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Il ricordo di Del Noce. Un’occasione per riscrivere il futuro

l 30 dicembre 1989 concludeva la sua operosa giornata terrena il filosofo Augusto Del Noce. Entriamo, quindi, nell’anno venticinquesimo dalla morte. Un anniversario che auspichiamo stimoli un’ampia (…) riflessione e riscoperta critica del suo pensiero.

di Marco Margrita

Il 30 dicembre 1989 concludeva la sua operosa giornata terrena il filosofo Augusto Del Noce. Entriamo, quindi, nell’anno venticinquesimo dalla morte. Un anniversario che auspichiamo stimoli un’ampia – e quanto mai necessaria, ché se l’abusata categoria di profetico ha un senso, è questo il caso d’utilizzarla – riflessione e riscoperta critica del suo pensiero. In questo recuperando l’occasione quasi smarrita del centenario della nascita (1910-2010), che è scivolata confermando (purtroppo) la natura di rimosso di questo originale pensatore. Una rimozione soprattutto nell’ambito del mondo culturale cattolico, che pure avrebbe un gran bisogno di paragonarsi all’analisi delnociana.

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Augusto Del Noce

Il pensatore solitario e l’avversione del cattolicesimo politico della resa dialogante

Augusto Del Noce, morto all’indomani della caduta dell’ultima dittatura marxista d’Europa, quella del rumeno Nicolae Ceausescu, non ha potuto assistere al realizzarsi del “suicidio della rivoluzione” che pure con lucidità aveva previsto, in un libro così intitolato, nel 1978, quando gran parte dell’intellettualità (in particolare cattolica) si industriava su ben altri scenari.
Come ricordava Vittorio Messori, nel suo corposo “Pensare la storia. Una lettura cattolica dell’avventura umana” (Paoline, Milano 1992), “Del Noce ha pagato un tributo pesante in emarginazione, talvolta in derisioni e calunnie. Aveva provato sulla sua pelle che, oggi, la vera Inquisizione, e di un rigore inimmaginabile per quella antica, è di segno “laico”, si presenta per giunta sotto le vesti della tolleranza, del pluralismo, del dialogo”. Nello stesso libro, il giornalista ed apologeta cattolico, che con Del Noce ha in comune la torinesità d’acquisizione, sottolinea però che “di questa persecuzione di stampo laicista o ateista, non si lagnava più di tanto. Ciò che invece lo amareggiava (e, sempre dolorosamente lo stupiva) era un’avversione forse ancor più acre che gli giungeva all’interno di quella Chiesa stessa che amava, che cercava di servire e nella quale vedeva la sola possibilità (e per tutti: credenti, ma anche non credenti di buona volontà) di ritrovare la strada per la dignità, la libertà, la giustizia vere tra gli uomini”.
Ecco, l’avversione (quindi la rimozione) di Augusto Del Noce nell’ambito del cattolicesimo italiano malato di dossettismo e di sudditanza all’egemonia gramsciana. Il Del Noce profeta scomodo, che merita di essere riscoperto. D’essere attualizzato non ha bisogno, ché come ha scritto Marcello Veneziani: “Del Noce l`inattuale ha compreso la nostra attualità più del suo amico e antagonista Bobbio o delle vulgate radicali, marxiste e neoazioniste”.
Giustamente ha sostenuto Ernesto Galli della Loggia che “escluso per lunghi anni dal Pantheon consacrato del cattolicesimo politico italiano – ed anche perciò poco noto al grande pubblico – Augusto Del Noce può finalmente ambire oggi a farvi legittimamente ingresso grazie all’opera di quel galantuomo che quasi sempre è il tempo. Motivo dell’esclusione fu negli anni del “Politicamente corretto” in versione democristiana, il giudizio critico che egli maturò assai presto nel confronto del main stream, in cui si era messo il cattolicesimo italiano con l’avvento del centro-sinistra e all’indomani del vaticano II. Un giudizio critico che dall’inizio degli anni ’60 dà a Del Noce la sbrigativa nomea del reazionario”.
E’, quindi, oggi come non mai, il tempo di un impegno di diffusione del pensiero di questo grande irregolare e “pensatore solitario”. Questo scritto, vuole umilmente proporre e fondare l’urgenza di tale necessità.

Un pensiero sorgivo, adeguato e realista

Nato a Pistoia nel 1910, Augusto Del Noce si formò nell’ambiente culturale torinese, laureandosi nel 1932 con una tesi su Malebranche e aderendo all’antifascismo insieme ad altri esponenti della sinistra cristiana, come Felice Balbo, dalle posizioni del quale poi si distinse nettamente, soprattutto sulla base della convinzione dell’inconciliabilità tra cristianesimo e marxismo, uno dei fulcri della sua “impresa filosofica”.
Il marxismo – sostiene Del Noce – rappresenta bene l’approdo ateo del pensiero moderno e contemporaneo: infatti, esso pretende di negare non soltanto l’esistenza di Dio, ma anche il desiderio di Trascendenza che abita nel cuore dell’uomo, e pretende altresì di sostituirsi alla religione promettendo di realizzare la felicità su questa terra mediante un radicale cambiamento della società.
Come ben sintetizza Maurizio Schoepflin, secondo il pensatore “esiste, però, un altro volto della filosofia moderna e un altro percorso seguito dal pensiero postcartesiano: è la linea che, detto in estrema sintesi, conduce a Rosmini e Gioberti, passando attraverso Malebranche e Vico; una linea che permette di recuperare positivamente il pensiero cattolico italiano dell’Ottocento, ingiustamente trascurato nella foga di cercare di realizzare un impossibile dialogo con le filosofie atee e materialiste, tra le quali, come si è visto, spicca il marxismo. Soltanto la ripresa di un genuino pensiero di ispirazione cattolica potrà fungere da antidoto contro la secolarizzazione che contraddistingue la società contemporanea e che, a giudizio di Del Noce, è figlia dell’innaturale connubio tra ateismo comunista e ideologia borghese, uniti nel combattere la verità della religione cristiana e votati a condurre l’umanità verso il baratro del nichilismo”. L’imporsi del debolismo, con gli esiti totalitari che segnano il relativismo di quest’epoca, conferma purtroppo la veridicità di questa tesi. La resa alla modernità, che ha preceduta il consegnarsi sentimentale alla post-modernità, di larga parte del pensiero soi-disant cattolico è un’altra profezia realizzata.
In un articolo del 1975 per il quotidiano democristiano “Il Popolo”, il filosofo faceva notare che “nell’ultimo quarto di secolo si è svolto quel «Kulturkampf», cioè quella lotta della cultura contro il pensiero cattolico che Gramsci auspicava… È stata la lotta maggiore che l’Italia abbia conosciuto. È riuscita? Parzialmente, certo: il cangiamento delle valutazioni morali nel costume, ecc. che si è avuto in questi venticinque anni, è eccezionale. Non dirò che sia stato sempre negativo e che certe incrostazioni non meritassero di cadere: tuttavia, bisogna pur riconoscere che non si è trattato di una purificazione del pensiero e della morale cattolici, ma di una loro eversione. Pensare a un «aggiornamento» come a un’adeguazione al «nuovo» sarebbe una di quelle tante sciocchezze senza pari che conoscono oggi un’incontrollata circolazione.
Il successo però è stato soltanto parziale. Non si è formata una nuova coscienza marxista o illuminista o che altro dir si voglia, ma si è determinato soltanto un vuoto degli ideali. Se nella parte cattolica la confusione è oggi eccezionale, non si può però dire che le tendenze neomodernistiche, progressistiche, ecc., abbiano trionfato: si ha l’impressione, anzi, che stia cominciando il declino della loro fortuna. Ritorno ai principi: questa è la formula di ogni rinascita religiosa. Per un partito che, per aconfessionale che sia, è tuttavia composto per la massima parte da cattolici, non si può pensare a un risveglio politico che sia separabile da un risveglio religioso… Bisogna tuttavia ammettere che l’intensità dell’attacco ha fatto sì che questi principi si sono, nella coscienza comune, oscurati; abbiano, anzi, subito un oscuramento quale mai antecedentemente si era avuto.
Penso che possano essere ritrovati solo per via negativa; solo attraverso una critica rigorosamente razionale, dall’interno, delle posizioni avverse; una critica, si intende, che riconosca la loro serietà. In primo luogo, per la sua impostazione, della cultura gramsciana”.
Detta in termini che non dispiacerebbero a Papa Francesco, quello vero e non quello scalfarizzato, la sfida è quello di una presenza capace di porsi in dialogo (e non, à la Dossetti, di un annullamento in un dialogo fondato sulla rinuncia di una presenza con la propria identità, con una sostanziale deriva moralista). Proprio la scommessa di una “rinascita di un’originale presenza cattolica” chiede di darsi strumenti di pensiero adeguati. Il pensiero delnociano è, indubbiamente, uno di questi.
Vista anche la considerazione centrale in cui tiene il limite strutturale dell’uomo. Come ha fatto autorevolmente notare Gianni Baget Bozzo, in un suo scritto nel decennale della morte,“Del Noce riteneva che la dottrina del peccato originale fosse per il pensiero politico una ipotesi salvifica, perché impediva di pensare quello che egli chiamata il perfettismo. E quindi la società totale del comunismo. Per Rodano la bontà tomista della natura dopo il peccato originale in quanto natura era una ipotesi teologica feconda politicamente, per Del Noce era invece ipotesi feconda proprio il dogma del peccato originale nella interpretazione che ne aveva dato Agostino”.
All’indomani della morte, in un servizio per il TG1, Rocco Buttiglione, allievo di Del Noce, ben spiegava che “la chiave del pensiero di Del Noce è la convinzione che il dramma dell’uomo moderno stia nella necessità di una scelta radicale per o contro il Cristianesimo. E che solo, sarebbe, a partire da questa decisione fondamentale tutte la vicende della storia contemporanea risultino comprensibili.
Questa posizione si oppone in modo radicale a coloro che hanno considerato il moderno come un tempo post-cristiano in cui un uomo di tipo nuovo, che non sente più l’anelito di Dio, si adatta a trovare la sua perfetta felicità in un mondo soltanto finito.
Ma l’umano desiderio di infinito, ha sostenuto nelle sue opere Del Noce, si riafferma in forme malate che si rivolgono contro l’uomo; così i diversi regimi totalitari sono, in fondo, tentativi di secolarizzare il Cristianesimo, cioé di realizzare nella storia, per la sola forza dell’uomo la compiuta felicità e la perfetta giustizia.
Essi si propongono di realizzare un fine irrealizzabile sulla terra con le sole forze dell’uomo, illudendosi di avanzare verso la loro meta soltanto con l’uso di una violenza sempre più grande e finiscono così per realizzare l’esatto contrario di ciò che inizialmente si proponevano: la società più alienata e ingiusta che sia possibile concepire”.
Considerazioni che valgono, confermando l’urgenza di una diffusione anche militante della filosofia di Del Noce, pure di fronte ai sensuali e pervicaci progetti della post-modernità e dei suoi cantori.

Del Noce ed il superamento dell’irrilevanza dei cattolici. Conclusione (necessariamente provvisoria)

Questo tempo che ci è stato consegnato chiede a noi cattolici di uscire, per il “bene comune”e non per un progetto egemonico, dall’irrilevanza in cui decenni di “volontaria incomprensione” ci hanno recluso. Con la  Trahison des Clercs di chi l’ha ritenuta un male necessario (Pietro Scoppola e tutti suoi eredi fino ad un certo renzismo) o un bene da perseguire (Franco Rodano o Gianni Vattimo, per quanto con orizzonti ideologici diversissimi).
Augusto Del Noce, e l’attualità radicata nell’Eterno del suo pensiero, può e deve essere un alleato decisivo in questa buona battaglia. Se ne riscopra, quindi, il decisivo lavoro filosofico. Il venticinquesimo della morte, che cade in un’epoca tanto confusa quanto decisiva, è un’occasione da (ac)cogliere.

Fonte originale: Fondazione Europa Popolare

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Hanno pubblicato con noi

Sono moltissimi gli autori che negli anni hanno pubblicato con Marcovalerio Edizioni. Non a tutti siamo ancora riusciti a dedicare una pagina completa. Citiamo, in ordine alfabetico, tutti coloro che hanno contribuito culturalmente al marchio editoriale, nell’attesa di dedicare loro uno spazio più ampio.

  • Massimo Acuto è nato a Torino nel 1960. Laureato in Medicina Veterinaria, ha dedicato la vita a comprendere il carattere umano.
  • Renato Alonne, insegnante.
  • salvo_andoSalvo Andò, docente universitario e uomo politico di grande rilievo, è stato Ministro della Difesa nel Governo Amato I. Già docente di diritto costituzionale all’Università di Catania, è attualmente Magnifico Rettore dell’Università Kore di Enna.
  • Luciano Atticciati
  • Babando_01Bruno Babando, giornalista e scrittore torinese. È stato direttore di ricerca di alcuni importanti istituti di ricerca italiani, Eurispes e Iter. Ha scritto per le principali testate nazionali (Il Manifesto, L’Unità, Stampa Sera, Il giornale, Rinascita). È stato direttore responsabile di Grp Televisione, storica emittente piemontese. È autore di numerosi saggi su Torino, la Fiat e le classi dirigenti. Dirige la testata online Lo Spiffero.
  • Laura Baradello
  • Enrico Basso
  • Chiara Bertoglio, dopo il suo primo récital pianistico, tenuto all’età di otto anni, ha suonato in sale prestigiose quali il Concertgebouw di Amsterdam, la Wiener Saal del Mozarteum di Salisburgo, l’Istituto Chopin di Varsavia, la Sala dell’Accademia di Santa Cecilia, la Filarmonica Romana, il Politeama di Palermo, la Steinway Hall di Londra, la Sala Tripcovich di Trieste, i Conservatori di Roma, Torino, Milano, Firenze, Trieste etc., e per stagioni quali l’Unione Musicale di Torino, il Festival Mozart di Rovereto, la Società dei Concerti di Milano, Polincontri Classica, il Festival Opera Barga, il Festival Imago Sloveniae etc.  Nel dicembre 2005 ha debuttato presso la Carnegie Hall di New York, interpretando un Concerto di Mozart con la Curtis Chamber Orchestra diretta dal M.o Leon Fleisher.
  • Bruno Bianco
  • Piero Boldrin
  • Cristian Bonaldi, nato a Serina, provincia di Bergamo, nel 1975. Nel 2000 conclude gli studi teologici presso il Seminario Vescovile “Beato Giovanni XXIII” di Bergamo. Da anni e’ un appassionato studioso e ricercatore nel campo dell’occulto.
  • Ugo Lucio Borga, giornalista, fotoreporter
  • Silvia Bragonzi
  • Marcella Cagno
  • Peter Carravetta è professore di italiano e letteratura comparata alla City University of New York. Filosofo e scrittore, pubblica sia in americano sia in italiano.
  • Ugo Castagnotto è stato uno degli ultimi allievi di Charles Morris (autore del celebre Segni, linguaggio, comportamento) alla University of Florida nel 1967, dove ha anche insegnato. E’ attualmente docente presso l’Università di Urbino.
  • Giancarlo Chiapello
  • Guido Conforti
  • Emilio Carlo Corriero
  • Massimo Damiano
  • Cosmo De La Fuente, figlio di emigrati in Venezuela, Cosmo è balzato alla ribalta come autore e cantante, prima di diventare noto al grande pubblico come scrittore. Centinaia i siti che riportano i suoi interventi e brevi racconti.
  • Roberto D’Ingiullo
  • Olga Doubasova
  • Claudio Erba
  • Stefano Floris
  • Edoardo Gazzera
  • Luciana Iapella Contardi
  • Antonio Magliulo
  • Roberto Maestri, nato a Tortona nel 1958, vive e lavora ad Alessandria. Fondatore e presidente del Circolo Culturale “I Marchesi del Monferrato”, svolge l’attività di ricercatore di Storia Medievale.
  • Paolo Marta
  • ugo-mazzottaUgo Mazzotta è nato nel 1956 a Napoli, dove vive ed esercita la professione di medico legale. Sempre attratto dalle manifestazioni della creativita’ narrativa, musicale e grafica, si e’ negli anni interessato alle interazioni fra arte, informatica e telematica. Giallista ormai consacrato dalla stampa e dai lettori, grazie al ciclo del Commissario Prisco e alle avventure ambientate sull’Appennino.
  • Cristina Menghini, giornalista e storica
  • Simona Minutolo
  • Giancarlo Moiso
  • Viviana Moretti
  • Marco Murara
  • Umberto Pace
  • Raffaele Palma
  • Francesco Panero insegna Storia Medievale nella Facolta’ di Lingue e Letterature Moderne dell’Universita’ di Torino. E’ autore di diversi saggi sulla storia degli insediamenti, sull’economia e sulla societa’ urbana e rurale del Basso Medioevo.
  • Rosanna Pasi, presidente Federazione Italiana Scuola di Danza
  • Luisa Pavesi
  • Enrico Pederzani, sacerdote salesiano, una vita di insegnamento, è stato un raffinato studioso di filosofia e pedagogia.
  • Luca Ragagnin
  • Leonida Rainaudo
  • Vilma Ramella
  • Luca Reteuna
  • Emanuele Romeres
  • Antonella Salvatico
  • Lucio Saviani vive e lavora a Roma, dove insegna Storia della Filosofia all’Università “La Sapienza”. Svolge attività di ricerca e collabora con l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici. Consulente di Rai Educational per l’Enciclopedia Multimediale delle Scienze Filosofiche, è membro del Collegio di Filosofia Sociale di Roma.
  • sbailoCiro Sbailò (1960) è un filosofo e giurista italiano. Proveniente da studi filosofici, svolti all’Università Federico II di Napoli, ha collaborato con Massimo Cacciari e Luigi Pareyson, orientandosi poi, negli anni novanta, verso il diritto, realizzando studi su Max Weber, Carl Schmitt e Hans Kelsen. È stato allevo di Paolo Ungari alla Luiss negli anni Novanta, insegnando Diritti dell’Uomo, Diritto costituzionale e Storia delle codificazioni moderne. Negli stessi anni è stato tutor universitario in Diritto privato e Diritto pubblico per studenti italiani e stranieri presso le Università di Malta e San Pio V in Roma. Negli ultimi tempi ha compiuto studi sull’evoluzione del diritto pubblico europeo, fin dalle sue remote origini, e sulla crisi della tradizione giuridica occidentale nell’età della globalizzazione, affrontando anche, in modo innovativo, le questioni inerenti alla società multi-etnica e al rapporto tra sicurezza e democrazia.
  • Andrea Serra è nato a Torino nel 1975. Si è laureato presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino in Filosofia della religione nel 2002 sotto la guida del Prof. Marco Ravera, con una tesi sul pensiero di Gabriel Marcel e i suoi rapporti con la filosofia italiana. È attualmente dottorando di ricerca presso il Dipartimento di discipline filosofiche dell’Università di Torino con un progetto di ricerca sul concetto di dialogo nell’ermeneutica ontologica. Si occupa del pensiero dialogico e dei temi ad esso connessi nella filosofia contemporanea e, insieme, della rivalutazione teoretica della filosofia concreta di Gabriel Marcel. È socio ordinario della Associazione Italiana di Filosofia della Religione
  • Claudio Tarditi ha compiuto il proprio corso di studi filosofici presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino, laureandosi a pieni voti in filosofia della religione nel 2003 sotto la guida del prof. Marco Ravera. Attualmente sta concludendo il dottorando di ricerca presso il dipartimento di Filosofia dell’Università di Torino con una tesi dal titolo “Con e oltre la fenomenologia storica. Le eresie fenomenologiche di Jacques Derrida e Jean-Luc Marion“. Dal febbraio 2005 è borsista della Fondazione “Luisa Guzzo” di Torino (borsa di studio “Domenica Borello”). Nel dicembre 2004 ha tenuto presso il Dipartimento di Filosofia dell’Università di Torino una conferenza su L’interpretazione del dionisiaco nel pensiero di René Girard; nell’aprile 2006 presso la Facoltà di Lingue e letterature straniere dell’Univ. di Viterbo (sede distaccata di Tarquinia), ha tenuto una conferenza su Girard dal titolo “Le metamorfosi del desiderio”.
  • Laura Tirelli
  • Carlo Tosco
  • Roberto Travostino
  • Marco Viviani
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Come un albero, presentazione a Saluzzo

Martedì 3 dicembre  ore 17.15 – Sala Verdi APM (Scuola di Alto Perfezionamento Musicale) – Via dell’Annunziata, Saluzzo, con uno sguardo al tema ecologico, in occasione de La festa dell’albero.

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Verrà presentato il libro Come un albero – Piccola antologia dallo sguardo planetario a cura di Teresella Parvopassu e Rosina Rondelli, prefazione di Antonietta Potente; postfazione di Leonardo Boff; editore marcovalerio.

Mariagrazia Gobbi  dell’Ufficio diocesano per l’ecumenismo e il dialogo fra le religioni, introdurrà l’incontro. Parteciperanno, Elsa Bianco psicoanalista, Teresella Parvopassu curatrice del libro e Giorgio Tartara presidente di Triciclo, associazione a cui sarà destinata parte del ricavato dalla vendita del libro per un progetto di riforestazione in Burkina Faso.

Letture  di Tiziana Rimondotto, con  immagini e musiche arricchiranno l’appuntamento.

Due citazioni per incuriosire su un libro che coniuga ecologia e spiritualità:  “Quando, lettore e lettrice, ti senti vuoto, lontano dal tuo centro, spossato per le tensioni della vita quotidiana o dei tuoi affari, cerca la forza negli alberi e ispirazione in questo ricchissimo libro “Come un albero”. Sentirai che le forze che lavorano nell’universo da 13,7 miliardi di anni si faranno sentire in te nella forma di serenità, pace e amore verso tutti gli esseri”. Leonardo Boff, ecoteologo della liberazione

“Questo testo segue la forma di un albero. Va letto seguendo le sue sagome, partendo dal suo tronco portante che forse è il sogno e l’infinito desiderio di un tempo che è venuto tante volte, ma deve anche tornare e poi, magari, venire di nuovo.” Antonietta Potente, teologa domenicana.

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Arrivederci, Maestro. Ennio Antonangeli, il fotografo che immortalò l’Italia

Ennio Antonangeli
Ennio Antonangeli
Ennio Antonangeli

“Ciao Maestro. La tua leggenda vive.” Sono due frasi a caso, rubate dal libro dell’ultimo omaggio a Ennio Antonangeli, che ha salutato gli amici nella notte del 27 ottobre 2013 per andare a realizzare il suo ultimo servizio fotografico, quello che non terminerà mai.

Abbiamo impiegato giorni a scrivere questo ultimo saluto. Troppo complessa la sua figura per ridurla in poche righe. Fotografo, giornalista, editore, imprenditore, pubblicitario, polemista, consigliere, cuoco e amatore, Ennio Antonangeli ha incarnato un’epoca, fotografandola prima con la sua mente acuta che con l’obiettivo.

Via Paolo Fabbri 43
Via Paolo Fabbri 43
CIao 2001
CIao 2001

Sua la celeberrima fotografia che ha immortalato l’intera carriera di Francesco Guccini, la copertina di Via Paolo Fabbri 43. Suoi la maggior parte dei servizi fotogiornalistici che hanno accompagnato un’intera generazione di adolescenti, dalle pagine di una rivista che ha fatto la storia della musica italiana, Ciao 2001.

Il celebre studio del maestro, nel quartiere romano di Prati, a pochi passi dalla sede RAI di viale Mazzini, ha ospitato alcuni dei servizi fotografici che hanno incarnato un’intera epoca, a partire dagli Anni Sessanta fino al primo decennio del nuovo secolo e alcuni dei personaggi più importanti dello spettacolo, della politica e della storia culturale italiana per mezzo secolo.

È stato un maestro ruvido, capace di battute brucianti e di slanci entusiasti, un osservatore acuto della realtà politica e sociale dell’Italia attraverso i decenni. Resta negli annali un’immagine, Trinità dei monti. Due modi di usare i gradini. Pubblicata nell’Almanacco Letterario Bompiani del 1971, sintetizza in un colpo netto la sua capacità di immortalare in uno sguardo e in uno scatto il passaggio a una generazione nuova.

Due modi di usare i gradini
Trinità dei Monti – Due modi di usare i gradini – Almanacco Letterario Bompiani – 1971 – Foto di Ennio Antonangeli.

Molti suoi scatti furono unici, irripetibili. Perché Ennio Antonangeli sapeva cogliere l’istante preciso in cui un avvenimento diventa storia, storia politica, storia artistica, storia culturale.

Biennale di Venezia. Seconda soluzione d'immortalità - Gino De Dominicis, 1972 - L'unica fotografia dell'opera contestata e ritirata fu di Ennio Antonangeli
Biennale di Venezia. Seconda soluzione d’immortalità – Gino De Dominicis, 1972 – L’unica fotografia dell’opera contestata e ritirata fu di Ennio Antonangeli

Una lucida sagacia ha contraddistinto tutta la vita di questo grande artista. Nella fotografia prima, nell’editoria poi, quando ha dato vita a riviste di moda che hanno percorso il mondo intero, portando l’artigianato italiano in America Latina, in Russia, nei Paesi Arabi.

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Molte modelle celebri hanno frequentato il suo studio. Non poche hanno iniziato la propria carriera sotto i rimproveri burberi di un professionista capace di rimbrotti bonari ma sempre puntuali, e di veri attentati alla linea, con i suoi giganteschi piatti di pasta, distribuiti in razioni pantagrueliche a orde di collaboratori.

Lettore vorace, capace di digerire cinque quotidiani e un intero libro ogni giorno, circondato dagli schermi dei computer collegati costantemente in rete. Bulimico di sapere, di esperienze, di discussioni, quanto ispiratore di iniziative, Ennio Antonangeli è stato una figura fondamentale anche per questa casa editrice. Ne ha ispirato e talvolta condizionato il progetto culturale, magari con una telefonata improvvisa, uno spunto, una critica feroce e bruciante su quello che ci era parso un progetto perfetto. Entrava e scompariva improvviso, con la sua voce al telefono o nelle visite quasi mai programmate. Lasciando ogni volta un segno indelebile. Capace di imbastire una discussione, interromperla e riprenderla dopo mesi senza neppure un preambolo o un saluto. Con la memoria e la leggerezza di un elefante.

Si sa, noi amiamo i pachidermi. Arrivederci Ennio, maestro di vita e di cultura.

 

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Maurizio Campisi

Maurizio Campisi

Maurizio Campisi

È nato a Rivoli e ha iniziato l’attività giornalistica in Italia, come direttore di giornali locali del Torinese, ma dal 1993 si è trasferito in Costa Rica dove attualmente vive e lavora. Maurizio Campisi è un nome noto del giornalismo internazionale. È stato corrispondente per Diario, il quotidiano La Juventud di Montevideo e l’agenzia di stampa argentina Ansa Latina. Attualmente svolge il compito di collaboratore dall’America Centrale e Caraibi per la Radio Televisione Svizzera ed è autore di un blog sulle tematiche latinoamericane. Parallelamente all’attività giornalistica ha svolto anche una durevole e costante carriera musicale, collaborando con artisti italiani e stranieri.

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Pelle di Serpente da novembre in libreria

Pelle di serpente

Pelle di serpente

pellediserpentepres1Il giornalista e musicista rivolese torna in Italia e illustra i suoi nuovi lavori in un incontro pubblico nel cuore di Rivoli.
Pubblicato l’anno scorso da Editorial Intangible di Valencia in lingua spagnola, “Pelle di serpente¨ giunge oggi sugli scaffali delle librerie italiane grazie a Marcovalerio Editore ed è uno spaccato della realtà latinoamericana, della descrizione disincantata di un boom che dietro all’entusiasmo di un’epoca di progresso senza precedenti, nasconde insidie ed antichi peccati.

Libreria Mondadori, via Fratelli Piol 37/d, Rivoli (TO)
Giovedì 14 novembre 2013, ore 18,30

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Sala incontri del CeSMAP, Via G. Brignone 9, Pinerolo (TO)
Martedì 19 novembre 2013, ore 20,45
Intervengono il direttore del CeSMAP, prof. Dario Seglie,
il direttore di Vita Diocesana Pinerolese, dr Patrizio Righero

Durante la serata eseguirà alcuni tanghi argentini il pianista Giovanni Damiano.

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La finanza islamica in convegno a Roma

Enrico Giustiniani

L’AIAF, associazione italiana degli analisti finanziari, organizza il 18 ottobre 2013, a Roma, presso la sede dell’Ordine dei Dottori Commercialisti, in piazzale Delle Belle Arti 2, un corso di formazione dedicato a

Investimenti esteri in Italia: le opportunità per gli investitori islamici

Fra i relatori, anche Enrico Giustiniani, autore dei volumi “Elementi di finanza islamica” e “Finanza, etica e religione” editi da Marcovalerio. Oggetto della relazione è la costruzione di un “paniere” di titoli “Sharia compliant” Italiani (come sa, gli investitori Islamici osservanti hanno delle regole d’investimento particolari); un vero e proprio indice e tratto alcune interessanti conclusioni.

Per maggiori informazioni: http://www.odcec.roma.it/index.php?option=com_wbmcorsi&task=scheda&id_corso=3602&Itemid=105

Enrico Giustiniani
Enrico Giustiniani