saper rischiare.

Voi cosa ne pensate?