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Grammatica di base per aspiranti scrittori – gli accenti

Ormai con i vari programmi, openoffice, word e simili, gli errori ortografici puri si sono ridotti drasticamente, per fortuna. Ma i programmi sono pur sempre programmi, ed hanno un bel correggere gli strafalcioni, gli autori sanno inventare sempre qualcosa di nuovo. Prontuario dei tasti dolenti, con l’aiuto dell’Accademia della Crusca:

NON si apostrofa qual è. Mai.

Ci sono dei motivi per cui esistono accenti di due tipi ed apostrofi, vediamo un po’ che uso farne: richiedono l’accento acuto sulla e finale:affinché, benché, cosicché, finché, giacché, né, nonché, perché, poiché, purché, sé (come pronome: “Tizio pensa solo a sé”), sicché, ventitré e tutti i composti di tre (trentatré, quarantatré, centotré, ecc.); infine, le terze persone singolari del passato remoto di verbi come battere, potere, ripetere, ecc.: batté, poté, ripeté, ecc.
In tutti gli altri casi, l’accento sulla e finale è grave. Ricordate, in particolare, di segnarlo sulla terza persona del presente indicativo del verbo essere: è, su tè e su caffè.

Mettere l’accento o meno in alcuni casi non è facile. Bisogna ricordare che l’accento NON si mette sui monosillabi (che orrore leggere: Non ci stà). Quindi non hanno MAI l’accento va (terza persona di andare), fa, sta, qui, qua.

dà (verbo dare): Mi dà fastidio –  da (preposizione): Vengo da Bari
dì (il giorno): La sera del dì di festa –  di (preposizione): È amico di Marco
è (verbo essere): È stanca –  (congiunzione): coltelli e forchette
là (avverbio di luogo): vai là –  la (articolo o pronome): La pizza, la mangi?
lì (avverbio di luogo): Rimani lì – li (pronome): Non li vedo
né (congiunzione negativa): Né carne né pesce – ne (avverbio o pronome): Me ne vado; te ne importa?
sé (pronome): Chi fa da sé fa per tre – se (congiunzione): Se torni, avvisami
sì (affermazione): Sì, mi piace – si (pronome): Marzia non si sopporta
tè (la bevanda): Una tazza di tè –  te (pronome): Dico a te!

Per gli apostrofi, questi indicano elisione: caso celeberrimo è il va’ pensiero (elisione da vai pensiero, quindi corretto). Seguono questa regola po’ (poco), fa’ (solo quando indica seconda persona – fai).

E per gli amanti del web, che spessissimo usano l’apocope (non è una parolaccia, ora vedrete), ecco grafie corrette, in neretto, ed in corsivo gli Orrori più usuali:

Beh be’ – bhe, bhé
Mah – mha
Ehm – hem, em

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Grammatica di base per aspiranti scrittori – Gli

Gli è una delle sillabe italiane che più si presta agli errori: sia come articolo sia come pronome ha usi formali e colloquiali divergenti e i principi che ne regolano l’uso sono sconosciuti ai più.

Partiamo dall’articolo: viene utilizzato davanti alle parole di genere maschile e numero plurale, che iniziano con una vocale, con s seguita da consonante, con i gruppi gn, ps, pn, x e z e, per eccezione, davanti a dei (plurale di dio). Nella lingua letteraria si apostrofa davanti alle parole inizianti in i, anche se è una grafia piuttosto obsoleta.

Discorso più complesso è quello che riguarda gli come pronome, che ha usi distinti nell’italiano standard (formale) ed in quello neostandard (lingua d’uso). Ha il valore di a lui, a esso, e si trova in posizione enclitica (unito alla fine della parola) o proclitica (prima della parola): digli, gli parli. Spesso accade di trovarlo al posto del complemento errato, invece che a sostituire il complemento di termine; è frequente sentir dire chiamagli al cellulare, ma chiamare regge il complemento oggetto (chiamare qualcuno), quindi bisognerebbe dire chiamalo al cellulare.

Il suo uso al posto del plurale comincia ad essere largamente accettato, come testimonia l’Accademia della Crusca:

Gli per loro è attestato nei dizionari più recenti, come il GRADIT, “Grande Dizionario Italiano dell’Uso” di Tullio de Mauro (2000, UTET), che nella definizione di gli scrive: “2 gli […] colloquiale, specialmente nella lingua parlata compare in alternativa a loro, a loro, a essi, a esse: quando me lo chiederanno, gli risponderò” [cioè risponderò (a) loro]. Il DISC; “Dizionario Italiano Sabatini Coletti” (1997, Giunti) scrive: “[…] come pl. gli (come esito del dativo latino plurale illis) è assai freq. in quanto forma più chiaramente atona (e quindi proclitica o enclitica) rispetto a loro […]”. Dunque, a parte la ragione etimologica a tale uso (loro invece deriva dal genitivo plurale illorum), esiste una giustificazione “pratica”, dovuta al fatto che per le altre persone esiste la possibilità di scegliere tra pronome enclitico e proclitico: mi dice / dice a me; ti dice / dice a te; gli dice / dice a lui; ci dice / dice a noi; vi dice / dice a voi; per la terza persona plurale questa possibilità non esiste: dice (a) loro e non *(a) loro dice: il pronome “mancante” viene, nell’uso, sostituito da gli. Tale forma è stata usata anche dal Manzoni: “Là non era altro che una, lasciatemi dire, accozzaglia di gente varia d’età e di sesso, che stava a vedere. All’intimazioni che gli venivan fatte, di sbandarsi e di dar luogo, rispondevano con un lungo e cupo mormorio; nessuno si muoveva”. (Promessi Sposi, XIII).

In ultimo moltissimi utilizzano gli al posto di le, come invariante quindi; questo è da considerare tuttora un errore grave, benché ci siano esempi anche letterari che ne attestino la diffusione.

Fonte originale dell’articolo: Liblog

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Grammatica di base per aspiranti scrittori – Doppia i

Come si forma il plurale delle parole che terminano in -io? Sembrerebbe facile, ma in realtà così non è. La lingua italiana è più complessa di quanto non possa apparire e questo è uno dei casi più controversi.

Esistono almeno (e sottolineo almeno) due tipi di plurale per i lemmi in -io, distinguibili in base alla posizione dell’accento tonico. Nel caso in cui l’accento cada sulla i di -io, la o si trasforma in una seconda i (ad esempio rìo – rìi). Se invece l’accento si trova all’interno della parola, verrà semplicemente eliminata la o terminale (ad esempio maglio – magli).

Allora perché di tanto in tanto si trova una doppia i per formare il plurale di termini in -io? La -ii (meno di frequente l’accento circonflesso) è una forma utilizzata per eliminare ambiguità del testo, per distinguere nei casi in cui la parola possa essere scambiata per un altro plurale (omicidio omicida dovrebbero portare ambedue al plurale omicidi).

Fortunatamente, però, è un uso che sta diventando obsoleto, per due motivi fondamentali: in alcuni casi si opta per evidenziare l’accento (prìncipi – princìpi), ma in generale basta esaminare il contesto; se dico “Gli omicidi saranno presto catturati dalla polizia” ci sono pochi dubbi sul sostantivo che sto utilizzando.

Consigliabile, quindi, evitare la forma della doppia i, che conferisce al testo un sapore arcaico.

Fonte originale dell’articolo: Liblog

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Grammatica di base per aspiranti scrittori – Deissi

Cosa sono i deittici? Beh, tutte le espressioni o gli elementi della lingua che concorrono a indicare con precisione un determinato oggetto. Ovvero? In genere si tratta di pronomi dimostrativi (questoquello) e avverbi di tempo e luogo (quiieri).

Oltre queste specifiche forme di deissi esistono poi espressioni nel cui contesto alcuni termini assumono la connotazione di deittici: dritto, avanti, indietro, a sinistra e a destra sono gli esempi più comuni di deissi spaziale “contestuale“, utilizzata come tale generalmente nella prima persona.

Se dico a qualcuno “andiamo a sinistra” indico chiaramente uno spazio le cui coordinate sono note solo a noi parlanti, quindi ho una deissicontestuale; nel caso in cui io dica “Il personaggio andò a sinistra”, non avendo nessuna attinenza con me che enuncio l’uso non è deittico.

Le deissi pertanto hanno l’essenziale funzione di chiarire le informazioni, renderle meno ambigue e determinare con la massima precisione i riferimenti spazio-temporali del testo. In tutto ciò si nasconde tuttavia una trappola evidente.

Fondamentale quindi è il loro utilizzo nei testi tecnici, nei saggi, negli articoli giornalistici. Non altrettanto invece nella narrativa. Mentre un racconto o romanzo riesce a funzionare piuttosto bene anche nell’assenza quasi totale di deissi, difficilmente potrà funzionare bene quando ne ha in eccesso.

Ricorrerò ad un esempio creato appositamente dallo scrittore Filippo Di Paola per Liblog (colgo l’occasione per ringraziarlo); nel primo caso un testo scarno ma efficace, nel secondo un testo ridondante:

Si alzò, con le sue lunghe gambe, e afferrò un piccolo vaso dal tavolo vicino al nostro. Me lo mise praticamente in mano, e si risistemò sulla panca.
– Non ci vedo niente di strano –
Il vaso era usato come segnaposto, ed era abbellito con piccoli steli contorti che una volta reggevano fiori vivaci, ma che porgevano ormai solo spenti bottoncini gialli e viola adorni di petali ripiegati. Lo spinsi, allontanandolo dal mio piatto. Avevo avuto l’impressione che quei fiori si potessero sbriciolare dentro la mia colazione.

Si alzò, con quelle sue lunghe gambe che avevo ammirato e bramato fin dalla comune frequentazione universitaria, e afferrò un piccolo vaso dal tavolo vicino al nostro. Me lo mise praticamente in mano, e si risistemò sulla panca. Lo tenevo davanti a me come una reliquia, girandolo a destra e sinistra, in alto e in basso, scoprendo il fondo che recava solo la scritta di produzione.
– Non ci vedo niente di strano –
Quel vaso era usato come segnaposto, rigato qui da una striscia nera che evidenziava il bordo e lì da un piccolo numero, ed era abbellito con piccoli steli contorti che una volta reggevano fiori vivaci, ma che porgevano ormai solo spenti bottoncini gialli e viola adorni di petali ripiegati. Lo spinsi a sinistra, allontanandolo dal mio piatto. Avevo avuto l’impressione che quei fiori si potessero sbriciolare dentro la mia colazione.

Va da sé che solo per uno stralcio può andar bene il secondo tipo di prosa, ma un intero libro risulterebbe in poche pagine tedioso e pesante alla lettura. Buono quindi soltanto se utilizzato consapevolmente e coerentemente al proprio soggetto o pubblico.

Fonte originale dell’articolo: Liblog

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Diario postumo della Fiera del Libro di Torino 2006

Mercoledì 14 maggio 2006

Ottima notizia in vista. Anche il redattore oscuro, cioé il sottoscritto, avrà l’onore di recarsi in Fiera. La notizia mi viene trasmessa alla vigilia del grande evento. Mi preparo a svolgere il ruolo culturale che mi è stato finalmente riconosciuto.

Giovedì 15 maggio 2006

Non mi avevano spiegato bene, anzi, come mi è stato detto, non avevo capito io. In Fiera mi ci hanno portato, sì, ma a spostare gli scatoloni di libri. Loro la chiamano logistica. A me sembra che rispetto al solito facchinaggio quotidiano non ci siano differenze sostanziali. In compenso lo stand è davvero molto bello. Dimensione loculo, ma almeno non è nero come quello di Edizioni di Ar, da cui ci guardano arcigni. Con la scusa di controllare la concorrenza fuggo dai saggi gnostici e mi barcameno fra lo stand di Stampa Alternativa e quello di Scipioni. Ho le ideologie confuse, lo so, ma che ci volete fare, sempre meglio dei colleghi che continuano a sostenere di lavorare per Einaudi quando il loro datore di lavoro si chiama Mondadori.

Ebbene sì, lo confesso. Odio la Fiera del Libro di Torino. La odio profondamente. Non è colpa di nessuno, ci mancherebbe altro. E’ che se per voi la Fiera è una festa e per gli autori una passerella, per il redattore del sottoscala corrisponde alla discesa negli inferi.

Il redattore del sottoscala non fa passerella in Fiera. Al massimo ha l’onore di poter partecipare al montaggio e allo smistamento dei pacchi in partenza. La sua vigilia è di notti insonni, per terminare schede, cartelline stampa, locandine, offerte, selezionare foto, ma anche occuparsi dei problemi logistici degli autori, anzi degli Autori, che piombano a Torino pensando di essere a Rimini. E invece a Rimini non sono. Gli alberghi costano come a Dubai ma sembrano quelli di Islamabad…

Avete provato a pranzare in Fiera? Negli autogrill d’autostrada, quelli veri, almeno c’è il gusto del viaggio. Uno ingoia pane scongelato con salame scongelato, bevendo aranciata scongelata e caffé scongelato, ma almeno guarda fuori e pensa a Easy Rider. Invece al Lingotto uno guarda fuori e vede passare Bruno Gambarotta che, beato lui, è andato a mangiare il bollito. Come minimo viene voglia di lanciargli addosso una copia del Devoto Oli…

Venerdì 16 maggio 2006

Il redattore oscuro è per definizione tonto. C’è tuttavia una cosa che non capisco: se si escludessero dalla Fiera le istituzioni pubbliche, i Ministeri, le Regioni, gli autogrill, i venditori di quadri di velluto (credetemi, ci sono anche loro) e gli editori di APS (se non avete letto Il pendolo di Foucault e non sapete chi sono gli APS non siete degni di leggermi), in questa Fiera chi resterebbe? Il PDCS, presidente del comitato scientifico, altrimenti noto in casa editrice con un epiteto non ripetibile, sostiene l’abolizione degli scrittori e dei librai come soluzione salvifica per la cultura. Per i prossimi quattrocento anni – sostiene il PDCS – non abbiamo bisogno di nuovi libri. Bastano quelli che sono già stati scritti. A patto che qualcuno sia disposto a leggere.

Sabato 17 maggio 2006

Il mangialibro non sarà una grande iniziativa culturale, ma almeno il pranzo per oggi lo rimedio. Vissani, di fronte ai libri commestibili ha storto il naso. Poi si è divorato quattro razioni di cassata siciliana. Per salvarsi dall’abbiocco biblico, anzi bibliofilo, non resta che passeggiare fino allo stand della Regione Campania. In fondo negli ultimi mesi abbiamo pubblicato più autori napoletani noi che il grande Guida… Il caffettuccio rinfranca lo spirito e risveglia il cervello. In sala stampa evidentemente non mangiano cassata e non prendono caffé. In compenso bevono tutte le panzane che la Fiera propina: il salone del libro di Kuala Lumpur sta andando davvero a gonfie vele. Ma perché i giornalisti sono venuti a Torino per farne il resoconto?

Domenica 18 maggio 2006

Una signora protesta perché una traduzione non è firmata. Il libro griffato potrebbe diventare una tendenza. Devo proporla alle alte sfere, chissà che non mi riconoscano finalmente, se non l’aumento, almeno il diritto a sedermi mezz’ora sullo sgabello.
Arrivano i romanzieri. Me li immaginavo diversi, confesso. Io non firmo le traduzioni e loro, gli Autori, firmano invece le copie vendute. Quasi quasi cerco la signora di questa mattina e le offro il mio insulso autografo. Magari le scrivo anche il mio numero di telefono…

Lunedì 19 maggio 2006

Lento e inesorabile declino. Il primo corridoio del padiglione 2, che dalla Regione Piemonte conduce allo spazio autori A, sarebbe una landa desolata se non fosse per Lastrego e Testa e per noi. Loro offrono sogni a disegni animati. Noi filosofi impazziti, che parlano di ermeneutica come se fosse una cosa seria. Lucio Saviani ci prende tutti di sorpresa: durante il suo intervento non solo gli spettatori restano svegli, ma prendono addirittura appunti. Scopriremo il giorno dopo che è stato merito di tre boccali di birra piazzati sotto il suo naso al momento giusto. Mentre fuggo dall’ermeneutica vado a sbattere contro Younis Tawfik e gli rifilo una copia di Sheol. Non credo che il suo punto di vista sulla guerra sia lo stesso dei professori pacifisti americani. Me lo fa educatamente osservare con il suo sguardo pacato. Senza parole inutili. Non mi resta che rifugiarmi nel minuscolo stand del Premio Cenacolo. Regalano premi agli editori anziché agli autori, ma visto che di editori veri in Fiera ce ne sono pochi, la splendida e solitaria studentessa che occupa lo stand mi accoglie come se fossi Richard Gere. Le regalo un’idea per una collana. Editoriale naturalmente. Quelle di perle sono assolutamente fuori dalla mia portata.

Martedì 20 maggio 2006

Ho avuto l’onore di occuparmi ancora di logistica. Poche scatole, ad essere onesti. Per fortuna non lavoro per Simonelli, nostro dirimpettaio. Si ostina a voler vendere ebook e printing on demand, con il suo 365giorniinfiera, ma tutti i libri che aveva portato a Torino se li è  riportati a Milano. Come la maggior parte dei vicini di stand. L’ottimismo dei capi è inversamente proporzionale ai resi e direttamente proporzionale al numero di editori stranieri con i quali hanno fatto affari. Se va avanti di questo passo, oltre alla pasta con il sugo, forse dalla prossima settimana a pranzo potrò permettermi anche un secondo. Gambarotta sei avvertito: l’anno prossimo il bollito lo mangio anch’io…

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Bisognerebbe far capire agli studenti…

«Bisognerebbe far capire agli studenti che il valore legale della laurea va abolito. Bisogna spiegare agli studenti che meritocrazia non è una brutta parola… Visto che la politica e i ministri non ci riescono – e anche in questo caso destra e sinistra per me fa poca differenza – a reagire al loro dilettantismo devono essere gli uomini di scienza».

Giulio Giorello è il filosofo della scienza più noto d’Italia, oltre che un intellettuale dotato di vis polemica notevole. Ma i suoi interessi non si limitano solo all’ambito della matematica o della storia del pensiero scientifico. Nel 1981 ha curato l’edizione italiana di Sulla libertà di John Stuart Mill, avviando – in certo senso – una rinascita degli studi sul pensatore inglese. Conosce bene anche l’editoria colta. Dirige, infatti, per l’editore Raffaello Cortina, la collana «Scienza e idee».

Il Giornale lo ha intervistato l’11 novembre 2008 nell’ambito del piccolo «Processo alla cultura» che ha istruito a partire dall’articolo di Luca Doninelli su cui, il 10 novembre 2008, ha detto la sua anche Massimo Cacciari.

Interventi che molti non condivideranno, sicuramente, ma che riteniamo puntuali e significativi di una presa di consapevolezza dello stato in cui versa la cultura italiana. E la cultura è palestra del futuro politico, sociale ed economico di un Paese.

Qualche passo, tratto dagli articoli citati, su cui vi invitiamo a discutere, se lo volete.

Luca Doninelli«La nostra domanda investe, piuttosto, la cultura italiana, sulla quale, in grandissima parte, si potrebbero ripetere – spesso rincarando le dosi – le osservazioni mosse da Morrison e dallo stesso Compagnon nei riguardi di quella francese, e che si riassumono nel suo scarso peso a livello internazionale, nel suo provincialismo, nella sua mancanza di originalità. Da noi non esiste, di fatto, uno Stato Culturale come quello deprecato da Fumaroli, e la cultura, più che un affare di Stato, appare come un affare di élite, di salotti, di circoli, di cricche e, se mai, in un recente passato, di controllo ideologico a opera del fascismo prima e del partito comunista poi, che in modi solo in parte diversi hanno acquistato potere nei gangli della produzione culturale, contaminando (anche mediante il ricatto) l’esercizio della libertà intellettuale nel nostro Paese.

Sono tutte cose che sappiamo benissimo. Del resto, gli agenti patogeni della libertà intellettuale esistono e probabilmente esisteranno sempre dappertutto, e questo ha una sua logica (starei per dire giustizia) perché è nella lotta, nella tensione, nella dialettica che la libertà si afferma. Non ho mai sentito parlare, né qui, né altrove, di uomini liberi che non abbiano pagato il prezzo della loro libertà.

Quello, piuttosto, che preoccupa è la totale assenza, da noi, di un ripensamento paragonabile a quello dei nostri cugini francesi. A nessuno viene in mente di produrre un’analisi critica della nostra cultura capace di abbracciare insieme letteratura, spettacolo, beni culturali e università, considerandoli come un unico problema. Nessuno ha voglia di farsi dei nemici. Così ci accontentiamo di riempire lo Stivale di premi e festival e ci illudiamo che la cultura sia in buona salute. Per i ripensamenti è sufficiente Porta a porta, o qualche altro talk show. L’intellettuale fa un mestiere mal pagato, ha scarsa stima di sé (un buon gelataio guadagna più della maggior parte degli scrittori), ed è facile che finisca per rincorrere un posticino al sole a caccia di gettoni di presenza, girando per convegni e festival, tenendo rubrichette su riviste o, se va bene, aprendosi una strada nel cinema.»

Massimo Cacciari«È difficile che la saggistica vada bene. Noi abbiamo un’editoria umanistica invidiabile. Le faccio un esempio: pensi al livello qualitativo della collana filosofica di Bompiani curata da Giovanni Reale. Testi di valore, curatissimi e a un prezzo più che accessibile. All’estero per leggere un classico a volte si devono sborsare centinaia di euro».

«Da anni dico che il valore legale dei titoli di studio va abbandonato. Abolirlo crea competitività fra gli atenei e aiuta ad attrarre gli investimenti verso i poli d’eccellenza… Certo, poi bisogna mantenere tutta una serie di controlli sul livello dell’insegnamento, sul che cosa si insegna. Serve un quadro normativo chiaro, non si può permettere che qualcuno vada in cattedra a raccontare La vispa Teresa… Ma in ogni caso, una volta mantenute norme e regole, l’eliminazione del valore legale si trasformerebbe in un’importante molla di rilancio. Il resto sono discussioni al livello del grembiulino…».

E voi, cosa ne pensate?

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Autopubblicazione, autoproduzione e altre confusioni

Gaspare: non mi posso lamentare di come sono andati gli incontri finora, in undici presentazioni fatte ho venduto 134 copie del mio libro, significa circa dodici copie di media. Che cosa ne pensi?

A leggerla così, come scritta nella rubrica di Klit, il sito del Festival dei blog letterari di Thiene, sembra persino una cosa intelligente. Se avete tempo da perdere leggetevela tutta, altrimenti il vecchio rompiscatole vi riassume i concetti: “Faccio tutto da me, mi stampo anzi mi autopubblico, che fa più figo, ne vendo 200 copie guadagnando 15 euro a copia e voilà, mi metto in tasca tremila eurini in faccia a quelle sanguisughe degli editori che invece mi avrebbero dato l’otto per cento, pari a qualche decina di euro, dopo un anno.”

Detta in questo modo funziona benissimo, vero? Se funzionasse così. vi assicuro che, dopo trent’anni di attività nell’editoria e nella comunicazione, avrei il Ferrari parcheggiato sotto casa, anzi sotto la villa di Montecarlo. Basterebbe autopubblicarmi una volta ogni quindici giorni e guadagnerei seimila euro il mese, volendo anche esentasse, se volessi essere un evasore.

Naturalmente non funziona così, e lo sanno bene tutti quelli che si autopubblicano. Solo che lo vengono a sapere dopo essersi autopubblicati. Quando scoprono che, intanto, vendere duecento copie non è una cosa scontata. Perchè non basta autopubblicarsi. Occorre anche autopromuoversiautosbattersiautopresentarsi e automuoversi. Già solo automuoversi, con i costi attuali dei carburanti, ridurrà sensibilmente i lauti guadagni. Autopromuoversiintaccherà, tramite la bolletta del telefono, i margini. Autosbattersi, prendendo un permesso dal lavoro, contribuirà alle spese con ritenute in busta paga.

Tuttavia, il sistema può davvero funzionare. Se si riesce a realizzare un buon prodotto editoriale, su un argomento interessante, che sappia coinvolgere il pubblico, stampandolo in modo adeguato, organizzandosi seriamente per diffonderlo e farlo conoscere, si possono vendere non solo un centinaio, ma anche un migliaio e una decina di migliaia di copie e guadagnare legittimamente del denaro con il proprio lavoro intellettuale. Con buona pace anche dell’Editore Simonelli, del quale ho citato un breve intervento reperito su Youtube e che potete vedere cliccando sulla faccia di Morpheus in cima a questo articolo, e persino di quei barboni della Marcovalerio Edizioni che manco si accorgono di cosa sto scrivendo sul loro sito internet a loro insaputa e che appena se ne accorgeranno mi dimezzeranno la razione di petrolio per la lampada che illumina il sotterraneo fetido in cui mi hanno chiuso da dieci anni, passandomi soltanto un tozzo di pane raffermo dalla grata.

 

Vediamo un po’ come funzionano le cose realmente. Dal momento che ho deciso di autoprodurmi, voglio fare le cose per bene. Per prima cosa mi sono autoscritto un bellissimo romanzo. Questo lo avrei fatto comunque anche se avessi deciso di rivolgermi ad una casa editrice e quindi non conta. Poi me lo sono autocorretto. Sto barando, perché in verità ho rotto le scatole a dieci conoscenti per farlo leggere. Il fatto è che nessuno mi ha corretto gli errori grammaticali e sintattici, né tantomeno i refusi. Quindi mi sono rivolto ad una struttura specializzata. Perché onestamente i refusi, ad autoleggersi, difficilmente saltano agli occhi. Ho contattato un certo Morgan Palmas, che conoscevo perché ospita talvolta i miei sproloqui sulla sua webzine, Sul Romanzo, e gli ho offerto trecento euro per sciropparsi le duecento pagine del mio capolavoro. In fondo dovrebbe cavarsela in due settimane, non mi sembra che seicento euro al mese per lavorare sia sfruttarlo. Voi che ne dite? Accetterà?

Dal momento che mi serviva un ISBN, ho contattato la Bibliografica, che li rilascia, e me la sono cavata con qualche decina di euro. Fra tariffa, lettere e telefonate, grosso modo cento euro. Quindi ho anche il mio bel codice a barre.

A questo punto, ho schiacciato un bel tasto sul mio pc e, in pochi minuti, mi sono trovato un magnifico file in formato Acrobat pdf pronto per la stampa. Beh, non proprio pronto, perché è venuto fuori del formato sbagliato, ma alla fine, pagando il giusto al tipografo, trattando sul prezzo, con cinque euro a copia riesco ad avere fra le mani un magnifico volume. Se ne stampo cento copie alle volta, ma tanto sono sicuro di venderne duecento, sono giusto 1000 euro di investimento.

La copertina, detto fra noi, fa un po’ vomitare, ma mica potevo spendere i soldi per un progetto grafico. Poi, chi se ne frega, tanto è un libro solo, mica una collana che deve mantenere un’identità di marchio. Ho scopiazzato lo stile di un noto editore, che manco se ne accorge e di sicuro non mi fa causa. Dietro ho scritto quattro cretinate e ci ho messo la mia foto in grande. Sono decisamente carino e quindi tutte le signore apprezzeranno il mio portamento e saranno convinte ad acquistare il libro.

  • RIEPILOGO DEI DATI INSERITI
  • Nome autore: Emanuele Romeres
  • Nome opera: Mi scrivo addosso
  • Servizio: Stampa
  • Email: sonocelebre@compratemitutti.it
  • Formato: 15×21
  • Rilegatura: brossura fresata
  • Numero copie richieste: 200
  • Tipo carta e grammatura copertina: patinatalucida 300gr
  • Plastificazione: plastificazione lucida
  • Tipo carta e grammatura: patinata lucida 100gr
  • Stampa: bianco e nero
  • Numero di pagine esclusa la copertina: 200
  • Numero facciate a colori: 0
  • RIEPILOGO COSTI
  • Costo copia € 5.15 (iva inclusa)
  • Totale costo stampa: € 1029.71 (iva inclusa)
In fondo sono arrivato a una spesa di… vediamo un poco…. ah sì, 1029,71 + 300,00 + 100,00, giusto 1429,71.
Adesso faccio sul serio. Facebook, Twitter e un bel blog dedicato su WordPress costano niente. Mi metto a spammare in giro per il mondo, e già che ci sono riempo le bacheche di tutti gli editori con l’annuncio del mio libro e i dati del mio conto Paypal per ricevere gli ordini. Questo è gratis. Anzi, proprio gratuito, visto che lo faccio di notte, senza interrompere il mio lavoro di redattore impagato e neppure il secondo lavoro da imbianchino serale. Spedisco duemila email a tutte le case editrici, ai blog, ad Amazon e Ibs, perché di sicuro pubblicheranno con il giusto risalto sui loro siti la mia opera. D’altra parte, che altro dovrebbero fare? Mica oseranno girare il messaggio alla casella dello spam.

Anche per quanto riguarda le presentazioni, non ho problemi. Sono saltato in auto, ho fatto un bel pieno al Pandino e con una cinquantina di euro ho visitato tutte le biblioteche civiche della provincia. Mi hanno ricevuto in tre e mi ospitano gratuitamente.  Altri cinquanta euro di telefono e siamo a quota 1529,71. Una cinquantina di copie spedite per le recensioni, a due euro fra busta e francobolli e siamo a 1629,71. Un’inezia in confronto ai due milioni di euro che mi preparo ad incassare.

Alcuni diranno che non funziona così. Questa citazione arriva nientepopodimeno che da Youcanprint

Hai scritto un libro, te lo sei pubblicato e hai intenzione di dire alla gente che esiste. Perfetto. C’è solo un piccolo particolare, anzi, a dire il vero ci sono DEI piccoli particolari che forse dovresti conoscere:

  1. il tuo libro non interessa a tutti;
  2. l’editore tal de’ tali NON sta cercando te;
  3. Facebook e Twitter non erano in attesa del tuo capolavoro;
  4. la grammatica non è un’opinione;
  5. devi promuoverti da solo.

Ma quelli di Youcanprint mi hanno appena detto in home page che è facile. Bah, si vede che nello staff hanno idee contrastanti.

Ho deciso di autopromuovermi anche in libreria. Una cinquantina di copie, cinque in dieci diverse librerie. Sono prudente e sono certo che venderò tutte le copie. TUTTI i miei quattrocento amici su Facebook hanno messo “mi piace” e sono sicuro che almeno uno su otto si recherà domani mattina stessa a prenotare il volume, mentre gli altri accorreranno numerosi alla mia presentazione. Uno mi ha persino scritto che viene apposta da Bucarest a Colleferro per non perdersi l’avvenimento. Figuriamoci se in tre incontri non vendo le altre cento copie che mi restano.

A questo punto non mi resta che fare i conti per definire il prezzo giusto di copertina, che mi permetta di ricuperare le spese sostenute e ottenere il giusto guadagno per il mio lavoro intellettuale.

Vediamo, duecento copie mi sono costate in tutto, a parte due mesi di lavoro impagato, appena 1629,71. Arrotondo a 1700 per essere sicuro e divido per duecento. Una bazzeccola, appena 8 euro e cinquanta a copia. Come prezzo di copertina, per il mio libro, mi pare che quindici euro siano giusti. Però se scrivo venti euro e poi metto lo sconto del 15 per cento faccio bella figura e vendo a 17,00. Perfetto. Alle librerie ho proposto lo sconto del 50 per cento. Non si possono lamentare, perché da un editore avrebbero percepito meno del 30 per cento. Se ogni libreria vende tutte le 5 copie guadagnerà ben 47 euro e cinquanta. Credo che per una cifra simile mi dedicheranno la vetrina e se esauriscono le copie non esiteranno a sprecare una telefonata sul mio cellulare per avvertirmi di portarne altre. Io a mio volta, guadagnerò…

Vediamo un po’ quanto guadagnerò vendendo tutte le copie:

  • 50 copie alle librerie al cinquanta per cento = 425,00 euro
  • 100 copie con il 15 per cento di sconto durante le presentazioni = 1700,00 euro
  • spese sostenute = 1700,00 euro
  • guadagno netto = 425,00 euro

Prometto di tenervi aggiornati, non appena avrò esaurito questa prima edizione e preparerò la ristampa da ventimila copie. Intanto attendo fiducioso le cinquanta recensioni sui principali quotidiani e sulle televisioni nazionali. Non so se comprare un vestito nuovo per l’intervista da Fabio Fazio. Voi che dite? Metto la cravatta Regimental o una cosa stile Missoni?

Postscriptum

Vi segnalo un interessante articolo sull’argomento, in lingua inglese, da parte di uno scrittore già affermato: The future is no fun, self publishing is the worst.

Pubblicato il

Istruzioni per gli acquisti diretti

FAQ (domande frequenti)

Questa sezione contiene tutte le domande più frequenti riguardanti l’acquisto sul nostro bookshop online. Se non trovi qui la tua risposta, non esitare a contattarci.

1. Account
Ho bisogno di un account per effettuare un ordine?
No, non è necessario creare un account. Al momento del checkout, seguendo le semplici istruzioni che compariranno sullo schermo, potrai indicare i tuoi dati per la consegna e la fatturazione opzionale.

Come faccio a gestire le mie informazioni personali?
Non registriamo le tue informazioni personali, se non per evadere ogni singolo ordine. Pertanto, ogni volta che acquisti, potrai specificare se vuoi un nuovo indirizzo per la spedizione.

2. Ricerca dei libri
Dove trovo tutti i libri acquistabili online?
È possibile visualizzare tutti i libri da noi pubblicati cliccando sulla voce CATALOGO nella barra del menu. Nella barra laterale troverai inoltre un box di ricerca veloce e tutto l’elenco delle collane e delle materie trattate, attraverso il quale potrai velocemente selezionare ciò che più ti interessa.

3. Effettuare un ordine
Come posso effettuare un ordine?
Prima di tutto seleziona il prodotto (libro o ebook) che desideri acquistare e aggiungilo al carrello. Se intendi acquistare più di una copia per titolo, inserisci la quantità che desideri e poi fai click sul pulsante Aggiungi al carrello. Quando tutti i libri desiderati saranno nel carrello, procedi con il checkout e segui le istruzioni per scegliere il tipo di pagamento e la modalità di consegna.

Quali metodi di pagamento accettate?
Accettiamo tutte le principali carte di credito, Paypal e bonifico bancario. I pagamenti vengono gestiti direttamente dalla piattaforma sicura e noi non entriamo in possesso dei tuoi dati.

Quali sono i costi di spedizione?
I costi di spedizione vengono calcolati al momento del pagamento e variano in base alla zona di consegna. Per consegne in Italia è possibile la spedizione gratuita non tracciata.

4. Digital Delivery
Che cos’è il Digital Delivery?
Il Digital Delivery consente di scaricare la versione digitale di un libro (ebook) senza alcun costo di spedizione.

Dove trovo l’ebook che ho comprato?
Dopo l’acquisto, riceverai in pochi minuti una email con il link per scaricare subito l’ebook da te acquistato. Il file scadrà dopo due giorni, quindi è necessario salvarlo sul proprio computer immediatamente. Se riscontri qualche problema durante il download, contattaci e ti aiuteremo.

Come posso leggere l’ebook che ho scaricato?
Tutti i nostri ebook sono in formato pdf, quindi sono facilmente visualizzabili da qualsiasi computer con Adobe Acrobat Reader. Se non hai già questo software installato sul tuo computer, puoi scaricarlo e installarlo gratuitamente dal sito www.adobe.com.

IOS e dispositivi Android
Ora puoi acquistare dal nostro sito anche gli ebook per il tuo tablet o ereader. Il file pdf che ti viene inviato, infatti, può essere tranquillamente aperto all’interno delle applicazioni dedicate alla lettura su tablet, come Ibooks. Quando apri il file, scegli il comando “apri con” e seleziona la tua applicazione preferita di lettura degli ebook.

Cosa posso fare (e cosa non posso fare) con i file scaricati?
I nostri file digitali sono protetti da copyright e sono solo per uso personale. Puoi salvarli sul tuo computer o sui tuoi supporti di backup e persino stamparli in molti casi per tuo uso, ma non puoi assolutamente stamparli, copiarli, trasferirli (su carta o in forma elettronica) a chiunque altro. Qualsiasi violazione del copyright e distribuzione non autorizzata, specie attraverso servizi peer-to-peer per la condivisione di file, sarà perseguita a norma di legge. Noi non applichiamo protezioni drm, ma inseriamo all’interno del file un codice univoco invisibile. In caso di violazioni gravi, se trovassimo il file da te scaricato su un server illegale, attraverso questo codice potremmo risalire al responsabile e perseguirlo.

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L’Universo degli Indiani d’America

È stata la mostra evento del 2012 per la città di Pinerolo. Organizzata dal CeSMAP, il Centro Studi e Museo di Arte Preistorica diretto dal prof. Dario Seglie, “L’Universo degli Indiani d’America”, curata dallo stesso prof. Seglie insieme al prof. Enrico Comba, con la collaborazione di illustri studiosi e la generosa disponibilità di numerosi collezionisti ha raccolto e presentato reperti di grande valore, ma soprattutto ha innescato un’inattesa e rinnovata attenzione sul mondo dei nativi americani.

La rassegna video

La mostra e il catalogo hanno ottenuto grande attenzione da parte della stampa locale e internazionale, grazie anche all’intenso lavoro della responsabile dell’ufficio stampa del CeSMAP, Cristina Menghini. Ecco alcuni degli articoli e dei filmati pubblicati.

 La rassegna stampa italiana

La rassegna stampa straniera

 http://newswatch.nationalgeographic.com/2011/12/13/native-american-exhibit-opens-in-italy/nationalgeographiclogo

Alcune immagini della mostra realizzata dal CeSMAP

La tavola rotonda conclusiva

CeSMAP---11-01-2013

Venerdì 11 gennaio 2013, il direttore del CeSMAP, professor Dario Seglie, ha presieduto una tavola rotonda con la partecipazione di docenti universitari e ricercatori, per illustrare le più recenti scoperte relative alla mappatura del dna mitocondriale, che ha permesso di fornire ulteriori contributi alla definizione dei percorsi preistorici di colonizzazione del continente americano da parte dell’Homo Sapiens. L’incontro è stato ripreso dal TG  scientifico del TGR, Leonardo, che presto dedicherà un servizio alle scoperte e alla mostra del CeSMAP.

Sono intervenuti all’incontro

  • dr Ugo Perego, The Genetic Genealogy Consultant, Salt Lake City e Laboratorio di Human Mitochondrial DNA, Università di Pavia
  • dr Alessandro Achilli,  Dipartimento di Biologia Cellulare e Ambientale, Università di Perugia e Dipartimento di Genetica e Microbiologia, Università di Pavia
  • dr. Maurizio Menicucci, giornalista scientifico “Leonardo” TGR RAI
  • prof. Dario Seglie, direttore del CeSMAP di Pinerolo
  • prof. Enrico Comba, Università di Torino
  • dr Daniele Ormezzano, conservatore del Museo di Scienze naturali di Torino
  • d.ssa Cristina Menghini, bibliotecaria e referente ufficio stampa del CeSMAP di Pinerolo;
  • M.o Roberto Seglie, segretario generale del CeSMAP
  • dr Marco Civra Presidente del Centro Studi Silvio Pellico
CeSMAP---11-01-2013-c
Da sinistra: Marco Civra, Ugo Perego, Maurizio Menicucci
CeSMAP SantAgostino 11-01.13
Maurizio Menicucci intervista Ugo Perego per TGR Leonardo
Museo-Cavalleria-11-01-2013
Da sinistra: Enrico Comba, Daniele Ormezzano, Marco Civra, Maurizio Menicucci, Alessandro Achilli
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Modelli di carta gratuiti da stampare

Contiene anche: Idee e risorse per la Festa del Papà, biglietti pop up per gli auguri di Pasqua, lavori e lavoretti con la carta, calendari gratuiti da stampare e, ovviamente, una selezione di libri di craft per idee regalo.

Questo articolo ha riscosso grande interesse nel vecchio blog di marcovalerio e continua a svettare nelle classifiche con migliaia di visite ogni giorno. Ricostruendo il sito abbiamo quindi deciso di salvarne i contenuti e contemporaneamente di ampliarli ulteriormente e aggiornarli. D’ora in poi, quindi, questo breve contributo sarà arricchito con i vostri suggerimenti e consigli. Dal momento che in questa pagina ci sono decine di link e tenerli aggiornati non è sempre facile, se ne trovate di non più funzionanti o se ne avete altri da segnalare, farete cosa utile non solo a noi, ma anche a tutti gli altri lettori usando la funzione dei commenti in fondo per le vostre aggiunte e correzioni.


Fogli di carta a righe e carta a quadretti, fogli millimetrati, schemi vuoti per disegnare modelli punto croce. Le chiavi di ricerca che vi hanno portato a visitare questa pagina sono molteplici. Se non trovate quello che stavate cercando, fatecelo sapere utilizzando i commenti sottostanti. Non vi promettiamo di aiutarvi, ma ci proveremo.

Dal sito di Printable Paper si possono scaricare e stampare gratuitamente tantissimi template di carta in numerosi formati distinti per categorie: fogli a righe, a quadri, spartiti musicali, carta millimetrata, fogli per finanza e contabilità, biglietti da visita e molto altro. Tutti i modelli sono disponibili in formato PDF e possono essere visualizzati in anteprima online.

Modelli di carta gratuiti da stampare

Contenuto rilasciato sotto licenza Creative commons

Se invece di modelli di carta, state cercando idee da realizzare in stoffa, forse può interessarvi il blog di Valentina Sardu, autrice del volume “Foulard creativi” e curatrice della ristampa anastatica dell‘Enciclopedia dei Lavori Femminili di Therese de Dillmont.

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Lavori e lavoretti con la carta

Le festività imminenti e il freddo invernale riportano di attualità per i nostri bambini il piacere di lavorare con la carta. Internet offre magnifiche risorse per giocare con i propri figli, armati soltanto di una stampante, un paio di forbici e della colla. Anche agli adulti offre peraltro spunti interessanti per risolvere piccoli problemi quotidiani, come ad esempio stamparsi un calendario su misura delle proprie esigenze e, in tempi di crisi, qualche planner settimanale per l’ufficio.

Casa di bambole su cartaCasa di bambole su carta

Iniziamo con qualcosa di interessante per le bambine. Il sito paperm.jp, purtroppo, è in giapponese, ma con l’aiuto di Strumenti lingue di Google potrete anche vederlo in italiano, per quanto approssimativo e provare a raccapezzarvi più facilmente. La raccolta di case di bambole è spettacolare. Ampia la scelta di arredi per fare impazzire le ragazzine (e persino qualche ragazzona potremmo azzardare).

I file sono tutti in formato pdf di Acrobat Reader, programma gratuito che tutti ormai possiedono e che comunque può essere scaricato facilmente in rete.

Dinosauro di carta da montareDinosauro di carta da montare

Per i bambini ci sono oggetti divertenti, come una serie di insetti in grande scala e persino un bellissimo – e piuttosto complicato – dinosauro in cartoncino. Modellismo per bimbi pazienti e genitori ancora più pazienti, ovviamente, perché come noto i giapponesi, quando si mettono all’opera, fanno le cose per bene.

 

Insetti di cartoncinoInsetti di cartoncino

Ogni oggetto viene fornito in un file pdf scaricabile liberamente e utilizzabile sulla stampante di casa, possibilmente a colori, in formato A4. Vi consigliamo caldamente di procurarvi dei cartoncini un poco più robusti della tradizionale carta da fotocopie, sia per garantire resistenza agli oggetti, sia per poterli maneggiare con maggiore facilità una volta costruiti.

Sempre per la gioia dei bambini e l’impegno dei genitori, il sito ufficiale Canon offre, questa volta con istruzioni in inglese, una ricchissima raccolta di oggetti per il craft su carta. Canon consiglia ovviamente di utilizzare carta speciale, ma francamente il solito cartoncino andrà più che bene.


Veliero in carta

Si va dagli oggetti più semplici, coma la zucca di Halloween, a veri propri capolavori per modellisti esperti: magnifici velieri e avveniristiche astronavi. Il tutto sempre rigorosamente da realizzare su cartoncino.

Battello in carta

Per gli amanti dei castelli e delle costruzioni architettoniche sono disponibili molti bellissimi modelli, compresa una riproduzione spettacolare del Duomo di Santa Maria del Fiore a Firenze.

Duomo di Santa Maria del Fiore in carta

Decisamente più utilitaristico, ma in ogni caso in tema natalizio, il sito HowPack, in questi giorni inagibile temporaneamente per un errore di impostazione degli accessi da parte del webmaster, che ci auguriamo siamo presto risolto. HowPack offre semplicemente… modelli di scatole. Modelli di scatole da ritagliare e montare. Si tratta di scatole di piccolo formato, utili per regali e ninnoli, che ci riavvicinano al mondo del craft giapponese, del quale avremo ancora modo di parlare. I giapponesi, peraltro, alle scatole preferiscono di gran lunga il furoshiki.

Infine parliamo di calendari. Un tempo si ricevevano in regalo e in quantità tale da creare problemi di smaltimento. La crisi, dopo aver falcidiato le agende, le penne e gli orologi, ha intaccato anche i calendari. Quasi nessuno li regala e si finisce per doverli acquistare in cartoleria.

Se volete qualcosa di personalizzato e in italiano, ci sono diversi siti che offrono modelli pronti all’uso. Tendenzialmente questi calendari risentono delle ridotte dimensioni del normale foglio A4 e non sempre sono soddisfacenti. Ci vorrebbe almeno una stampante formato A3, che non è alla portata di tutti.


tinker_bell_introUn bellissimo sito per gli appassionati di modellismo con la carta è paper-replika.com, dove troverete dai modellini del Boeing 747 ai personaggi Disney. Il sito è in inglese, ma tutti i modelli sono corredati di un perfetto tutorial ricco di immagini e non sarà difficile cavarvela. Trovate persino piramidi e divinità egizie.

Per chi proprio non volesse fare i conti con la lingua inglese, il bellissimo blog italiano Papertoys fa al caso vostro, con moltissimi modelli dei personaggi dei videogiochi pronti da realizzare.

copy_001Se invece dei soldatini, preferite le motociclette, correte sul sito della Yamaha e fate i conti con i modellini giapponesi in carta. Per veri appassionati e modellisti. Troverete tutti i modelli della casa nipponica, liberamente scaricabili. Da montare, ma non per montarci in sella, naturalmente.

 

 


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Ecco un elenco di risorse online per i calendari gratuiti da stampare

 

Calendario 201
Se non avete la stampante adatta, o se volete semplicemente ottenere i vostri craft gratuiti su cartoncino robusto, con colori vivi e permanenti, potete anche utilizzare un servizio on demand di stampa digitale. Per stampare un calendarietto non vale la pena, ma può essere la soluzione giusta per stamparne in quantità maggiore con il vostro logo aziendale, oppure la foto del pupo da regalare ai parenti. Per i modelli di craft, potrebbe essere utile stampare su cartoncino in grande formato, fino al 32×45 centimetri, così da riuscire a montare dei veri capolavori in grande scala e non impazzire con foglietti minuscoli. A conti fatti, rispetto al costo elevato di utilizzo della stampante casalinga, finirete per spendere la stessa cifra con un risultato decisamente più intrigante.

Altri lavori per bambini con forbici e carta

Abbiamo introdotto l’argomento dei lavori di carta e cartone, ottimo sistema per fare giocare i bambini nei pomeriggi invernali e persino per consolarli se, complice l’influenza, dovessero stare a letto qualche giorno di fila.

Completiamo il percorso dei siti che offrono soluzioni pronte da stampare, ritagliare e montare.

Il mammuth Manny

Geisha

Paperinside offre, in inglese, una ricca raccolta di oggetti pronti. Si parte con il mammouth Manny, in arrivo direttamente dall’Era Glaciale, fino alla bacchetta magica di Harry Potter.

Più semplici da stampare e realizzare in versione tridimensionale i modelli offerti dal Paperkraft, tra cui spicca una simpatica geisha, ma anche un realistico elicottero da battaglia.

Panzer di carta

Recortecole è invece un sito brasiliano con molti modelli di navi e carri armati, aerei moderni e antichi, tutti realizzati rigorosamente con la carta. Cose un po’ difficili per i bambini, e forse adatte ad un pubblico di modellisti adulti ed esperti.

Paperian è invece un sito totalmente caotico, ma una vera miniera di realizzazioni di carta. Molte rilasciate in licenza Creative Commons

 


Biglietti pop-up per gli auguri di Pasqua

Con l’avvicinarsi della Pasqua, vi proponiamo tre simpatici biglietti pop-up da realizzare assieme ai bambini.

Cliccando sulle immagini di anteprima si apriranno le pagine dei progetti dove troverete i modelli da stampare e le istruzioni per l’assemblaggio. I primi due biglietti sono presentati sul sito italiano Pop-ups.net, mentre il terzo è disponibile sul sito in lingua inglese Marivi’s Pop-up World.

Contenuto rilasciato sotto licenza Creative commons

Idee e risorse per la Festa del Papà

Se cercate un’idea per un “pensierino” da dedicare al caro babbo  in occasione della Festa del papà del 19 marzo prossimo, prendetevi un po’ di tempo per visionare i materiali proposti nei links inseriti nell’elenco qui sotto. Troverete disegni, biglietti, poesie, lavoretti e tante altre risorse.

Se invece pensate a un regalo, perché non provate con un libro? Un libro resta per sempre e basterà una bella dedica perché sfogliandolo, anno dopo anno, resti indelebile il ricordo del trascorrere del tempo e della dolcezza di un abbraccio. Volete un suggerimento? Qui ne trovate tantissimi. I link sottolineati sono stati verificati nelle ultime 48 ore e sono ancora validi. Invece i collegamenti non sottolineati sono disattivati perché non raggiungibili. Periodicamente provvederemo a ripulirli, anche grazie alle vostre segnalazioni.

Contenuto rilasciato sotto licenza Creative commons 

Se invece siete appassionate di ricamo punto croce, potrebbero esservi utili le griglie da stampare, con le varie opzioni di misure. Ajisaipress le offre gratuitamente nella sezione digital delivery
Cross stitch grids

SCHEMI DI RICAMO BLACKWORK E PUNTO CROCE
IN VERSIONE DIGITALE (EBOOK)

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Se trovate dei link non più aggiornati o se volete segnalare link interessanti che non abbiamo ancora inserito, usate lo spazio dei commenti, illustrando anche i contenuti del link, così da offrire un servizio agli altri visitatori di questa pagina.